“LA LUNA ROSSA” di Luis Leante
Recensione a cura di Lorena Crisafulli
Ti sei spenta lentamente come un’eclissi di luna, avvolta nel tuo stesso anello di luce, come uno spettro emerso dal sogno, come una terribile e accecante luna rossa” (Emin Kemal).
Amore, letteratura, mistero permeano il romanzo di Luis Leante, “La luna Rossa”, edito da Feltrinelli. Un enigma. Due scrittori le cui vite s’incrociano per caso. Emin Kemal, autore turco di successo e René Kunheim, traduttore dei suoi libri in spagnolo. Uomo di fama l’uno, scrittore in penombra l’altro. Hanno in comune più di quanto credano. Una donna, Derya, attraversa e accompagna il loro percorso. Lo segna, lo macchia in maniera indelebile. Anche a distanza di trent’anni la sua presenza è viva e forte, tra i libri, i ricordi, i pensieri di entrambi. E’ la storia di un incontro che segna per sempre le loro vite.
René è personaggio e autore di una storia che è costretto a raccontare. E’ incaricato di rivelare la verità, seppur assurda nel suo dispiegarsi. Emin è uno degli interpreti principali, ma inconsapevolmente. Il primo si ritrova a percorrere un sentiero pericoloso, non ancora tracciato sulla mappa che ha in mano. Come un puzzle che si arricchisce ogni giorno di nuovi pezzi. Sta a lui inserirli nella giusta posizione, affinché il disegno finale sia completo e veritiero. Il secondo non sospetta neanche quale piega abbia preso la sua vita. Tutto rientra in un piano ben definito, conosciuto a pochi, precluso ai legittimi destinatari.
Tre le città cornici del racconto. Istanbul (Turchia) con i minareti che sbucano dai tetti, Alicante (Spagna) con il suo mare dall’azzurro intenso e Monaco (Germania), algida e distante, eppure nota agli occhi di chi l’ha vissuta. Sono i luoghi della vita e del racconto. Diventano scenari delle rimembranze riaffiorate, in un presente che scorre senza poterlo controllare. Immagini e ricordi si sovrappongono alla memoria, come foto in bianco e nero osservate da occhi segnati dal tempo. Odori, colori e luoghi ritornano prepotentemente a confondere i sensi, inibiti dinanzi alla memoria di un tempo mai sopito. E’ lì, presente e possente, a ricordare ai protagonisti chi sono e da dove provengono.
Quando tutto nella vita di René pare non avere più senso, un vecchio amore ripiomba con forza lungo la via, Tuna. La donna della sua adolescenza si ripresenta con lo sguardo di sempre, lo stesso sorriso, gli stessi occhi, solo segnati dal tempo. Potrebbe diventare lei la chiave di volta. Colei che, a giochi svelati, a puzzle riuscito, è in grado di dare valore al percorso tracciato sino a quel momento dall’uomo. Non basta la verità a riportare il sereno. Diventa necessario riparare agli errori commessi nel proprio passato, per ripartire da dove tutto ha avuto inizio.
Luis Leante, che ha già vinto il premio “Alfaguara 2007” nel 2008 con “Guarda come ti amo”, è insegnante di latino in un liceo di Alicante, nonché autore di poesie, sceneggiature e romanzi.
di Lorena Crisafulli

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