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Che fine ha fatto Osama Bin Laden? Morgan Spurlock sulle sue traccie
Pubblicato da Redazione Magazine a luglio 5, 2010 · 2 Comments
Che fine ha fatto Osama Bin Laden? Da 10 anni non si hanno più sue notizie. Sembra che sia nascosto (se ancora vivo) in una zona tribale del Pakistan, un territorio tanto insidioso e difficile da far paura alle truppe americane ancora impegnate nella sua ricerca.
Questa domanda se l’è posta anche il cittadino americano Morgan Spurlock proprio mentre sta per diventare papà. Aumentano così le sue preoccupazioni: in che mondo crescerà suo figlio? La sua famiglia sarà al sicuro? E come potrà garantire un adeguato sostentamento? La risposta ai suoi interrogativi è dare la caccia e scovare il nemico pubblico per eccellenza degli Stati Uniti e del mondo intero: Osama Bin Laden appunto.
Spurlock si appresta così (dopo “un’adeguata” preparazione) ad intraprendere un viaggio attraverso Egitto, Marocco, Israele, Palestina, Arabia Saudita, Afghanistan, fino alle regioni tribali del Pakistan. Nel suo viaggio incontrerà e si confronterà con i più diversi personaggi che lo aiuteranno ad avvicinarsi a Bin Laden e a capire cosa pensano veramente questi popoli del terrorismo e degli Stati Uniti.
Dopo il successo del film-documentario “Super Size Me” il regista attore Morgan Spurlock decide ancora una volta di mettere a rischio la propria pelle per una nobile causa. Un cittadino medio americano si confronta così con la paura di vivere in un periodo storico segnato dal terrorismo. La paura del terrorismo che si identifica con la paura dei paesi del Medio Oriente, la paura dei suoi abitanti: tutti terroristi e sostenitori di Al Qaeda.
Il film, che inizia con una spassosa preparazione al viaggio e con una cornice da videogioco, si sviluppa successivamente in maniera più convenzionale, con un susseguirsi di tappe e relative interviste alternate all’esperienza pre-parto della moglie di Spurlock, Alexandra, che attende ansiosa il marito a casa. Non mancano le scene drammatiche come l’esperienza con una pattuglia dell’esercito americano, o quelle divertenti, come la dichiarazione di un funzionario del governo locale di voler far diventare Tora Bora (uno dei nascondigli di Bin Laden) un parco dei divertimenti.
Nel suo “rischioso” viaggio Spurlock scoprirà che gli abitanti di questi paesi sono persone come lui e condividono le sue stesse preoccupazioni, le sue stesse paure, come quella che i figli crescano senza gli orrori della guerra. Eticamente e moralmente corretto “Che fine ha fatto Osama Bin Laden?” risulta poco rivelatore per il pubblico non americano (e neppure per il pubblico americano che ha visto tra gli altri il film documentario “No end in Sight” del 2007 sull’occupazione Usa in Iraq). La politica estera degli Stati Uniti ed il terrorismo non sono più un mistero e Morgan Spurlock risulta meno graffiante rispetto a “Super Size Me” e forse (volutamente?) ingenuo. I valori del film sono assolutamente da condividere ma questo non basta a fare di “Che fine ha fatto Osama Bin Laden?” un capolavoro.
Marco Aresu
Che fine ha fatto Osama Bin Laden? Da 10 anni non si hanno più sue notizie. Sembra che sia nascosto (se ancora vivo) in una zona tribale del Pakistan, un territorio tanto insidioso e difficile da far paura alle truppe americane ancora impegnate nella sua ricerca.
Questa domanda se l’è posta anche il cittadino americano Morgan Spurlock proprio mentre sta per diventare papà. Aumentano così le sue preoccupazioni: in che mondo crescerà suo figlio? La sua famiglia sarà al sicuro? E come potrà garantire un adeguato sostentamento? La risposta ai suoi interrogativi è dare la caccia e scovare il nemico pubblico per eccellenza degli Stati Uniti e del mondo intero: Osama Bin Laden appunto.
Spurlock si appresta così (dopo “un’adeguata” preparazione) ad intraprendere un viaggio attraverso Egitto, Marocco, Israele, Palestina, Arabia Saudita, Afghanistan, fino alle regioni tribali del Pakistan. Nel suo viaggio incontrerà e si confronterà con i più diversi personaggi che lo aiuteranno ad avvicinarsi a Bin Laden e a capire cosa pensano veramente questi popoli del terrorismo e degli Stati Uniti.
Dopo il successo del film-documentario “Super Size me” il regista attore Morgan Spurlock decide ancora una volta di mettere a rischio la propria pelle per una nobile causa. Un cittadino medio americano si confronta così con la paura di vivere in un periodo storico segnato dal terrorismo. La paura del terrorismo che si identifica con la paura dei paesi del Medio Oriente, la paura dei suoi abitanti: tutti terroristi e sostenitori di Al Qaeda.
Il film, che inizia con una spassosa preparazione al viaggio e con una cornice da videogioco, si sviluppa successivamente in maniera più convenzionale, con un susseguirsi di tappe e relative interviste alternate all’esperienza pre-parto della moglie di Spurlock, Alexandra, che attende ansiosa il marito a casa. Non mancano le scene drammatiche come l’esperienza con una pattuglia dell’esercito americano, o quelle divertenti, come la dichiarazione di un funzionario del governo locale di voler far diventare Tora Bora (uno dei nascondigli di Bin Laden) un parco dei divertimenti.
Nel suo “rischioso” viaggio Spurlock scoprirà che gli abitanti di questi paesi sono persone come lui e condividono le sue stesse preoccupazioni, le sue stesse paure, come quella che i figli crescano senza gli orrori della guerra. Eticamente e moralmente corretto “Che fine ha fatto Osama Bin Laden?” risulta poco rivelatore per il pubblico non americano (e neppure per il pubblico americano che ha visto tra gli altri il film documentario “No end in Sight” del 2007 sull’occupazione Usa in Iraq). La politica estera degli Stati Uniti ed il terrorismo non sono più un mistero e Morgan Spurlock risulta meno graffiante rispetto a “Super Size Me” e forse (volutamente?) ingenuo. I valori del film sono assolutamente da condividere ma questo non basta a fare di “Che fine ha fatto Osama Bin Laden?” un capolavoro.
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