Questa estate io leggo : Un giorno, Di testa nostra, Non so che viso avesse, Diario semiserio di una redattrice a progetto, Chi ha spostato il mio formaggio?


01_07_2010_speciale_libri_sotto_ombrellone_scostaCostume, creme solari, telo da bagno, pareo, ciabatte, tacchi alti per la sera e un tubino nero che va sempre bene, poi più in basso, tra gli asciugamani di famiglia, al riparo da urti che non li farebbero comunque del male, loro, i libri. Quanti, dipende dalla durata della vacanza e dal piacere della lettura; uno a settimana per gli ex-lettori, tre o quattro per chi non aspetta che lo spegnersi della macchina timbra cartellino per immergersi nei mondi letterari. Quali, novità sì, ma anche autori da rileggere dopo tanto tempo, da renterpretare perchè no, ad adolescenza passata.

Valida la cinquina del Premio Strega, non solo “Canale Mussolini” di Pennacchi vincitore, ma anche la sostenitissima donna di “AcciaioSilvia Avallone, storia di un’inedita periferia operaia di Piombino.

Per chi in villeggiatura va là dove è sempre andato e per i giovani maturandi/ati, c’è “Un giorno” di David Nicholls. Protagonisti i diciassettenni Emma e Dexter e il “loro” giorno, il quindici luglio 1988, poco minuti dopo aver fatto sesso, pochi minuti prima di lasciare il college. Non molto in comune, ma quello che basta per rincontrarsi un anno dopo e poi quello dopo ancora, quindici luglio dopo quindici luglio, attraversando la vita, i suoi errori e i tanti amori, e regalarci un finale strappalacrime.

Per i “politici” incalliti, Camilleri e Lodato sono in uscita con “Di testa nostra. Cronache con rabbia 2009-2010” che aggiunge una crocetta alla letteratura italiana dedicata a Silvio Berlusconi. Un resoconto tragicomico degli avvenimenti dell’ultimo anno; dal divorzio del sopra citato presidente del consiglio, agli scandali che hanno coinvolto la protezione civile, dalle intercettazioni a Scajola, Draquila e molto altro ancora.

Poi c’è un grande cantautore-scrittore, il “montanaro di pianura” Francesco Guccini è uscito a inizio anno con il racconto autobiografico “Non so che viso avesse”; una chiaccherata bizzarra, tenuta da lui, chiaccherone instancabile da osteria, in cui ci si fa credere di stare ascoltando altro, quando invece si ascolta tutto di lui.

Diario semiserio per una redattrice a progetto” di Sara Lorenzini è un modo, semiserio anch’esso, di affrontare la problematica della precarietà sotto l’ombrellone. Seguendo le vicende di Emma, la redattrice che ha tre mesi di tempo per assolvere a un compito che le varrà il rinnovo del contratto a progetto, si finisce poi con lo sperare, col ricevere una visione ottimistica della problematica.

Proprio nella direzione della positività del cambiamento va un piccolo scritto metaforico di qualche anno fa, divenuto il più conosciuto metodo di management – aziendale e domestico, pubblico quanto privato – del mondo. È “Chi ha spostato il mio formaggio” di Spencer Johnson (con prefazione di Kenneth Blanchard), “una semplice parabola che rivela una profonda verità sul cambiamento”. Quattro personaggi (due topolini e due gnomi), un labirinto – metafora del luogo in cui cerchiamo quello che vogliamo – e la continua ricerca del formaggio, rappresentazione di ciò che vorremmo avere – un buon lavoro, un rapporto d’amore, soldi, salute o altro. Un’ora di piacevole lettura, un bagno al mare e tanta fiducia nel futuro.

di Silvia Costa

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Author: Mattia (67 Articles)

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