Crisi Editoria. Chiude anche l’ultima Remainders
Un altro pezzo di storia della cultura del nostro Paese rischia di chiudere a fine Luglio.
E’ la libreria Remainders di Piazza San Silvestro, Roma.
Ultima roccaforte dei centoventisette negozi della catena inaugurati negli anni settanta da Biagio Melloni. Uomo intelligente e attento, Melloni, comprese le potenzialità dei libri stipati nei magazzini delle case editrici. Quei libri, abbandonati come carta straccia, potevano avere una seconda vita tra gli scaffali di librerie appositamente dedicate. Luoghi dove trovare un testo non più in vendita o in ristampa. Trovarlo nuovo e non usato. Luoghi dove ricercatori o semplici amanti della lettura potessero rintracciare il loro “introvabile”. La legge del mercato dice che dopo un tempo più o meno breve un libro debba essere messo fuori catalogo ed allora non si potrà più trovare se non tra l’usato. Ad essere messi prima fuori ristampa sono testi che spesso hanno il solo difetto di non avere un autore noto o non aver ricevuto la giusta attenzione da chi avrebbe dovuto promuoverlo. Sono questi i testi che possono celare un’esistenza più d’orata se solo sfogliati e letti con un po’ più di calma.
I tempi sono duri e come spiegato da Rodolfo Giammona, ex impiegato della libreria e attuale proprietario, la crisi economica da una parte ha fatto aumentare in misura insostenibile l’affitto delle mura ospitanti e dall’altra diminuire le vendite.
La Remainders non è solo una libreria in cui trovare le opere vecchie a metà prezzo. È una sorta d’istituzione per studiosi, politici, artisti o semplici amanti del libro. Non tutti i libri editati sono disponibili tra le sue mura, ma un libro non trovato può essere il gioioso responsabile per l’acquisto di un libro mai cercato, ma sempre anelato. Nelle librerie tradizionali, se un libro non si trova, si và al desk e, qualora fosse ancora in stampa, lo si ordina. Così facendo difficilmente viene la voglia di perdersi tra gli scaffali alla ricerca di un nuovo testo. Nella Remainders questo accade invece.
La formula della catena Remainders ha in sé fascino ed intuito e sarebbe una perdita per molti appassionati se dovesse chiudere. Già la prima Remainders ad essere stata aperta (1964), quella di Milano, ebbe una fine assurda: nel 2005 dovette chiudere il giorno successivo all’aver ricevuto la targa per negozio storico.
Oggi rimane solo lei, quella di Piazza San Silvestro, inaugurata nel 1965, a tenere in piedi un sogno. Il sogno di chi negli anni sessanta voleva che si potessero acquistare i libri al costo di un caffé o di una bibita.
Un accorato appello al sindaco Alemanno e all’assessore Croppi è partito dalla penna di Simonetta Bartolini. Nell’appello ella analizza attentamente il valore culturale della libreria in questione.
È vero, il mercato dell’editoria è in crisi, molti libri si possono scaricare e sono in veloce arrivo gli e-books, ma un libro si sfoglia e se ha una data lontana, ha un odore diverso. E’ il rappresentante più o meno consapevole della nostra cultura. La Remainders non è solo una libreria come tante altre in cui ci si può sedere per gustare un narrato, ma è una libreria biblioteca: in nessun altro luogo si troveranno quei testi che lì capeggiano osservati.
In un periodo storico preso dalla fretta, dal consumo, la vita media di un libro è due anni, due anni spesso messi in ombra da altri numerosi amici di scaffali. Bisogna dare l’opportunità al libro di vivere più a lungo, di crescere e di essere apprezzato. Fino al trentuno Luglio questo compito, almeno nella Capitale, lo assolverà la protagonista di questo articolo. Ma se non si farà qualcosa per salvarla, dove si andrà per rintracciare quel gusto di nuovo-vecchio che solo lei oggi conserva?!

Author: Redazione (935 Articles)