“Bright Star” di Jane Campion (UK, AUS, FR 2009) ***1/2

Recensione di Patrizia Lima
Bright star! Would I were steadfast as thou art
«Stella lucente» E’ cosi che il più sensuale dei poeti inglesi romantici chiamava la fanciulla innamorata della sua poesia. Una “stella luminescente, l’amore rimasto sospeso e immutabile, per vivere così per sempre, oppure spegnersi nella morte”. Jane Campion, nel triplice ruolo di ruolo di regista, sceneggiatrice e produttrice, racconta i sentimenti in un film che ha nel centro la grandezza della poesia, confezionando una pellicola forse convenzionale, ma indubbiamente elegante e raffinata sulle musiche intense ed evocative della colonna sonora firmata da Mark Bradshaw.
Con talento la Campion costruisce la passione sbocciata tra il giovane e squattrinato poeta John Keats (Ben Wishaw) destinato a morire di tisi a Roma nel 1821, a soli venticinque anni, e la sua musa di buona famiglia, Fanny (Abbie Cornish, già ammirata in “Elizabeth: The Golden Age”), appassionata creatrice di moda.
Non una biografia, ma una storia nuova, narrata dal punto di vista di Fanny.
Un amore casto e romantico, assoluto e tragico, quello non consumato a Hampstead village, nel nord est di Londra, nel 1818, fra distese di giacinti selvatici di verde e violetto, e interni di case Regency, e orli, trine e merletti, e farfalle che la fotografia di Greig Fraser, illuminata da sublimi cromatismi, cattura tanto efficacemente.
Scene di gran lirismo e bellezza figurativa come quella in cui la bimbetta dai capelli rossi si gira di scatto per sorprendere gli innamorati che si tengono per mano mentre questi si immobilizzano di colpo in buffe pose da marionette.
Il vero protagonista non è dunque Keats ma Fanny, la fulgida stella che ispirò la sua poesia negli ultimi tre anni della sua giovane vita.
Ancora una volta la sola donna regista ad aver vinto una Palma d’ oro, nel 1992, con Lezioni di piano, mette al centro un’eroina ansiosa d’amore ed in lotta con le convenzioni sociali.
Inizialmente, la diversità dei desideri e delle aspirazioni dei due giovani, intrappolati negli ostacoli imposti dalla società del tempo, porterà loro a relazionarsi in modo conflittuale, ma lentamente l’amore crescerà in uno struggimento romantico al limite dell’ossessione, che farà scrivere a Keats ”Ho l’impressione di dissolvermi”.
In quei tempi era scontato che una ragazza di buona famiglia non sposasse un uomo senza rendite, né cedesse al desiderio.
Eppure, nonostante le differenze sociali, la coppia si fidanzò non ufficialmente nell’ottobre del 1819.
Un anno dopo Keats, a spese degli amici tra cui Shelley, partì per l’Italia per sfuggire al rigido inverno inglese.
Fanny non lo rivide più. Cucirà un vestito tutto nero, da vedova, e ai più romantici piacerà pensare che resterà sola per l’eternità.
In realtà, il film non dice che ne sarà dell’innamorata, ma ciò qui non importa perché anche questa è la magia del cinema: rendere reale un sogno e idealizzare i sentimenti, rendendo infelici gli incapaci di discriminare tra finzione e vita quotidiana.
Le lettere di lei andarono perdute, mentre quelle di lui resteranno per sempre tra le più dolci missive d’ amore mai scritte da un uomo, che nel suo incontro con la fanciulla diede il meglio di sé, scrivendo “Ode on a Grecian Urn”, “Ode on Melanchony” e “Ode to a Nightingale”.
Da lode la recitazione della Cornish australiana come la Kidman, che vagamente richiama nei lineamenti giovanili.
Meno incisivo Ben Winshaw, in cui manca totalmente l’inquietudine, moto dell’animo, essenziale e pregnante nelle opere e nella figura di John Keats!
Ma questa pecca è più della regista che dell’attore.
Bravissimo invece Paul Schneider, nelle vesti di Charles Brown, amico e protettore di John, beffardo e brutale con la ragazza, che pure forse intimamente ama, ma geloso di ogni gesto del poeta. «Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’ acqua» è l’ epigrafe sulla tomba romana del poeta seppellito nel cimitero acattolico, alla Piramide.“Un ritratto di amore e di perdita”, recita il sottotitolo di Bright Star, un film da non perdere!
Patrizia Lima

Author: Redazione (935 Articles)