“Il Segreto dei Suoi Occhi” di Juan Josè Campanella ***


locandina-500-x-7141Recensione di Patrizia Lima
Meritava davvero l’oscar che ha ottenuto come migliore opera in lingua non inglese del 2009, sottraendolo ad un capolavoro come “Il profeta” di Jacques Audiard ?
Indubbiamente, è un Dieci e Lode per Juan Jose Campanella, regista argentino di origini italiane, che dopo aver lavorato a lungo negli Stati Uniti dirigendo numerosi episodi di “Law & Order”
costruisce un film intimista, ma accessibile a tutti, miscelando più generi, dal poliziesco con suggestioni noir al melò, fino all’intrattenimento d’alto livello, con momenti di leggerezza, dove non mancano ironia e sorprese narrative, benché innestate su un impianto didascalico e televisivo.
Il plot, tratto dal romanzo di Eduardo Sacheri “La pregunta de sus ojos”
è avvincente, anche perché inserito in un particolare momento storico dell’Argentina alla fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, di cui il regista riesce abilmente a trasmettere il senso di oppressione e d’impotenza vissuto dai personaggi davanti alla tracotanza di un potere pronto a legittimare qualsiasi nefandezza in nome della propria supremazia.
Vale la pena accennare brevemente alla situazione politica di quegli anni in Argentina: alla morte del generale Perón, il 1 luglio del 1974, il potere passò nelle mani della seconda moglie, Isabelita, persona mancante di qualità per ricoprire un tale incarico.
Isabelita subì l’influenza del suo segretario personale e ministro del Benessere sociale( !), José López Rega, che utilizzò fondi pubblici per il finanziamento di un gruppo armato, conosciuto col nome di Alianza Anticomunista Argentina o tripla A.
Tale formazione paramilitare, composta dai peggiori assassini rimessi in libertà dalle carceri, dopo il golpe del ’76, avviò azioni di vessazioni delle personalità della sinistra argentina che sfoceranno nelle vicende dei desaparecisos, sequestri di persona, torture, assassini e attentati.
Non a caso, nel film accade proprio nel 1974, ovvero in quel periodo di incubazione della dittatura, lo stupro ed il massacro di una giovane sposina, evento che segnerà profondamente la vita di più persone.
Dopo venticinque anni l’allora procuratore distrettuale ormai in pensione, ossessionato dai ricordi, Benjamìn, (Ricardo Darìn), decide, attraverso la scrittura di un romanzo, di ripercorrere quel brutale omicidio rimasto irrisolto e a causa del quale ha perso anche un amico e assistente, il genialoide e alcolizzato Pablo Sandoval (interpretato dal comico Guillermo Francella).
Ma sul cuore di Benjamin pesa un altro dramma, l’amore sospeso e soffocato dalle regole sociali, quello per Irene Menéndez Hastings (Soledad Villamil), l’affascinante cancelliere del Tribunale, nonché suo capo.
Irene, donna dai natali illustri, algida e compassata, ha studiato ad Harvard e con lui senza soldi e senza laurea, non c’entra proprio niente.
La storia, raccontata con estrema essenzialità narrativa e visiva, si muove avanti e indietro nel tempo, enfatizzando il terribile disagio del tempo perduto, l’infelicità di un amore distrutto e di un altro non vissuto, e l’impotenza dell’uomo di fronte alla morte.
La macchina da presa di Campanella si muove attraverso lenti e prolungati primi piani, come in un dramma da Garbo degli anni Trenta.
I continui flashback e flashforward rafforzano la trama ben ideata e sviluppata magistralmente dal regista, che riesce a stupire con le riprese da manuale del cinema nella sequenza dell’inseguimento allo stadio.
Grandiosa anche la scena in ascensore dove il cineasta riesce a rendere al massimo la suspense, e si fa perdonare per quella corsa dietro al treno sull’orlo della telenovela.
Può allora vincere l’Oscar un gran bel film che però scivola, anche se per un attimo, nel fotoromanzo?
Come dice la bella Irene: <<Questa non è La giustizia, ma una giustizia>>. Un po’ come la decisione dell’Academy…

Patrizia Lima

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  1. diggita.it scrive:

    Il Segreto dei Suoi Occhi…

    Meritava davvero l’oscar che ha ottenuto come migliore opera in lingua non inglese del 2009, sottraendolo ad un capolavoro come “Il profeta” di Jacques Audiard ?
    Indubbiamente, è un Dieci e Lode per Juan Jose Campanella, regista argentino di origini it…



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