I ricordi d’infanzia. gli oggetti che non dimenticheremo mai


01_09_2010_speciale_oggetti d'infandi Santina Buscemi

I sintomi sono pochi e facilmente riconoscibili: le pupille si allargano, il cuore accelera i suoi battiti, sul viso spunta un sorriso, la testa si sposta a destra e sinistra come in segno di diniego, così, come se si stesse pensando “No, non è possibile, non ci credo!”.

Questo l’atteggiamento che sorge spontaneo in ciascuno di noi, nel momento in cui si ha davanti un oggetto della nostra infanzia.

Improvvisamente, dalla parte di cervello adibita alla conversazione dei ricordi, un fiume impetuoso di sensazioni, immagini e sorrisi fa abbassare il ponte levatoio della razionalità e ci trasporta nel territorio dell’amarcord.

Gli oggetti dell’infanzia: cose materiali che sono intrise di sentimenti e ricordi di un’epoca passata, caratterizzati da immensa nostalgia.

Diventare grandi non significa infatti dimenticarsi di ciò che abbiamo vissuto: anzi, proprio più si cresce, maggiore è l’emozione che si sente dentro osservando quel che, in un tempo passato, rappresentava la nostra quotidianità.

I passaggi fondamentali della nostra infanzia sono inevitabilmente interconnessi con oggetti, giocattoli e piccoli gadget con cui da bambini amavano passare il tempo o che ci furono donati da persone importanti.

Si può tracciare una sorta di linea di demarcazione fra gli oggetti dell’infanzia che hanno un significato speciale solo per noi e quelli conosciuti ed etichettati come i giocattoli di una specifica generazione.

Il primo gruppo è aperto ad ogni sorta di cosa: da un legnetto, ad una barchetta di carta, fino ai sassi raccolti sulla spiaggia. Tutti oggetti che esprimono la connessione con un tempo passato e soprattutto con le persone che avevamo accanto, dai compagni di gioco, ai cuginetti, fino agli amati nonni.

Il secondo gruppo rappresenta tutti quei giocattoli e quegli oggetti che hanno caratterizzato l’infanzia di una generazione.

Il batticuore che la vista di questi vecchi giochi provoca è esemplificato da come sul web e in primis sui social network, si moltiplichino le carrellate amarcord di immagini.

In merito agli anni ’80 e alla generazione dei 30enni di oggi, ad esempio, si può esemplificare la cosa con l’alto numero di fan pages su Facebook dedicate proprio agli oggetti del passato.

Pagine che racchiudono immagini dell’amata trasmissione per bambini Bim Bum Bam, condotta da un giovanissimo Paolo Bonolis e dal pupazzo Uan, clip di film d’epoca e soprattutto foto degli amati giocattoli.

Dalle casette del Mulino Bianco, passando per il Commodore 64, dalle collezioni di ciucci di plastica colorati, fino alle figurine degli Sgorbions.

E poi ancora le bambole Babi Mia, il Subbuteo, il Grillo Parlante, Tricky Traps, la Sabbia Magica, i walk-man, il crystal-ball, il pongo: nomi che diranno molto a tutti quelli che hanno vissuto l’infanzia negli anni ’80 e che sono accomunati da esperienze e da un modo di passare il tempo diverso dalle generazioni attuali.

Il numero degli iscritti a questo tipo di gruppi e fan pages continua a salire: iscriversi a questi gruppi su Facebook significa avere a disposizione un armadio di souvenir, che compaiono nelle homepage degli iscritti ogni volta con un nuovo elemento. Talvolta, a metà pomeriggio, in ufficio, mentre si attende la fine della giornata per tornare a casa dal lavoro e si fa un giro sull’amato social network, così, per ammazzare il tempo e la noia, un piccolo oggetto che compare apre il cuore all’emozione.

Ed allora vien voglia di lasciarsi andare ai ricordi dell’infanzia e a rimpiangere con tenerezza un tempo lontano, ma mai dimenticato.

Internet e il Web 2.0 permettono anche questo: mentre la tecnologia galoppa sovrana verso sempre maggiori traguardi, l’interazione permessa al popolo della rete permette di riunire le memorie individuali e aumentare sempre più il cestino dei ricordi di un tempo in cui si giocava diversamente rispetto ad oggi.

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