Vintage. Impazza la moda del modernariato


01_09_2010_Life_Imapazza la moda del ModernariatoLa  lampada, la sedia, la vetrinetta o semplicemente una scatola: qualunque cosa purché sia riconducibile al modernariato.

Impazza da qualche anno la moda dell’oggetto di modernariato. Di quel particolare venuto alla luce tra gli anni ‘40 e gli anni ‘70 e che oggi trova una nuova vita in ristoranti, locali, uffici o appartamenti.

Dal giovane all’adulto: tutti sembrano essere presi da questa febbre. Gli anni ‘60 e ‘70 sono da tempo presi come esempio dalle generazioni per il modo di vestire e non c’è un adolescente e post-adolescente che non sia stato invitato ad una festa a avente tali anni come tema. Ma quello che sta avvenendo in questi ultimissimi anni è quasi un vero e proprio sorpasso nella ricerca del mobile di modernariato su quello di antiquariato lasciato oramai al solo esperto.

In questa corsa nascono in continuazione negozi di recupero e locali che abbandonando un gusto eccessivamente minimalistico preso negli ultimi dieci anni per abbracciare un gusto per la ricerca del mobile caldo.  E così ci ritroviamo a mangiare seduti sulle sedie che capeggiavano a casa dei nostri nonni/ genitori e che da bambini vedevamo come vecchi ed ora vorremmo morbosamente possedere o ad appoggiare il note-book su un vecchio mobile per fare la pasta. Di plastica o di legno, di acciaio o di vetro ogni mobile acquista oggi una nuova essenza; espressione del suo essere portatore di un epoca e di un gusto passato, ma non troppo antico.

Si corre così alla ricerca del mobile della casa della nonna o a svuotare cantine da tempo dimenticate.

Ma bisogna fare attenzione: non è tutto oro quel che luccica!

Anche sul modernariato ci sono delle regole da rispettare e ci sono mobili che hanno realmente valore ed altri che invece hanno valore solo per il nostro gusto. Questo bisogna tenerlo presente quando mettiamo mano al portafoglio. La lampada ad Arco di Castiglioni degli inizi degli anni ’60 era già design quando venne creata ed oggi è alto design di modernariato, ma la cassettiera rovinata e riportata alla luce da abili mani, potrebbe essere solo una cassettiera senza il surplus (economico) del design. Abili mani: questo è un termine fondamentale per l’argomento di cui stiamo trattando. Presi dalla foga del recupero, ci sentiamo tutti un po’ artigiani, ma non è così. Anche il dare una nuova vita ad un oggetto richiede l’abilità di professionisti i quali soli riusciranno a ricreare una giusta armonia. E poi c’è il gusto. Si corre il rischio di voler possedere tutto il modernariato che si trova e che ci si può permettere, ma la casa non è un magazzino e se dieci mobili di epoche e finiture differenti sembrano armonici stando insieme nello show room creato appositamente non è detto che lo stesso accada nelle nostre case che già hanno una loro anima pregressa all’esplodere del fenomeno.

Il gusto sempre più diffuso per i mobili di modernariato ha fatto crescere le valutazioni e non tutti si possono permettere l’oggetto desiderato. Così per seguire le moda accade che ci si accosti a mobili di finto modernariato perché hanno un prezzo più accessibile e un’estetica apparentemente uguale. Per quanto quelle messe in giro dai cinesi o da astuti commercianti possano essere belle copie, quello che permette realmente ad un mobile anni ’40 o anni ’50 di riscaldare i nostri ambienti è il suo essere portatore di una vita pregressa e di essere stato curato da abili mani e e non da efficaci macchine.

Chi prima ha compreso il valore che avrebbero acquistato i mobili di cui sopra ha da tempo iniziato a comprare da rigattieri o mercatini a prezzi d’eccezione, per chi invece solo oggi inizia a comprenderlo per fare i veri affari gli rimangono solo i negozi di mobili usati di provincia dove ancora non è così esplosa la moda.

Ed ora di corsa alla ricerca del mobile più in voga.

Di Federica Rondino

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