Lo strappo di Fini: il Pdl non c’è più


fini-mirabello-reazioniLa chiarezza è un qualcosa di raro da trovare nella politica odierna, eppure Gianfranco Fini non poteva essere più chiaro di così: “Il Pdl non c’è più, ora c’è al massimo il partito del predellino. Una Forza Italia allargata, con colonnelli che hanno cambiato solo il generale e magari sono pronti a cambiarlo ancora”. Il discorso di Fini alla Festa tricolore a Mirabello, atteso ormai da giorni, può essere riassunto in queste poche righe. Una dichiarazione dura e netta anche contro quei personaggi, i colonnelli La Russa Gasparri Matteoli, che hanno abbandonato il presidente della Camera per rimanere ancorati al partito di Berlusconi. Le prime avvisaglie dell’implosione del principale partito di maggioranza si erano avute già qualche tempo fa, durante la direzione del Pdl, in cui erano volate le prime scintille pubbliche fra i due cofondatori Fini e Berlusconi. Le tensioni sono andate via via crescendo fino al momento in cui il presidente del Consiglio ha deciso di cacciare il presidente della Camera dal partito, convocando davanti ai probiviri i suoi più stretti collaboratori Briguglio, Bocchino e Granata. Anche su questa vicenda Fini, da Mirabello, ha voluto dire la sua: “Non me ne sono andato, ma mi hanno cacciato”. Poi l’attacco è stato più duro: “Quel 29 luglio, c’è stata di fatto la mia estromissione – ha continuato Fini – dal partito che avevo contribuito a creare, un atto che forse è stato ispirato dal libro nero del comunismo. Perché nelle pagine del peggior stalinismo si può essere messi alla porta senza nessun tipo di contraddittorio, con il tentativo di annullare ogni tipo di diversità”.

Il gruppo Futuro e Libertà, che potrebbe presto diventare un vero e proprio partito, ha le sue idee ben chiare, rispetto della legalità e rispetto delle opinioni altrui perché, come ha commentato sempre Fini, “non esiste il reato di lesa maestà, perché non esiste un popolo di sudditi, ma di cittadini e militanti”, poi ha ricordato a Berlusconi che “governare non significa comandare ma garantire l’equilibrio dei poteri”.

Non sono mancate le stoccate a Ghedini, definito un “dottor Stranamore” come da film di Kubrick e alla Gelmini, “il mondo della scuola ha le sue buone ragioni per protestare”, fino ad arrivare al ministro Frattini, “genuflessione e spettacolo indecoroso nella vicenda Gheddafi”.

Non sono certo mancate parole dure anche contro l’alleato di ferro del Cavaliere Umberto Bossi: “Il federalismo è possibile – ha dichiarato Fini – solo se sarà fatto nell’interesse di tutta  l’Italia, non soltanto della parte più sviluppata del Paese.  Bossi sa che è possibile realizzare il federalismo, ma solo se  nell’interesse generale, non a scapito del  Mezzogiorno. Bossi è un leader popolare, abbiamo polemizzato tante volte. Solo chi non conosce la storia oltre che la geografia può pensare  che la Padania esista davvero”. Una posizione netta che ha contribuito a rendere più netta la frattura all’interno della maggioranza e quindi del Governo.

Parole dure anche contro quei giornali che durante l’estate l’hanno attaccato quotidianamente buttando nella mischia politica anche la sua famiglia: “Quella che ho subito questa estate –  ha detto la terza carica dello Stato –  è stata una autentica lapidazione di tipo islamico. Infame non perché si sia rivolta a me, ma perché si è rivolta contro la mia famiglia”. Passaggi molto duri che sembrano venire da un leader dell’opposizione e invece arrivano da chi fa parte del Governo. Infine non è mancata neppure una dichiarazione sullo stato dell’informazione: “I telegiornali, salvo rare eccezioni, sembrano essere fotocopie dei fogli d’ordine del  Pdl”.

Intensa, come il discorso di Fini, la girandola di repliche degli uomini vicini a Berlusconi, che hanno accusato a vario titolo il presidente della Camera di antiberlusconismo, di aver fatto un discorso pieno di insulti senza peraltro dare spiegazioni sulle vicende monegasche che riguardano la sua famiglia e che sono state l’argomento principale degli house organ del Cavaliere durante l’estate.

Una dichiarazione d’intenti così esplicita ha causato contraccolpi alla compagine di Governo che seppur rassicurata dallo stesso Fini secondo cui serve “un patto di legislatura per arrivare al termine dei cinque anni e riempire di fatti concreti gli anni che mancano al voto. Un nuovo patto di legislatura che non sia un tavolo a due gambe, un accordo sancito con acquiescenza”. Bossi comunque non sembra essere dello stesso avviso, la Lega vuole infatti sfruttare il momento di crisi del Pdl per rosicchiare ancora terreno in percentuale di voti e infatti il Senatur ha dichiarato, “meglio andare subito al voto. Stare nel pantano non sta bene. In questi giorni sapremo cosa fare dopo aver incontrato Napolitano”.

I prossimi giorni saranno decisivi per capire quale futuro attende la politica italiana e quale futuro attende la compagine di Fini che, dopo il discorso di Mirabello, non può più tornare indietro.

di Ivan Soccio

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