Roma suona dal vivo con i concerti del MArteLive


nobrainoMusica, cinema, fotografia, pittura, scultura, poesia, ogni forma d’arte è ben accetta al MArteLive, un vero e proprio spettacolo totale, che ha luogo ogni anno a Roma. Un evento che regala ai giovani e non solo, l’opportunità di avvicinarsi al mondo degli artisti, in una location dove ogni sera si susseguono suoni, colori, atmosfere magiche, esperienze uniche e irripetibili, che solo l’Arte riesce ad evocare.

Non è il primo anno che il MarteLive si svolge all’Alpheus, il celebre locale romano sull’Ostiense. Il 9, 10 e 11 settembre, in occasione delle tre serate finali dell’evento, hanno avuto luogo numerosi concerti, che hanno richiamato band importanti sul palco del celebre locale della Capitale: artisti del calibro di NoBraino, Diaframma, Pino Marino, il duo Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, Sandro Joyeux, i Nouvelle Vague.

Giovedì la prima serata, l’Alpheus è gremito di persone: suonano i NoBraino e i Nouvelle Vague.

I NoBraino, band folk rock italiana, aprono la serata e trascinano sin dall’inizio il loro pubblico in un’atmosfera surreale, onirica. Dopo di loro è il turno del gruppo più atteso dal pubblico femminile, che per l’occasione ha sfoggiato il vestito anni ‘60 della mamma: i Nouvelle Vague, il progetto musicale di Marc Collin e Olivier Libaux, che si presenta al pubblico con due meravigliose cantanti, Nadeah Miranda e Mélanie Pain, la bionda e la mora. Entrambe cariche, sensuali ed ammiccanti ma con due caratteri un po’ diversi: Nadeah, più spregiudicata, scende dal palco, lancia l’acqua al pubblico, ha l’aria di una vera rockstar. Mélanie è più riservata, timida ma non di certo meno affascinante. I brani proposti sono i mitici classici della new wave e del punk anni ‘80, reinterpretati in stile bossanova: da “Just can’t get enough” a “Guns of Brixton”, con un vero e proprio picco di adrenalina sul pezzo “Too Drunk too Fuck”.

nouvellevague454bVenerdì sera è il turno di Dente e dei Diaframma. Dente, al secolo Giuseppe Peveri, è un cantautore italiano noto per i suoi testi che mescolano ironia e malinconia, con un uso squisitamente minimale delle strumentazioni, dalla chitarra acustica agli elementi elettronici. Durante la serata, Dente propone brani dei suoi 3 album e si lascia andare a lunghe chiacchierate con il pubblico, che sembra apprezzare molto.

La folla nella sala si scatena con l’arrivo dei Diaframma, nati nella Firenze “new wave” tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80, la degna risposta italiana ai Joy Division. Federico Fiumani, leader del gruppo, è una vera e propria icona nella scena indipendente italiana.

Sabato sera è il trionfo della canzone d’autore. Pino Marino, compositore, autore, pianista e chitarrista romano, è accompagnato da Roberto Angelini (qualcuno lo ricorderà per il singolo “Gattomatto”), con il quale collabora dal 2009. Marino propone, voce e chitarra, osservazioni ai limiti del surreale, alternate a lucidissime istantanee del presente reale e della vita umana.

Le emozioni proseguono con l’arrivo del duo formato dalla cantante Petra Magoni e dal contrabbassista Ferruccio Spinetti, per i quali l’immaginazione diventa uno strumento musicale. Con Musica Nuda, i due artisti danno vita ad un singolare esperimento: interpretare canzoni celebri solo con i loro strumenti. Durante il concerto passano da “Like a Virgin” di Madonna a “Sei forte papà” di Gianni Morandi, lasciando il pubblico a dir poco estasiato.

Il MArteLive viene chiuso da Sandro Joyeux, artista di origine franco-italiana, che fa ballare tutti in sala, con le sue armonie che ricordano l’Africa, la musica gitana. Le sue canzoni parlano di città lontane e conducono l’ascoltatore in un viaggio in cui si scoprono usi e costumi diversi, passando per il Marocco, l’Algeria, il Congo, la Francia, l’Italia, la Giamaica.

Anche quest’anno, il MArteLive ha ospitato band e cantautori molto diversi l’uno dall’altro, performers che hanno attirato schiere di pubblico molto distanti fra loro, ma con un unico comun denominatore: l’amore e il rispetto per l’Arte.

di Marianna Camillò

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