No B-day 2 : pochi, rumorosi ma divisi. Chi ha spaccato il movimento?


NoBDay2Chi ne capisce un po’ di cinema e di politica lo sa, il sequel non è mai come l’originale. A dire il vero anche in altri ambiti, tra i più variegati, la prima volta – com’è noto – è sempre la prima volta e, nonostante gli enormi sforzi, non tutte le ciambelle riescono col buco;  sembra insomma essere una legge di natura che chi tenta di ricreare le atmosfere originali di un fenomeno, evidentemente non sempre riesce. Un esperimento andato a buon termine – nell’Italia della divisione partitica – un movimento trasversale che sotto un colore nuovo, il viola, riunisce quasi 2 milioni di persone per difendere la cultura della legalità ed il rispetto della Costituzione, forse non è proprio replicabile.

Con questo spirito misto di diffidenza ed incomprensione, non riuscendo a percepire con esattezza l’opportunità di creare una fotocopia un po’ azzoppata della precedente manifestazione, sabato pomeriggio decidiamo di partecipare al “nuovo” No B-day; perché nonostante tutto dobbiamo farci vedere uniti, perché anche in piccolo possiamo fare qualcosa, e se stiamo zitti hanno vinto loro, poi alla fine c’è pure una bella giornata e a dirla tutta ogni tanto urlare le cose come stanno è terapeutico e liberatorio.

Quindi prendiamo i mezzi per arrivare al concentramento in piazza della Repubblica, ma già dalla metropolitana notiamo qualcosa di diverso; non c’è confusione, i treni sfilano in fretta e le porte si chiudono con facilità, non si sentono schiamazzi, fischietti e giocolieri.

Uscire dalla metropolitana, dalle scale decisamente sporche che collegano i corridoi semi-illuminati alla superficie, ha sempre un effetto euforico; la luce torna ad diffondersi e la realtà, interrotta dalla durata del trasporto, appare nuovamente per quella che è. Ma la piazza della Repubblica di quest’anno non ci stordisce con i suoi colori ( ed odori ) travolgenti del 2009.

NobbiLa circonferenza è gremita solo per metà e nell’altra metà poliziotti appesantiti dal pranzo aspettano sornioni l’inizio della passeggiata. A rendere il tutto più movimentato, come al solito, ci pensano i più giovani; due ragazzi, 18-20 anni, con due zaini-cassa iniziano a trasmettere musica elettronica, riuscendo in pochi minuti a riunire quella che qualche attimo dopo sarà la parte più movimentata e divertente del corteo.Un frammento anarchico che percorre via Cavour disordinato, scuotendo la testa avanti e dietro, sotto uno striscione di studenti delle superiori e qualche universitario annoiato dal silenzio degli altri spezzoni più “adulti”.

Più avanti qualche viola ma anche altri colori, soprattutto il bianco dell’Italia dei Valori, vero protagonista politico della manifestazione, accompagnato sporadicamente da Sinistra Ecologia e Libertà e qualche bandiera-miraggio del PD.

Percorriamo dunque il classico percorso che collega piazza della Repubblica a piazza di San Giovanni cercando di capire se siamo noi ad essere in coda al corteo, e dunque semi-isolati, o se la partecipazione non è agli stessi livelli del passato. Ed ecco che arrivati alla fine della marcia, nello spettacolare scenario di una delle piazze più ampie d’Italia, il dubbio che ci ha accompagnato durante tutto il tragitto diventa infine realtà.

I ragazzi dell’elettronica, che nel frattempo avevano seguito il camion musicale, si disperdono nella piazza insieme agli adulti, ai partiti ed ai curiosi. Arriviamo anche noi nei pressi del palco, l’anno scorso inavvicinabile cercando tra gli altri quelli che avevano contribuito a rendere grande il precedente No B-day : Grillini, movimento 5 stelle, i leader dei partiti della sinistra, Rifondazione e Pdci.

Ma niente, tutti magicamente assenti, tutti oberati da altri impegni ed importanti riunioni, tanto da portarci nuovamente a discutere dell’opportunità dell’evento. Ed effettivamente, nonostante lo snobbismo dei “grandi” di sinistra sia ormai conosciuto alla perfezione ( e tra l’altro motivo di perdita di voti ), dalla nostra riflessione riusciamo a comprendere meglio quella diffidenza che aveva coinvolto anche noi nel primo pomeriggio.

No-B-Day-2A differenza del primo, questo No B-day non riesce a trasmettere l’importanza della partecipazione, del mostrarsi compatti di fronte ad un soggetto politico che “stuprando la costituzione”, secondo una felice definizione di Antonio Di Pietro, non costituisce per sé un’anomalia individuale ma si fa bensì rappresentante di un pensiero evidentemente forte in Italia; l’idea del disimpegno inteso come creazione di un vuoto pneumatico all’interno del quale operare indisturbati per ingigantirsi sulle spalle dei propri vicini. L’opinione, largamente condivisa, dell’individualismo come stile di vita.

E non ci riesce fondamentalmente per due motivi; l’ulteriore frammentazione di quel movimento originario che, nato sulla rete, aveva deciso di mettere da parte i particolarismi d’appartenenza per marciare compatto e l’aver insistito eccessivamente sull’aspetto meno rilevante di tutta la manifestazione : l’avversione nei confronti della persona di Silvio Berlusconi. Proprio in questa sottile differenza nel 2009 eravamo riusciti a creare qualcosa di imponente, proprio nell’aver trasformato Berlusconi da piccolo uomo malato di potere in chimera della malattia sistemica che affligge la nostra contemporaneità. Un simbolo di corruzione, collusione col potere mafioso, gerontocrazia, conservatorismo becero, xenofobia, sottomissione, illeciti finanziari e dunque di sostanziale mancanza di democrazia.

Per questo, quando sul palco non ritroviamo Mario Monicelli e tutti gli altri grandi della precedente edizione, decidiamo che è arrivato il momento di tornare a casa. Delusi, un po’ storditi, contenti di aver passato un pomeriggio diverso ma sostanzialmente insoddisfatti. Ed è così che nella strada di ritorno, alla fine, capiamo perché eravamo 2 milioni di persone, l’anno scorso in piazza San Giovanni.  Senza accorgercene del tutto, avevamo creato qualcosa di nuovo.

di Mattia S. Gangi

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