Social Networks: le nuove forme del tradimento
Può Facebook essere veicolo di tradimento? Assolutamente sì! La possibilità offerta dal social network di conoscere persone può facilmente “indurre in tentazione” non solo chi è naturalmente incline alla classica scappatella, ma anche chi per noia o per curiosità accetta od offre richieste d’amicizia a chi non conosce di persona.
Tanti gli esempi possibili da tirare in causa: dal marito cinquantenne che, perso il lavoro, passa le sue giornate su Facebook e in seguito all’incontro con una bella ragazza straniera decide di abbandonare il tetto coniugale, passando per la fidanzata che scambia messaggi romantici con un “amico” di cui il partner non ha mai sentito parlare e arrivando anche alla paradossale situazione di storie nate in virtuale, sviluppate in concreto e morte a seguito di tradimento virtuale. È il caso di due inglesi, Amy Taylor e David Pollard, che si conobbero nel 2003 su Second Life: i due – appassionatissimi del social network – si sposarono nella vita reale e continuarono ad essere assidui frequentatori del sito che li aveva uniti. Un giorno, però, Amy Taylor scoprì che l’avatar del marito si era intrattenuto con una prostituta: pazza di gelosia, assoldò un detective (sempre virtuale) per studiarne le mosse e venne a conoscenza che l’alter-ego del marito si era intrattenuto anche con l’avatar di un’altra donna. Morale della favola: Amy ha chiesto e ottenuto il divorzio dal marito per un tradimento avvenuto in virtuale.
Al di là di casi limite che possono sfociare nella dipendenza dal social network (sarebbe emerso che entrambi i coniugi trascorrevano più tempo nella vita virtuale che nella vita reale), la questione è più estesa di quanto si pensi: Mark Keenan, responsabile dello studio legale Divorce Online, afferma che il tradimento veicolato da internet è la causa di un divorzio su cinque e, secondo l’associazione degli avvocati matrimonialisti AMI, circa l’80% dei tradimenti è scoperta tramite internet e sms.
Laddove la conoscenza galeotta non è frutto di un semplice caso del destino, il business virtuale tende la mano a chi intenzionalmente ricerca il tradimento. Stiamo parlando di Gleeden, il social network dichiaratamente dedicato agli incontri extraconiugali. Il successo non si è fatto attendere: attivo da dicembre 2009, gli iscritti ad oggi sono oltre 430mila. Il suo fondatore, Teddy Truchot, ha giustificato l’esistenza di Gleeden affermando che “il tradimento riguarda tutte le persone e tutte le coppie, ma resta ancora un argomento tabù. Il segreto del nostro successo è aver portato questo tabù alla luce del sole”.
Davanti a tutta questa offerta di tentazioni che, si sa, fanno l’uomo e la donna ladri, come può difendersi il partner che inizia ad avvertire due strane escrescenze sulla testa? Non stupisce che la stretta di controllo sulle attività di fidanzati/e o coniugi abbia subito un’impennata negli ultimi anni. Secondo uno studio condotto dalla London School of Economics e dalla Nottingham Trent University le donne sono le più sospettose circa i comportamenti virtuali di mariti e fidanzati, tanto che il 43% delle intervistate ha dichiarato di spiarne costantemente i movimenti su internet: di queste, il 14% ha affermato di leggere le email e il 10% di controllare la cronologia del browser. In soccorso di chi sospetta un tradimento arrivano addirittura software per monitorare le attività del partner su computer e in rete: tra i tanti, P.C. Police controlla le attività della tastiera, l’accesso a cartelle e i movimenti su internet, mentre The PC Detective Pro tiene sotto controllo i siti web visitati dal partner, le sue discussioni nelle chat e i suoi messaggi. Funzioni simili hanno programmi come PC Pandora e PC Activity Monitor. Certo è che, pur nella comprensibilità delle preoccupazioni, con questi programmi si finisce inevitabilmente per violare la privacy del singolo individuo.
Ma se non seguito da un incontro fisico, il tradimento virtuale, inteso come intenso scambio di messaggi anche a sfondo sessuale con qualcuno di non conosciuto, può essere definito tradimento? Qui le scuole di pensiero sono due: c’è chi afferma che non può essere definito propriamente tale perché “sono solo parole scritte su un computer” e chi invece sostiene che è un tradimento vero e proprio perché riflette l’intenzione di spostarsi prima o poi sul piano concreto. Indubbiamente se un uomo o una donna già impegnati si ritrovano a flirtare con qualcun altro in rete, all’interno della coppia della vita reale ci sono dei disagi e dei dissapori che non sono stati risolti e che portano l’individuo a ricercare vie di fuga.
Farlo attraverso internet appare inizialmente come un buon compromesso: il ragionamento è “non faccio nulla di male, non metto in crisi il rapporto, mi diverto virtualmente con qualcun altro, ma la cosa finisce qui”. Il problema è che spesso le cose non finiscono proprio dove uno vorrebbe, in quanto è facile che scatti un’empatia particolare con la persona con la quale si chatta: non la si conosce, eppure il velo su se stessi cade e si finisce per raccontarle i propri problemi nella coppia, le proprie insicurezze e a trovare nell’individuo dall’altra parte dello schermo un sostegno che non si trova più nel proprio partner. Quindi da quella che inizialmente si pensava fosse un’innocente e controllabile via di fuga si passa senza quasi accorgersene al tradimento vero e proprio.
Da questo breve excursus della questione appare chiaro che i social networks hanno aumentato le possibilità di incontri oltre la coppia. Tuttavia, per spezzare una lancia in favore di Facebook, Second Life e i vari cugini sparsi per la rete, se una persona non vuole tradire il proprio partner, non ci può essere nulla da temere in questi nuovi mezzi di comunicazione: nella virtualità come nella vita reale, la chiave di volta di tutte le situazioni umane rimane sempre l’intenzione dell’individuo.

Author: Vanessa (125 Articles)
Responsabile Ufficio Stampa
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