Milano, uccisa e sciolta nell’acido la donna che denunciò la ‘ndrangheta
Il 24 Novembre 2009, sparisce a Milano Lea Garofalo, la donna che già dal 2002 era collaboratrice di giustizia. La trentacinquenne è stata rapita, interrogata, uccisa e sciolta nell’acido dall’ex compagno, Vito Cosco, e da altri 5 uomini, per punirla delle dichiarazioni da lei fatte agli inquirenti, contro alcuni affiliati alle cosche della ‘ndrangheta di Petilia Policastro (Crotone), della quale Cosco faceva parte.
Solo dopo un anno si è venuti a conoscenza di come si sono svolti i fatti: la collaboratrice di giustizia è stata attirata nel capoluogo lombardo, precisamente nello stabile di viale Montello 6, dall’ex compagno, con la scusa di mantenere i rapporti di questo con loro figlia. Le sue tracce si sono perse nel pomeriggio quando alcune telecamere l’hanno inquadrata nella zona del palazzo e lungo i viali che costeggiano il cimitero Monumentale. La Garofalo è stata costretta con la forza a salire su un furgone che l’avrebbe portata a San Fruttuoso, vicino Monza, dove i Cosco hanno un terreno, per essere interrogata, poi uccisa con un colpo di pistola e infine disciolta in 50 chilogrammi di acido per far sparire ogni traccia di lei.
L’ “esecuzione” pare sia legata alle dichiarazioni fatte ai magistrati su degli omicidi di mafia avvenuti alla fine degli anni Novanta a Milano. Come quello di Antonio Comberiati, elemento di spicco della criminalità calabrese,nel 1995.
La donna, che aveva deciso di uscire dal programma di protezione ad aprile del 2009, era già stata vittima di un primo tentato omicidio nel maggio 2009. La figlia Denise ha raccontato così l’aggressione: “Io dormivo nella mia stanza. Mia madre mi ha raccontato dopo che questo tecnico le è subito sembrato anomalo perché sembrava non sapesse dove mettere le mani. Lei allora si è insospettita e dopo un po’ gli ha detto che se era venuto per ucciderla poteva farlo subito. Mia madre mi ha allora detto che l’uomo le si è scagliato contro tentando di strangolarla. Mia madre, che nel frattempo aveva preso un coltello dalla cucina ed inoltre è pratica di qualche mossa di arti marziali, ha reagito colpendolo. Ho aiutato mia madre picchiando l’uomo con forza fino a quando questo è riuscito a divincolarsi fuggendo. L’uomo però aveva abbandonato la cassetta degli attrezzi dentro la quale i carabinieri del posto hanno rinvenuto una pallina di gomma, dello spago, del nastro adesivo, delle forbici, un apparato per provocare delle scosse elettriche e dei cacciaviti”.
Sono sei le ordinanze di custodia cautelare in carcere per omicidio e distruzione di cadavere, notificate dai carabinieri del nucleo investigativo di Milano, firmate dal gip Giuseppe Gennari. I provvedimenti riguardano Vito Cosco e Massimo Sabatino, già in carcere dallo scorso febbraio per la precedente aggressione alla donna, i fratelli di Cosco: Giuseppe (detto Smith) e Vito (detto Sergio) e anche Carmine Venturino e Rosario Curcio, accusati solo di distruzione del cadavere.
di Roberta Milone

Author: Redazione Magazine (625 Articles)