Ecosistema Urbano XVII. È Belluno la città più vivibile d’Italia.
Dati sconfortanti per gli abitanti delle metropoli italiane. L’annuale rapporto “Ecosistema Urbano” presentato da Legambiente e Ambiente Italia (con la collaborazione de Il Sole 24 Ore), conferma le tradizionali percezioni negative di chi vive a Milano e Roma, così come a Torino e Napoli. Ma, in generale, sono soprattutto il Sud e la Sicilia a uscirne con le ossa rotte.
La ricerca, facendo riferimento al 2009, analizza i fattori ambientali dei 103 capoluoghi di provincia italiani, rilevati attraverso questionari, interviste e altri fonti statistiche, per un totale di oltre 125mila dati. Tra i parametri presi in considerazione vi sono:
- tasso di Pm10;
- perdite nella rete idrica;
- capacità di depurazione;
- produzione di rifiuti;
- percentuale di raccolta differenziata;
- uso del trasporto pubblico;
- tasso di motorizzazione;
- metratura di isole pedonali, zone a traffico limitato, piste ciclabili e verde urbano fruibile;
- consumi di carburanti;
- consumi elettrici domestici;
- attuazione di politiche energetiche.
La classifica della XVII edizione vede ai primi sei posti le stesse protagoniste dell’anno precedente, però con piazzamenti diversi. In particolare, le prime tre città erano sul podio anche dodici mesi fa. Si tratta, rispettivamente, di Belluno, Verbania e Parma. Seguono Trento, Bolzano e Siena. Le prime due si sono passate il testimone. Si confermano ultima e penultima, invece, Catania e Crotone. Un gradino sopra si piazza Palermo, mentre l’altra grande meridionale, Napoli, si attesta al 96esimo posto.
Viva Belluno, dunque. La cittadina veneta (36mila abitanti) non stupisce: si era classificata prima già nel 2007 e nel 2008. Presenta nel complesso buoni valori, e in assoluto risulta essere il capoluogo che produce meno rifiuti in Italia: 399 Kg per abitante, contro gli 874 di Massa (la peggiore in quest’ambito).
Verbania si distingue particolarmente per la raccolta differenziata e le isole pedonali. Parma può vantare una notevole utenza di mezzi pubblici.
Siena, al sesto posto, è la capofila del Centro, ma primeggia a livello nazionale in quanto a metri quadrati di ztl (esattamente all’opposto di ben undici capoluoghi).
Soltanto 19esima, invece, è la portabandiera del Mezzogiorno: Salerno, che però guadagna quindici posizioni rispetto alla precedente edizione di “Ecosistema Urbano”.
Poca roba, tuttavia, se pensiamo ai balzi di Oristano (più 52 posizioni), Avellino (più 51), Isernia (più 43) e Sondrio (più 38), senza dimenticare Pordenone, che è migliorata di 29 lunghezze, entrando nella top ten (è ottava). Non a caso, il capoluogo friulano è, in Italia, quello che effettua la maggior percentuale di raccolta differenziata (76% sul totale dei rifiuti, con all’opposto il misero 3,3% di Messina); inoltre, eccelle per quanto riguarda le perdite idriche: solo un 10%, a pari merito con Vercelli, Lodi e Piacenza (mentre Cosenza perde il 67% dell’acqua).
Sondrio scarseggia nel trasporto pubblico ma batte tutti per quanto concerne il verde urbano fruibile: 42,72 metri quadri per abitante, contro i 0,71 di Caltanissetta e Trapani. Avellino si è evoluta in special modo nella depurazione, così come Oristano e la stessa Pordenone.
Da registrare ci sono anche le cadute vertiginose, come quello di Lecco (meno 49 posizioni), Rieti (meno 46) e Campobasso (meno 31). Particolare il caso del capoluogo molisano: pessimo in fatto di perdite idriche, ottimo per i consumi elettrici limitati.
Veniamo alle note ancor più dolenti, e iniziamo dai pezzi grossi. Li guida Milano, che è 63esima… Il capoluogo meneghino ha perso 17 posizioni e presenta uno dei peggiori tassi di Pm10. In compenso, però, condivide con altre dodici città il primato nazionale nella capacità di depurazione (100%).
Più giù troviamo Torino (74esima), che ha scalato 3 gradini ma è addirittura peggio di Milano in quanto a Pm10. Inoltre, all’ombra della Mole si sfrutta pochissimo il trasporto pubblico (con dati inferiori a tutte le altre metropoli).
Appena dopo Torino c’è Roma, in deficit di 13 posti rispetto al precedente rapporto. La capitale è pessima soprattutto riguardo ai consumi elettrici domestici. D’altra parte, i mezzi pubblici romani sono tra i più utilizzati in Italia.
Infine già conosciamo il piazzamento di Napoli, che ha perso 7 posizioni e figura anch’essa tra le maglie nere del Pm10. Ci fermiamo qui per quanto concerne l’analisi dei comuni che superano o sfiorano il milione di abitanti.
Passiamo ora in rassegna le ultime della classe. La peggiore delle città settentrionali si trova al numero 93 ed è Imperia. Ha perso 6 posizioni e paga un desolante 0% nella depurazione (l’unica con questo dato). Non ci sono altre rappresentanti del Nord sotto l’82esimo posto.
Per il Centro c’è Latina, che addirittura è quartultima (meno 9). Molto male in almeno tre valori: perdite nella rete idrica, trasporto pubblico e tasso di motorizzazione. La vicina Frosinone è 94esima.
Nelle peggiori dieci classificate troviamo otto città del Sud, di cui ben cinque siciliane e due calabresi (l’altra è Napoli). Palermo è sprofondata di undici posizioni, i suoi problemi più gravi sono la quasi inesistente raccolta differenziata e la scarsa frequentazione dei mezzi pubblici.
Un gradino sotto ecco Crotone, nella quale si è calcolato che, in media, un abitante usa il trasporto pubblico soltanto due volte all’anno.
Ultimissima è Catania. La patria di Franco Battiato gode di pessima salute ambientale, specialmente per quanto riguarda la capacità di depurazione, l’utilizzo dei mezzi pubblici e le politiche energetiche. Tuttavia, il comune siciliano è tra i primi in Italia quando si parla di solare termico installato su edifici pubblici.
Diamo il giusto riconoscimento anche ad altri centri urbani, meritevoli di citazione perché primeggiano nei singoli parametri considerati: Matera (Pm10), Venezia (trasporto pubblico, tasso di motorizzazione e isole pedonali), Reggio Emilia (piste ciclabili), Trieste (consumo di carburanti), Bolzano, Terni e Rimini (politiche energetiche).
Chiudiamo con le riflessioni di Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente: “I numeri della ricerca ci mostrano un Paese in cui le note positive sono poche. Tra queste, la maggiore diffusione della raccolta differenziata e delle energie rinnovabili, che vanno di pari passo con una lieve diminuzione di rifiuti prodotti e carburanti consumati. Purtroppo – osserva Cogliati Dezza – crescono anche le immatricolazioni di autovetture, probabilmente a causa delle rottamazioni promosse dal Governo (per l’ennesima volta)”. Secondo il presidente, le principali colpe sono attribuibili ai nostri amministratori, cui mancano lungimiranza, coraggio e modernità.
Quali le soluzioni? “Bisogna guardare all’Europa. Londra, ad esempio, ha imposto il pedaggio per le auto che circolano in centro. Il traffico è diminuito del 21%, l’uso dei mezzi pubblici è aumentato del 6%: le casse comunali ci hanno guadagnato 150 milioni di euro in un anno. Sulla stessa scia degli inglesi, Parigi sta riducendo il proprio traffico attraverso il bike sharing”.
di Paolo Ceraldi

Author: Redazione Magazine (625 Articles)