“Il tappeto rosso è nostro e ce lo dobbiamo prendere”: rivolta del cinema italiano all’Auditorium
A poche ore dall’inaugurazione della quinta edizione del Festival del Film di Roma, il mondo del cinema italiano ha deciso di ribellarsi ai continui tagli del Governo al FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo).
Durante l’assemblea tenutasi al teatro Eliseo, a cui hanno preso parte 800 persone, tra cui i maggiori esponenti delle categorie del cinema, è stata votata l’occupazione del red carpet nella serata inaugurale dell’evento più atteso dai cinefili della Capitale, oltre che l’occupazione di uno spazio dell’Auditorium per tutta la durata del Festival (28 ottobre – 5 novembre).
“Il tappeto rosso è nostro e ce lo dobbiamo prendere”, ecco lo slogan proposto dal giornalista e sceneggiatore Andrea Purgatori. La protesta, sostenuta tra gli altri dai Sindacati di Categoria, dalle associazioni più importanti (Anec, Agis, Anica, Sact, Fidac) e dalla Scuola Nazionale di Cinema, è mossa da richieste chiare e specifiche, sintetizzate da Daniele Cesarano, sceneggiatore di numerosi film e serie tv: “Il reintegro del Fus, il mancato rinnovo del tax credit e del tax shelter, la digitalizzazione delle sale e la delocalizzazione della produzione televisiva, capace, da sola, di creare incongruenze di senso tra la scrittura e la realizzazione”.
Riccardo Tozzi, Presidente dell’Unione Produttori Anica, ha tenuto a precisare che “Non si rivendica un interesse corporativo, ma la possibilità di un reale sviluppo culturale”. La cultura riveste un ruolo centrale nell’economia di qualsiasi paese, è una fonte irrinunciabile di lavoro e creatività, un diritto non solo dei mestieranti ma dello stesso pubblico.
Alla contestazione parteciperà anche il Cub Informazione, per esprimere il dissenso contro la chiusura dei cinema capitolini Metropolitan, Maestoso e di Cinecittà. “Mentre all’Auditorium va in scena la Festa del Cinema, i grandi gruppi industriali tentano di “fare la festa” ai cinema con la chiusura delle sale storiche della capitale”, afferma Mario Carucci, responsabile regionale del Sindacato, che continua: “Di fronte al rischio che questi luoghi di cultura e socializzazione così importanti per la città chiudano e che tanti lavoratori restino disoccupati purtroppo dobbiamo registrare il colpevole silenzio delle istituzioni: nonostante le ripetute richieste di incontri e 7000 firme raccolte contro la chiusura del Metropolitan, il Comune di Roma tace, pur sapendo che, se non viene posto un vincolo al cambio di destinazione d’uso, molte sale urbane rischiano di chiudere e di essere trasformate in supermercati o quant’altro”.
La protesta è in realtà al secondo atto, visto che gli esponenti del cinema italiano hanno già occupato un altro luogo di culto per ogni cinefilo: la Casa del Cinema, che sarà utilizzata come base operativa. Il motto di questa mobilitazione è diventato “Tutti a casa” (chiaro riferimento alla pellicola di Comencini), con tanto di pagina Facebook in cui è possibile aggiornarsi sugli sviluppi della vicenda.
di Marianna Camillò

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