Convention Fli a Perugia. Fini: “Berlusconi si dimetta”.
Nei giorni 6 e 7 Novembre 2010 si è svolta presso il complesso Umbriafiere a Bastia Umbra (Perugia) la convention di Fli, Futuro e Liberta’ per l’Italia. Domenica 7 Novembre, alle ore 11.30 il discorso conclusivo di Gianfranco Fini. “Berlusconi si dimetta, salga al Colle e apra crisi. Senza questo colpo d’ala la nostra delegazione non rimarrà un’ora in più al governo”; con queste parole il Presidente della Camera ha lanciato il suo ultimatum al premier Silvio Berlusconi.
Durante il suo discorso Fini attacca ripetutamente Berlusconi e il Pdl, del quale tuttavia dice: “non è il nostro avversario”. Il leader di Fli illustra nel suo discorso la legalità e il rispetto della persona come valori supremi del suo manifesto: “La legalità – dice Fini – è la condizione essenziale per la liberta”. “Nel nostro manifesto dei valori – spiega – c’è il rispetto per la persona umana con la tutela dei diritti civili di ogni persona umana: senza alcuna distinzione e senza alcuna discriminazione. Rispettare la persona non vuol dire distinguere tra bianchi e neri, tra cristiani, musulmani ed ebrei, tra eterosessuali ed omosessuali, tra cittadini italiani e stranieri. La persona è al centro di qualsiasi cultura politica che voglia creare i presupposti per l’armonia. E la legalità è la condizione essenziale per la liberta“.
Il numero uno di Montecitorio prosegue attaccando il partito di Berlusconi: “Su questi temi il Pdl a rimorchio della Lega è il partito più arretrato d’Europa”. “Berlusconi e il Pdl sono una pagina chiusa, noi siamo già oltre” ribadisce Fini, che poi definisce il partito di maggioranza ”una pallida fotocopia della Lega”.
Numerosi i punti su cui Fini sembra adesso trovarsi in disaccordo con il premier. Dalla famiglia, quando chiede di “colmare il divario con l’Europa” e il riconoscimento delle famiglie di fatto, all’informazione, riguardo la quale afferma con tono vagamente provocatorio: “Meglio certi giornali che non bisogna leggere piuttosto che i Tg velinari, nel senso delle veline del regime e non delle belle ragazze”. Dalla sinistra: “Non saremo mai subalterni alla sinistra ma basta con la paura dei comunisti. Quel mondo è molto più complesso”, alla moralità, quando affermando di rimpiangere la “Prima Repubblica”, confessa di avere un rimpianto: “Ho rimpianto – dice – e credo che anche gli italiani lo abbiamo, del rigore, dello stile, del comportamento come Moro, Berlinguer, Almirante, La Malfa: la prima Repubblica era anche in queste personalità che non si sarebbero mai permesse di trovare ridicole giustificazioni a ciò che non può essere giustificato”.
Ancora più pesanti le accuse rivolte al governo sulla gestione dell’economia del paese: “L’Italia non è il Paese dei balocchi che Berlusconi dipinge”. “Il governo – continua il presidente della Camera – ha perso la rotta, galleggia”. Fini dice no ai “tagli lineari di Tremonti”, indiscriminati a suo giudizio.
Dopo aver mosso le proprie accuse, su svariati temi, al governo Berlusconi, Fini manda un primo avviso al premier: “Il patto di legislatura è possibile solo se c’è una nuova agenda politica e un patto di governo da qui al 2013. Non basta il compitino dei cinque punti”. Subito dopo elenca quelli che a parer suo dovrebbero costituire i punti cardine del nuovo programma, indigesti forse a Pdl e Lega: “Nuovo patto sociale, fiscalità di vantaggio per il sud e soprattutto “togliere di mezzo la legge elettorale della vergogna”.
“Berlusconi deve avere il coraggio del colpo d’ala. Deve prendere la decisione di rassegnare le dimissioni,risalire al Colle e dichiarare aperta la crisi e avviare una fase un cui si ridiscuta l’agenda il programma e verificare la composizione del governo e la natura della coalizione” dice Fini fra le acclamazioni dei partecipanti indicando il percorso che dovrà portare al nuovo esecutivo.
Non si è fatta attendere la risposta del premier Berlusconi, che apprese le pesanti accuse di Fini ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di dimettersi. Se vuole la crisi, Fini abbia il coraggio di venire in Parlamento e votare la sfiducia: questa la posizione del premier, dopo l’ultimatum dell’ex alleato.
Il Pd invece vede avvicinarsi la crisi di governo, che potrebbe portare ad elezioni anticipate: “Oggi Fini ha fatto un passo in avanti, piuttosto lungo, ha riconosciuto che il berlusconismo si sta spegnendo. E’ stato un passo ulteriore verso l’evidenza di una crisi politica. Ma la risposta è stata insufficiente” ha dichiarato Pierluigi Bersani, segretario del partito d’opposizione. Antonio Di Pietro, invece, rilancia l’ipotesi di una mozione di sfiducia e chiede a Pd e Fini di votarla: “Fini sia coerente: si faccia promotore di una mozione di sfiducia nei confronti del governo Berlusconi. Noi dell’Italia dei Valori – ha detto Di Pietro – lo appoggeremo senza riserve. In alternativa, appoggi la nostra mozione di sfiducia. A questo punto, però, è necessario che il Pd, non stia più a temporeggiare e si faccia esso stesso promotore di una autonoma mozione di sfiducia”.
Prosegue a oltranza quindi il faccia a faccia tra Fini e Berlusconi; ci si attende ora una mossa decisa, e decisiva, da una parte o dall’altra. Berlusconi deve incassare le pesanti accuse di colui che un tempo era il suo uomo politico di maggior fiducia, ma può contare su una Lega che sembra riscuotere sempre più successo, soprattutto nel Nord Italia. Fini cercherà inevitabilmente di riscuotere maggiori consensi con il suo nuovo Fli e l’opposizione lavora tra le linee, sperando nelle elezioni anticipate. Riuscirà il premier a evitare la crisi portando a termine il suo mandato?
Di Giuseppe Libertella

Author: Redazione Magazine (625 Articles)