Vertice Berluconi-Lega Nord. Bossi: “Andiamo avanti a patto che si faccia il federalismo”.


20090609_bossi-berlusconi32Lunedì 8 Novembre, il giorno dopo la richiesta di dimissioni presentata da Gianfranco Fini durante la convention di Fli a Bastia Umbra (Perugia), Berlusconi ha ricevuto alle ore 15 a Palazzo Grazioli i vertici della Lega Nord, nelle persone di Umberto Bossi, Roberto Maroni e Roberto Calderoli, rispettivamente leader del secondo partito di maggioranza, ministro dell’Interno e responsabile per la Semplificazione Normativa.

“Andiamo avanti a patto che si faccia il federalismo” annuncia la Lega, che attraverso un comunicato diramato dai propri capigruppo alla Camera e al Senato, Marco Reguzzoni e Federico Bricolo, spiega inoltre la propria posizione in merito alla probabile crisi di governo: “L’incontro è andato bene, andiamo avanti. Si è deciso di proseguire con l’azione riformatrice per realizzare il programma. Ne è emersa un’assoluta sintonia sui concreti problemi del Paese e sulle azioni da realizzare, a partire dalla situazione creatasi a seguito delle alluvioni in Veneto. Domani Bossi e Berlusconi saranno nei territori interessati insieme al presidente Zaia, per un sopralluogo nei comuni maggiormente colpiti”.

Berlusconi, consapevole della necessità dell’apporto della Lega per portare a termine il suo mandato,  evitando così le elezioni anticipate, dichiara che tutto il pacchetto sul federalismo sarà approvato prima di Natale.

Intanto da fonti vicine al centrodestra arriva la notizia che il senatore sardo del Pdl Piergiorgio Massidda potrebbe ad ore approdare in Fli, facendo scendere il numero dei senatori del Pdl da 161 a 160, come egli stesso spiega: “Avrà riflessi nazionali importanti. Ora il Pdl al Senato può contare su 161 voti contro 160, è di tutta evidenza il peso di un mio eventuale passaggio a Fli”.

Angelino Alfano e Franco Frattini, rispettivamente ministro della Giustizia e ministro degli Esteri confermano la loro contrarietà alla richiesta di dimissioni del premier, formulata da Fini durante la convention di Fli. “Se il Parlamento dovesse negare la fiducia torneremmo al popolo, ma non è immaginabile che il presidente del Consiglio si debba dimettere perché il presidente della Camera, per la prima volta nella storia repubblicana, ne chiede le dimissioni” tuona Alfano, mentre Frattini appare scettico riguardo le probabili future mosse del leader di Montecitorio, non sostenendo l’ipotesi secondo cui Fini potrebbe davvero staccare la spina all’attuale governo e “andare a casa per puro antiberlusconismo, senza passare per una profonda riflessione alle Camere”.

Ribadisce invece Antonio Di Pietro di voler presentare una mozione di sfiducia per Berlusconi, in modo da “stanare Fini”, e lo propone pubblicamente a Bersani, leader del Pd, attraverso una dichiarazione apparsa sul suo blog: “Caro Luigi, hai sentito pure tu che ieri Fini ha detto che Berlusconi si deve dimettere? Ti rendi conto anche tu che forse è arrivato il momento di sfiduciarlo visto che lui non si dimetterà mai? Tu potresti replicare che non abbiamo i numeri per farlo. Ma è qui che casca l’asino. In questo momento, noi dobbiamo stanare Fini e non Berlusconi”. Bersani, tenendo fede alla sua strategia politica, risponde cauto a Di Pietro: “C’è un sacco di gente che ci dà consigli e sono sempre graditi. Adesso sentiamo cosa dicono Berlusconi e Bossi, domani riuniamo i nostri organismi e sicuramente svilupperemo tutte le iniziative, parlamentari e non, utili a chiarire la situazione perché la crisi c’è ed è ora di certificarla”.

Insomma dopo la convention di Fli e il vertice Berlusconi-Lega la situazione politica italiana, e nello specifico dell’attuale governo, si tinge di maggior chiarezza: Berlusconi e Bossi rimangono saldi nella loro convinzione di portare a termine la legislatura, mentre Fli e Pd tengono il colpo in canna, non sferrando l’attacco decisivo. Ago della bilancia potrebbe rivelarsi l’Idv di Di Pietro, nel caso in cui riuscisse a presentare la mozione di sfiducia per l’attuale governo, ottenendo il tanto desiderato sostegno di Fini che potrebbe rimandare i cittadini italiani al voto.

Di Giuseppe Libertella

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