Crisi di governo imminente. Il punto della situazione e gli ultimi sviluppi.
Giorni decisivi per le sorti del governo Berlusconi. Lo scorso Martedì 9 Novembre è stato battuto tre volte su tre votazioni alla Camera.
Prima sconfitta riguardo l’emendamento relativo alla mozione sul trattato di Amicizia Italia-Libia, presentato da Matteo Mecacci, radicale del Pd. In questa occasione è stato possibile assistere ad un primo passo avanti di Futuro e Librtà, che votando con l’opposizione sull’emendamento che di fatto impegna l’esecutivo a rivedere il trattato di “amicizia” con la Libia, ha commesso il primo sgambetto all’esecutivo. L’emendamento è passato con 274 voti a favore e 261 voti contrari. L’Udc di Casini invece ha inflitto la seconda sconfitta al governo, sempre sui rapporti tra Italia e Libia. Il parere del governo era contrario, Fli ha votato a favore. Il testo è passato con 281 sì, 269 no e un astenuto. La terza battuta d’arresto sul trattato Italia-Libia è arrivata con l’approvazione della mozione presentata da Fli, a cui il governo aveva sempre dato parere contrario.
“Dobbiamo far capire a Berlusconi che senza i voti di Fini non va da nessuna parte” ha detto Bocchino ai colleghi di Fli che erano indecisi su come votare, scatenando cori dai banchi del Pdl: “Buffone, buffone!”, gridavano.
Segnali importanti, indicativi forse di quelle che saranno le prossime mosse di Fli e Udc. Berlusconi e i suoi più stretti collaboratori, consapevoli dell’attuale fragilità del governo, valutano la situazione, ipotizzando nuove strategie che possano evitare le elezioni anticipate. “Le prospettive di vita del governo sembrano essere brevi” afferma il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, all’indomani delle tre sconfitte alla Camera. Dichiarazioni pesanti come macigni, perchè pronunciate da uno degli uomini più vicini al premier, che adesso sembra alzare bandiera bianca: “Questo governo che rappresento pro tempore ha prospettive molto più brevi del 2020, e in queste ultime ore sembrano restringersi non ad anni ma a periodi e misure di tempo più contenuti” ha dichiarato ancora nel suo intervento a un convegno sulle prospettive delle telecomunicazioni.
Secondo fonti parlamentari il presidente Berlusconi starebbe valutando l’ipotesi di un governo bis esteso ai centristi dell’Udc di Casini, che intanto ha incontrato a Montecitorio il presidente della camera Fini, insieme al leader di Alleanza per l’Italia, Francesco Rutelli. Nessuna dichiarazione viene rilasciata al termine del vertice a tre, durato un’ora e mezza circa. Ha invece espresso un parere positivo sull’incontro Dario Franceschini del Pd, giudicando “positivo” appunto l’avvicinamento tra Fini e Casini, costringendo così il Pd “a registrare la possibilità della nascita di un Terzo Polo, che noi non possiamo impedire, ma su cui dobbiamo ragionare”. Una prospettiva, conclude Franceschini, “che ci spinge a maggiori sfide riformiste e niente impedisce che possa esserci una collaborazione”.
Si muove quindi anche il Pd, che cominciato la raccolta di firme per la mozione di sfiducia all’esecutivo. A dare la notizia è il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, arrivando all’assemblea nazionale dell’Anci. “Stiamo raccogliendo le firme, poi vedremo tempi e modi dell’iniziativa”, dice Bersani, che spiega: “Il nostro obiettivo è di rendere evidente e formale la crisi. Abbiamo affidato ai nostri capigruppo, che se ne intendono, il compito di trovare i percorsi e le tecniche migliori per arrivare a questo obiettivo. Intanto, però, abbiamo cominciato a raccogliere le firme”. Di Pietro commenta soddisfatto: “Finalmente, è l’unica cosa da fare”.
La situazione è in continua e costante evoluzione, e nella mattina dell’11 Novembre, appena conclusasi la battaglia sulle dimissioni del ministro Bondi, Gianni Letta attua una mossa concordata poco prima con Silvio Berlusconi in partenza per il G20 di Seul: l’ultima trattativa con Gianfranco Fini. “Se si tratta di fare una crisi pilotata, solo un passaggio rapido al Quirinale e una compagine governativa rinnovata – queste le condizioni dettata dal Cavaliere al suo braccio destro – allora se ne può parlare”; un Berlusconi bis insomma.
Secca e negativa la risposta di Fini, che pretende una svolta nella politica italiana: “Ma di che stai parlando? Questa – ha riposto Fini a Letta – è una cosa che non sta né in cielo né in terra. Io non posso fare tutto questo per due ministeri in più”. L’unica ipotesi che i finiani prendono in considerazione pe ricucire con “questo centrodestra” è un “passo indietro del Cavaliere”: “È chiaro, che se il nuovo governo fosse presieduto da un altro, da Tremonti, da Maroni, da Letta o da Alfano, tutto cambierebbe. Sarebbe un’altra partita” dichiara Fini ai suoi fedelissimi. Ipotesi questa subito esclusa dal presidente del consiglio, come si evince dalle parole di Letta, suo sottosegretario: “È chiaro – ha spiegato a Fini – che il capo del governo sarebbe Silvio. Lui non ha alcuna intenzione di ritirarsi. Su questo nessuna trattativa è possibile”.
Dopo aver incontrato in ordine cronologico Casini e Rutelli e Letta, nella tarda mattinata di Giovedì 11 Novembre Fini incontrerà il ministro delle Riforme e leader della Lega Nord Umberto Bossi, per un estremo tentativo di trovare un accordo per salvare la legislatura: nessun passo indietro da parte di Berlusconi, disponibilità a rivedere la composizione dell’esecutivo. Uno dei temi salienti dell’incontro sarà la la exit strategy che dovrebbe essere messa a punto. Nessuno al momento sembra volere una crisi al buio, anche per accogliere l’invito del capo dello Stato ad approvare la legge di Stabilità che terrà impegnato il Parlamento fino a metà dicembre. Le possibile elezioni potrebbero svolgersi in primavera; resta da decidere come arrivare fino ad allora.
Di Giuseppe Libertella

Author: Redazione Magazine (625 Articles)