La Corte d’Appello: “Dell’Utri mediatore tra Cosa Nostra e Berlusconi”.
Marcello Dell’Utri, senatore Pdl, è stato condannato a 7 anni di carcere dalla Corte d’Appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Le motivazioni della condanna vengono spiegate nelle 641 pagine depositate dai giudici in cancelleria; Dell’Utri, sentenzia la Corte, “ha apportato un consapevole e valido contributo al consolidamento e al rafforzamento del sodalizio mafioso”. L’imputato avrebbe inoltre fatto da tramite per molti anni tra i boss e Berlusconi, “una delle più promettenti realtà imprenditoriali di quel periodo che di lì a qualche anno sarebbe diventata un vero e proprio impero finanziario ed economico”, motivo per cui la Corte ritiene “certamente configurabile a carico di Dell’Utri il contestato reato associativo”.
Nelle 641 pagine depositate dai giudici di Palermo figura anche il nome del mafioso Vittorio Mangano, che sarebbe stato assunto, su proposta di Marcello Dell’Utri, come “stalliere” nella villa di Arcore non tanto per accudire i cavalli ma per garantire l’incolumità di Silvio Berlusconi. Gli stessi giudici inoltre ritengono fondata la testimonianza del collaboratore di giustizia, Francesco Di Carlo, secondo cui nel 1975 si svolse una riunione “negli uffici di Berlusconi”, alla quale presero parte, oltre a Dell’Utri, anche i boss Gaetano Cinà, Girolamo Teresi e Stefano Bontade, che all’epoca era “uno dei più importanti capimafia”.
Motivo della presenza di Mangano ad Arcore sarebbe stato avvicinarsi a Berlusconi, “imprenditore milanese in rapida ascesa economica”, e garantire la sua incolumità “avviando un rapporto parassitario protrattosi per quasi due decenni”. Berlusconi avrebbe quindi pagato “ingenti somme di denaro in cambio della protezione alla sua persona e ai familiari”.
Assolto invece Dell’Utri dall’imputazione chiesta dall’accusa nei suoi confronti: l’esistenza di un patto di scambio politico-mafioso. “Non risulta infatti provato -scrivono i giudici nelle motivazioni- né che l’imputato Marcello Dell’Utri abbia assunto impegni nei riguardi del sodalizio mafioso, né che tali pretesi impegni, il cui contenuto riferito da taluni collaboranti (generica promessa di interventi legislativi e di modifiche normative) difetta di ogni specificità e concretezza, siano stati in alcun modo rispettati ovvero abbiano comunque efficacemente ed effettivamente inciso sulla conservazione e sul rafforzamento del sodalizio mafioso”.
Il senatore del Pdl, il giorno dopo la deposizione delle motivazioni con cui i giudici di Palermo lo hanno condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, ha dichiarato: “È una favola che si è continuamente sviluppata fino ad arrivare a questa sentenza che per fortuna non è definitiva e io con tutta serenità mi aspetto che ci sia una sentenza finale diversa poi vedremo”, e ancora concludendo: “Incontri mai provati, frutto di fantasie di pentiti. Un certo Di Carlo che si è inventato questa storia, mai provato. Hanno detto pure dove erano gli uffici, non hanno descritto neanche come erano anzi li hanno descritti in maniera diversa. Quindi è tutto un frutto di illazioni”.
Dell’Utri ha anche parlato di Mangano, ai microfoni di una giornalista di SkyTg24: “A Berlusconi serviva un fattore che fosse competente di cavalli e cani, io ho detto che nell’ambito delle mie conoscenze c’era una persona competente in questo settore. Lui lo ha visto, gli è piaciuto ed è stato assunto”.
Numerose e consuete le dichiarazioni dal mondo politico. Di Pietro “condanna” fermamente Berlusconi: “È ormai accertato in sede giudiziaria che Berlusconi ha avuto rapporti con la mafia, non fosse altro perché ricattato dalla stessa mafia che lui ha comprato per stare bene”. “Berlusconi scese a patti con la mafia. Se la portò in casa come stalliere, per assicurarsi la tranquillità economica e personale”, ha detto poi il leader dell’Idv al TG7. Mentre Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, dichiara: “Speriamo che la Cassazione faccia giustizia, è una condanna ingiusta. Di più: la Corte d’Appello ha chiarito che non c’è stato alcun patto politico o elettorale con la mafia, e ha smontato una serie di altri teoremi, a partire dalle assurde accuse di Spatuzza”.
Attesa adesso la sentenza, ultima e definitiva, della Cassazione. In proposito si è espresso il ministro dell’Interno Roberto Maroni nel corso di In mezz’ora, la trasmissione di Lucia Annunziata in onda su RaiTre: “Se condannato in Cassazione probabilmente Marcello Dell’Utri dovrà andare in carcere, non c’è immunità che tenga di fronte ad una sentenza di condanna”.
Intanto Tg1 e Tg5 confermano quanto affermato da Berlusconi il 12 settembre 2010 durante il suo discorso alla festa dei giovani di Atreju: “Non leggete i giornali perché disinformano”. Esatto. Disinformazione è la parola d’ordine. Nessuna rilevanza è stata data dai due telegiornali alla condanna del senatore Dell’Utri. E ora la commissione di vigilanza fa sapere che valuterà la scelta del Tg1.
La notizia più discussa ultimamente nei vari Tg e salotti televisivi è la possibile crisi di governo con conseguenti nuove elezioni; sarebbe più giusto forse concede maggior spazio alle notizie “scomode”; evidentemente al cittadino non è dato sapere che il Presidente del Consiglio potrebbe aver costruito la propria carriera politica grazie ad aiuti alquanto discutibili e dalla dubbia provenienza. L’importante è sapere che Berlusconi ama le “belle ragazze” o che George Clooney ed Elisabetta Canalis probabilmente presto convoleranno a nozze. Dell’Utri, Bontade e Berlusconi fanno parte di un altro paese e di un’altra storia, quella che grandi uomini, e grandi giudici, come Falcone e Borsellino avrebbero combattuto per farne venire fuori la verità.
Di Giuseppe Libertella

Author: Redazione Magazine (625 Articles)