Mara Carfagna: “Il 14 Dicembre voto la fiducia e il 15 mi dimetto”.


mara_carfagna“Così non posso andare avanti, non è più il mio partito. Perché questo non è il partito di Berlusconi ma di Verdini, Cosentino e La Russa”. Queste le parole pronunciate dal ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, ai suoi collaboratori e ai suoi colleghi. Un attacco diretto che prelude a un gesto ancor più forte e significativo: le dimissioni.

La Carfagna sarebbe molto arrabbiata e amareggiata con i presidenti delle provincie di Salerno e di Napoli, Edmondo Cirielli e Luigi Cesaro, sulla vicenda dei rifiuti in Campania. Tutto ruota attorno alla gestione dei termovalorizzatori che dovrebbero presto essere costruiti a Napoli e Salerno. La Carfagna avrebbe voluto che i presidenti di provincia fossero esautorati dalla gestione di questi impianti in Campania, ed ha proposto che fosse nominato un commissario, a scelta del governo, trovando il presidente della Regione Stefano Caldoro d’accordo con la sua proposta. Per questa sua posizione, avrebbe spiegato il ministro delle Pari Opportunità, Cirielli e Cesaro l’avrebbero spesso attaccata sul piano personale. “Avevo proposto questa soluzione per mettere a riparo l’operazione da affari sporchi - si sfogava lei qualche giorno fa con alcuni deputati in Transatlantico – Ma questo è ormai il partito dei Verdini, dei Cosentino e dei La Russa”.

Nonostante lo sfogo della Carfagna, Cosentino e i suoi hanno ottenuto ciò che volevano: subito dopo il Consiglio dei ministri di giovedì 18 Novembre, i deputati che fanno capo a Cosentino, gli stessi presidenti delle Province di Salerno, Cirielli, e di Napoli, Cesaro (sotto inchiesta a Napoli), e poi Landolfi e Laboccetta e Castiello danno tutti segni di nervosismo. Disertano alcune votazioni in aula. Sfruttando le attuali difficoltà di un governo in crisi, fanno sapere a Berlusconi di essere pronti a passare al gruppo misto se quel decreto non verrà modificato, facendo così saltare la Finanziaria e mettendo ulteriormente a rischio la fiducia del 14 Dicembre.

Cosentino quindi, piomba a Palazzo Grazioli, accompagnato da Landolfi. C’è anche Gianni Letta in stanza col premier. Subito dopo l’incontro, il coordinatore Pdl in Campania va a Montecitorio e da notizia del “successo” ai suoi, riportata dalle agenzie di stampa: “Sono molto soddisfatto, Berlusconi mi ha dato garanzie sulle competenze e sulla corresponsabilità degli impianti tra Province e Regione. La quadra trovata permetterà di accelerare la costruzione degli impianti”. Si prevede un immenso giro di soldi, probabilmente il motivo per cui Cosentino, Cirielli e Cesaro aspiravano tanto ai ruoli di responsabili degli impianti: 75 milioni di euro sono stati investiti per la realizzazione del termovalorizzatore di Salerno, altrettanti se ne prevedono per quello di Napoli.

Per queste problematiche legate ai termovalorizzatori campani, il ministro avrebbe chiamato anche Silvio Berlusconi, appena giunto a Lisbona per partecipare al vertice Nato (19 Novembre, ndr), per sfogarsi ed esprimere tutta la sua amarezza per gli attacchi dei suoi colleghi di partito. Ma non è tutto. Oggetto della rabbia espressa dalla Carfagna sarebbe anche l’intervista di Giorgio Stracquadanio, deputato Pdl, al Corriere della Sera: “Berlusconi l’ha fatta diventare ministro, però è altrettanto vero che lei deve moltissimo a Italo Bocchino, che se ne è preso cura, politicamente, fin da subito. Suppongo che Bocchino le abbia chiesto di passare con Futuro e libertà.”, su un possibile passaggio in Fli dopo le sue altrettanto probabili dimissioni. Ipotesi subito smentita dalla diretta interessata, che nonostante si senta tradita, raggirata e abbandonata, dichiara di non voler cambiare partito, “piuttosto mi dimetto da parlamentare” ha dichiarato.

Aspro anche lo scontro con Alessandra Mussolini, la quale aveva fotografato la Carfagna e Bocchino insieme in Parlamento, accusandola di “tradimento”. “Quello è stato un atto di cattivissimo gusto che non merita commenti ma che si addice alla persona che l’ha commesso”, ha dichiarato il ministro delle Pari Opportunità durante un intervista rilasciata al Mattino; “a Napoli le chiamano vaiasse…” ha proseguito. Non si è fatta attendere la risposta della Mussolini: “E’ gravissimo che il Ministro Carfagna rivolga a mezzo stampa gratuiti e volgari insulti ad una donna parlamentare. Per questo inqualificabile comportamento, in palese contrasto con le finalità che il Ministero delle Pari Opportunità persegue, dovrebbe immediatamente rassegnare le dimissioni”. E promette: “La Carfagna sappia che alla prima occasione di incontro sarà mia cura replicare ai suoi insulti, guardandola dritta in quei suoi occhioni, che dopo le mie parole, ne sono certa, risulteranno ancora più sbarrati”.

Il governo Berlusconi potrebbe quindi perdere un altro pezzo. Pochi giorni fa dal vertice Nato di Lisbona il premier aveva dichiarato “non mi dimetto, avremo una buona fiducia, sono al 56% dei consensi e sono il numero uno in Europa”, ma i fatti sembrano dimostrare il contrario. Le difficoltà sono palesi e innegabili, e quotidianamente sorgono nuovi problemi, posti spesso da ministri “ribelli” come Mara Carfagna. Che sia giunto il momento forse che anche il popolo italiano si ribelli alle gesta di un uomo afflitto da manie di onnipotenza? L’unico modo civile e democratico concesso al cittadino per “ribellarsi” è il voto, quindi, per il momento si può solo attendere il responso che verrà fuori il 14 Dicembre prossimo dalle aule del Parlamento.

Di Giuseppe Libertella

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