Mara Carfagna: “Torno indietro solo se Silvio mi ascolta”. Mussolini minaccia di non votare la fiducia il 14 Dicembre.
Sono giorni difficili per la donna che più di ogni altra ha incarnato a suo tempo l’archetipo femminile del berlusconismo. Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità, rappresenta l’ultimo esempio di un partito allo sbando, a livello locale, dove comandano “pochi capi con metodi dittatoriali”, a livello nazionale, dove l’unico capo, Silvio Berlusconi, non sa più comandare: questo è oggi il Pdl, in crisi più che mai. La donna “ribelle”, ex simbolo del femminismo di destra, non sembra affatto pentita del suo gesto, della sua rottura con Berlusconi, anzi, rincara la dose, determinata nella sua azione: “La misura era colma. Ho fatto la mia scelta, e sono obbligata ad andare avanti. Quale sarebbe l’alternativa? Vivacchiare, facendo finta di niente? No, mi dispiace, non mi interessa”.
Non le tange la retromarcia di La Russa, che il 21 Novembre, durante una telefonata rivolta proprio alla collega, ha ammesso “l’errore di questi mesi, cioè aver lasciato tutte le leve del partito nelle mani di Verdini”. L’unico modo per far vacillare le certezze della Carfagna sarebbe ridiscutere la sua proposta di nominare un commissario, a scelta del governo, che si occupi della gestione dei termovalorizzatori in Campania; ipotesi subito bocciata da Cosentino, Cirielli e Cesaro, rispettivamente coordinatore regionale del Pdl in Campania e presidenti della Provincia di Salerno e Napoli.
Due sono quindi le questioni che negli ultimi giorni hanno scatenato l’ira funesta di Mara Carfagna, portandola addirittura ad annunciare le proprie dimissioni da ministro delle Pari Opportunità.
La prima riguarda i rifiuti in Campania, e quindi la gestione dei termovalorizzatori. “A Salerno c’è il rischio che il termovalorizzatore non si faccia, a causa dello scontro tra Comune e Provincia. Sarebbe un danno enorme per quell’area. Per questo all’ultimo Consiglio dei ministri ho proposto di affidare le procedure a un commissario, nella persona del presidente della Regione Caldoro”. Ma Cosentino e Cesaro, che nutrirebbero molti interessi nello squallido business dei rifiuti, sono sempre stati contrari a questa proposta. Da qui la battaglia della Carfagna “per la legalità”. Da qui la sua denuncia sulle “bande di potere che stanno distruggendo il partito”. “Su questo primo punto non scendo a compromessi. In Campania ci ho messo la faccia, con quei 58 mila voti presi alle regionali. Voglio essere a posto con la mia coscienza: se salta il termovalorizzatore, c’è il pericolo che anche Salerno, dopo Napoli, finisca sommersa dai rifiuti”. Dunque, sui rifiuti la Carfagna non appare intenzionata a fare retromarcia.
La seconda questione riguarda la struttura del Pdl, “usato” a suo giudizio “come uno strumento di potere a vantaggio di pochi capi locali”; “Io non sto facendo una battaglia contro il partito, ma il fatto è che rischia di esploderci in mano. Io mi batto per un partito vero, autenticamente liberale e democratico, e non usato come uno strumento di potere a vantaggio di pochi capi locali che fanno il bello e il cattivo tempo. Perché questo è l’andazzo. A livello regionale e provinciale, il partito è governato con sistemi dittatoriali. Ed è chiaro che su questo c’è stata una sottovalutazione, se non un avallo, a livello nazionale”.
Ma non è tutto. La Carfagna avrebbe spesso raccontato ai suoi uomini di fiducia alcuni spiacevoli episodi accaduti nei suoi confronti; racconta spesso di come, in questi mesi, non sia stata neanche invitata alle riunioni dei parlamentari campani, di come, qualche volta, siano state addirittura “sostituite le date delle convocazioni via Internet”, di come a Salerno sia stata costretta ad aprire una segreteria politica a sue spese, perché il partito non le ha messo a disposizione nulla. Verdini ha provato ad andare incontro ai suoi disagi, mal interpretando le sue richieste: “Mara, cosa vuoi? Più uomini in giunta? Io te li do”. Il suo problema non è questo. “Io voglio prima di tutto rispetto. Voglio che le cose che dico siano ascoltate. E invece vengo delegittimata. Perché ci sono altri che “contano”. Perché sono donna, e vorrei vedere cosa sarebbe accaduto se le stesse questioni le avesse sollevate un uomo “.
La Carfagna si appella al premier adesso, per il bene del Pdl: “Non voglio la rottura a tutti i costi. Sono disponibile a ricucire, purché però arrivino risposte concrete“. Risposte che potrebbero arrivare unicamente da Berlusconi, leader del partito. “Vedremo. Io sono scesa in politica con Berlusconi, e sono diventata parlamentare e ministro grazie a lui. Per questo ho annunciato che voterò la fiducia il 14 Dicembre. Ma a questo punto Berlusconi deve dare un segnale chiaro e forte. Sul governo lo sta già facendo. Ora tocca al partito, che ne ha altrettanto bisogno”.
Intanto Alessandra Mussolini, durante un’intervista al Tg La7, dichiara di pretendere le scuse della Carfagna in merito alla polemica nata nei giorni scorsi tra i banchi della Camera; c’è in ballo il voto di fiducia al governo del 14 Dicembre prossimo: “O la Carfagna mi chiede pubblicamente scusa o io non voto la fiducia il 14 dicembre”. “Avevo posto alla Carfagna una questione politica, ho avuto in risposta un insulto. Non voto la fiducia ad un governo dove c’è un Ministro per le Pari Opportunità che insulta le donne”.
di Giuseppe Libertella

Author: Redazione Magazine (625 Articles)