Trentacinque giornalisti nell’occhio delle mafie
Roberto Saviano parla della macchina del fango, l’Osservatorio “Ossigeno dell’informazione” racconta di giornalisti che non hanno più una redazione dove scrivere. Il problema è lo stesso: il pericolo per i giornalisti che adempiendo in pieno al loro dovere scrivendo, raccontando di mafia, di‘ndrangheta, di collusione tra poteri politici-economici e mafiosi di mettere a repentaglio la propria vita e quella dei loro cari. La paura convive con loro e la maggior parte delle volte sono voci lasciate sole, abbandonate al vento. Tanto da portare Gianni Lannes, direttore di Terra Nostra, a congelare le pubblicazioni per protesta scrivendo sul sito www.italiaterranostra.it “: «Siamo liberi, indipendenti e non condizionabili, ma il direttore non mette a repentaglio la vita e l’incolumità dei suoi collaboratori». Questo dopo che la sua macchina era stata fatta saltare in aria per la seconda volta senza che si procedesse all’assegnazione della scorta.
Sono 35 almeno i cronisti che negli ultimi mesi sono finiti nel mirino dei clan. E questo numero è drammaticamente a difetto, perché non tiene conto di tutti quei giornalisti che hanno paura a denunciare o il cui potere è talmente blando da non riuscire ad avere nemmeno un fondo di giornale nelle pagine di un quotidiano locale.
Sono i cronisti locali, quelli che operano in piccole redazioni per lo più sconosciute oltre i confini provinciali, ad avere la peggio in questa cruenta lotta. La loro voce è debole. Sono dentro la realtà locale, prendono il caffé nello stesso bar del boss che poi potrebbe firmare la loro condanna a morte e vanno alle riunioni scolastiche con le persone di cui stanno studiando i dossier. Se per noi, questi cronisti sono al massimo dei nomi, per i mafiosi di cui scrivono hanno una faccia e una famiglia ben conosciuta. In questo gioco dell’assassino l’Italia è uguale al nord come al sud. Certo in questa zona sono più numerosi i casi, ma nel ricco settentrione, dove i clan stanno prendendo piede perché c’è la vera ricchezza non sono esenti. Lì si annida anche il problema della non accettazione, anche da parte di molti cronisti, dell’esistenza della stessa realtà malavitosa meridionale. E fanno sicuramente più fatica dei loro colleghi ad entrare nelle sue dinamiche perché non fa parte ancora del loro retaggio culturale. Gianni Barbacetto, direttore dell’”Osservatorio sulla criminalità al nord” e giornalista, dice che la mafia al Nord «non c’è perché sulla pagine locali, anche in quelle dei quotidiani più blasonati, si parla del singolo omicidio o del fatto di cronaca a sfondo mafioso, ma mai ho letto un pezzo che leghi fra loro i fatti. Che dia la misura generale delle pericolose infiltrazioni mafiose».
Al Sud questo avviene a scapito di molte vite.
Gianni Ruotolo è certamente tra i giornalisti più noti tra quelli che hanno ricevuto minacce attendibili, ma molti suoi colleghi e anche gente che combatte, critica la malavita attraverso altri mezzi come blog e il palcoscenico vivono nello stesso stato di angoscia. Nella stessa privazione alla vita libera. Non è comodo, non è conciliante non potersi muovere da soli, dover essere accompagnati e sorvegliati in ogni dove. Giulio Cavalli, per esempio, è un attore, un regista di denuncia. I suoi spettacoli li scrive insieme a cronisti e magistrati. Dal 2006 ha la scorta perché con lo spettacolo “Do ut des” è andato contro i capi mafia. Inoltre si è candidato alle regionali ed ora la sua vita è ancora più a rischio. Si è candidato nella ricca e sana nord, a Varese.
Questo, in breve, quello che emerge dal rapporto dell’”Osservatorio per l’Informazione”, istituito dalla FNSI, dall’Ordine dei Giornalisti e con la collaborazione di Articolo 21. Questa è l’Italia che stiamo regalando alle nuove generazioni tappandoci le orecchie, chiudendo gli occhi e non sentendo il tanfo.
di Federica Rondino

Author: Federica Rondino (32 Articles)
Comments
2 Responses to “Trentacinque giornalisti nell’occhio delle mafie”Trackbacks
Check out what others are saying about this post...Trentacinque giornalisti nell’occhio delle mafie …
Roberto Saviano parla della macchina del fango, l’Osservatorio “Ossigeno dell’informazione” racconta di giornalisti che non hanno più una redazione dove scrivere. Il problema è lo stesso: il pericolo per i giornalisti che adempiendo in pieno al loro d…
Trentacinque giornalisti nell’occhio delle mafie…
Roberto Saviano parla della macchina del fango, l’Osservatorio “Ossigeno dell’informazione” racconta di giornalisti che non hanno più una redazione dove scrivere. Il problema è lo stesso: il pericolo per i giornalisti che adempiendo in pieno al loro d…