Wikileaks pubblica un nuovo dossier sugli affari occulti tra Berlusconi e Putin
Nella nuova serie di documenti classificati diffusi da Wikileaks c’è un dossier sui rapporti tra Italia e Russia, risalente al gennaio 2009, che questa mattina (2 dicembre, ndr) ha spinto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a dichiarare di “curare soltanto l’interesse degli italiani” e non quello personale.
Secondo quanto dichiarato su Repubblica.it “Il 12 giugno del 2009, poco prima che Barak Obama incontrasse per la prima volta a Washington il premier italiano, Hillary Clinton, scrive l’edizione online del quotidiano spagnolo El Pais, aveva mostrato la sua inquietudine per l’influenza che l’Italia esercita sulla politica russa nei confronti degli Stati Uniti. Il segretario di Stato si era chiesto se i “leader politici ed economici italiani” non avessere esercitato “un’influenza negativa nella politica russa nei confronti degli Stati Uniti”, “e se e così, com’è avvenuto?”, chiedeva la Clinton in un cablogramma diplomatico inviato a Roma e a Mosca.”
Ancora si legge su Repubblica.it che “Sei mesi dopo, il 28 gennaio del 2010 (cablogramma 246008), il segretario di Stato americano chiese ancora una volta alle delegazioni europee che inviassero “ogni genere di informazione” sui rapporti tra Berlusconi e il presidente russo. Il diaspaccio terminava chiedendo, nonostante ancora non fosse cominciata la guerra civile all’interno del Pdl, “in che modo Mosca riteneva che sarebbero cambiate le sue relazioni con l’Italia nel caso in cui Berlusconi avesse cessato di essere il primo ministro”. Inoltre, Hillary Clinton chiedeva dati sulla “relazione tra i dirigenti dell’Eni, incluso l’amministratore delegato Paolo Scaroni, e i dirigenti del governo italiano, soprattutto il primo ministro Berlusconi e il ministro degli Esteri” (Franco Frattini). E reclamava “esempi, se possibile, di qualunque caso nel quale il governo italiano abbia preso decisioni per favorire imprenditori o interessi commerciali italiani a spese delle preoccupazioni (degli Stati Uniti) sulla politica energetica”.
Il 5 febbraio del 2010 la delegazione moscovita rispose alla Clinton, confermando, con un’informazione classificata segreta, che Berlusconi e Putin “hanno un rapporto diretto”. Nel dispaccio 247415 l’ambasciatore degli Usa in Russia, John R. Beyrle, scriveva: “Nelle faccende importanti, sembra che le relazioni economiche tra la Russia e l’Italia siano condotte dai primi ministri, che mantengono un rapporto diretto e controllano alcuni delle maggiori imprese nell’ambito delle rispettive economie. Quale sia lo scopo finale di queste attività, è probabile che non dipenda solo da calcoli commerciali o di redditività”. Beyrle poi concludeva citando un informatore segreto: “Secondo il nostro contatto, sembra che tutto quello che accade nei livelli inferiori sia mera messinscena“.
Nel documento è inoltre rivelata l’identità dell’informatore segreto. Si tratta di un funzionario dell’ambasciata italiana a Mosca, che nel cablogramma viene identificato per funzione, nome e cognome, seguiti da una parentesi che dice: “proteggere”. Il “contatto” esprime la sua “frustrazione” per il fatto che l’intimità tra Putin e Berlusconi “relegasse l’ambasciata nell’oscurità”. E spiegava: “La stessa ambasciata e il ministro degli Esteri, Franco Frattini, spesso vengono a conoscenza dei colloqui tra Berlusconi e Putin solo dopo che hanno avuto luogo, e con dettagli e background molto limitati”. Tuttavia, spiegava il diplomatico italiano, “sebbene questa stretta relazione non sia ideale dal punto di vista burocratico e sia più dannosa che vantaggiosa, a volte può risultare utile”
Secondo quanto dichiarato ancora su Repubblica.it, “Profondamente irritati per le conseguenze dell’amicizia tra Berlusconi e Putin, a quel punto gli Stati Uniti, rivelano i documenti pubblicati da Wikileaks, decidono, attraverso l’ambasciata a Roma, di porre in essere “un piano per mitigare il problema e contrastare la corrosiva influenza” di tale amicizia. “Abbiamo avviato un’offensiva diplomatica con figure chiave dentro e fuori il governo italiano”, racconta Spogli, ambasciatore del governo Bush a Roma, nel gennaio del 2009. L’obiettivo è duplice: “Istruire i nostri interlocutori sulle attività russe e costruire un contrappeso di opinioni dissidenti contro le politiche russe, soprattutto all’interno del partito di Berlusconi”. “L’ambasciata ha agito con figure di spicco del governo in forma aggressiva e a tutti i livelli – aggiunge Spogli – Esponenti politici ed economici hanno lavorato con membri del partito Pdl e del governo, think tank e stampa per offrire una corrente d’opinione alternativa alla insistenza di Berlusconi secondo il quale la Russia è un Paese stabile e democratico ed è stato provocato dall’Occidente. Lo sforzo sembra funzionare. L’opposizione ha cominciato a chiedere spiegazioni a Berlusconi, e anche alcuni esponenti del Pdl in privato hanno cominciato ad avvicinarsi, a dire che avrebbero piacere di dialogare di più con noi sulla Russia, e ci hanno manifestato il loro interesse a calmare la ‘passione’ di Berlusconi con Putin”.
Di Giuseppe Libertella

Author: Redazione Magazine (625 Articles)