Berlusconi cerca la fiducia al Senato: “Se cado la sola strada possibile è il voto”
Titoli di coda. Battute finali.
Alle 9 di Lunedì 13 dicembre Silvio Berlusconi ha dato il via alla due giorni decisiva per le sorti del suo esecutivo. Ha chiesto la fiducia ai suoi parlamentari, non mostrando segni di resa, determinato a portare a termine il suo mandato, ribadendo la necessità di una “continuità operativa, di un Governo in perfetta efficienza, di una cooperazione istituzionale e politica ampia”. “Abbiamo bisogno di capacità di decisione. Abbiamo bisogno di tutto tranne che di una crisi al buio, senza che vi siano alternative valide al quadro politico stabilito dagli italiani con il loro voto”, ha proseguito il premier.
Nessun attacco diretto al “traditore” Fini, apertura ai “moderati” (Udc) e ipotesi di modifica dell’attuale legge elettorale, per “salvare il bipolarismo”. ”Considero una mia responsabilità ricomporre l’unità e l’alleanza di tutte le forze moderate che sono state all’origine del nostro impegno politico e che oggi ritroviamo, oltre che nel Popolo delle libertà e nella Lega, anche nel Fli e nell’Udc”.
Presenti nel discorso del capo del governo le scottanti questioni Abbruzzo e Napoli: “Volevamo togliere le macerie dal centro dell’Aquila – dice Berlusconi – ma il comune ha preferito affidare i lavori ad imprese locali. Ad ogni modo per la ricostruzione del centro dell’Aquila ci vorranno anni. A Napoli per i rifiuti il comune non ha fatto nulla. Bisognerà costruire tre termovalorizzatori”. Attacca poi il “vecchio” Pci quando parla della scarsa crescita del Pil: “Rispetto agli altri paesi abbiamo un enorme debito pubblico che il Pci contribuì ad aumentare. Ci penalizza la mancanza dell’energia nucleare e delle infrastrutture, a causa degli ambientalisti”.
Forte della tenacia che lo ha sempre caratterizzato, Berlusconi ha poi rivendicato i provvedimenti presi dal suo governo, fino a questo punto della legislatura: dal federalismo all’avvio della riforma fiscale, dall’introduzione della legge di stabilità alla difesa della tenuta dei conti pubblici, dalla riforma dell’Università (polemizzando con chi “sale sui tetti per intestare la protesta alla propria parte politica”) a quella della giustizia, che arriverà in Parlamento “dopo un ulteriore confronto”.
Conclude il suo discorso, pronunciato in trentuno minuti con l’alternanza di toni ora concilianti ora aggressivi, ribadendo che, in assenza di fiducia, l’unica alternativa sarà il voto. Nonostante questo, nonostante il governo sia in piena crisi e ad un passo dallo scioglimento, il premier si dice comunque certo di vincere ancora: “Sono certo che, quando verrà il momento il popolo italiano saprà valutare con buon senso e giustizia i meriti e le responsabilità”.
Di Giuseppe Libertella

Author: Redazione Magazine (625 Articles)