Nucleare sì. Nucleare no.
Nucleare sì, nucleare no. Mentre l’onda montante delle emozioni seguite ai tragici fatti del Giappone continua a tenere desta l’attenzione collettiva sul dibattito riaperto attorno al nucleare anche nel Belpaese, la divisione fra favorevoli e contrari rende evidente una contrapposizione frontale e netta fra le ragioni degli uni e quelle degli altri.
Il nucleare come alternativa energetica conveniente non convince quanti – e sono moltissimi – temono insidie e rischi degli impianti e la pericolosità delle scorie, mentre guardano con occhio ben più favorevole alle rinnovabili, alla loro efficienza energetica e alla loro innovatività.
Il referendum sul nucleare che si terrà a giugno è ancora una volta l’occasione per fare il punto su un tema delicatissimo: mentre la linea governativa è sembrata fino ad ora inamovibile sul nucleare, si è alzata forte la voce della protesta, che ci ha riportato indietro a più di venti anni fa, all’anno 1987, quando, dopo la tragedia di Cernobyl, in Italia l’esito dei tre referendum nazionali espresse chiaramente una volontà collettiva contraria all’uso del nucleare per scopi civili.
Adesso, con il referendum prossimo venturo alle porte, il governo appare più cauto e il Ministro Romani pone come priorità l’approfondimento della sicurezza.
Il presente – viene detto – impone una pausa di riflessione ma le discussioni però non si spengono: da più parti viene ribadito che le centrali di nuova generazione dovrebbero garantire più sicurezza rispetto a quelle nipponiche (vecchie di 40 anni), che l’utilizzo del nucleare è una potenziale strategia vincente per ridurre l’inquinamento di CO2 e che il ritorno all’atomo è una questione che riguarda il progresso da gestire in termini non ideologici, ma pratici.
Intanto sul tema si addensano molte nuvole scure: la responsabilità civile nel Belpaese è latitante ed è più che legittima la preoccupazione relativa al problema gestionale di una centrale, come quello su dove costruirla (tenuto conto che l’Italia è anche un paese, come noto, ad alto rischio sismico) e dove mettere le scorie.
Il punto è anche la convenienza della possibile operazione-atomo, che deve rispondere in maniera chiara ad una domanda di fondo, che, da qui ai prossimi mesi, deve restare centrale: si sta riflettendo abbastanza su una efficace pianificazione dei fabbisogni energetici?
I costi di questa possibile scelta (non certamente aliena da rischi) sono giustificati dai benefici che ne possiamo trarre?
La questione – in una Europa dove si fatica a intravedere una politica energetica comune – è di non poco conto. Cifre alla mano, la reale necessità di centrali nucleari, anche se più sicure perchè basate su principi di funzionamento diversi, è quantomeno discutibile.
Per approfondire il tema, rimandiamo al Forum sul Nucleare: http://www.forumnucleare.it/
Elena Paparelli

Author: Silvia (72 Articles)