Nessun Facebook per la Cina


china_internet_policeCome si coniuga la libertà di espressione con gli arresti per chi si esprime?
Come può convivere un social network con la censura?

Per avere una blanda risposta a tali quesiti basterà attendere le sorti dell’accordo che Facebook sta cercando di stipulare con un motore di ricerca web cinese. L’8 Aprile il direttore del Data Center of China Internet ha scritto sul Sina web che Facebook avrebbe firmato un accordo con un colosso nazionale per creare un social network che non fosse direttamente collegato a Facebook ma realizzato appositamente per la Cina Dopo questo messaggio numerose voci di corridoio si sono succedute arrivando a stabilire con le stesse dinamiche del gioco de“il telefono senza fili” che Facebook aveva firmato un accordo con il maggiore motore di ricerca cinese, Baidu. Baidu gestisce il 38% del traffico web cinese seguito da Google, Alibaba e Sohu. A Febbraio Rabu Li e Mark Zuckerberg avevano avuto un incontro presso la sede del primo, ma non è ancora certo che l’accordo sia tra i due firmato. Tra gli altri possibili partner anche Alibaba.china1

Attualmente sono 450 milioni gli utenti internet in Cina e il mercato è in forte espansione. Il maggiore social network del mercato mondiale è cinese. Si chiama Qzone è ha 200 milioni di utenti e considerando che è solo per cinesi le cifre fanno ancora più paura. Il social network di Palo Alto ne conta 175 milioni. Sono cifre che chiamano pubblicità ed era impensabile che Mark Zuckerberg non avesse tentato di entrarvi. In attesa dell’accordo atteso Facebook ne ha firmato uno con FPT per il Vietnam. Un altro dato importante per comprendere le dimensioni del mercato cinese sono quelle che provengono dal bilancio del China Mobile che gestisce la telefonia e l’accesso internet nel Continente. Solo nell’ultimo trimestre 2010 la compagnia ha fatturato un utile di 4,74 miliardi di dollari.
In Cina sicuramente non potrà entrare Facebook così come lo conosciamo in Occidente: la situazione nazionale è differente e la libertà di informazione ancora inesistente. Ai più è noto il caso Cina – Google scoppiato a Marzo 2010 quando il governo cinese accusava Google di non rispettare i parametri di “protezione” imposti dalle normative e censurò il motore di ricerca. Un altro evento recente può dare la dimensione del proibizionismo ancora in atto. A Ottobre 2010 un gruppo di ex funzionari del partito hanno diffuso mezzo internet una lettera in cui si richiedeva la libertà di espressione garantita dalla Costituzione dal 1982 ed ancora negata.

Di fronte al Mondo il governo di Pechino sostiene di essere uno Stato in cui i diritti sono rispettati, ma nella realtà sono numerosi gli arresti, con conseguente incarcerazione, di chi manifesta per la libertà. Tra gli ultimi a finire in carcere i due attivisti Ni Yulan e Dong Jiqin.

Ad oggi l’unico canale che riesce a far circolare le informazioni in maniera libera è Twitter, staremo allora a vedere come Mark Zackemberg riuscirà a far convivere in un nuovo social network lo spirito di libera circolazione di immagini e parole che gli ha permesso di creare Facebook con le limitazioni imposte dal governo cinese.

di Federica Rondino

  • Print
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Diggita
  • Diigo
  • eKudos
  • email
  • LinkedIn
  • MySpace
  • PDF
  • RSS
  • viadeo FR
  • Wikio

Gli utenti che hanno letto questo articolo, hanno letto anche ...

Line Break

Author: Federica Rondino (54 Articles)

Comments are closed.