La società e le donne tra Jamila e Kate
Forse è nella colpa della bellezza di Jamila una chiave di lettura del rapporto che le società hanno con le donne e il loro corpo. Jamila è il nome di fantasia della diciannovenne pakistana vera, obbligata a rimanere in casa per un divieto impostole dalla famiglia musulmana che vive a Brescia. Per farla tornare tra i banchi di scuola e i suo coetanei, c’è voluto l’intervento dei servizi sociali, della polizia, del Consolato, della Cgil e della Oversize Pakistan Italy, un’associazione di connazionali. Una ragazza bellissima Jamila che, per questo suo aspetto, poteva attirare sguardi altrui dai quali andava tutelata e protetta, facendole vivere il dono del fascino ricevuto da madre natura come una colpa da scontare.

La bellezza, la femminilità, la sensualità delle donne crea imbarazzo, fa sobbalzare, movimenta gli ormoni (maschili e femminili) e per questo esiste una persecuzione delle femmine che ne sono portatrici. Ma non solo tra i musulmani “rispettosi” di una religione assoggetta a interpretazioni del Corano (perché poi ogni volta si scopre che nel libro sacro quel divieto non vi era scritto), ma anche nelle nostre società occidentali (che si crede siano più evolute) caratterizzate da maschilismo che, di fronte all’esibizione del corpo delle donne, ne vede ultimamente sempre e solo la sua mercificazione. Sembra piuttosto un atteggiamento che nasconde una paura nei confronti della donna, che si vuole tenere nascosta, soprattutto nella sua fisicità, per evitare che crei scompiglio. Il corpo femminile anima e rimanda a erotismo e eccitazione, mondi con i quali ancora non si fanno bene i conti. Troppe inibizioni e retro pensieri, troppi desideri ingestibili che dimostrano l’esistenza del tabù nei confronti della femminilità e di quello che per la sua natura può suscitare. Meglio quindi mantenere la figura della donna relegata al ruolo di moglie perfetta e casta, come ben si evince dai fiumi di inchiostro dedicati negli ultimi mesi al matrimonio regale di William e Kate che si terrà il prossimo 29 aprile. Alla giovane fanciulla è stata giustificata anche l’elegante arrampicata sociale, proprio perché l’obiettivo era il matrimonio, cioè l’accasamento. È sempre lì che la donna viene riportata e giustamente collocata.

Lo ha ricordato bene Concita De Gregorio nel suo intervento a Perugia nell’ambito del panel Donne, media, potere (tenutosi mercoledì 13 aprile all’interno del Festival del Giornalismo), definendo gli impegni di quel tipo di collocazione “quelle robe lì” (intendendo faccende domestiche automaticamente scontatamente a carico delle donne). Dunque perché tanto interesse per il matrimonio dei regali? Perché rappresenta un sogno, quello di tutte le donne (dicono) che generazioni e generazioni di mamme e papà hanno fatto crescere negli stilemi di Cenerentola, della Bella Addormentata e nel sogno infame del principe azzurro (la cui ricerca è del tutto inutile e rovina l’esistenza). E’ nella maggior parte delle favole che si raccontano alle bambine che si nasconde molta dell’origine della cultura maschilista che ci domina e che poi rende una bellezza fuori dal normale, come quella di Jamila e un atteggiamento da donna libera (libera di pensare cosa vuole, di fare del proprio corpo quello che vuole, libera di restare single, libera di non volere figli) dei modelli da segregare o tenere a bada. La nostra società attuale teme le donne e quindi cerca in ogni modo di giudicarle per reprimerle. Sia nell’espressione corporale che mentale. Perché una donna è corpo e mente. E una cosa non esclude l’altra. E quando dico corpo non dico solo aspetto (poiché esiste anche la colpa della bruttezza), ma dico il sentire e il vivere con il corpo, l’emotività e i tempi del corpo femminile, la sensibilità e l’esperienza delle cose. E poi c’è la mente, quella che deve rendere la vita di una donna il più adatta possibile alle sue esigenze e alla sua natura.
di Lorenza Fruci

Author: Lorenza (16 Articles)