Cuba: Raul Castro nuovo Segretario del Partito e via alle riforme economiche


Raúl_CastroSvolte in vista per l’economia e la società cubana: Fidel Castro, 84 anni, ha lasciato il posto di segretario del Partito Comunista al fratello Raul (79 anni),  lasciando così l’incarico che ricopriva dal 1965 e di fatto ritirandosi dalla vita politica. L’annuncio è stato dato durante la cerimonia di chiusura del VI Congresso del Pcc (svoltosi per la prima volta dal 1997) in cui l’anziano líder, apparso in giacca sportiva, si è congedato tra gli applausi dei 997 delegati.

Il pensiero di Fidel è stato affidato ad una dichiarazione rilasciata al sito Cubadebate.cu, in cui dice: “Raul sapeva che non avrei accettato un ruolo nel partito; mi ha sempre chiamato Primo segretario e Comandante in capo, funzioni che delegai quando mi ammalai gravemente. Non ho mai cercato di esercitarle, neanche quando recuperai in modo considerevole la capacità di analizzare e scrivere. Credo di aver ricevuto sufficienti onori. Mai ho pensato di vivere così tanti anni; i nemici hanno fatto il possibile per impedirlo, hanno cercato di eliminarmi innumerevoli volte e spesso ho <collaborato> con loro”.

Ma al di là dei sentimenti e dei colpi di teatro, l’aspetto saliente del Congresso riguarda i contenuti approvati, circa 300 provvedimenti che di fatto aprono a maggiori investimenti esteri, all’iniziativa privata e più in generale ad una pianificazione che consideri le tendenze del mercato.

Vi sarà un taglio di lavoratori statali, allo scopo di aumentare l’efficienza della macchina statale, l’eliminazione graduale della “libreta” di razionamento, e l’ampliamento dell’iniziativa privata, con possibilità di effettuare la compravendita di case, ma senza raggiungere concentrazioni proprietarie.

Secondo le stime del Governo, ad oggi circa 130 mila contadini hanno ricevuto un appezzamento di terra, e a Cuba sono nate 171 mila piccole imprese, mentre si prevede che entro il 2015 1,8 milioni di cubani lavoreranno nel settore privato.

Naturalmente il modello sociale su cui si incastonano le riforme rimane quello del socialismo, che pur “aggiornato” resterà la principale forma dell’economia nazionale.

Un documento uscito dal Congresso afferma infatti che “la politica economica del partito seguirà il principio che solo il socialismo può vincere le difficoltà e preservare le conquiste della Rivoluzione e che nell’aggiornamento del modello economico predominerà la pianificazione, la quale terrà conto delle tendenze di mercato”.

Avanti adagio, dunque, ma si tratta pur sempre di significativi passi avanti per una società come quella cubana che da troppo tempo, complice anche il lungo embargo, guarda al passato e ai suoi sbiaditi miti rivoluzionari, e con difficoltà si avvia gradualmente verso maggiori forme di democrazia anche per evitare bruschi e pericolosi sconvolgimenti.

Simone Bartoli

(foto: Agȇncia Brasil)

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