26 Aprile 1986, Chernobyl bruciava.


chernobyl1986. La centrale nucleare di Chernobyl è il fiore all’occhiello della potenza sovietica, celebrata come un trionfo di altissima tecnologia e sicurezza, fonte di un’energia pulita, sicura e a basso costo. In realtà la propaganda politica sopperiva alle effettive mancanze tecniche della struttura.

Il 26 aprile all’1.24, durante un test di sicurezza ordinato dalle autorità, a causa di difetti  tecnici strutturali combinati ad errori umani, esplode uno dei reattori con forza inaudita, con livelli di radioattività di cento volte superiore a quella delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, sfondando il tetto: un blocco di acciaio di 2000 tonnellate.

Istantaneamente, 8 tonnellate di carburante radioattivo polverizzato viene sprigionato nel cielo. Tempestivamente, intervengono 69 pompieri che, inconsapevoli del disastro nucleare in atto, cercano di domare le altissime ed inesauribili fiamme. Trentuno di questi muoiono immediatamente per  effetto dell’esposizione alle forti radiazioni, gli altri vengono ricoverati per ustioni chimiche e termiche, problemi cardiaci e  il sistema immunitario completamente compromesso.

Nonostante ciò, il governo sovietico sceglie di mantenere l’assoluto riserbo sull’emergenza, non divulgando nessuna informazione sul disastro nucleare. Le uniche immagini che allarmano la comunità internazionale derivano da un satellite statunitense, che fotografa l’area della centrale 28 secondi dopo l’esplosione. Queste terribili immagini verranno divulgate solo dopo che l’Unione sovietica  ebbe avviato le operazioni per il contenimento del disastro e le tardive manovre di evacuazione.

La vicinissima cittadina di Pripyat, tuttora disabitata, situata a 3km della centrale  viene sgombrata soltanto 36 ore dopo l’esplosione. Vengono evacuate in meno di 5 ore oltre 50.000 persone. Agli abitanti fu detto che sarebbero potuti ritornare alle abitazioni in tre settimane, così che essi lasciassero automobili, elettrodomestici e la maggior parte dei loro affetti personali contaminati: la “città fantasma”, ad oggi conservata dal filo spinato esattamente come era 25 anni fa, non potrà essere abitata per i prossimi 500-600 anni.

Le operazioni di evacuazione non coinvolsero Kiev, attuale capitale ucraina, situata a 104 km dalla centrale.

La paura per la fusione del reattore nella falda acquifera sottostante spinge i tecnici a continuare il loro lavoro consapevoli del rischio. Si decide affinché venga piazzata una lastra di cemento armato sotto il reattore: 400 minatori in 15 giorni scavano un tunnel di 168 metri. Nel frattempo l’Armata Rossa deve procedere alla  rimozione  delle macerie radioattive nell’area: ogni uomo lavora nell’area per circa 3 minuti con tute di piombo di circa 30 kg. Precauzioni  pressoché inutili per le prime vittime, le uniche accertate e riconosciute ufficialmente, del disastro:  è un massacro silenzioso ed inesorabile che coinvolge militari, tecnici e volontari nel breve periodo e l’intera popolazione nel lungo.

Un bilancio secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità che sarà possibile iniziare ad effettuare solo fra 80 anni, ogni indagine sarebbe ad oggi prematura e incerta. A questa prudenza si contrappongono i dati di Green Peace che registrano conseguenze del disastro per circa 6 milioni di persone. Questi dati sono stati registrati infatti sulla base di un aumento del 23 % degli aborti spontanei per malformazioni del nascituro e un generale aumento delle malformazioni congenite dell’80% oltre che una estensione esponenziale dei casi di cancro alla tiroide, cui sono sovresposti i bambini ed adolescenti, e leucemie.

Moltissimi gli abbandoni dopo la nascita negli orfanotrofi ucraini di bambini che hanno riportato mutazioni genetiche visibili in malformazioni gravi e disturbi della crescita.

Oggi il sarcofago che racchiude le macerie del reattore presenta segni di cedimento e l’area non è  sicura.

L’incidente nucleare più disastroso della storia non è secondo gli esperti paragonabile per la natura completamente diversa a quello di Fukushima, nonostante nelle scorse settimane il suo livello di pericolosità sia stato alzato a quello massimo di 7, riconosciuto a Chernobyl. Sebbene infatti le emissioni siano pari al 10% di quelle del 1986 gli effetti nel futuro potrebbero essere ugualmente disastrosi.


In tutto il mondo si sono organizzate manifestazioni ambientaliste, in ricordo del disastro di Chernobyl e delle sue vittime e per una responsabilizzazione in merito alla questione. In Italia, al Circo Massimo sono state piantate alle prime luci dell’alba 2000 simboliche croci e a Roma, Radicali e Verdi hanno organizzato cortei per dire No al nucleare con “le stesse bandiere di 25 anni fa”.

(Giulia Ventimiglia)

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