Speciale REVOLUTION – Berlusconi: la comunicazione al potere


berlusconiLe sue foto campeggiavano sui manifesti di ogni luogo. I suoi slogan suonavano familiari sulle labbra di chiunque. I suoi intercalari divennero noti. Lui, l’uomo del popolo che si è fatto da solo, lui l’imprenditore di successo, lui Silvio Berlusconi. Era il 1994 quando il Presidente della Finivest scende in campo portando con sé una vera rivoluzione nella comunicazione politica. Imprenditore ieri, imprenditore e Presidente del Consiglio oggi.

Abile uomo di comunicazione Berlusconi da subito ha compreso il potenziale degli strumenti di marketing applicati alla politica. Sondaggi, spot televisivi, ricerche di mercato: il loro utilizzo segna il punto di confine tra la politica ante e quella post berlusconiana. Nel nome del partito, lo slogan di un possibile prodotto commerciale, la forza del grido di unione durante i mondiali di calcio: nasce Forza Italia.

Gli anni novanta segnano un cambiamento nel mezzo principale per la diffusione delle informazioni politiche. Non più i quotidiani, ma la televisione diventa il canale preferenziale. Quella stessa tv commerciale che Berlusconi conosce bene essendone il creatore, l’innovatore.

Sul Journal of Modern Italian Studies, Croci affermò che Berlusconi aveva creato un nuovo linguaggio: il “gentese”. Un linguaggio diretto, semplice, comprensibile alla massaia e pieno di seduzione prende, nella campagna elettorale di Forza Italia, il posto di linguaggi troppo distanti dalle masse. Berlusconi assume il ruolo di maestro premurose che spiega ai suoi studenti, gli elettori, come stanno le cose e cosa bisogna fare. La sua comunicazione politica vive di spot, di slogan ricordabili. Il linguaggio della televisione commerciale approda sui banchi di Montecitorio.

Amadori nel libro “Mi consenta” scrive che Berlusconi ha avuto l’intuizione di utilizzare il linguaggio delle fiabe prima, quello della fiction poi, nel linguaggio politico. In assenza di verità a cui credere il cittadino crede al sogno. La politica ha iniziato a vendere il sogno.

Amante del canto, nota l’amicizia con Apicella, utilizza il mezzo di aggregazione per eccellenza, la musica, per riavvicinare a sé l’elettorato. Il Popolo della Libertà si unisce per realizzare un video clip corredata di sottotitoli per il karaoke della canzone “Meno male che Silvio c’è”. Parodia? No, politica.
Le sue capacità di uomo di marketing si sono mostrate anche durante quello che poteva essere un momento drammatico per la sua credibilità istituzionale. La vita privata del Presidente del Consiglio è appesa sul balcone come panni sporchi. Lui ne fa un punto di forza. Il suo linguaggio si avvicina ancora di più agli elettori. Grida il suo essere uno del popolo, uno di noi, con le stesse debolezza. Strizza l’occhio agli italiani. Un’altra distanza tra politico e popolo viene eliminata.

Qualunque sia il giudizio politico e morale su Silvio Berlusconi non gli si può non dare un posto come principale animatore della comunicazione politica italiana degli ultimi vent’anni.

di Federica Rondino

  • Print
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Diggita
  • Diigo
  • eKudos
  • email
  • LinkedIn
  • MySpace
  • PDF
  • RSS
  • viadeo FR
  • Wikio

Gli utenti che hanno letto questo articolo, hanno letto anche ...

  • No Related Post
Line Break

Author: Federica Rondino (54 Articles)

Comments are closed.