Diritti umani: un cambiamento sul filo del rasoio secondo Amnesty International
E’ stato recentemente pubblicato il Rapporto Annuale 2011 sui diritti umani curato da Amnesty International, l’associazione senza fini di lucro che da cinquant’anni si batte per il riconoscimento dei diritti fondamentali dell’uomo in tutti i paesi del mondo.
Il rapporto, edito in Italia da Fandango Libri, rivela una situazione mondiale senza precedenti, in cui il cambiamento del sistema di comunicazione ha comportato ingenti cambiamenti anche nel sistema politico di molti paesi. Esemplare in questo senso la funzione ricoperta dai social networks, che ha permesso di aggirare la censura dei regimi e portare alla pubblica conoscenza rivolte e soprusi. L’amplificazione attraverso Internet delle azioni dei singoli ha infatti portato a conseguenze mai immaginate prima: il caso di Mohammed Bouazizi, il venditore ambulante tunisino che ha perso la vita dopo essersi dato alle fiamme per protestare contro le vessazioni della polizia e le difficoltà economiche, ha avuto una risonanza tale da portare molte persone in piazza a protestare contro le repressioni del governo. Nonostante i tentativi di censura attuati dalle autorità di Tunisi, la notizia delle manifestazioni ha ben presto raggiunto la rete e, un mese dopo il disperato gesto di Bouazizi, il governo retto dal presidente Zine El ‘Abidine Ben ‘Ali è caduto. Ben ‘Alì ha inoltre lasciato il paese, rifugiandosi in Arabia Saudita. La miccia tunisina ha innescato la bomba anche in Algeria, Bahrein, Giordania, Egitto, Libia e Yemen.
“Cinquant’anni dopo che la candela di Amnesty International iniziò a fare luce sulla repressione, la rivoluzione dei diritti umani oggi è vicina a un cambiamento storico – ha dichiarato Christine Weise, presidente della Sezione Italiana dell’organizzazione – La gente sfida la paura. Persone coraggiose, guidate soprattutto dai giovani, scendono in strada e prendono la parola nonostante le pallottole, le percosse, i gas lacrimogeni e i carri armati. Questo coraggio, insieme alle nuove tecnologie che aiutano le attiviste e gli attivisti ad aggirare e denunciare la soppressione della libertà di parola e la violenta repressione delle proteste pacifiche, sta dicendo ai governi repressivi che i loro giorni sono contati. Tuttavia, è in corso una dura rappresaglia da parte delle forze della repressione. La comunità internazionale deve cogliere l’opportunità del cambiamento e assicurare che il 2011 non sarà una falsa alba per i diritti umani”.
Il rapporto registra anche le implicazioni legate al fenomeno Wikileaks, il sito che nel 2010 ha pubblicato un ingente mole di documenti sull’Afghanistan e l’Iraq: Amnesty International e altre organizzazioni per i diritti umani hanno puntato il dito contro i governi implicati nei files, i quali hanno accusato Wikileaks di ledere la sicurezza nazionale, ma al contempo non hanno indagato e perseguitato i responsabili dei crimini di guerra denunciati. Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International, ha affermato in proposito: “I documenti hanno inoltre confermato il fatto che mentre questi governi si affrettavano a liquidare i rapporti di Amnesty International e di altre organizzazioni per i diritti umani su queste violazioni erano in realtà già in possesso di documenti che dimostravano chiaramente la loro veridicità”.
Secondo il Rapporto Amnesty 2011, i cambiamenti registrati sono “sul filo del rasoio”: è dunque assolutamente necessario che sia tenuta alta l’attenzione su quei paesi in cui i cittadini hanno reagito al potere e trovato la forza di rivendicare i propri diritti fondamentali.

Author: Vanessa (125 Articles)
Responsabile Ufficio Stampa