IMPREVEDIBILI PAURE
11 settembre 2001 – 11 settembre 2011: la nuova percezione del pericolo dopo il crollo delle Torri Gemelle | di Silvia Costa
L’11 settembre 2001 ha provocato numerosi cambiamenti coscienti nella società post-moderna, e a dieci anni di distanza, pochi ma fondamentali mutamenti celati, nascosti nel substrato etnografico planetario. Tra questi, la percezione del pericolo, del rischio, l’incertezza. Non l’incertezza globale dello sradicamento dei rapporti sociali dal contesto locale (Giddens), o l’incertezza del disagio post-moderno (Bauman), o ancora l’incertezza individuale di Beck, ma la puntuale incertezza scaturita da un evento apocalittico, una sorta di irrealizzabile realizzato, che ha coinvolto una babele di innocenti.

Se è successo una volta può succedere ancora; così un piccolo seme piantato in un giorno casuale della storia, si è radicato ed è cresciuto, e crescendo è proliferato in una contemporanea società fobica che si fa cambiare la vita dal concetto di rischio. “Il rischio ha plasmato le nostre menti, ci ha segnato ed è diventato un abito mentale”, così Domenico Scafoglio, Professore di Antropologia Culturale all’Università di Salerno.
La forza sociale dei rischi sta nei pericoli proiettati nel futuro, è così che dopo l’attacco alle Torri Gemelle lo staff dirigenziale di un’azienda vola su più linee, che è nata la nuova figura del risk manager e sono proliferate le psicosi da fine del mondo (cataclismi, preveggenze Maya e quant’altro). Dopo l’11/09 i così detti “rischi emergenti” dilagano parallelamente al dilagarsi della società; la paura di perdere il lavoro, la paura di volare (in aumento proprio dopo il crollo delle Twin Towers), la paura di epidemie, virus, batteri di ogni genere, la paura di attacchi terroristici, e del contatto con altre culture (non a caso chiamata proprio islamofobia da Adriano Purgato).
Frustrante è non poter fare niente per assicurarsi; non basta più essere innocenti, lavoratori, uomini di fede o eroi, perché prime vittime lo sono state proprio i lavoratori, gli uomini di fede e gli eroi, di ogni nazionalità, cultura e religione. Da qui altra incertezza, altre paure, altri imprevedibili pericoli. Già perché non è più solo la società del terrorismo a essere non-prevedibile, ma è la società in e della crisi a non avere e dare assicurazioni future. Così d’altronde dice il detto: “Oggi ci sei, domani non si sa”, eppure. Eppure l’avevano predetto che Bin Laden l’avrebbe pagata. Eppure, basterebbe rivedere quelle due torri toccare il cielo sopra Ground Zero, per sentirsi nuovamente sicuri, avere speranza.
[foto di Guillaume Cattiaux by Flickr, scattata il 23 giugno 2008]

Author: Silvia (72 Articles)