“LA DONNA CHE SBATTEVA NELLE PORTE” Recensione di Lorena Crisafulli


07_02_2012_la_donna_che_sbatteva_nelle_porteIn scena al Teatro Salaumberto di Roma, dal 24 gennaio al 5 febbraio 2012, “La donna che sbatteva nelle porte” è l’adattamento teatrale dell’omonimo romanzo di Roddy Doyle. Protagonista un’inedita Marina Massironi nei panni di Paula, una donna di 39 anni, che ha subìto inerme la violenza del marito. Diciassette lunghi anni fatti di percosse, fratture “incidentali”, corse all’ospedale per l’ennesima “caduta dalle scale”. Nel suo raccontare la tragedia vissuta, mediante flash back continui, in un grido che sa di speranza Paula urla “Chiedetemelo”! “Chiedetemi il perché di questi lividi, di questo braccio rotto, di questo sangue”. Ma nessuno attorno a lei si è mai accorto di nulla. Paula ha subìto silenziosamente la violenza, finendo senza più appigli nel baratro dell’alcolismo, vedendo e coltivando intorno a sé il vuoto. Nessuno ha potuto aiutarla, confortarla. Nessuno ha potuto salvarla dal nemico dentro casa. E in un monologo che parte da lontano, dall’adolescenza, dai banchi di scuola e dalle prime esperienze, Paula racconta al pubblico in sala la nascita del suo amore malato. Quando ancora ignara del futuro, si sentiva protetta da quell’uomo che sarebbe diventato suo marito e con cui avrebbe avuto quattro figli. Ma, sebbene il ricordo del passato le ridona speranza, riaccendendo il suo sguardo ormai spento, il presente più crudo le racconta inconfondibile la verità della violenza subìta senza colpa. Nota al grande pubblico per il sodalizio con il trio Aldo, Giovanni e Giacomo, Marina Massironi, in questo monologo curato da Giorgio Gallione, si presenta in tutta la sua completezza d’interprete. Non più soltanto comica, ma anche attrice drammatica, in grado di riportare in scena con intensità e convinzione una storia complicata, comune a molte, ma mai scontata. Il dramma di Paula è quello di tante donne che non riescono a ribellarsi ai soprusi, alle angherie, che sono costrette a sopportare tra le mura domestiche. Che cercano di giustificare la violenza o che, peggio ancora, si colpevolizzano pensando di essere state loro a catalizzare il male, con qualche atteggiamento, con una risposta poco cortese nei confronti del carnefice di turno. E, come Paula, finiscono per perdersi nella droga, nell’alcol, assenti a se stesse e ai loro figli. Ma se lei si è ribellata, trovando in sé la forza per reagire, vuol dire che la speranza le ha ridato quella dignità che sembrava sepolta. Quando infatti il racconto giunge al culmine, il germe della ribellione si è ormai insinuato nella sua mente, e finalmente riesce ad allontanare il pericolo e suo marito dalla sua vita. Ma la fatalità le riserverà un’amara sorpresa, che non allevierà il dolore, ma lo farà riemergere prepotentemente. Perché la violenza non si cancella mai e le ferite, che il tempo trasforma in cicatrici, resteranno lì per sempre a ricordarle chi era e chi è.

crisafulli@cultumedia.it

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Author: Lorena (10 Articles)

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