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	<title>CULTUMEDIA Magazine &#187; Scrittori</title>
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		<title>Il mensile Max “uccide” Roberto Saviano</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 08:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Magazine</dc:creator>
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“Hanno ammazzato Saviano”, è questo il titolo che accompagna la foto choc a cui il mensile Max ha dedicato le prime due pagine di luglio: Roberto Saviano, celebre autore di “Gomorra”, è ritratto senza vita su un lettino di obitorio, con un cartellino identificativo all&#8217;alluce: niente da invidiare alle immagini dei telefilm polizieschi americani.
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<p style="margin-bottom: 0cm;text-align: justify"><img class="alignleft size-medium wp-image-6242" title="Saviano_Max" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/06/Saviano_Max-300x158.jpg" alt="Saviano_Max" width="300" height="158" />“<strong>Hanno ammazzato Saviano”</strong>, è questo il titolo che accompagna la foto choc a cui il <strong>mensile Max</strong> ha dedicato le prime due pagine di luglio:<span style="color: #000080"><span lang="zxx"><span style="text-decoration: underline;"><a href="../2010/06/stop-della-rai-alla-trasmissione-di-saviano-%E2%80%9Clo-stato-abdica-alle-sue-funzioni-per-accontentarsi-di-zerbini-e-veline"><strong> Roberto Saviano</strong></a></span></span></span>, celebre autore di <span style="color: #000080"><span lang="zxx"><span style="text-decoration: underline;"><a href="../2008/07/gomorra/"><strong>“Gomorra”</strong></a></span></span></span>, è ritratto senza vita su un lettino di obitorio, con un cartellino identificativo all&#8217;alluce: niente da invidiare alle immagini dei telefilm polizieschi americani.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;text-align: justify"><span id="more-6214"></span> La figura, che evoca quella del corpo di Che Guevara ucciso, è nata dal sapiente lavoro di <strong>Gian Paolo Tomasi</strong>, grande esperto di Photoshop. Accanto, una didascalia: “<strong>Lo vorrebbero così, senza vita, ridotto al silenzio.</strong> Ha molti nemici: i camorristi, <span style="color: #000080"><span lang="zxx"><span style="text-decoration: underline;"><a href="../2010/03/berlusconi-voleva-chiudere-annozero-il-punto-sullinchiesta-di-trani/">Berlusconi</a></span></span></span>, Fede, Borriello, Daniele Sepe&#8230; Ma la sua vita è già una condanna&#8230; <strong>La sua libertà e la nostra sono le sue parole</strong>”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;text-align: justify">Uno squallido mezzo per vendere copie? Secondo <strong>Andrea Rossi</strong>, direttore di Max, la foto nasce come una provocazione. Ricordiamo che allo stesso magazine il cantante Morgan rilasciò la celebre intervista che provocò la sua esclusione dal Festival di Sanremo: il fotomontaggio dunque, non è il primo gesto provocatorio partito dal noto mensile.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;text-align: justify">Roberto Saviano non è stato avvertito della macabra iniziativa e non ha accolto di buon grado l&#8217;immagine. La risposta dello scrittore napoletano arriva direttamente dal suo sito Internet: “Trovo il fotomontaggio che mi rappresenta morto in obitorio di cattivo gusto. <strong>Un’immagine utilizzata per speculare cinicamente sulla condizione di chi come me, in Italia e all’estero, vive protetto.</strong> Un’immagine profondamente irrispettosa per tutti coloro che per diversi motivi, spesso lontano dai riflettori, rischiano la vita. Tutta questa pressione sulla mia morte, poi, lascia sgomento me e la mia famiglia. Ad ogni modo rassicuro tutti: <strong>non ho alcuna intenzione di morire</strong>”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;text-align: justify">Andrea Rossi però difende il magazine, la cui intenzione era quella di schierarsi dalla parte dello scrittore: “Non ce l&#8217;abbiamo fatta più a sentir gente attaccare Saviano. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le dichiarazioni di <strong>Marco Borriello</strong>. A quel punto ci siamo detti basta”. Il calciatore del Milan aveva rilasciato lo scorso mese un&#8217;intervista al mensile rivale di Max, GQ, sostenendo che Saviano aveva lucrato sulla città di Napoli: “Non c&#8217;era bisogno che scrivesse un libro per sapere cos&#8217;è la camorra. Lui però <strong>ha detto solo cose brutte</strong> e si è dimenticato del resto”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;text-align: justify">“Certo, Borriello – ha continuato il direttore Rossi – Ma in questi mesi è stato un continuo: Emilio Fede, Berlusconi, che di Saviano è anche l&#8217;editore. Ma insomma, qual è il problema, <strong>la camorra o Saviano che la combatte?</strong> Mi pare che il gioco che si profila sia quello della delegittimazione: svalutate ciò che dice per isolarlo, poi se arriva quello che lo fa fuori&#8230;”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;text-align: justify">Ma chi “ha ucciso” Saviano? I nomi dei mandanti non ci sono ma, ha concluso Andrea Rossi: <strong>“Tutti possono immaginarseli”</strong>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;text-align: justify">di Marianna Camillò</p>
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		<title>E&#8217; morto lo scrittore Josè Saramago, premio Nobel per la Letteratura.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 14:04:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Magazine</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; morto questa mattina nella sua residenza alle isole Canarie Josè Saramago, nome indelebile della letteratura portoghese. All&#8217;età di 87 anni, se ne va, lasciando una storia importante, tanto appassionata e variopinta da conferirgli  nel 1999 il premio Nobel per la Letteratura.
Una vita scandita da luci e ombre che hanno contornato la storia politico letteraria del suo paese. Nasce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-6029" title="saramago" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/06/saramago1-236x300.jpg" alt="saramago" width="236" height="300" />E&#8217; morto questa mattina nella sua residenza alle isole Canarie Josè Saramago, nome indelebile della letteratura portoghese. All&#8217;età di 87 anni, se ne va, lasciando una storia importante, tanto appassionata e variopinta da conferirgli  nel 1999 il premio Nobel per la Letteratura.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-6016"></span>Una vita scandita da luci e ombre che hanno contornato la storia politico letteraria del suo paese. Nasce nel 1922 a Zinhaga. Tra i suoi primi lavori, &#8220;Terra del peccato&#8221; del 1947. Nel 1959 si iscrive al Partito Comunista e nel 1966 pubblica la sua prima raccolta di poesie &#8220;I poemi impossibili&#8221;. Segue indisturbato la linea del romanziere, del poeta, sino alla Rivoluzione dei Garofani, che crea una narrativa nuova, che si allontana dagli schemi sin troppo esplorati.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; autore nel 1980 di &#8216;Una terra chiamata alentejo&#8217;, sull&#8217;insurrezione di una popolazione ad Est del paese. Poi nel 1982 il capolavoro : pubblica &#8216;Memoriale del convento&#8217; e &#8216;L&#8217;anno della morte di Ricardo Reis&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni 90&#8242; ottiene un successo clamoroso con il Nobel e prosegue la sua vita letteraria con &#8216;L&#8217;assedio di Lisbona&#8217;, &#8216;Il Vangelo secondo Gesù.</p>
<p style="text-align: justify;">Una personalità amata e discussa dalle scelte che ha potrato avanti. Saramago è stato uno dei più grandi sostenitori dell&#8217;Iberismo, il movimento che sostiene l&#8217;unificazione di Spagna e Portogallo; accusato di antisemitismo per le sue idee sul conflitto nel Medio Oriente e ripetutamente criticato dalla Santa Sede per il suo Vangelo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nicoletta Renzetti</p>
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		<title>La vita e gli amori di Giacomo Leopardi in un film</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 12:52:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vanessa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Film]]></category>
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		<description><![CDATA[“Pisa, donne e Leopardi” è il titolo del film che vedrà come protagonista il poeta dell’“Infinito”. Il regista sarà Roberto Merlino che, sul testo della scrittrice Paola Pisani Paganelli, ripercorrerà il periodo del soggiorno a  Pisa di Giacomo Leopardi, tra il 1827 e il 1828.
Il progetto, molto ambizioso, si propone di approfondire l’uomo Leopardi, spogliandolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-3791" title="Giacomo_Leopardi" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/03/Giacomo_Leopardi-214x300.jpg" alt="Giacomo_Leopardi" width="214" height="300" />“Pisa, donne e Leopardi” </strong>è il titolo del <strong>film</strong> che vedrà come protagonista il poeta dell’“Infinito”. Il regista sarà <strong>Roberto Merlino</strong> che, sul testo della scrittrice <strong>Paola Pisani Paganelli</strong>, <strong>ripercorrerà il periodo del soggiorno a  Pisa</strong> di <strong>Giacomo Leopardi</strong>, tra il 1827 e il 1828.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3790"></span>Il progetto, molto ambizioso, si propone di approfondire l’uomo Leopardi, spogliandolo dallo stereotipo del solitario misantropo, sfortunato in amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello pisano, per il poeta, fu un periodo piuttosto proficuo: compose, tra i tanti componimenti,  “Risorgimento” e “A Silvia”, canti che poi vennero inseriti nei pisano-recanatesi, i cosiddetti grandi idilli, entro i quali sperimentò il verso libero.</p>
<p style="text-align: justify;">Accanto al poeta Leopardi verrà <strong>indagato anche l’uomo</strong>, attraverso la ricostruzione  delle atmosfere di quel periodo: <strong>le nobildonne, i salotti, la cultura risorgimentale, amicizie e frequentazioni</strong>, che resero il suo soggiorno a Pisa uno dei momenti più felici della sua breve esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">L’amore di Leopardi per la città toscana si respira nelle <strong>numerose lettere mandate alla sorella Paolina,</strong> come in quella del 12 dicembre 1827 in cui il poeta scrive: “L’aspetto di Pisa mi piace assai più di quel di Firenze. Questo lungarno è uno spettacolo così bello, così ampio, così magnifico, così gaio, così ridente che innamora: non ho veduto niente di simile né a Firenze né a Milano, né a Roma, e veramente non so se in tutta l&#8217;Europa si trovino vedute di questa sorta.”</p>
<p style="text-align: justify;">Nel film verranno analizzati i suoi rapporti con il gentil sesso, si farà riferimento soprattutto all’amicizia con una giovane del quartiere di Santa Maria, <strong>Teresa Lucignani</strong>, che gli avrebbe ricordato  la Teresa Fattorini, di “A Silvia”, morta nel fiore degli anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Cresce la curiosità per questo prodotto cinematografico che, <strong>al di là dei contenuti</strong> ( molti sono ancora i dibattiti su Silvia: persona in carne ed ossa o emblema della speranza disillusa?), <strong>potrebbe avere il merito di riavvicinare il grande poeta alle persone</strong>, far conoscere la sua umanità arricchendo l’idea, piuttosto viziata, che scolasticamente ci siamo costruiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Elisa Failli</p>
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		<title>Wu Ming. Copyleft e ricerca storica</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 09:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Magazine</dc:creator>
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		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1994, in giro per l&#8217;Europa, centinaia di artisti, attivisti e burloni scelgono di adottare la medesima identità. Tutti si ribattezzano Luther Blissett e si organizzano per scatenare l&#8217;inferno nell&#8217;industria culturale. Nel gennaio 2000  alcuni di essi si riuniscono sotto un nuovo nome e fondano Wu Ming, una band di romanzieri.
Quest&#8217;ultimo progetto, benché più concentrato sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-3723 alignleft" title="band4" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/03/band4-300x168.jpg" alt="band4" width="300" height="168" />Nel 1994, in giro per l&#8217;Europa, centinaia di artisti, attivisti e burloni scelgono di adottare la medesima identità. Tutti si ribattezzano<strong> Luther Blissett</strong> e si organizzano per scatenare l&#8217;inferno nell&#8217;industria culturale. Nel gennaio 2000  alcuni di essi si riuniscono sotto un nuovo nome e fondano <strong>Wu Ming</strong>, una band di romanzieri.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3658"></span>Quest&#8217;ultimo progetto, benché più concentrato sulla letteratura e la narrazione in senso più stretto, non è meno radicale del precedente. Ospiti della <a href="http://www.cultumedia.it/2010/03/libri-come-la-festa-del-libro-a-roma/"><strong>festa del libro </strong></a>hanno spiegato  come è nato il collettivo e come scrivono i loro libri.</p>
<p style="text-align: justify">Lo stile di questa band di giovani e insoliti scrittori è alzare il livello del testo ed abbassare quello autoriale. Servi delle storie, iniziano a scrivere in rete col progetto Luther Blisset. Inventano false notizie per evidenziare le falle della cultura italiana, creano artisti inesistenti e fanno cadere nella loro trappola anche <strong>Studio Aperto e Chi l&#8217;ha visto.</strong><br />
Un&#8217;altra caratteristica del loro stile è la promozione dal 1996 del <strong>copyleft</strong> . Infatti i loro libri si possono comprare in libreria ma anche scaricare gratuitamente dal loro sito <strong>www.wumingfoundation.com</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Il nome Wu Ming si traduce come &#8220;<strong>nessuno</strong>&#8221;  ed era lo pseudonimo utilizzato dagli scrittori cinesi dissidenti che volevano mantenere l&#8217;anonimato. Il loro lavoro di scrittura  si svolge attorno a un semplice tavolo Ikea. La prassi è l&#8217;improvvisazione legata alla ricerca storica. Una volta ideato il tema passano alla fase di scrittura individuale con periodici incontri collettivi dove ogni componente legge ad alta voce la propria parte. La loro forza è sorretta anche dal <strong>continuo rapporto con i lettori</strong> che diventano anche revisori e coautori. Per esempio, le figure femminili dei loro libri all&#8217;inizio un po sfocate ( anche perché i Wu Ming sono tutti uomini) sono state migliorate grazie ai consigli e le critiche delle lettrici.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il loro primo libro &#8221; Q &#8221; </strong>è stato un successo editoriale tale da essere tradotto in <span>inglese, spagnolo, tedesco, olandese, francese, portoghese, danese, polacco, greco, </span><span>russo, ceco, turco, basco e coreano. </span> La storia è ambientata nel 16esimo secolo in Europa centrale, durante le sollevazioni contadine e la Riforma protestante di Lutero.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Anche il loro ultimo libro Manituana</strong> è stato un successo per la critica e per le vendite. Ambientato negli anni Settanta del diciottesimo secolo, sulle due sponde dell&#8217;Atlantico, è il primo volume di un trittico settecentesco che si comporrà nel corso degli anni. <em>Manituana</em> è anche parte di un progetto transmediale di <strong>&#8220;costruzione di mondo&#8221;</strong>, una narrazione che prosegue su diversi media e con diversi linguaggi . Il perno di questo progetto è il sito ufficiale dove gli autori man mano che lavoravano all&#8217;opera hanno condiviso le idee e scartate e accettate con i loro lettori.</p>
<p style="text-align: justify">Infine per il divertimento della band bolognese continuano a circolare leggende metropolitane. Alcuni hanno pensato che il nome fosse uno pseudonimo di <strong>Umberto Eco</strong>, altri li pensano i creatori di Melissa P e i veri autori di &#8221; Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire&#8221;. Poi naturalmente li hanno definiti anarchici,  situazionisti, no global e maoisti. A tutto questo loro semplicemente sorridendo rispondono. <strong>&#8221; E&#8217; guerrilla marketing gratis &#8220;</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Giovanni Piccione</p>
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		<title>Sergio Rubini e Domenico Starnone: &#8220;Spavento&#8221; alla Festa del Libro</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 08:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Magazine</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittori]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Due vecchi amici, uniti dalla passione e dalla stima reciproca. Sergio Rubini, attore italiano dai mille volti e Domenico Starnone,  eclettico scrittore partenopeo, leggono e raccontano &#8221; Spavento&#8221; alla festa del libro di Roma.
Per chi non lo conoscesse Domenico Starnone è un ex insegnante napoletano. Autore di racconti sulla vita scolastica come Ex cattedra, Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft size-medium wp-image-3752" title="sergiorubini" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/03/sergiorubini-251x300.jpg" alt="sergiorubini" width="251" height="300" />Due vecchi amici, uniti dalla passione e dalla stima reciproca. <strong>Sergio Rubini</strong>, attore italiano dai mille volti e <strong>Domenico Starnone</strong>,  eclettico scrittore partenopeo, leggono e raccontano <strong>&#8221; Spavento&#8221;</strong> alla <a href="http://www.cultumedia.it/2010/03/libri-come-la-festa-del-libro-a-roma/"><strong>festa del libro di Roma</strong></a>.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-3651"></span>Per chi non lo conoscesse Domenico Starnone è un ex insegnante napoletano. Autore di racconti sulla vita scolastica come <strong>Ex cattedra, Il salto con le aste, Segni d&#8217;oro, Fuori registro, Eccesso di zelo</strong>. O anche  <strong>Denti</strong>, da cui Gabriele Salvatores ha tratto il film omonimo. Nel 2000 ha vinto il <strong>premio strega con &#8220;Via Gemito&#8221;</strong>. Nella sua prolifica carriera ha scritto anche sceneggiature cinematografiche e teatrali come <strong>Sottobanco</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Il libro di Starnone descrive la disperata voglia di vivere, quella forza che nasce quando si sfiora un&#8217;esperienza di morte. Per l&#8217;autore la morte si vede come un fatto accademico o un gioco per bambini fin quando scopriamo la nostra mortalità. Questo processo avviene con la morte dei genitori o meglio della madre, infatti il protagonista nascosto del racconto è <strong> l&#8217;io </strong>che non ha nessuna voglia di estinguersi nonostante l&#8217;età e il fisico.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il romanzo si divide in tre blocchi narrativi</strong>. Il <strong>primo</strong> racconta la storia di <strong>Pietro Tosca</strong>, uno sceneggiatore che crede d&#8217;essere malato dopo che la moglie, moderna Cassandra, lo sogna morto. L&#8217;uomo che ha sempre basato la sua vita sulla ragione decide di non rassegnarsi alla malattia, <strong>scappa dalla clinica e dalle cure</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il secondo blocco</strong> invece racconta la storia dell&#8217;autore che sta scrivendo la storia di <strong>Pietro Tosca</strong>. Lo scrittore è realmente malato, ricoverato decide di combattere il male scrivendo. Ha un ingegnere come compagno di degenza che lotta come lui per la sopravvivenza e si emoziona con Tolstoj.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il terzo blocco</strong> del libro ci mostra la realtà dello scrittore dopo diversi anni. Fuori dall&#8217;ospedale cerca di sistemare la storia dello sceneggiatore, ma di controvoglia e col pensiero fisso alle cure.<strong> Durante l&#8217;incontro Starnone</strong> ha commentato le parti del libro lette da Rubini, spiegando i processi mentali che accompagnano il lavoro di uno scrittore. <strong>Spiegando che la stesura di una storia </strong>è un processo così personale che può sedimentare anche per vent&#8217;anni nella testa dello scrittore per poi essere scritto in soli due anni.</p>
<p style="text-align: justify">La lettura di Rubini ha affascinato tutti, compreso l&#8217;autore che ha poi commentato: &#8221; <strong>Quando Sergio legge i miei libri sembrano migliori&#8221;</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Giovanni Piccione</p>
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		<title>Incontro con Raffaele La Capria</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 14:56:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vanessa</dc:creator>
				<category><![CDATA[INTERVISTE]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittori]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni deserto ha la propria oasi. Perfino un centro commerciale, a volte, può essere luogo di riflessione, di ristoro mentale. Nessun miraggio. E’ accaduto il 3 febbraio presso le Librerie Coop del ‘Quarto Nuovo’, vicino Napoli.

Per due ore una cinquantina di persone &#8211; fra cui scolari adolescenti e attenti pensionati &#8211; ha potuto godere dell’incontro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img class="alignleft size-medium wp-image-2665" style="margin: 4px" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/02/lacapria-300x206.jpg" alt="lacapria" width="276" height="189" />Ogni deserto ha la propria oasi. Perfino un centro commerciale, a volte, può essere luogo di riflessione, di ristoro mentale. Nessun miraggio. E’ accaduto il 3 febbraio presso le Librerie Coop del ‘Quarto Nuovo’, vicino Napoli.</p>
<p align="justify"><span id="more-2664"></span></p>
<p align="justify">Per due ore una cinquantina di persone &#8211; fra cui scolari adolescenti e attenti pensionati &#8211; ha potuto godere dell’incontro con lo <strong>scrittore napoletano Raffaele La  Capria. </strong>L’occasione era la presentazione del suo ultimo libro, <strong>“A Cuore Aperto</strong>” (edito da Mondadori). Un’occasione, appunto, per parlare più in generale dei temi ricorrenti nella scrittura di La Capria, sempre così attuali e lucidi, nonostante le ottantasette primavere dell’autore di “Ferito a morte”.</p>
<p align="justify">Dopo una breve introduzione di Davide D’Urso, Silvio Perrella ha posto una serie di domande a La Capria. Di seguito riportiamo una sintesi dell’intervista.</p>
<p align="justify"><strong>P:</strong> <strong>La Capria</strong><strong>, ci parli dell’iniziazione alla letteratura. Come ha iniziato a scrivere?</strong></p>
<p align="justify">LC: L’ho detto altre volte, ma “repetita juvant”. Ero ragazzino e, un giorno, mentre tornavo da scuola, la mia attenzione fu colpita da un puntino giallo, in alto e in lontananza. Incredibilmente, dopo un po’ che l’osservavo, quel puntino venne a posarsi proprio sulla mia spalla: era un canarino. Per l’emozione mi batteva forte il cuore, il canarino lo sentì e volò via. Appena giunto a casa, dissi a mia madre: «Mamma, un canarino si è posato sulla mia spalla!». In quel preciso istante, però, mi reso conto di non aver detto praticamente nulla. Iniziai quindi a chiedermi <strong>come avrei potuto esprimere la mia emozione attraverso le parole</strong>, come poterla trasmettere ad un’altra persona. Così ho capito alcune cose. La prima è che, per raccontare un’emozione, non bisogna essere emozionati; al contrario, si deve agire come <strong>freddi calcolatori</strong>. Un’altra cosa importante è capire che una parola non può essere soltanto indice di un’idea, ma deve essere accompagnata da altre parole, possibilmente non convenzionali. Ad esempio, per l’idea di <em>primavera</em> le prime parole che vengono in mente sono: <em>prato, fiori, rondini</em>. La bravura dello scrittore sta nell’utilizzare parole nuove per trasmettere quell’idea di primavera , penso a: <em>La primavera brilla, esulta</em>&#8230; Insomma, <strong>l’originalità è importante</strong>, anche perché una data parola può essere usata in modo diverso da ogni autore. Chiaramente, va ricordato che non sempre le emozioni sono palpitanti. Esistono anche “emozioni fredde”, come avviene ad esempio nei romanzi di James Ellroy.</p>
<p align="justify"><strong>P: In “Letteratura e salti mortali”, Lei paragonava lo stile dei tuffi alla scrittura. Quando nasce e come si sviluppa questo suo rapporto col tema del mare?</strong></p>
<p align="justify">LC: Io ho vissuto a Palazzo Donn’Anna, un edificio seicentesco poggiato sul mare, che rappresenta in pieno la mia idea di Napoli, una Napoli barocca. E infatti nella struttura di quel palazzo convivono Natura e Storia. Io dormivo a pochi metri da quel mare e sul soffitto della mia stanza potevo vedere il riflesso dell’acqua. Al mattino, quando la luce che filtrava dalle imposte disegnava un geroglifico tremolante, io sentivo che avrei passato una bella giornata. In “Ferito a morte” parlo proprio di una bella giornata, quella vissuta da un giovane a Napoli, con le aspettative tipiche dei giovani napoletani. Eppure su quella giornata <strong>gravitavano delle ombre</strong>: l’orecchio ferito (col quale udivo) le chiacchiere al Circolo, per esempio, sono chiari riferimenti alla mia critica verso la borghesia della città. In quel libro ho ripreso un vecchio mito mediterraneo, quello della <strong>“iubris”</strong> e della <strong>“nemesi”</strong>. La bellezza di quella giornata, dunque, attraversata da molte ombre. D’altra parte, la bellezza è insieme terrore, meraviglia e stupore. Il mio mare e la mia Napoli sono anche quelli visti da sotto, mondo sommerso contro mondo emerso. <strong>Sott’acqua il pensiero è libero di vagare, c’è meno logica. </strong>Trovo molto interessante questa illogicità del pensiero.</p>
<p align="justify"><strong>P: Nel brano “Posillipo ‘42” &#8211; presente in “False partenze” &#8211; il protagonista, un giovane pescatore di nome Candido, prossimo ad essere chiamato alle armi, un giorno si ritrova in balìa delle onde e, invece di resistervi, si lascia andare. Che significato ha tale scena?</strong></p>
<p align="justify">LC: In quegli anni il mondo è diventato incontrollabile. Alla marea degli avvenimenti non cerchiamo di opporre la presunzione di poterla controllare. Piuttosto, restiamoci dentro, con quella che io chiamo “<strong>distrazione vigilante</strong>”. La stessa che abbiamo mentre guidiamo. La stessa che adotta Candido: il mare in tempesta lo spinge contro gli scogli, se lui resiste alle onde si ferisce, ma se lui si lascia portare dalle onde, restando vigile, sfiora gli scogli senza toccarli. Esserci e non esserci, dunque. Per salvarci dobbiamo essere distratti, attenti e vivi.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">La Capria ha successivamente risposto ad alcune domande del pubblico. A chi gli chiedeva se la iubris dipendesse dall’età o fosse, invece, uno stato mentale, lo scrittore ha risposto <strong>che la ricerca della felicità è innata nell’uomo</strong> e che tutti noi viviamo tra iubris e nemesi. Sul perché se ne fosse andato da Napoli, La  Capria ha ricordato che allora non c’erano possibilità per chi volesse intraprendere il suo mestiere. Ha poi aggiunto che «la storia della vita <strong>è partire da Itaca e tornare ad Itaca</strong>. Oggi mi capita spesso di ritornare a Napoli, lo faccio con piacere».</p>
<p align="justify">In merito agli atavici problemi della zona, Raffaele La Capria si è così espresso: «Molte volte si chiede a noi intellettuali un parere su queste cose. Io non ho la soluzione per i mali della nostra terra, ma credo che il primo passo debba essere <strong>cambiare la mentalità diffusa dei napoletani</strong>, purtroppo devota all’illegalità. Su quest’ultima dobbiamo far prevalere la forza e l’intelligenza di ogni singolo individuo. Ad ogni modo, ritengo che la mentalità partenopea sia anche contraddistinta dall’anarchia e questo aspetto non mi dispiace. Ci sono tanti modi di vivere la difficile situazione in cui ci troviamo».</p>
<p align="justify">Riguardo alla personalità del suo amico <strong>Goffredo Parise</strong>, La Capria spiega come in “Caro Goffredo” parlasse proprio della stupefacente singolarità dell’autore de’ “Sillabari”. Ad esempio, «ne “L’odore del sangue”, Parise, trattando la reazione ad un tradimento amoroso, sostituisce la gelosia con la curiosità. Lo fa per due motivi: perché è un <em>uomo indiretto</em> e perché vuole esorcizzare il dolore».</p>
<p align="justify">Infine, La Capria ha parlato del suo mestiere e della falsa buona letteratura, oggi dilagante: «La globalizzazione attuale distrae e spesso impedisce ai lettori di arrivare ai buoni autori, diversamente da come accadeva in passato, quando a noi risultava naturale accedere ai classici della letteratura. <strong>Oggi il lettore è costretto a “farsi da solo”</strong>. Per quanto riguarda me stesso, ancora mi chiedo se riesco a trasmettere pienamente ai miei lettori le emozioni, attraverso le parole. Sto ancora cercando lo “stile dell’anatra”, cioè far bene e con disinvoltura cose anche complicate, mascherando la fatica e la complessità, così come l’anatra sembra scivolare sull’acqua senza lasciar intravedere il duro lavoro delle sue zampette. José Bergamin diceva: “Fa’ che il tuo pensiero sia profondamente superficiale”: con un linguaggio semplice (l’anatra che scivola leggera in superficie) si possono dire cose profonde, senza svelare lo sforzo e la tecnica  che le ha prodotte (il moto subacqueo delle zampette). Io penso di rivolgermi ad un lettore che abbia più o meno la mia stessa sensibilità. Lo scrittore non deve mai sottovalutare l’intelligenza del lettore».</p>
<p>Paolo Ceraldi</p>
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		<title>Intervista a Giorgia Wurth</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 11:37:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[I PROTAGONISTI]]></category>
		<category><![CDATA[INTERVISTE]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittori]]></category>
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		<description><![CDATA[
Giorgia Wurth studia teatro fin da piccola, e dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, si dedica al Cinema. Nel 2006 è nel cast di Tagliare le parti in grigio di Vittorio Rifranti, film vincitore del  Pardo d&#8217;oro al Festival di Locarno come migliore opera prima, in seguito Dark Resurrection di Angelo Licata, Capitan Basilico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/02/giorgia_wurth_2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2420" title="giorgia_wurth_2" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/02/giorgia_wurth_2-200x300.jpg" alt="giorgia_wurth_2" width="200" height="300" /></a>Giorgia Wurth s</em></strong><em>tudia teatro fin da piccola, e dopo la laurea in <strong>Scienze della Comunicazione</strong>, si dedica al Cinema. Nel 2006 è nel cast di <strong>Tagliare le parti in grigio</strong> di Vittorio Rifranti, film vincitore del  Pardo d&#8217;oro al <strong>Festival di Locarno</strong> come migliore opera prima, in seguito <strong>Dark Resurrection</strong> di Angelo Licata, <strong>Capitan Basilico</strong> di Massimo Morini, il pluripremiato <strong>Afterville</strong> di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro e <strong>Sleepless</strong> per la regia M. De Panfilis.<span id="more-2418"></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La sua popolarità viene consacrata con il film <strong>Ex</strong> di Fausto Brizzi in cui interpreta la giovane amante di Claudio Bisio.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nella miniserie per <a href="http://www.cultumedia.it/2009/09/sky-vs-mediaset-guerra-aperta/"><strong>Sky</strong></a> si è confrontata con un personaggio singolare e difficile come quello di <strong>Ilona Staller</strong>. Nel film <strong>Cinque</strong> di Francesco Dominedò  ha interpretato una ballerina di lap dance. Sul set del film <strong>Sinestesia</strong> di Erik Bernasconi interpreta invece un personaggio ancora diverso: Francoise, moglie di Alan, <strong>Alessio Boni</strong> dopo un grave incidente vedrà la sua vita trasformarsi profondamente.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Annunciatrice di <strong>Rai Tre </strong>e volto di <strong>Disney Channel</strong> e attrice delle fiction <a href="http://www.cultumedia.it/2009/09/rai4-vs-iris-un-match-a-colpi-di-serie-tv/">Rai </a>“Il Bene e il Male” e “Un medico in Famiglia”.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/02/tuttadarifaregiorgiawurth.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2422" title="tuttadarifaregiorgiawurth" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/02/tuttadarifaregiorgiawurth-198x300.jpg" alt="tuttadarifaregiorgiawurth" width="198" height="300" /></a>“Tutta Da Rifare”, libro commovente e delicato racconta attraverso l’intima storia di Sole, il rapporto spesso tormentato delle donne col proprio corpo. Un tema forte. C’è qualcosa di Giorgia in questo romanzo d’esordio?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Beh, io ho un rapporto tormentato col mio corpo, e anche, se così la possiamo chiamare, con la mia anima, con il mio istinto. Un rapporto odio-amore, direi. Ma è anche grazie a questo che mi sento viva, che necessito di esprimere queste emozioni contrastanti e spesso in conflitto tra loro, e una delle mie valvole di sfogo è sicuramente la scrittura. Comunque, se parliamo di elementi puramente autobiografici, direi che quello che mi accomuna a Sole è una passione sfrenata per <strong>Sabrina Salerno</strong>!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il corpo di Sole rappresenta quello di tante giovani adolescenti alla ricerca della perfezione, dell’emulazione di stereotipi di bellezza artefatta e artificiale. Cosa c’è dietro questo bisogno di raggiungere il bello soprattutto in giovane età?</em></p>
<p style="text-align: justify;">C’è un bisogno estremo di essere guardati e/o di apparire, e quindi di essere considerati, e quindi, all’origine, di essere amati. C’è anche la convinzione (non del tutto errata, ahimè) che se si è belli, attraenti, è più facile trovare un posto nella società, un partner e, perché no, anche un <strong>posto di lavoro.</strong> E non mi riferisco solo al<strong> mondo dello</strong> <strong>spettacolo</strong>, parlo proprio in generale. Purtroppo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Naso, seno, liposuzione</strong>, fino alla <strong>ricostruzione dell&#8217;imene</strong> (l’ultima tendenza nel mondo delle star, come ha annunciato <strong>Paris Hilton</strong>). Giusto modificare il proprio aspetto fisico, ma dov’è il limite tra giusto e sbagliato?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Io non mi sento in grado di stabilire dov’è il limite, anche perché è soprattutto una valutazione soggettiva, trattandosi del proprio <a href="http://www.cultumedia.it/2009/05/corpi-di-confine-corpi-al-confine/"><strong>corpo</strong></a>. Posso però dire che, secondo me, finchè ci si guarda allo specchio e non solo ci si accetta e ci si piace ma, soprattutto, CI SI RICONOSCE, allora si è nel giusto. La cosa difficile è riuscire a non oltrepassare quel momento in cui, guardandosi, si vede altro da sé, e non si può più tornare indietro.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><em>Come Sole, sono sempre di più le ragazzine che per regalo chiedono un seno più prosperoso, un naso più piccolo, un corpo più bello. Un legame tra giovinezza e <strong>chirurgia</strong> <strong>estetica </strong>allarmante. Come si fa ad invertire questa tendenza?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Invertire questa tendenza è difficilissimo, perché i messaggi mediatici da cui siamo costantemente bombardati ormai sono ingestibili, hanno vita autonoma. Io credo che sia opportuno impegnarsi su più fronti: in primis la famiglia, che deve far sentire il proprio figlio amato e voluto a prescindere, poi i chirurghi, che dovrebbero secondo me per legge essere affiancati da psicologi che stabiliscano se la richiesta di modifica del proprio corpo dipenda da un reale e serio <strong>disagio fisico</strong>, oppure da una turba mentale, magari momentanea. Infine, come si fanno campagne sociali contro la <strong>droga</strong>, le <a href="http://www.cultumedia.it/2010/01/stupri-spirale-di-violenza-caffarella-stupratore-dei-garage-aggressioni-di-capodanno/"><strong>violenze sulle donne</strong></a> e l’<strong>anoressia</strong>, andrebbe fatta una seria campagna (a cominciare dalle scuole) che mostri i rischi e le possibili conseguenze di scelte chirurgiche azzardate e irreversibili.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;"><!-- Smart Youtube --><span class="youtube"><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/kgksWFQIqYE&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><embed wmode="transparent" src="http://www.youtube.com/v/kgksWFQIqYE&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="355" ></embed><param name="wmode" value="transparent" /></object></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Accanto a Sole, Lorenzo, un’amicizia/amore nata sui banchi di scuola. Un amore quello di Lorenzo dolcissimo, totale, assoluto benché rimasto sempre nell’ombra. Chi è e cosa rappresenta Lorenzo per Sole?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Una ragazza dopo aver letto il libro mi ha detto che per lei Sole e Lorenzo sono i due lati della stessa medaglia, sono la parte sana e quella malata di una stessa persona. Io non credo che Lorenzo sia solo “sano”. Penso che sia semplicemente più “risolto” rispetto a Sole. Lorenzo è un ragazzo che ha saputo “capitalizzare” le sue carenze: è orfano, basso e coi <strong>brufoli</strong>. Riesce a trasformare tutto ciò nei suoi punti di forza. Sole invece nasce in una famiglia benestante, è intelligente, è una ragazza normale e non le manca niente. Ma non riesce, non vuole fare i conti con questa sua normalità. Non ci pensa nemmeno un secondo ad accettarsi. Lorenzo è l’unico punto fermo nella sua vita: sa che lui c’è, sempre e comunque. Ma nemmeno questo riuscirà a salvarla.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Il cambiamento fisico di Sole, la sua trasformazione farà cambiare atteggiamento verso l’amico di sempre fino a farli perdere di vista, poi Lorenzo deciderà di ritrovarla. L’amore di Lorenzo può far ritrovare il giusto valore della vita a Sole? In generale può la consapevolezza di essere apprezzati -   sebbene con qualche difetto -- rendere sopportabili le proprie imperfezioni, dunque se stessi?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Guarda, l’ho già detto ma è importante ripeterlo: la prima cosa è sentirsi apprezzati, voluti, toccati, abbracciati e amati dai propri genitori. Questo aiuta moltissimo, fin da piccoli, a sentire di avere un proprio posto e un senso nel mondo, a stare a proprio agio con se stessi. Poi crescendo, le persone che incontriamo nel nostro cammino hanno tutte, chi più chi meno, un’influenza su di noi e sulla percezione che abbiamo di noi stessi. Però non è sufficiente. Penso a casi di attrici bellissime e apprezzatissime che, improvvisamente, si trasformano in <a href="http://www.cultumedia.it/2010/02/cosa-vogliono-le-donne/">donne di plastica</a>, ottenendo l’effetto opposto, quello di risultare ridicole. Perché? L’amore di qualcuno è fondamentale, ma solo dopo averlo trovato in sé, e per sé.</p>
<blockquote><p><em>Tutta da rifare</em></p>
<p><strong>Giorgia Würth</strong><br />
Roma, Fazi Editore, 2010<strong> </strong></p>
<p><strong>pagine 171</strong><strong><br />
</strong><strong>prezzo in libreria € 16,00</strong></p></blockquote>
<p><em>Intervista a cura di Romina Toscano</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>Stephenie Meyer e la Twilight Saga</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 08:16:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[I PROTAGONISTI]]></category>
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		<category><![CDATA[cinema americano]]></category>
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		<description><![CDATA[Da qualche tempo a questa parte, oltre a Michelle Obama, in America c’è un’altra Prima Donna che fa assai parlare di sé. Si tratta della signora Stephenie Meyer, meglio conosciuta come colei che ha reinventato il concetto di vampiro. Su Google, basta digitare le prime tre lettere del suo nome per vederla – ricercatissima – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/1_2_10_Personaggi_Stephenie-Meyer_Luisa-Scarlata.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2132" title="1_2_10_Personaggi_Stephenie Meyer_Luisa Scarlata" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/1_2_10_Personaggi_Stephenie-Meyer_Luisa-Scarlata.jpg" alt="1_2_10_Personaggi_Stephenie Meyer_Luisa Scarlata" width="260" height="190" /></a>Da qualche tempo a questa parte, oltre a <strong><a href="http://www.cultumedia.it/2008/12/michelle-la-vaughn-robinson-obama/">Michelle Obama</a></strong>, in <strong>America</strong> c’è un’altra Prima Donna che fa assai parlare di sé. Si tratta della signora<strong> <a href="http://www.stepheniemeyer.com">Stephenie Meyer</a>,<span style="font-weight: normal;"> meglio conosciuta come colei che ha reinventato il concetto di </span><a href="http://www.cultumedia.it/2009/06/lasciami-entrare/">vampiro</a></strong>.<span id="more-2131"></span> Su <strong>Google</strong>, basta digitare le prime tre lettere del suo nome per vederla – ricercatissima – comparire fra i primi della lista. Il suo sito ufficiale  viene giornalmente tempestato di click ma soprattutto la <strong>“Saga di Twilight”</strong>, da lei inventata e scritta, è ormai divenuta un vero e proprio fenomeno di culto quasi senza precedenti. Quattro libri (<strong>“</strong><strong>Twilight”, “New Moon”, “Eclipse”, “Breaking Dawn”</strong>)<strong> </strong>per quattro (e forse anche cinque) film; una storia iper romantica che ha conquistato l’immaginario e i cuori di ogni età. Schiere di fans invasati soprattutto per gli interpreti principali, sul grande schermo, della vicenda ideata dalla Meyer: l’umana <strong>Bella Swan </strong>interpretata da<strong> Kristen Stewart, </strong>il bellissimo<strong> vampiro Edward Cullen</strong> impersonato da<strong> Robert Pattinson e</strong> il rivale<strong> licantropo Jacob Black </strong>interpretato da<strong> Taylor Lautner.</strong> Un fenomeno, quello creato dalla <strong>Meyer</strong>, che ha investito anche le location da lei scelte per ambientare la sua storia: a cominciare da <strong>“Forks”</strong>, fino a poco tempo fa sconosciuta cittadina dello Stato di<strong> Washington</strong> e ora meta di pellegrinaggio dell’infinito numero di seguaci della <strong>Saga</strong> al punto che i suoi abitanti (felicissimi di aver ricevuto una tale fortuna), si sono organizzati con degli appositi “<strong>Twilight Tour”</strong> che fanno sosta in tutti i luoghi principali della storia (vi ricordate i “<strong>Sex and The City Tour</strong>” di New York?).</p>
<p style="text-align: justify;">Stesso felice destino è toccato alle città italiane di <strong>Montepulciano</strong> e <strong>Volterra</strong>, dove <strong>Stephenie Meyer</strong> ha scelto di far rincontrare <strong>Edward</strong> e <strong>Bella</strong> in seguito ad un tragico equivoco (in realtà la cittadina citata nei libri dalla scrittrice è Volterra ma le riprese sono invece state effettuate a Montepulciano). Anche qui sindaci e cittadini si sono organizzati con offerte speciali negli alberghi e tour mirati che portano a scoprire i luoghi “toccati” dalle star del momento. Intanto Stephenie, che vive a “Phoenix” con il marito e i tre figli Gabe, Seth ed Eli, si gode l’immenso successo girando il mondo e partecipando spesso e volentieri alle conferenze stampa e ai tour promozionali delle pellicole tratte dai suoi libri. Nel primo film “Twilight” la si vede anche apparire per pochi secondi seduta al bancone di un locale in cui Bella e il padre <strong>Charlie</strong> stanno consumando un bel pasto all’americana con tanto di maxi hamburger: un vezzo che la <strong>Meyer</strong> ha scelto di regalarsi forse per festeggiare, con questo cameo, la sua gigantesca fortuna.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;"><!-- Smart Youtube --><span class="youtube"><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/_QLeQO7E16Y&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><embed wmode="transparent" src="http://www.youtube.com/v/_QLeQO7E16Y&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="355" ></embed><param name="wmode" value="transparent" /></object></span></p>
<p style="text-align: justify;">Beata lei -- insomma -- ma chissà cosa ne pensa di tutto questo <strong>Joanne Rowling</strong>, l’altra celeberrima (e oggi ricchissima) autrice di “<strong>Harry Potter</strong>”, fino all’arrivo della Meyer regina incontrastata del fantasy? Fra le due sarà tutta invidia o piuttosto sana competizione? Difficile a dirsi tanto più che in realtà i due prodotti hanno molto poco in comune e pertanto “colpiscono” target assolutamente differenti. Lunga vita a entrambe dunque perché una cosa è certa: nel terzo millennio la fantasia (e il <strong>fantasy</strong>) sono decisamente donna.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di Luisa Scarlata</p>
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		<title>Addio a J.D. Salinger</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 14:12:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[I PROTAGONISTI]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittori]]></category>
		<category><![CDATA[protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[stati uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Si è spento ieri all’età di 91 anni Jerome David Salinger, autore del celebre romanzo ‘Il giovane Holden’.
Nato il 1° gennaio 1919 a Manhattan da famiglia ebrea, Salinger ha condotto un’esistenza molto riservata dopo la pubblicazione del suo libro più famoso e della raccolta ‘Nove Racconti’. Durante la Seconda Guerra  Mondiale fu soldato nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_2272" class="wp-caption alignleft" style="width: 191px"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/salinger.jpg"><img class="size-full wp-image-2272" title="salinger" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/salinger.jpg" alt="J. D. salinger Author 1951" width="181" height="266" /></a><p class="wp-caption-text">J. D. salinger Author 1951</p></div>
<p>Si è spento ieri all’età di 91 anni <strong>Jerome David Salinger</strong>, autore del celebre romanzo ‘Il giovane Holden’.<span id="more-2271"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nato il 1° gennaio 1919 a Manhattan da famiglia ebrea, Salinger ha condotto un’esistenza molto riservata dopo la pubblicazione del suo libro più famoso e della raccolta ‘Nove Racconti’. Durante la <strong>Seconda Guerra  Mondiale</strong> fu soldato nel 12° reggimento fanteria degli <strong>Stati Uniti</strong> e prese parte ad alcune delle battaglie più difficili, tra cui lo sbarco in Normandia e la battaglia delle Ardenne. Fu tra i primi soldati alleati ad entrare per la prima volta in un campo di concentramento. Ricordando quei tragici momenti, Salinger dichiarò:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“È impossibile non sentire più l&#8217;odore dei corpi bruciati, non importa quanto a lungo tu viva”. L’esperienza della guerra segnò inevitabilmente anche il suo percorso di scrittore.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Temi ricorrenti nelle sue opere sono l’attenzione ai giovani emarginati e il ripudio per la società borghese. Oltre a ‘<strong>Il giovane Holden</strong>’ (1951), ha pubblicato <strong>‘Vita da uomo’</strong> (1952), ‘<strong>Nove Racconti</strong>’ (1953), ‘<strong>Franny e Zooney</strong>’ (1961), ‘<strong>Alzate l’architrave, carpentieri</strong>!’ (1963).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di Vanessa Cappella</p>
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		<title>Luigi Malerba</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 12:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scrittori]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giovanni Di Felice
E’ passato poco più di un mese da quando Luigi
Malerba ci ha lasciati. La notte dello scorso 8 maggio la letteratura italiana
ha perso uno degli autori più originali e irriverenti che abbia mai conosciuto.
Scrittore, sceneggiatore, saggista e giornalista (ha collaborato, tra l’altro,
con “Repubblica”), Malerba aveva sempre qualcosa di interessante da raccontare.

Nato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 5px; float: left;" title="luigi malerba.jpg" alt="luigi malerba.jpg" src="/images/stories/immagini2008/luglio/luigi malerba.jpg" height="140" width="160" /><span style="font-family: arial; font-size: small;"><i>di <a href="mailto:giodife@hotmail.it">Giovanni Di Felice</a></i><br /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">E’ passato poco più di un mese da quando Luigi<br />
Malerba ci ha lasciati. La notte dello scorso 8 maggio la letteratura italiana<br />
ha perso uno degli autori più originali e irriverenti che abbia mai conosciuto.<br />
Scrittore, sceneggiatore, saggista e giornalista (ha collaborato, tra l’altro,<br />
con “Repubblica”), Malerba aveva sempre qualcosa di interessante da raccontare.</span></p>
<p><span id="more-208"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Nato a Berceto (Parma) nel 1927, si è occupato<br />
sin dalla giovinezza di cinema e nel 1950 si è trasferito a Roma, dove ha<br />
lavorato fino al ’64 in un agenzia pubblicitaria, scrivendo nel frattempo<br />
sceneggiature per vari registi. Ha partecipato attivamente alla Neoavanguardia,<br />
senza però trincerarsi dietro la barriera dell’autoreferenzialità e non<br />
rinunciando mai al dialogo con il lettore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Le opere degli anni Sessanta e Settanta<br />
inclinano verso un umorismo in cui è possibile rintracciare la lezione di Svevo<br />
e Pirandello e lo straniamento comico, sull’onda di Beckett e di uno dei più<br />
grandi comici del secolo, particolarmente ammirato dall’autore, Buster Keaton.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">L’esordio letterario vero e proprio risale al<br />
’63, con la pubblicazione della raccolta di racconti La scoperta dell’alfabeto: l’ambientazione padana è solo un<br />
pretesto per rivelare l’irrazionalità dell’ “alfabeto” su cui il mondo è<br />
strutturato. Tra parole e cose, pensiero e realtà c’è una frattura insanabile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Protagonista del successivo romanzo Il serpente (1966) è un commerciante di<br />
francobolli nevrotico, che si illude di raccontare storie e vicende reali, ma<br />
in realtà del tutto fittizie. Come molti personaggi malerbiani, è un alienato<br />
dall’identità incerta e sfumata, che si muove in un mondo saturo e sovraccarico<br />
– in questo caso gli anni ’50 del boom economico e della rivalsa piccolo<br />
borghese -, è un “serpente” che si morde la coda, travolto dal mondo e dalla<br />
propria immaginazione, entrambi malati.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Ma il capolavoro di Malerba è forse Salto mortale (1968), un giallo<br />
“apparente” che, stando a quanto lascia intendere il narratore, “Giuseppe detto<br />
Giuseppe”, dovrebbe percorrere le tappe delle indagini su un misterioso delitto<br />
consumatosi nella piana di Pavona, nei pressi di Roma. In realtà non accade<br />
nulla e l’assassinio sembra non essersi mai verificato. O meglio, come scrive<br />
Silvana Cirillo, “tutto accade nel linguaggio”, quello strumento prodigioso con<br />
il quale lo scrittore gioca e si diverte. Alla voce del narratore si<br />
intrecciano mille altre voci la cui fonte risulta incomprensibile: Giuseppe non<br />
ci capisce più niente e per tenere il passo con gli eventi non gli bastano<br />
nemmeno i “salti mortali”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Tra le opere successive vanno ricordate Il protagonista (1973), un monologo in<br />
cui a parlare è addirittura un organo sessuale e le Rose imperiali (1974), metafora dell’assurda brutalità del potere.<br />
Lo sperimentalismo malerbiano, seppure ormai attenuato, dà i suoi frutti nel<br />
romanzo “giallo” Il pianeta azzurroTesta<br />
d’argento (1988).<br />
(1986) e nella raccolta di racconti </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Agli anni ’90 risale un interessante produzione nel<br />
solco del filone più caratteristico del postmodernismo italiano, quello<br />
“neostorico” (vd. Eco, Consolo): Il fuoco<br />
greco (1990) e Le maschere<br />
(1995), ambientati rispettivamente nella corte bizantina e nella Roma cinquecentesca,<br />
ruotano attorno ai temi del complotto e dell’intrigo politico, con sottili<br />
riferimenti alla situazione italiana contemporanea.</span><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><o:p></o:p></span></p>
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