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	<title>CULTUMEDIA Magazine &#187; Un libro, una storia</title>
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		<title>&quot;Opinioni di un clown&quot; di Heinrich Boll</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jan 2009 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un libro, una storia]]></category>

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		<description><![CDATA[
La riflessione di un Pagliacciodi Santina Buscemi
Cos&#8217;è una maschera? Cos&#8217;è un&#8217;interpretazione buffa e divertente?
Durante la lettura di “Opinioni di un clown” di Heinrich Boll me lo sono costantemente chiesto. Il romanzo del Premio Nobel tedesco è un&#8217;approfondita analisi del rapporto fra se stessi e una società che non ci rappresenta. Romanzo in cui la voce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><img style="margin: 5px; float: left;" title="01_02_09_recensione boll santina.gif" alt="01_02_09_recensione boll santina.gif" src="/images/stories/immagini2009/febbraio/01_02_09_recensione boll santina.gif" width="153" height="200" /></div>
<div style="text-align: justify;"><i><span style="font-family: arial; font-size: small;">La riflessione di un Pagliaccio</span><br /><span style="font-size: small;"><span style="font-family: arial;">di <a href="mailto:buscemi@cultumedia.it">Santina Buscemi</a></span></span></i></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Cos&#8217;è una maschera? Cos&#8217;è un&#8217;interpretazione buffa e divertente?</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Durante la lettura di “Opinioni di un clown” di Heinrich Boll me lo sono costantemente chiesto. Il romanzo del Premio Nobel tedesco è un&#8217;approfondita analisi del rapporto fra se stessi e una società che non ci rappresenta. </span><span style="font-family: arial; font-size: small;">Romanzo in cui la voce narrante è quella del protagonista, Hans Schnier, ventisettenne clown in lite col mondo, ma in grado di fare un attento esame di sé, degli altri e degli episodi della sua vita che lo hanno influenzato.</span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;" />
<br /><span id="more-504"></span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Nei primi capitoli ascoltiamo il suo racconto, l&#8217;analisi del suo stesso comportamento, e ci stupiamo della semplicità con la quale analizza le difficoltà cui va incontro ogni giorno. L&#8217;alcolismo, la sfortuna a lavoro, la solitudine, i notevoli problemi economici, la freddezza con la famiglia, l&#8217;abbandono della sua donna.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Il suo essere clown, però, non è un avere un alter ego, magari opposto o coincidente con l&#8217;autentico sé, ma è una seconda pelle: fin da ragazzino, dopo l&#8217;abbandono della scuola, continua a ripetere di voler intraprendere questa carriera. In un dialogo con i genitori, convinti voglia fare l&#8217;attore e disposti a pagargli gli studi in importanti scuole, egli ripete come la professione a cui aspira sia quella di un clown, null&#8217;altro. Lucido, razionale, obiettivo: la sua scelta di vita coincide con la consapevolezza di come questa professione sia vista nella società di cui egli fa parte, dell&#8217;impegno e dell&#8217;esercizio fisico che richiede, di come, raggiunta una certa età, non gli consentirà più di esercitarla, perchè superato da clown più giovani.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">La famiglia borghese cui appartiene è incapace di comprendere la natura di Hans, essendo tutti così imperniati di snobismo e senso di superiorità verso tutto ciò non in grado di conformarsi al loro mondo. L&#8217;ipocrisia della sua famiglia non è denunciata in maniera esplicita dal protagonista, ma con la descrizione di fatti anteriori e posteriori che collidono gli uni con gli altri. </span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">L&#8217;infanzia di Hans si svolge durante gli anni della seconda Guerra Mondiale, in una Germania in cui il nazismo è molto più che una fede: una continua esibizione di appartenenza. Hans bambino non comprende fino in fondo su cosa la dottrina dominante si basi e perchè i suoi genitori e coloro che lo circondano siano così “fissati” con Hitler, la guerra e l&#8217;odio verso gli ebrei; reagisce con una tenera paura ed un infantile pianto inconsapevole quando sua sorella parte per il fronte, per arruolarsi nelle Flack e, alla fine della guerra, è dichiarata caduta in battaglia.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Quando soprattutto si ribella ai giochi dei suo coetanei, giochi che emulano battaglie e richiamano l&#8217;intolleranza del partito nazista, assiste incredulo allo smarrimento e al gridare allo scandalo da parte della sua famiglia per i suoi gesti “Non sa quello che fa, non lo sa, altrimenti dovrei ritirare da lui la mia mano”, singhiozza la madre. Durante il romanzo, egli sottolinea senza particolari allusioni all&#8217;attività intrapresa da sua madre molti anni dopo e cioè l&#8217;essere Presidentessa del Comitato Centrale della Società per la conciliazione dei contrasti razziali. E&#8217; il lettore a riflettere su tale grave incoerenza e forse a chiedersi quali siano le vere maschere di cui si narra nel romanzo.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Dopo l&#8217;incidente durante un&#8217;esibizione, Hans decide di chiamare a casa per chiedere dei soldi, nonostante la cosa lo infastidisca. La governante sbaglia a passare la telefonata e la madre di Hans risponde nel telefono di lavoro e in tono serio come Presidentessa del Comitato. Un particolare che l&#8217;autore ha aggiunto alla trama, senza che esso abbia alcun significato? A mio avviso esso è stato scelto per esemplificare il distacco fra la vita borghese, snob e soprattutto artificiale della sua famiglia e la genuinità e la coerenza di Hans, clown per professione, uomo che sbaglia e che si ritrova dopo parecchio tempo a riflettere sui propri errori, ma, appunto, un uomo che riflette.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Motore trainante dei pensieri del protagonista è Maria, suo primo e unico amore, che lo ha abbandonato per sposare un uomo, Zupfer, uomo appartenente alla comunità cattolica, alla quale appartiene anche la donna. Il nome di Maria è ripetuto costantemente durante il romanzo: quasi una sorta di filastrocca senza senso, alla separazione con lei sembra essere legato ogni evento della vita del clown. Da quando Maria se ne è andata ( “è passata ai cattolici” come afferma l&#8217;uomo), ogni giorno è diventato routine, difficile organizzarsi, difficile non pensarvi.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Una tenerezza incredibile fa scaturire nel lettore il racconto del primo rapporto sessuale fra i due e nell&#8217;incipit del capitolo “Avevo ventun anni e lei diciannove, quando una sera andai semplicemente nella sua stanza per fare con lei le cose che uomo e donna fanno insieme”: si riesce a ravvisare la semplicità e l&#8217;incoscienza nelle sue azioni. Maria è povera, a suo contrario, quando le luce del giorno illumina al mattino la stanza della giovane, egli si accorge della miseria in cui vive, eppure il semplice gesto di lavarsi, le azioni meccaniche, precise, delicate con le quali ella pulisce il suo corpo, destano in Hans meraviglia e incanto. Forse in questo è racchiusa la magia del sesso con lei: dopo la loro separazione all&#8217;uomo risulterà difficile pensare di unirsi ad un&#8217;altra donna, quasi a non voler macchiare la sacralità dei rapporti avuti in passato con Maria.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Infine, analizzando “Opinioni di un clown”, risulta predominante l&#8217;argomento religioso: Boll, che fu un cattolico dissidente, è quasi ossessionato da questo tema; infatti, costantemente Hans si ritrova a riflettere sulla religione cattolica, scelta da Maria e dal fratello di Hans, Leo, ma il suo è un continuo analizzare cosa significhi credere e in che modo sia giusto professare la propria religione, senza un&#8217;accusa od una presa di posizione netta.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Maschere: di maschere ce ne sono molte, sembra averci voluto dire Boll, ed un clown forse può essere un eccentrico, strano, uomo, senza alcuna maschera.</span></div>
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		<title>Un viaggio nella terra natia</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un libro, una storia]]></category>

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		<description><![CDATA[“Il mondo alla fine del mondo” di Sepulvedadi Santina Buscemi
Il viaggio di Sepulveda è un viaggio nella profondità della natura.L&#8217;autore, in questo romanzo che non si discosta da quelli precedenti per capacità di scrittura, colpisce il lettore per l&#8217;apparente semplicità della trama.Il protagonista, cileno, ormai trasferitosi ad Amburgo, vive la sua vita tranquilla, consapevole di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;" /><img style="margin: 5px; float: left;" title="copertina.gif" alt="copertina.gif" src="/images/stories/immagini2008/novembre/copertina.gif" width="132" height="200" /><span style="font-family: arial; font-size: small;"><i>“Il mondo alla fine del mondo” di Sepulveda<br />di Santina Buscemi</i></p>
<p>Il viaggio di Sepulveda è un viaggio nella profondità della natura.<br />L&#8217;autore, in questo romanzo che non si discosta da quelli precedenti per capacità di scrittura, colpisce il lettore per l&#8217;apparente semplicità della trama.<br />Il protagonista, cileno, ormai trasferitosi ad Amburgo, vive la sua vita tranquilla, consapevole di quanto la sua terra natia rappresenti per lui, ma intimamente rassegnato a restarle lontana.</span></p>
<p><span id="more-502"></span><br />
<span style="font-family: arial; font-size: small;">Alcuni fatti lo inducono a salire sull&#8217;aereo e tornarvi, per svolgere delle indagini e documentarsi sulla morte di alcuni marinai. L&#8217;agenzia giornalistica nella quale lavora, collegata a Greenpeace, riceve un fax che lascia intuire vi siano dei traffici loschi alla base della sciagura.<br />Questa faccenda è l&#8217;escamotages grazie al quale il fiume di ricordi legati al Cile riaffiora in lui: la volontà di indagare i fatti e di lasciar emergere la verità contribuiscono alla sua decisione di partire.<br />In aereo egli ripensa alla sua infanzia, alla prima adolescenza, all&#8217;amore per il mare e l&#8217;esperienza da mozzo in una baleniera, momenti che lo fecero diventare un uomo e che forgiarono il suo carattere.<br />L&#8217;arrivo in Cile gli fa testare la gravità della situazione: il capitano Nilssen, che lo accoglie e lo guida, lo rende partecipe di come in quei luoghi sia in atto una caccia illegale alle balene, attività proibita a causa del rischio d&#8217;estinzione dell&#8217;animale. Il protagonista non si imbatte però mai nei cacciatori e il romanzo di Sepulveda non narra di alcun combattimento nel quale egli è coinvolto: il suo è un viaggio alla ricerca della verità, viaggio che si interrompe dinanzi al luogo della battaglia avvenuta.<br />Dopo diversi spostamenti si giunge al luogo dello scontro. Ma prima che vi si giunga Nilssen gli descrive la dinamica dei fatti. Le balene hanno colpito la nave, rendendo impossibile la caccia dei trafficanti. E questo è avvenuto perché un uomo, un discendente delle antiche tribù, si è messo volutamente in pericolo, attaccato dalla baleniera, consapevole del fatto che l&#8217;istinto di protezione degli animali per gli esseri indifesi avrebbe spinto le balene ad intervenire.<br />Nonostante il capitano abbia già raccontato la dinamica dei fatti, lo sguardo del protagonista che osserva esterefatto il mare corrisponde al nostro, di sguardo. Colmo di stupore, sgomento, orrore, serietà, rispetto. Nonostante la scena cruenta, che Sepulveda descrive magnificamente, la lotta fra gli interessi e la malvagità dell&#8217;uomo e la natura risulta magnifica. La forza dei deboli e il senso di giustizia sono talmente immensi da giustificare qualsiasi punizione dei colpevoli.<br />La difesa dell&#8217;ambiente è spesso sentita come un processo attivo degli uomini, affinché la natura non sia danneggiata: il libro di Sepulveda descrive al contrario un mondo animale forte, capace di difendersi e frapporsi all&#8217;incoscienza e alla cattiveria umana. Il risultato che lo scrittore cileno ottiene è quello di incrementare il nostro senso di responsabilità, grazie ad un rispetto ancora maggiore per la natura.<br />Per un istante, verso la fine del romanzo, il lettore è indotto a credere che il protagonista decida di tornare a vivere in Cile, perché dopo aver risentito la profondità del suo legame con quelle terre, gli risulta indubbiamente impossibile allontanarsene nuovamente. Invece la scelta finale è quella di tornare in Europa, al suo lavoro e alle sue amicizie, perché l&#8217;esperienza vissuta è stata in grado di fargli sentire come, nonostante la lontananza, il Cile sia una parte del suo cuore, la più forte.<br /></span></div>
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		<title>La compagnia dei Celestini</title>
		<link>http://www.cultumedia.it/2008/09/la-compagnia-dei-celestini/</link>
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		<pubDate>Sun, 31 Aug 2008 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un libro, una storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è solo un romanzo per ragazzi
di Stefano BenniA cura di Santina Buscemi
Mi sembra di immaginarlo, Stefano Benni, mentre seduto a tavolino traccia le trame di quella che sarebbe diventata la sua opera più conosciuta ed apprezzata.Con squadre, compasso e goniometro disegna i tratti di personaggi che, dalla prima all&#8217;ultima pagina, colpiscono il lettore per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;"><em>Non è solo un romanzo per ragazzi</em></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;"><i>di Stefano Benni<br />A cura di <a href="mailto:buscemi@cultumedia.it">Santina Buscemi</a></i></p>
<p>Mi sembra di immaginarlo, Stefano Benni, mentre seduto a tavolino traccia le trame di quella che sarebbe diventata la sua opera più conosciuta ed apprezzata.<br />Con squadre, compasso e goniometro disegna i tratti di personaggi che, dalla prima all&#8217;ultima pagina, colpiscono il lettore per la loro eterogeneità e che sembrano essere caricature di realtà vere e proprie.<br />Facile leggere il racconto: scorrevole e in apparenza leggero, sembra un testo per adolescenti, ove si fronteggiano il bene ed il male.</span></div>
<div style="text-align: justify;" />
<br /><span id="more-501"></span><br />
<span style="font-family: arial; font-size: small;">Questo non è però l&#8217;intento di Benni. Il finale è tracciato con fermezza e pone il lettore dinanzi ad una seria riflessione; altro che romanzo per ragazzi: siamo noi adulti ad essere chiamati ad un&#8217;opera di riflessione costante.<br />Gli elementi del fantastico (fantasmi, poteri paranormali, profezie e stranezze irreali) sono presenti in maniera copiosa, ma intrecciati a particolari del quotidiano che fanno sorridere il lettore. Soprattutto all&#8217;inizio, quando gli stanzoni dell&#8217;orfanotrofio accolgono la vita di un gruppo di ragazzini in età adolescenziale, il dramma delle loro condizioni, descritti dall&#8217;autore, che ha sicuramente letto Oliver Twist, si fonde all&#8217;allegria scaturita dalle personalità dei fanciulli. I soprannomi su tutto e tutti, in primis l&#8217;odore di cavolo delle orribili zuppe, i primi sogni erotici, la voglia perenne di divertirsi, le prime infatuazioni letterarie di futuri filosofi, in questo panorama serpeggiano le individualità di tre di loro: Memorino, Lucifero e Alì.<br />I tre scappano dall&#8217;orfanotrofio dei Celestini, per partecipare al Campionato Mondiale di Pallastrada, organizzato dalla misteriosa figura del Grande Bastardo, di cui poco si sa e poco si dice nel romanzo, ma che sembra incarnare l&#8217;antagonista perfetto dell&#8217;Egoarca Mussolardi, uomo avido, potentissimo, patron di media e aziende. Già: Benni pubblica “La compagnia dei Celestini” nel 1992 ed è facile ipotizzare il riferimento ad un volto noto della politica italiana.<br />I personaggi che si mettono alla ricerca degli orfani sono strambi e parodistici, ma sono funzionali all&#8217;autore per porre sotto la luce del riflettore le contraddizioni della nostra società. Innanzitutto l&#8217;autore pone l&#8217;indice verso la chiesa, esemplificata dalla grottesca figura di Don Biffero, ossessionato dal sesso e preoccupato dei possibili scandali per la scomparsa dei ragazzi.<br />La conclusione non è il lieto fine che ci si aspettava: la società, simbolizzata dalla città di Gladonia, è costretta a veder avverata una profezia di condanna e distruzione, perché incapace di proteggere gli innocenti.<br />La sola critica che si può fare riguarda il ritrovamento dei genitori da parte dei tre protagonisti: in poche righe Benni descrive riconoscimento e incontro in maniera forse troppo semplicistica. La condizione di orfano e le problematiche ivi connesse spariscono in un lampo. Eppure l&#8217;autore apre una minuscola parentesi alla fine, quando l&#8217;assessore Erminia Beccalosso svela di essere la madre di Memorino morente. Pur nell&#8217;agonia, udendo le parole della donna, che afferma come una pubblica maternità sarebbe stata un problema per la sua carriera politica, il ragazzo sottolinea “Mi sa che non ho poi perso molto, mamma”. Uno smacco ai finti happy ends disseminati qua e là.<br />Elemento fondamentale del romanzo è indubbiamente lo sport: il Campionato Mondiale di Pallastrada ha regole strane, opposte a quelle delle varie categorie sportive e del calcio in particolare.<br />Benni è un maestro proprio nell&#8217;immaginarle: quasi a sfidare il calcio moderno, la Pallastrada rivendica il primato dell&#8217;amore per il pallone. No soldi (alla fine del libro si parla di premi sotto forma di cioccolata), nessuna fama (il campionato è segreto), ma una sana voglia di giocare e vincere. Nella Pallastrada il pallone è rattoppato, posso giocare anche gli animali, sono consentiti i falli e si gioca in un campo il più possibile insidioso.<br />Può sembrare un qualcosa di assurdo per un campionato, ma credo che ad ogni lettore sia facile immaginare i protagonisti impegnati a rincorrere il pallone, come qualsiasi gruppo di ragazzini che ha giocato per le strade delle nostre città, magari sotto la pioggia<br />Perché la passione è più forte dei regolamenti, perché quelli che si fanno chiamare Bad, il gruppo tedesco che deve partecipare al Campionato di Pallastrada, sembrano i cattivi, ma sono solo un gruppo di ragazzi, ed i veri cattivi sono gli adulti, che parlano il linguaggio dei soldi e del potere.<br />Bravo Benni, speriamo che “La compagnia dei Celestini” sia letto dalle future generazioni stra-tecnologiche, e che venga loro voglia di far impolverare la play station e riprendere in mano il pallone, anche e soprattutto per andare a giocare sotto la pioggia, in mezzo al fango.<br /></span></div>
<p></p>
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		<title>Uno, Nessuno e centomila</title>
		<link>http://www.cultumedia.it/2008/07/uno-nessuno-e-centomila/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 12:38:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un libro, una storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Follia o saggezza?
di Santina Buscemi

Follia, pensieri infiniti e
discorsi quasi impossibili.
E&#8217; facile etichettare una delle
opere più conosciute di Pirandello come poco concreta, una mera speculazione
astratta.
Eppure, a prescindere dalla
propria indole, ci si trova in mano un libro completo, diretto e incisivo,
capace di influenzare le riflessioni di chiunque. 

Perché il lettore si scopre a
riflettere sui medesimi dubbi che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 5px; float: left;" title="pirandello.jpg" alt="pirandello.jpg" src="/images/stories/immagini2008/luglio/pirandello.jpg" height="200" width="134" /><i><span style="font-family: arial; font-size: small;">Follia o saggezza?</span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-family: arial; font-size: small;">di <a href="mailto:buscemi@cultumedia.it">Santina Buscemi</a></span></i></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Follia, pensieri infiniti e<br />
discorsi quasi impossibili.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">E&#8217; facile etichettare una delle<br />
opere più conosciute di Pirandello come poco concreta, una mera speculazione<br />
astratta.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Eppure, a prescindere dalla<br />
propria indole, ci si trova in mano un libro completo, diretto e incisivo,<br />
capace di influenzare le riflessioni di chiunque. </span></p>
<p><span id="more-500"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Perché il lettore si scopre a<br />
riflettere sui medesimi dubbi che assalgono Vitangelo Moscarda, protagonista di<br />
“Uno nessuno e centomila”, uno dei libri italiani più conosciuti ed apprezzati<br />
anche all&#8217;estero.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Il libro inizia con Vitangelo<br />
davanti allo specchio. La scelta di Pirandello non è casuale: il riflesso di<br />
un&#8217;immagine allo specchio potrebbe essere considerato uno dei simboli di<br />
quest&#8217;opera.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">La moglie di Vitangelo gli fa<br />
notare come il naso gli penda lievemente a destra.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Incredulità, sconcerto, stupore:<br />
il viso che si osservava ogni giorno da una vita si mostrava agli altri in<br />
maniera diversa da quanto apparisse a lui.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Quasi ossessionato dalla cosa<br />
sente il bisogno di confrontarsi con un amico e di chiedere conferma<br />
dell&#8217;affermazione della moglie. A conferma ricevuta, quasi con uno spirito di<br />
vendetta, è egli a mandare in crisi l&#8217;amico, suggerendogli quei particolari<br />
fisici che l&#8217;altro non aveva mai notato in sé.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Pirandello esprime in quest&#8217;opera<br />
tutta la sua abilità di scrittore, compresa l&#8217;ironia sottile che non manca in<br />
nessuno dei suoi scritti: dopo qualche tempo dalla scoperta della non conoscenza<br />
esatta del proprio corpo, il protagonista nota come tutte le persone per strada<br />
si fermino ad osservare la loro immagine nelle vetrine dei negozi; questo a<br />
testimoniare come i dubbi su se stessi abbiano contagiato l&#8217;intera popolazione<br />
in un passaparola continuo, a dimostrazione che le persone siano più simili di<br />
quel che comunemente si pensi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Da un elemento puramente fisico,<br />
scoppia un uragano dentro il protagonista: pressante è in lui la consapevolezza<br />
di aver avuto da sempre una determinata immagine di sé, che non corrisponde<br />
all&#8217;immagine che gli altri hanno di lui. Difficile la comprensione totale e la<br />
stessa comunicazione con gli altri, perché manca la conoscenza profonda di<br />
quello che si è.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Ecco la totale ribellione, la<br />
volontà di scardinare ogni regola ed ogni possibile immagine che gli altri<br />
hanno di sé: Vitangelo Moscarda non accetta più di vivere nella menzogna,<br />
arrivando a farsi internare, pur di sovvertire le aspettative che le persone<br />
che lo circondano hanno su di lui.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Interessante è la prefazione di<br />
Francesco Merlo, pubblicata in una delle ristampe del libro. Merlo presenta il<br />
folle e saggio Moscarda come un prototipo della popolazione italiana.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Fra le mille contraddizioni (i<br />
mafiosi col santino nel portafoglio, per fare un esempio), la volontà di<br />
dipingersi in un modo in cui non si è, il poco coraggio nell&#8217;affermare le<br />
proprie opinioni e gli stereotipi che delineano lo stile del made in Italy,<br />
si può applaudire la prefazione del giornalista per aver messo in luce come una<br />
delle opere simbolo della letteratura italiana del Novecento faccia riferimento<br />
a tutti l&#8217;umanità, ma soprattutto all&#8217;italiano medio.</span></p>
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		<title>“La luna è tramontata” di John Steinbeck</title>
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		<pubDate>Sat, 31 May 2008 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un libro, una storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Un governante che
sente l’anima del suo popolo
a
cura di Santina Buscemi


Nel 1943 John Steinbeck pubblica
“La luna è tramontata”, romanzo amato ed apprezzato in tutto il mondo, che non
avrà la notorietà e il riconoscimento di altre grandi opere quali “Uomini e
topi” o “Furore”, ma che nulla ha di meno di tali capolavori.

 
Un libro breve, scorrevole e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Un governante che<br />
sente l’anima del suo popolo</span></p>
<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 5px; float: left;" src="/images/stories/immagini2008/rubrica_buscemi.jpg" height="80" width="65" /><span style="font-family: arial; font-size: small;">a<br />
cura di Santina Buscemi</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Nel 1943 John Steinbeck pubblica<br />
“La luna è tramontata”, romanzo amato ed apprezzato in tutto il mondo, che non<br />
avrà la notorietà e il riconoscimento di altre grandi opere quali “Uomini e<br />
topi” o “Furore”, ma che nulla ha di meno di tali capolavori.</span></p>
<p><span id="more-499"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Un libro breve, scorrevole e dal<br />
linguaggio semplice, in cui lo scrittore, premio Nobel per la letteratura nel<br />
1962, tratta dell&#8217;argomento guerra, anche se lo fa in un modo particolare.<br />
«Alle dieci e trentacinque tutto era finito. La città era occupata, i difensori<br />
sopraffatti e la guerra finita». Così inizia il libro: l&#8217;immediatezza dei fatti<br />
è presentata in questo modo al lettore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Un piccolo paese della<br />
Norvegia è occupato dalle truppe tedesche. La popolazione e i suoi governanti<br />
rispondono con assoluto stupore e quasi imbarazzo dinanzi ai fatti: non vi è<br />
alcuna reazione, nessuna rivolta, la loro libertà è assoggettata e può quasi<br />
sembrare che ciò non li interessi nemmeno. Gli occupanti sono increduli, la<br />
violenza e lo spargimento di sangue sembrano realtà sconosciute a queste<br />
persone e ai loro governanti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Eppure la riscossa sta<br />
proprio in questa apparente accondiscendenza. La voglia di difendere la propria<br />
libertà, il coraggio e la propria terra scorrono nel sangue di ogni cittadino e<br />
nei governanti, è solo necessario i tempi siano maturi affinché possa iniziare<br />
la resa dei conti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Steinbeck non descrive<br />
scenari frenetici di azioni e sentimenti violenti: la popolazione si muove<br />
lenta, in silenzio, mediante omicidi in apparenza singoli, quasi accidentali,<br />
sicuramente sconnessi ad una rivolta organizzata.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Eppure è da questi brusii<br />
sommessi che parte la rivoluzione e quelli che appaiono inizialmente i<br />
perdenti, i vili, vengono rivestiti dalla luce della speranza: in un mondo ove<br />
chinare la testa è la soluzione più semplice, combattere per i propri ideali e<br />
la libertà di scegliere come governarsi risultano la sola scelta possibile,<br />
seppur la più difficile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Meraviglioso il ritratto<br />
del sindaco Orden: un uomo mite, gentile, che si contrappone nettamente alla<br />
brutalità e alla forza apparente del nemico. Eppure sarà lui a dimostrare<br />
coraggio e a rivelarsi intrepido dinanzi alla battaglia, la battaglia per la<br />
libertà. Il rapporto fra lui, governante, e la popolazione è quasi di simbiosi:<br />
i sentimenti dei suoi cittadini sono il vero motore delle sue scelte, egli<br />
attende di captare la loro voglia di libertà, per essere guidato verso il passo<br />
successivo. La morte non lo spaventa: la sua bonarietà e mitezza sono solo il<br />
guscio che racchiude un cuore forte e quel desiderio di libertà che scorre nel<br />
sangue di ogni popolo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;"> </span></p>
<p class="Contenutotabella" style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Steinbeck parla di una<br />
politica dei fatti e non delle parole: le frasi finali del sindaco Orden, che<br />
va incontro alla morte e preannuncia ai nemici la loro sconfitta, perché il<br />
desiderio di riscossa del suo popolo non sarà mai assoggettato, non sono<br />
retorica, ma la cornice di gesti concreti, di sacrifici e impegni per il bene<br />
del popolo.</span></p>
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		<title>Novecento</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un libro, una storia]]></category>

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		<description><![CDATA[




di Alessandro Bariccorecensione a cura di Santina Buscemi
“Novecento” di Alessandro Baricco parla della storia di Danny Boodman T.D. Novecento, trovato in una cesta da un uomo di colore che lavora nella sala macchine del Virginian, un transatlantico che fa la spola fra America ed Europa. L&#8217;uomo si prende cura del bambino e lo educa, ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px" align="justify"><img style="margin: 5px; float: left;" src="/images/stories/immagini2008/rubrica_buscemi.jpg" height="80" width="65" /></p>
<p style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px" align="justify">
<p style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px" align="justify">
<p style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px" align="justify">
<p><span id="more-498"></span></p>
<p style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px" align="justify">di Alessandro Baricco<br />recensione a cura di <a href="mailto:buscemi@cultumedia.it">Santina Buscemi</a></p>
<p style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px" align="justify">“Novecento” di Alessandro Baricco parla della storia di Danny Boodman T.D. Novecento, trovato in una cesta da un uomo di colore che lavora nella sala macchine del Virginian, un transatlantico che fa la spola fra America ed Europa. L&#8217;uomo si prende cura del bambino e lo educa, ed il piccolo è adottato da tutto l&#8217;equipaggio della nave, che lo vede crescere giorno dopo giorno, viaggio dopo viaggio. All&#8217;accidentale morte del padre adottivo, il capitano della nave chiama le autorità, affinché egli possa crescere sulla terraferma e soprattutto ricevere un&#8217;educazione scolastica. Novecento si nasconde e, dopo giorni di inutili ricerche, il Virginian è costretto a ripartire. Il capitano lo ritrova una notte, seduto al pianoforte della prima classe, mentre suona con bravura una melodia armoniosa, che incanta tutti i passeggeri.</p>
<p style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px" align="justify">Baricco non ci racconta come egli abbia imparato a suonare, semplicemente i lettori vengono trasportati nell&#8217;isola incontaminata ove si svolgerà tutta la vita di Novecento. Il Virginian diventa infatti la sua casa: egli non metterà mai piede fuori dalla nave, non toccherà mai la terraferma. Le sue melodie divengono leggenda, ai passeggeri e ai nuovi membri dell&#8217;equipaggio è raccontato di un uomo mai sceso dall&#8217;imbarcazione, capace di incantare con il suo modo di suonare. Il rapporto di Novecento con il pianoforte è quello di uno scrittore con un foglio ed una penna in mano: dalle persone incontrate egli raccoglie frammenti di vita e particolari di paesaggi di città e luoghi ch&#8217;egli mai vedrà, e tutti questi elementi diventano gli accordi della sua musica.</p>
<p style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px" align="justify">Ciò che riesce a trasmettere Baricco al lettore è la totale ingenuità con la quale Novecento vive il suo suonare. A causa del suo carattere, o della sua condizione che gli ha impedito di conoscere il mondo con le sue virtù e soprattutto i suoi vizi,  sono decisamente lontani da lui sentimenti di orgoglio o competizione. E quando colui che è definito “l&#8217;inventore del jazz” gli lancia una sfida musicale, i suoi sentimenti sono solamente curiosità e divertimento. La rabbia, la gelosia, la volontà di vincere a tutti i costi non lo sfiorano neppure. La sua totale innocenza e fiducia nel prossimo gli impediscono di considerare la musica un modo per superarsi. Ed oltre all&#8217;eccezionale bravura dimostrata, a regalargli la vittoria è sicuramente tale approccio innocente alla competizione.</p>
<p style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px" align="justify">Fra i tanti pregi di questo libro, trasformato da Tornatore in un film bellissimo che solo lievemente si discosta dal testo scritto, vi è quello di presentare un nuovo modo di intendere la passione musicale. Quando Novecento ha davanti a sé il pianoforte, si crea una sorta di bolla di sapone, ove la vita e le sue contraddizioni restano lontane, come bloccate da pareti invisibili.</p>
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		<title>Memoria delle mie puttane tristi</title>
		<link>http://www.cultumedia.it/2008/04/memoria-delle-mie-puttane-tristi/</link>
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		<pubDate>Mon, 31 Mar 2008 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un libro, una storia]]></category>

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		<description><![CDATA[

di Gabriel Garcia MarquezIl fascino di un nuovo erotismodi Santina Buscemi
Quante sfumature ha la sessualità?E la sessualità a novant&#8217;anni?Quali misteri da svelare può ancora avere per un uomo che ha conosciuto il sesso fin da bambino, esplorandone ogni tipologia e gustandone ogni sapore?



Il finale del libro potrebbe apparir scontato, ma il maestro Gabriel Garcia Marquez [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="margin: 5px; float: left;" title="01_04_recensione_storie20mie20puttane20tristi.jpg" alt="01_04_recensione_storie20mie20puttane20tristi.jpg" src="/images/stories/immagini2008/aprile/01_04_recensione_storie20mie20puttane20tristi.jpg" width="122" height="200" /></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;"><i>di Gabriel Garcia Marquez<br />Il fascino di un nuovo erotismo<br />di Santina Buscemi<br /></i></p>
<p>Quante sfumature ha la sessualità?<br />E la sessualità a novant&#8217;anni?<br />Quali misteri da svelare può ancora avere per un uomo che ha conosciuto il sesso fin da bambino, esplorandone ogni tipologia e gustandone ogni sapore?</span></div>
<div style="text-align: justify;" />
<br /><span id="more-503"></span>
</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;"><br />Il finale del libro potrebbe apparir scontato, ma il maestro Gabriel Garcia Marquez ha il dono di trasmettere emozioni nel modo più inusuale.<br />E così, in un racconto scritto in prima persona, conosciamo un anziano giornalista, appassionato d&#8217;arte e di musica classica, che vive da solo in una villa ereditata dai suoi genitori, con una vecchia domestica che lo conosce e, sì, lo sopporta. <br />Il protagonista di “Memoria delle mie puttane tristi” è un uomo decisamente anticonformista, lo impariamo a conoscere dagli stralci dei suoi racconti e il lettore è spesso spinto a sorridere della sua bizzarria.<br />Oltre che dalle vicende e dai racconti relativi ai suoi novant&#8217;anni di vita, la sua indole è espressa mediante gli articoli che deve consegnare per il “Diario de la paz”, un giornale che settimanalmente gli pubblica uno scritto. Interessante l&#8217;éscamotage di Marquez di traslare le vicende del protagonista negli articoli ch&#8217;egli pubblica. Le riflessioni su quanto gli capita si trasformano in buffe riflessioni che entusiasmano i lettori.<br />Lettori in fibrillazione soprattutto per gli articoli romantici, che scaturiscono dal suo amore per quella giovane fanciulla, che comincia a occupare ogni suo pensiero e ogni suo gesto quotidiano.<br />Delgadina, questo il nome che l&#8217;anziano signore gli affibbia, deciso a non voler conoscere quello reale, è una ragazza poverissima, che Rosa Cabarcas, proprietaria di un bordello alla periferia della città, contatta per esaudire il desiderio dell&#8217;uomo.<br />Alla fanciulla, terrorizzata per il primo rapporto sessuale, Rosa Cabarcas dà della valeriana per rasserenarla.<br />Così, quando l&#8217;arzillo novantenne giunge al bordello, la trova addormentata. Quella che sembra un&#8217;occasione mancata, si trasforma nella possibilità, per lui, di conoscere nuove sensazioni, un nuovo tipo di erotismo.<br />Gli incontri si susseguono, in un perpetuarsi di doni e carezze, e fanno tenerezza i tentativi dell&#8217;uomo di scappare dalla passione sempre maggiore per la fanciulla.<br />Il corpo addormentato di una giovane donna, le sue forme ancora acerbe e soprattutto l&#8217;innocenza che traspira dal suo viso, lentamente catturano ogni pensiero ed ogni desiderio dell&#8217;uomo.<br />Affascinante è la descrizione delle sensazioni che prova l&#8217;uomo nello starle accanto, carezze e baci in ogni parte del suo corpo, mentre la giovane dorme.<br />Scopriamo, noi lettori, l&#8217;erotismo della mente, creata dal contatto leggiadro e superficiale, capace di accendere nell&#8217;anziano signore passione senza limiti, ma anche tenerezza. E amore.<br />L&#8217;incontro casuale con una vecchia amante, con la quale parla delle loro avventure erotiche passate, è l&#8217;occasione per una riflessione su quanto egli stia vivendo con la giovane.<br />“Non morire senza aver provato la meraviglia di scopare con amore”. Questo gli viene suggerito. <br />Ma Marquez non regala al lettore pagine che raccontino di ciò: al lettore resta l&#8217;immagine di due corpi opposti in tutto, nell&#8217;esperienza, nell&#8217;età, nell&#8217;aspetto, la grazia della fanciulla ed il corpo goffo del vecchio, uniti come in una bolla di sapone, dove il sesso resta incompiuto, immaginato, sfiorato, ma non per questo meno conturbante.</span></div>
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