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	<title>CULTUMEDIA Magazine &#187; allarmismo</title>
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	<description>Mensile di Cultura, Media, Società</description>
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		<title>Frank Fenner: &#8220;La razza umana si estinguerà nei prossimi cento anni&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 11:52:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Magazine</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Frank Fenner, autorevole microbiologo professore all’Australian National University nonché uno degli inventori del vaccino contro il vaiolo, ha catastroficamente annunciato che sia la razza umana che altre certe specie animali si estingueranno entro i prossimi cento anni.
Le cause principali che renderanno possibile questa previsione sarebbero l’esplosione demografica e i consumi fuori controllo delle risorse del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="size-medium wp-image-6126 alignleft" title="frank fenner" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/06/frank-fenner-230x300.jpg" alt="frank fenner" width="230" height="300" />Frank Fenner</strong>, autorevole microbiologo professore all’<strong>Australian National University</strong> nonché uno degli inventori del vaccino contro il vaiolo, ha catastroficamente annunciato che sia la razza umana che altre certe specie animali si estingueranno entro i prossimi cento anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-6114"></span>Le cause principali che renderanno possibile questa previsione sarebbero l’<strong>esplosione demografica</strong> e i <strong>consumi</strong> <strong>fuori controllo</strong> delle risorse del nostro pianeta. L’eminente scienziato non dà false speranze e afferma invece che non ci sia più tempo per rimediare ai nostri errori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci troveremmo nell’era geologica che l’australiano chiama <strong>Antropocene</strong> (termine coniato dallo scienziato <strong>Paul Crutzen</strong> nel 2002), nella quale l’impatto dell’uomo sull’ambiente ha il potere devastante pari a quello di una cometa o addirittura di un’era glaciale: “Ecco perché sono convinto che faremo la stessa fine degli abitanti dell’isola di Pasqua. Attualmente i cambiamenti climatici sono ancora in una fase molto iniziale, ma già si vedono dei considerevoli mutamenti nelle condizioni atmosferiche. Gli Aborigeni hanno dimostrato che potrebbero vivere per cinquantamila anni senza la scienza, la produzione di diossido di carbonio e il <strong>riscaldamento globale</strong>, ma il mondo non può e così la razza umana rischia di fare la stessa fine di molte altre specie che si sono estinte nel corso degli anni”.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri scienziati non sono però dello stesso avviso di Fenner, ammettendo che la situazione non è senza ritorno, ma  che, al contrario, si possa arrivare al più presto ad uno sviluppo ecosostenibile. Altri studiosi come <strong>Nicholas Boyle</strong> invece azzardano ancora di più, rinvenendo nel 2014 la data della fine del mondo. Secondo il professore di Cambridge infatti il mondo si sta avviando a vivere un periodo di crisi ancor più grave della <a href="http://www.cultumedia.it/2010/05/crisi-greca-un-problema-mondiale/">crisi economica </a> attuale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Giulia Ponticelli</p>
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		<title>Tensione USA Al Qaeda. Body scanner contro il terrorismo</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 10:25:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’America (come noi) non aveva mai creduto che il pericolo fosse scongiurato per davvero. La paura, lo spettro dell’11 settembre hanno continuato ad essere con lei, con tutti noi, giorno dopo giorno: da una parte il ricordo ancora vivo di quei terribili momenti, dall’altra la speranza &#8211; quasi superstiziosa &#8211; di non dover mai più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/1_2_10_Primo-Piano_Usa-Al-Qaeda_Luisa-Scarlata.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2168" title="1_2_10_Primo Piano_Usa Al Qaeda_Luisa Scarlata" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/1_2_10_Primo-Piano_Usa-Al-Qaeda_Luisa-Scarlata-299x300.jpg" alt="1_2_10_Primo Piano_Usa Al Qaeda_Luisa Scarlata" width="299" height="300" /></a>L’<strong>America</strong> (come noi) non aveva mai creduto che il pericolo fosse scongiurato per davvero. La paura, lo spettro <a href="../2008/10/la-mitologia-del-%E2%80%9Cground-zero%E2%80%9D-la-metropoli-fa-paura/">dell’11 settembre</a> hanno continuato ad essere con lei, con tutti noi, giorno dopo giorno: da una parte il ricordo ancora vivo di quei terribili momenti, dall’altra la speranza &#8211; quasi superstiziosa &#8211; di non dover mai più rivedere o peggio ancora (ri)vivere nulla del genere.<span id="more-2167"></span>E’ così che il giorno di Natale il terrore si è riacceso. 278 passeggeri di un aereo della <strong>Delta Airlines, p</strong>artito da Amsterdam e diretto a Detroit, si sono salvati per miracolo: un nigeriano imbarcato sul <strong>volo </strong>(23 anni, <strong>studente di ingegneria a Londra</strong> e addestrato da <strong><a href="../2009/03/building-osama/">Al Qaeda</a></strong>) ha infatti cercato di far esplodere un ordigno senza per fortuna riuscirci.<strong> </strong>Il gravissimo episodio si è risolto con fiamme e fumo a bordo, grande panico da parte dei passeggeri ma, per buona sorte, nulla di più tragico.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il fallito attentato ha però comunque riaperto gravemente la gigantesca ferita mai rimarginata degli <strong>USA</strong>. Il <strong>Presidente Americano</strong> <strong><a href="../2008/11/barack-obama-hussein-il-44%C2%B0-presidente-degli-stati-uniti-d%E2%80%99america/">Barack Obama</a></strong> è stato ancora una volta costretto ad accantonare i suoi progetti di pace (coronati dalla recente consegna del “<strong><a href="../2009/12/obama-nobel-per-la-pace-contro-gli-attentati/">Nobel</a>”</strong>), per riaffermare con fermezza nuove misure di attacco e di risposta ad <strong>Al Qaeda</strong>. Non solo. La vicenda del volo diretto a Detroit ha rivelato al mondo intero la debolezza del <strong>sistema di sicurezza americano </strong>e non solo<strong>.</strong> Per questo motivo <strong>Obama</strong> ha indetto una riunione dei vertici responsabili della <strong>Sicurezza Nazionale</strong>, durante la quale ha pesantemente redarguito i presenti dichiarando senza mezzi termini che “gli errori commessi sono da considerarsi assolutamente inaccettabili”. Il <strong>Presidente Americano</strong> ha inoltre illustrato i nuovi provvedimenti che gli <strong>Stati Uniti</strong> hanno intenzione di intraprendere contro <strong>Al Qaeda</strong>. Tra questi i più importanti sono l’introduzione negli aeroporti dei <strong>“body scanner” </strong>(accompagnati da moltissime polemiche sulla privacy in tutto il mondo) e l’ampliamento della lista delle persone considerate “pericolose” nonché di quei Paesi (14 in tutto, compresi Algeria e Nigeria) ritenuti soggetti a speciali controlli.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Con queste misure &#8211; e soprattutto con questo atteggiamento &#8211; il Presidente Obama spera di tornare a dare fiducia a tutta l’America, sia quella che lo ha eletto che quella da sempre scettica nei suoi confronti. Una cosa in ogni caso è certa:<strong> </strong>il <strong>terrorismo </strong>non si ferma, la guerra contro Al Qaeda non solo non è finita. E’ appena ricominciata.</p>
<p>di Luisa Scarlata</p>
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		<title>Virus H1N1. Pericolosità effettiva della Nuova Influenza</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 15:55:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Improvvisamente, come sempre accade in questi casi, le voci preoccupate dei telegiornali hanno cominciato a parlare. E’ l’Aprile del 2009 e dal Messico arriva un nuovo pericolo, una pandemia incontenibile che miete le sue vittime giorno per giorno, minuto per minuto. Il suo vero nome, la definizione scientifica, ancora non si sa, ma in televisione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/01_02_10_Primo-Piano_Nuova-influenza_Mattia-Gangi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2141" title="01_02_10_Primo Piano_Nuova influenza_Mattia Gangi" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/01_02_10_Primo-Piano_Nuova-influenza_Mattia-Gangi-300x162.jpg" alt="01_02_10_Primo Piano_Nuova influenza_Mattia Gangi" width="300" height="162" /></a>Improvvisamente, come sempre accade in questi casi, le voci preoccupate dei telegiornali hanno cominciato a parlare. E’ l’Aprile del 2009 e dal <strong>Messico</strong> arriva un nuovo pericolo, una <strong><a href="http://www.cultumedia.it/2009/06/che-mondo-sarebbe-senza-una-pandemia/">pandemia </a></strong><a href="http://www.cultumedia.it/2009/06/che-mondo-sarebbe-senza-una-pandemia/">incontenibile </a>che miete le sue vittime giorno per giorno, minuto per minuto. Il suo vero nome, la definizione scientifica, ancora non si sa, ma in televisione, sui giornali e sul web <strong>impazza l’allarme</strong>. Si dice sia nata dai <strong>suini,</strong> ed ora inspiegabilmente, inizia a <strong>contagiare l’uomo</strong>.<span id="more-2139"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Le prime vittime della cosiddetta <strong><a href="http://www.cultumedia.it/2009/11/nuova-influenza-vecchie-strategie/">“influenza suina”</a></strong><a href="http://www.cultumedia.it/2009/11/nuova-influenza-vecchie-strategie/"> </a>presentano una sintomatologia particolare, simile a quella di una normale influenza stagionale e per questo <strong>difficilmente distinguibile</strong>; febbre alta, infezioni respiratorie e vertigini che, se non trattate, possono generare <strong>gravi complicazioni</strong> come, ad esempio, la polmonite.</p>
<p style="text-align: justify;">“In termini di aggressività clinica è come una normale influenza &#8211; spiega a <strong><em>Kataweb Salute</em></strong> <strong>Gianni Rezza</strong>, capo Dipartimento <strong>malattie infettive parassitarie e immunomediate dell&#8217;Istituto superiore di Sanità</strong> – la differenza sta nella velocità della diffusione e nel fatto che questa aumenta perché oggi non abbiamo gli anticorpi per difenderci. In pratica, a parità di pericolosità, si ammalano più persone e, quindi, è difficile evitare che si manifestino alcuni casi gravi, anche se la stragrande maggioranza saranno di gravità lieve o moderata”.</p>
<p style="text-align: justify;">I numeri dei contagi, sin da subito relativamente alti, diffondono nella popolazione mondiale elevati livelli di <strong>preoccupazione</strong>. Ad un primo <strong>blocco dei flussi turistici</strong> verso il Messico segue infatti un’importante riduzione delle vendite di carne suina e la spasmodica ricerca di un <strong>vaccino</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma a diffondere i primi dubbi riguardo la repentina diffusione del bacillo non è l’allarmismo dei media internazionali ma <strong>l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità</strong> che, il 24 Aprile, lancia l’allerta sui possibili rischi connessi sul potenziale pandemico del <strong>virus H1N1</strong>. L&#8217;11 giugno, a soli due mesi dai primi comunicati, l’OMS dichiara ufficialmente l’esistenza di uno <strong>stato di pandemia</strong> da nuovo virus influenzale, con passaggio alla Fase 6 dei livelli di allerta pandemica individuati dal <strong>Piano di preparazione e risposta alle pandemie influenzali.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Leggiamo all’interno del sito web del <strong>Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute</strong> che  “<strong> </strong>La fase 6 è la <strong>fase pandemica</strong> propriamente detta. È caratterizzata dalla presenza di <strong>epidemie nella popolazione</strong> in almeno un altro Paese di una diversa Regione Oms, oltre ai criteri già definiti nella fase 5. L’annuncio della fase 6 significa che è in corso una<strong> pandemia globale </strong>”. La fase 5 indica invece una diffusione interumana del virus in almeno due Paesi di una delle Regioni Oms; nonostante il ristretto numero di Paesi coinvolti, il raggiungimento della fase 5 costituisce un chiaro segnale dell’imminente arrivo della pandemia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per fronteggiare la diffusione, i governi dei paesi Oms si sono dotati di un particolare sistema di vaccinazione che ha sollevato <a href="http://www.cultumedia.it/2009/06/verita-virulenta-o-epidemia-mediatica/">parecchie </a><strong><a href="http://www.cultumedia.it/2009/06/verita-virulenta-o-epidemia-mediatica/">polemiche</a></strong>, soprattutto per la presenza di squalene ( un immuno-adiuvante tendenzialmente pericoloso ). Per quanto riguarda l’<strong>Italia</strong>, stando ai dati del <strong>Ministero della Salute</strong>, sono <strong>4.197.000</strong> i casi stimati di <strong>influenza A</strong> dall&#8217;inizio della diffusione al 17 gennaio 2010 e 216 le morti connesse alla presenza del virus. A fronte di una ingente <a href="http://www.cultumedia.it/2010/01/nuova-influenza-flop-del-vaccino-affari-per-novartis/">distribuzione di vaccini</a> nelle strutture pubbliche e private – sostenuta da decreto ministeriale – solo pochissimi italiani hanno però deciso di sottoporsi al trattamento; sono infatti 24 milioni le dosi acquistate di cui 10.047.421 distribuite e solo 880.829 i cittadini vaccinati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il virus <strong>H1N1</strong> è in realtà un sottotipo di virus di <strong>Influenzavirus A</strong>, che appartiene alla famiglia delle <strong>Orthomyxoviridae</strong> ( Virus a <strong>RNA</strong> che colpiscono solitamente umani, mammiferi e volatili ). Alcune varianti sono state la causa di famose epidemie come <strong>l&#8217;influenza spagnola</strong> che tra il 1918 e il 1919 uccise circa 50 milioni di persone nel mondo. Allo stato attuale si registra un rallentamento<strong> </strong>importante nei ritmi di diffusione che fa pensare ad un miglioramento dei livelli di allerta. I pericoli però non sono del tutto scomparsi; si parla infatti di una <strong>mutazione del virus</strong> che, alterando la propria struttura genetica, rende di fatto inutile l’azione protettiva della vaccinazione in corso.</p>
<p style="text-align: justify;">In<strong> </strong>Norvegia sono stati identificati tre casi nei quali il virus ha subito una mutazione ma le autorità sfatano il pericolo di inefficacia dei vaccini. E’ ancora <strong>Gianni Rezza </strong>che, confermando l’ottimismo norvegese, nega un possibile fallimento dell’azione preventiva : “ Sembrerebbe una mutazione associata a polmoniti, ma che potrebbe conferire <strong>minore contagiosità al virus</strong>. Al momento si tratta di una mutazione che lascia inalterata l&#8217;efficacia di antivirali e vaccino ”.</p>
<p style="text-align: justify;">di Mattia S. Gangi</p>
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		<title>Nuova Influenza. Flop del vaccino, affari per Novartis</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 17:16:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla base di tutte le pandemie moderne, e della relativa costruzione della paura basata sulla diffusione del virus, vi sono alcuni archetipi mostruosi: il contagio da animale a uomo, la regressione verso la bestia e la fine del mondo. Dall’altra parte, come una forza positiva che nullifica l’azione del Male, la fiducia nella Scienza e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/01_02_10_Primo-Piano_Flop-vaccino-_Mattia-Gangi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2125" title="01_02_10_Primo Piano_Flop vaccino _Mattia Gangi" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/01_02_10_Primo-Piano_Flop-vaccino-_Mattia-Gangi-290x300.jpg" alt="01_02_10_Primo Piano_Flop vaccino _Mattia Gangi" width="290" height="300" /></a>Alla base di tutte le <strong>pandemie</strong> moderne, e della relativa <strong>costruzione della paura </strong>basata sulla diffusione del virus, vi sono alcuni archetipi mostruosi: il <strong>contagio da animale a uomo</strong>, la regressione verso la bestia e la fine del mondo. Dall’altra parte, come una forza positiva che nullifica l’azione del Male, la fiducia nella Scienza e nelle nuove tecnologie mediche riescono ad instaurare nella popolazione mondiale una innaturale tranquillità.<span id="more-2124"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La ricerca in campo medico</strong> e le sue conseguenze sociali sono infatti da secoli al centro di uno dei più grossi <strong>business mondiali</strong>. Imperi economici, supportati da apparati normativi compiacenti, sono nati e hanno proliferato grazie ad un bisogno atavico, che preesiste alla razionalità e poggia le proprie fondamenta nelle regioni più profonde della psiche umana: <strong>la cura</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Attori moderni di questo imponente giro d’affari, <strong>le case farmaceutiche</strong>, gestiscono il commercio della cura attraverso la produzione e la diffusione di <strong>medicinali, attrezzature e infrastrutture ospedaliere</strong>. Le 10 aziende più potenti nel mondo sono <strong>Pfizer,</strong> Bristol-Myers Squibb, GlaxoSmithKline, <strong>Sanofi-Aventis</strong>,<strong> Novartis</strong>, Hoffmann-La Roche, Merck &amp; Co., AstraZeneca, Abbott Laboratories e Johnson &amp; Johnson; sommando i fatturati di questa prima segmentazione le cifre che ne risultano arrivano a superare i <strong>300.000 milioni di dollari</strong>. La prima in assoluto, <strong>Pfizer</strong>, produce farmaci importanti come <strong>Lipitor®</strong> ( per diminuire la percentuale di colesterolo nel sangue), <strong>Zimox® </strong>( antibiotico ) e <strong>Viagra®</strong> ( disfunzioni erettili ), con un fatturato di 52.516 milioni di dollari.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In caso di <strong>allarme sanitario</strong>, come la diffusione di virus pandemici, i governi nazionali stipulano <strong>accordi </strong>con le <strong>imprese farmaceutiche</strong> per la produzione e la distribuzione dei vaccini necessari. In Italia, in particolare, i medicinali vengono prodotti dalla casa farmaceutica, acquistati dal governo attraverso un particolare fondo d’emergenza, distribuiti alle<strong> Asl</strong>, le quali, a loro volta si occupano di somministrare le dosi alla popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In occasione dell’emergenza scoppiata nell’Aprile del 2009, il contagio da <strong>virus H1N1</strong>, il <strong>Ministero della Salute</strong> ha stipulato un contratto segreto con <strong>Novartis</strong> al fine di offrire alla cittadinanza una copertura adeguata. Ma qualcosa, nei termini contrattuali, sembra andare oltre le normali misure preventive; alcune clausole sembrano infatti particolarmente vantaggiose per Novartis ed eccessivamente dispendiose per la spesa pubblica. Tanto sconvenienti da muovere la <strong>Corte dei Conti</strong> a bacchettare l’esecutivo e <strong>Ferruccio Fazio, ministro della Salute</strong>, ad annullare metà delle dosi acquistate presso un’altra impresa farmaceutica, la <strong>Sanofi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il contratto con Novartis</strong> – quinta tra le multinazionali del farmaco più influenti – è stato firmato il 21 Agosto 2009 dal <strong>direttore generale del Ministero della Salute, Fabrizio Oleari e Francesco Gulli, amministratore delegato di Novartis Vaccines</strong>. L’articolo 1 stabilisce che Novartis è obbligata a produrre il vaccino e a rispettare il contratto ma solo fino a quando ciò sia “ ragionevole”. L’espressione usata è “sforzi commercialmente ragionevoli ” che tradotto significa :  l’azienda è impegnata ad adempiere all’incarico ma si riserva la possibilità di tirarsi indietro laddove intervengano “ fattori esulanti dal pieno controllo della Novartis ”, nonostante lo Stato sia comunque costretto a pagare<strong>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Altri punti particolarmente rilevanti riguardano il numero di dosi acquistate e le condizioni di distribuzione; sono infatti <strong>24 milioni le unità</strong> che Novartis si impegna a fornire, per un totale di 184 <strong>milioni euro</strong> che dalle casse dello Stato volano nelle riserve della multinazionale. Cifre che risultano decisamente spropositate se si tiene conto del reale impatto della vaccinazione; <strong>su circa 20 milioni di “vaccinabili” , </strong>stando alle cifre del ministero<strong>, </strong>sono solo <strong>827 mila i cittadini italiani</strong> che hanno accettato la somministrazione.<strong> </strong>I restanti flaconcini, dopo aver riempito i frigoriferi delle Asl per 12 mesi dalla data di produzione, dovranno per altro essere buttati tra Settembre e Dicembre <strong>2010 </strong>per avvenuta scadenza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">A tal proposito il<strong> Codacons</strong> ha annunciato una class action a nome dei <strong>60 milioni</strong> di utenti del sistema sanitario nazionale e si domanda perché “ l&#8217;articolo 3.1 (ribadito dall&#8217;articolo 5.3) prevede la possibilità del<strong> mancato rispetto </strong>delle date di consegna del Prodotto, senza l&#8217;applicazione di<strong> alcuna penalità </strong>”. O come mai “l&#8217;articolo 9.3 prevede il pagamento alla Novartis di euro <strong>24.080.000</strong> (al netto di Iva) ai fini della partecipazione ai costi in caso di non ottenimento dell&#8217;autorizzazione all&#8217;immissione in commercio del Prodotto<strong> </strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nonostante i dati ufficiali sulla diffusione della <strong>“febbre suina”</strong> tendano a descrivere una parabola discendente del fenomeno, i costi della vaccinazione rimangono decisamente elevati e, alla luce dei fatti, <strong>inspiegabili</strong>. Come mai un paese afflitto dagli effetti della crisi economica mondiale, dai disastri di un terremoto e dalla morsa della criminalità organizzata decide di stipulare un accordo così<strong> sconveniente </strong>per i propri cittadini? La domanda sorge spontanea, chi ci guadagna ?</p>
<p><em>di Mattia S. Gangi</em></p>
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		<title>Nuova Influenza, vecchie strategie</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 14:58:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che della cosiddetta Nuova Influenza non ci si sarebbe capito mai molto era facilmente intuibile fin da subito. A partire proprio dal suo nome che all’inizio era “Mexican Flu” o, più precisamente, “Influenza Suina” (come ancora si chiama in gran parte del mondo), un appellativo che venne però subito cambiato perché ahinoi, gli italiani smisero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-932" href="http://www.cultumedia.it/wp/2009/11/nuova-influenza-vecchie-strategie/1_10_09_attualit-_nuova-influenza_lu-isa-scarlata-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-932" title="1_10_09_Attualit _Nuova Influenza_Lu isa Scarlata" src="http://www.cultumedia.it/wp/wp-content/uploads/2009/10/1_10_09_Attualit-_Nuova-Influenza_Lu-isa-Scarlata-300x225.jpg" alt="1_10_09_Attualit _Nuova Influenza_Lu isa Scarlata" width="300" height="225" /></a>Che della cosiddetta Nuova Influenza non ci si sarebbe capito mai molto era facilmente intuibile fin da subito. A partire proprio dal suo nome che all’inizio era “Mexican Flu” o, più precisamente, “Influenza Suina” (come ancora si chiama in gran parte del mondo), un appellativo che venne però subito cambiato perché ahinoi, gli italiani smisero subito di comprare carne di maiale e questo decisamente non piaceva a molti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-865"></span>Ecco allora nascere “l’Influenza A”, pronta ad essere presto sostituita con un nuovo e più imponente nome di battesimo: “Virus A-H1N1”. Spaventoso quanto basta e con quel sapore tecnico/scientifico che rendeva bene l’idea dell’importanza della Cosa. Peccato che anche stavolta il nome si portava dietro alcuni svantaggi: difficile da pronunciare e, soprattutto, difficile da ricordare. Un nome semplice che potesse stare sulla bocca di tutti si rendeva dunque a questo punto indispensabile; eccoci giunti ad oggi, momento in cui non esiste nessuno, ma proprio nessuno, che non parli della “Nuova Influenza” (appellativo in realtà assai generico ma adatto allo scopo). A questo punto si potrebbe pensare che tolta la “rogna” del nome, chiarezza potesse essere finalmente fatta.</p>
<p style="text-align: justify;">Niente di più lontano dalla verità.</p>
<p style="text-align: justify;">Volete fare un test? Mettetevi davanti ad uno qualsiasi dei nostri tg e concentratevi non appena le facce dei telecronisti si fanno gravi a corrucciate, ovvero quando iniziano a parlare della Nuova Influenza. Tutte le volte, finita la predica e il servizio, rimarrete con la stessa fastidiosa sensazione: quella di essere diventati improvvisamente e completamente stupidi: non ci avete capito niente, nulla di nulla. Il maledetto virus è più innocente di un banalissimo raffreddore e, al contempo, micidiale al punto tale da provocare la morte. Bisogna stare tranquilli e nello stesso tempo attendere il miracoloso vaccino come fosse l’unica fonte di salvezza. Non c’è nulla di cui preoccuparsi ma è meglio andare in giro con la mascherina disinfettandosi le mani ad ogni passo come forsennati. Non bisogna andare nel panico e scatenare nessuna psicosi ma il numero dei contagiati e dei decessi viene aggiornato con dovizia e precisione giorno dopo giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno è in reale pericolo ma certo se sei incinta, sei neonato, bambino o anziano sono cavoli tuoi. Con la riapertura delle scuole poi, il caos e la disi-mala-informazione regnano sovrani. Anche in questo caso il contagio a tappeto è alle porte ma le scuole – eh no – non si chiudono. Perciò mamme, mettetevi buone, riempite gli zainetti dei vostri figli di disinfettanti per le mani (pare che a Milano siano ormai introvabili in qualsiasi farmacia della città!) e soprattutto spiegate ai vostri ragazzi che A) devono smettere assolutamente di baciare e abbracciare gli amici (qualcuno ha suggerito addirittura il saluto orientale: mani in preghiera e piccolo inchino a distanza; immaginatevi la scena in un liceo romano: “Ao’ cciao Marcé!”, inchino e via); B) che se vedono un compagno starnutire o soffiarsi il naso devono subito emarginarlo ed evitarlo come fosse un appestato (del resto chi lo sa, magari appunto lo è! Via! Allontanatevi!). A questo punto il dubbio sorge spontaneo: “<em>e se tutta questa confusione non fosse in realtà casuale ma voluta e facente parte di un piano ben preciso volto a portare alle case farmaceutiche (e a tutto quello che ci gira intorno) quanti più benefici/soldi possibili dall’intera faccenda?</em>” Se, come sempre più spesso accade, non fossimo altro che burattini manovrati a dovere e portati in questo caso ad esempio, prima a fare rifornimento per tutta l’estate di farmaci che potessero proteggerci in caso di contagio all’estero (farmaci tra l’altro spesso venduti senza alcuna prescrizione a rischio e pericolo di chi è corso fiducioso ad acquistarli), e ora indotti a fare razzia di mascherine, di prodotti per disinfettare le mani in attesa di scannarci per ottenere proprio noi quel famoso e attesissimo vaccino “salvavita” che forse non sarà a disposizione per tutti?</p>
<p style="text-align: justify;">Chissà.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma vale la pena di pensarci, quando automaticamente ci laveremo per l’ennesima volta le mani.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: right;">di Luisa Scarlata</p>
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		<title>La paura nel cinema</title>
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		<pubDate>Sun, 31 May 2009 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Aspetti psicologici e sociologici del fenomeno.di Angelo Giuliani

La paura è sempre esistita nel genere umano. Le teorie evoluzionistiche darwiniane e altre teorie proprie della psicologia sociale e della sociologia lo dimostrano ampiamente. Dagli albori della civiltà, l’uomo ha dovuto sempre combattere per sopravvivere e procreare. Il fatto che avesse paura, ha fatto sì che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><img style="margin: 5px; float: left;" title="pauracinema.jpg" alt="pauracinema.jpg" src="/images/stories/immagini2009/giugno/pauracinema.jpg" width="200" height="133" /></div>
<div style="text-align: justify;"><i><span style="font-family: arial; font-size: small;">Aspetti psicologici e sociologici del fenomeno.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">di <a href="mailto:giuliani@cultumedia.it">Angelo Giuliani</a></span><br /></i></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">La paura è sempre esistita nel genere umano. Le teorie evoluzionistiche darwiniane e altre teorie proprie della psicologia sociale e della sociologia lo dimostrano ampiamente. Dagli albori della civiltà, l’uomo ha dovuto sempre combattere per sopravvivere e procreare. Il fatto che avesse paura, ha fatto sì che si sbloccasse la situazione di stallo che lo teneva in una dimensione di immobilismo psicologico, tentando una risoluzione dei problemi contro gli avversari più forti (animali o nemici umani che siano) cercando di avere la meglio portando avanti il proprio patrimonio genetico. </span></div>
<div style="text-align: justify;" />
<br /><span id="more-658"></span>
</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">La paura fa parte di noi e come tale non bisogna metterla alla stregua di un atteggiamento di debolezza, anzi, chi ha paura spesso e volentieri nelle battaglie ha vinto, nella vita di tutti i giorni ha primeggiato, nel suo intimo ha avuto la meglio sulla sorte avversa. Se per un bambino avere paura è naturale in quanto sta esplorando pian piano il mondo, spesso in età adulta il sentimento di angoscia che definiamo paura è presente dando sfogo a comportamenti che sembrano irrazionali, ma che psicologicamente aiutano a superare situazioni difficili. Da quest’ultimo asserto proviamo ad interpretare la paura nel cinema italiano ed internazionale. Perché un film pauroso è “particolarmente importante per la psiche umana” oppure perché il sentimento di angoscia che si prova durante la visione porta ad avere comportamenti impensabili, inoltre perché il cinema privilegia sentimenti come la paura per sbancare i botteghini?</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">La settima arte è l’occhio privilegiato per osservare l’andamento di una società. Da un film spesso si capisce come l’agire umano sia molto diversificato a seconda delle situazioni che si presentano. Passioni, amori, sentimenti di paura e solidaristici, sotto l’occhio vigile della cinepresa diventano comportamenti “da studiare”. Lo spettatore, vedendo il susseguirsi delle situazioni, cerca di immedesimarsi, di capire inconsciamente cosa farebbe se si trovasse lui stesso in una situazione del genere. E’ altrettanto interessante come in alcune pellicole lo spettatore provi durante la visione sentimenti di approvazione e disapprovazione per i personaggi protagonisti nelle situazioni difficili o psicologicamente “importanti” come nel caso del cinema Horror, Thriller. Si viene a creare così una sorta di continuum tra sceneggiatura e spettatore, tale da far sì che le emozioni siano vivibili in modo intenso ed in un certo senso biunivoco. L’attore di per se recita con enfasi una parte psicologicamente scomoda, come l’aver paura di uno squalo o di un’aggressione alle spalle. Lo spettatore, creata la suspance, assume comportamenti simili alla paura vera. Il film non diventa solo un occasione di svago, ma assume i connotati di un “banco di prova psicologico”. </span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Nei film dell’orrore e in quelli di stampo fantascientifico, ad esempio, la paura viene impressa tramite situazioni o location non realistiche ma ad alto impatto emotivo. Queste a contatto con la psiche dello spettatore scatenano una serie di paure inconsce tali da rendere la pellicola per un verso accattivante e attraente dall’altro “il capro espiatorio” per la scarica di paure o della tensione in generale. Praticamente, sappiamo tutti che “il conte Dracula il vampiro” non esiste, ma la location in cui il film è ambientato, l’angoscia che si trasmette dal film al fruitore è tanto più elevata tanto quanto più è il sentimento di  paura che la pellicola trasmette. Il rilascio della scarica del sentimento di paura da parte dello spettatore durante la visione del film è quindi la valvola di sfogo di tutte quelle paure che nella vita di tutti i giorni maschera o non scarica per via delle norme imposte dalla società. La “libido” come la definisce Freud ha bisogno di essere scaricata per non “intasare” i canali psichici dell’apprendimento, dei sentimenti, dell’attaccamento causando problemi da curare in psicoanalisi. La palestra, lo sport in generale, gli hobbies hanno tutti un compito comune, scaricare le tensioni e gli impulsi aggressivi che la società attraverso le sue norme non fa scaricare al genere umano per non risultare “sconvenienti” per il  quieto vivere, nell’insieme quindi potrebbe essere inserito anche il guardare film ad alto impatto emotivo.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">A questo punto, viene da chiedersi se quanto asserito finora sulla paura vale solo per i comportamenti di paura più o meno coscienti della persona. La paura che una pellicola può infliggere a chi la guarda, può effettivamente avere effetti particolari non di facile acquisizione o di studio su di essi? In effetti in alcuni film di alto livello di pseudo trauma psicologico come ad esempio il film “The Ring”, lo stato d’animo trasmesso, la sua trama, ha in qualche modo “influenzato” alcuni comportamenti, tali, che anche nella vita normale rendevano difficoltoso l’approccio con il mondo reale. Stessa cosa anche per il cult di “The Matrix”. Va da se che alcune tipologie di film siano spinte verso un “viaggio traumatico” in una realtà che non esiste, ma talmente forte da confondersi spesso con la realtà oggettiva della vita di ogni giorno. Tralasciando il fatto che questo tipo di sensazione è stato riscontrato in adolescenti, non è raro che anche i grandi, magari in confidenza con un amico davanti un caffè, raccontino l’essere stato traumatizzato da situazioni spiacevoli di paura estrema, vacillamento della propria realtà, sospensione nel vuoto della propria vita. Proprio come nel film di “The Matrix”,  la “convinzione” che il mondo reale sia anch’esso una finzione psicologica del nostro cervello, ovvero tutto non è ciò che sembra, tutto può avere una duplice funzione, tutto è inesistente potrebbe sembrare una traslazione del nostro inconscio nel reale, ma che non trova una precisa allocazione. La mente umana si ritrova di punto in bianco, per pochi istanti fortunatamente, senza un adeguato supporto psicofisico per continuare ad agire.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">In ultima analisi, la spasmodica ricerca da parte del genere umano di sensazioni forti da vivere con ardore e intensità emotiva lascia trapelare la necessità di confrontarsi sistematicamente con problematiche incognite ed emozionanti per poter “andare avanti” in una società altamente programmata e stabile. Rivive così un altro sentimento, che è quello della “libertà negata” della società industriale post-moderna. Lo scaricamento della libido, la ricerca dell’incognita non sono altro che “l’esplorazione primordiale” nei tempi moderni. In effetti in una società altamente strutturata come quella odierna non c’è spazio per sentimenti primordiali che non siano effettivamente controllabili dalla psiche, va da se che questa ricerca sia un modo per evadere da questa cruda realtà e che film come quelli citati siano alcuni dei tanti per poter espletare questa funzione. Tralasciando la logica di mercato di distribuzione di questo materiale, non è una novità capire che i film di  questo genere vadano a ruba proprio per una questione di “placebo psicologico”. </span></div>
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		<title>Che mondo sarebbe senza una Pandemia?</title>
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		<pubDate>Sun, 31 May 2009 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le cicliche paure che infestano le vie aeree di tutto il mondoCome vengono scoperte, trattate dagli esperti e dal grande pubblico? Quale il ruolo dei mezzi di comunicazione?di Ilaria MuttiSono fortemente asincrone, ma ne compaiono, in media, tre in ogni secolo. Del XX° si ricorda  la “Spagnola” del 1918,  l’ ”Asiatica” del 1957 e quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><img src="/images/stories/immagini2009/giugno/messico.jpg" alt="messico.jpg" style="margin: 5px; float: left;" title="messico.jpg" width="200" height="125" /><br /><i><span style="font-family: arial; font-size: small;">Le cicliche paure che infestano le vie aeree di tutto il mondo</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Come vengono scoperte, trattate dagli esperti e dal grande pubblico? Quale il ruolo dei mezzi di comunicazione?</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">di Ilaria Mutti</span><br /></i><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Sono fortemente asincrone, ma ne compaiono, in media, tre in ogni secolo. Del XX° si ricorda  la “Spagnola” del 1918,  l’ ”Asiatica” del 1957 e quella di ”Hong Kong” del 1968. E’ del nuovo secolo la concentrazione, in tempi stretti, dell’“Aviaria” del 2003 e dell’attuale “Suina”, ribattezzata, senza molto successo, ”Porcina” o “Messicana”.</span></div>
<div style="text-align: justify;" />
<br /><span id="more-659"></span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Di che stiamo parlando? Ovviamente delle pandemie influenzali, l’ultima delle quali, come al solito, ha fatto riaffacciare antichi terrori e tutto il rituale che ad essi si accompagna, dalle mascherine sulla faccia  alle quarantene, alla caccia agli’ “Untori”, individuati stavolta nell’intero Stato del Messico e nei turisti che da esso tornano.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Come l’“Epidemia”, la “Pandemia influenzale” è globalizzante con diffusione in vaste regioni del pianeta e il possibile attacco a tutta la popolazione. A differenza della prima, però, la pandemia è a volte più pericolosa, come lo fu la “Spagnola”, che si lasciò dietro più di 50 milioni di morti. </span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Ma c’è un altro aspetto tipico della pandemia: l’assoluta imprevedibilità dell’attacco, che si verifica  dopo un’episodica e non facile trasmissione all’uomo di un nuovo ceppo del virus dell&#8217;influenza, trasmissione che può avvenire soltanto da parte di alcune specie animali (per lo più suini, galline e  anatre, N.d.R.).</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Se ciò accade, il virus si può spargersi con grande rapidità e l’esser stati colpiti da un precedente “ceppo influenzale” non da immunità alcuna. E visto che il rischio è a 360 gradi, a tutto spettro deve essere anche la risposta, sia sanitaria che organizzativa. </span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si è attrezzata per svolgere una sorveglianza continua, attraverso 83 centri nazionali, che studiano e riferiscono sui “ceppi” influenzali circolanti  e sulle  loro variazioni. A questi Paesi è richiesto anche un controllo clinico-epidemiologico che, per esempio, in Italia è fatto da 1000 medici di famiglia e pediatri &#8220;sentinella&#8221;,  che monitorizzano  l’1.5% della popolazione nazionale. L’OMS ha inoltre realizzato un piano che definisce le linee guida generali per affrontare la pandemia &#8211; da sviluppare e differenziare poi a livello nazionale &#8211; individuando, sia i farmaci antivirali idonei che i vaccini specifici per ogni tipo di pandemia, nonché determinarne, attraverso appositi indicatori di virulenza e diffusione, le fasi progressive, dal livello n. 1 al n. 6. </span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">E’ nella fase n. 2 che si ha la prima percezione della possibilità di migrazione del virus dall’animale all’uomo, virus che è già presente, invece, nella fase n.3. Con la fase n. 4 il contagio, sia pure molto limitato, si sta trasmettendo da uomo a uomo, mentre le fasi n.5 e n.6 definiscono una contaminazione in espansione, talvolta anche in progressione geometrica.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Ma intanto c’è allarme perchè non tutti i paesi si sono dotati di un piano di emergenza e la fase di prevenzione dà preoccupazioni anche perché &#8211; come in quest’ultima pandemia, suina, porcina, messicana, “A /H1N1”, o comunque la si voglia chiamare &#8211; pur essendoci farmaci antivirali  efficaci, non c’è nessuno specifico vaccino già sperimentato e autorizzato &#8211; per il quale sono richiesti, invece, alcuni  mesi di tempo prima di essere messo in commercio, nella speranza, poi, che la domanda non superi l’offerta. </span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">L’analisi condotta dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine, rileva che solo metà dei paesi esaminati abbiano meccanismi di stoccaggio, fornitura e distribuzione dei vaccini. Situazione analoga anche per i farmaci antivirali.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Qual è il ruolo dei media quando, come oggi, ci si trova di fronte a una pandemia? Sebbene essenziali e fondamentali, le notizie sono spesso parziali, poco chiare e contradditore.</span> <br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Dal 24 e 25 aprile scorso, quando si è cominciato a parlare di “Febbre suina” si è prima appreso che &#8220;La situazione è particolarmente preoccupante in Messico, dove le autorità hanno annunciato la chiusura delle scuole per prevenire il diffondersi dell&#8217;infezione&#8221;, e che &#8220;si ipotizza perfino la possibilità di sospendere ogni attività lavorativa&#8221;. In una megalopoli di oltre 20 milioni di abitanti! Si è visto, perfino, un Presidente Obama preoccupatissimo, che col suo esempio stimolava l’uso della mascherina facciale. </span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Sempre il 25 aprile, da swissinfo.ch, si apprendeva, attraverso le parole del medico Didier Pittet, Professore di Medicina, Directore dell’Infection Control Programme all’University of Geneva Hospitals, che &#8220;Al momento si registrano circa 2000 casi sospetti e circa 160 decessi, non ancora confermati. Rispetto ad un normale virus influenzale, siamo di fronte a tasso di mortalità più alto&#8221;. Questo virus è molto temuto dalle autorità sanitarie non solo perchè è trasmissibile come una normale influenza da uomo a uomo, ma perché è considerato molto insolito. Nel suo dna, infatti, coesisterebbero geni aviari.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">A sostegno di questa ipotesi, fra le tante, c’è anche la voce autorevole di Guan Yi, microbiologo all&#8217;Università di Hong Kong, che ritiene che il virus H1N1 potrebbe combinarsi con quello dell&#8217;aviaria, trasformandosi in un ceppo molto potente di H5N1 altamente trasmissibile tra le persone.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Ma pochissimi  giorni dopo, verso la fine del mese di aprile, si assiste a una repentina inversione di tendenza e si parla,  invece, della scarsa aggressività del virus e del superamento della fase acuta. Il 4 maggio, Internationalia.net, fra gli altri, riporta &#8220;Sembra così ridursi l’allarme diffuso la settimana scorsa da numerosi mezzi d’informazione che parlavano di un’imminente pandemia dovuta alla diffusione del virus A/H1N1, questo è, infatti, il nome ufficiale della ‘febbre suina’ La situazione – secondo quanto ha sottolineato il portavoce dell’Oms – ci induce comunque a restare prudenti&#8221;. E  il 17 maggio successivo, il numero dei decessi, nonostante l’aumento sensibile delle persone colpite dal morbo (8480 casi secondo le stime OMS), viene  ridotto drasticamente a 72 rispetto ai 160 del 25 aprile. </span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Sembra che il peggio sia passato, ma qualcuno seguita a parlare di progressiva espansione della pandemia e del suo picco che sarà raggiunto nel prossimo autunno. </span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">A questo punto, cosa stia veramente accadendo e quali saranno gli sviluppi, è difficile dirlo, ma  quello che invece è certo è che il Messico rischia di perdere fino a 4 milioni di dollari per la grave contrazione del turismo, senza parlare, a livello internazionale, dei danni subiti dal settore trasporti e dalle agenzie , per la drastica riduzione dei viaggi da e per le zone più  toccate alla “pandemia” </span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Ma, le perplessità maggiori le suscita il fatto che, poco più di un mese prima dell’esplosione della pandemia, a Mexico City, il 9 marzo 2009 Sanofi-aventis informa che &#8220;oggi è stato raggiunto con le autorità messicane un accordo per la realizzazione in Messico di un impianto da 100 milioni di euro, destinato alla produzione di vaccini antinfluenzali […]. Lo stabilimento porterà benefici alla salute pubblica nel Messico e nell’intera regione latino-americana, nel contesto della preparazione a pandemie influenzali[…]. Una volta ultimato &#8211; entro quattro anni &#8211; l’impianto avrà una capacità produttiva annua di 25 milioni di dosi di vaccino antinfluenzale stagionale. Il nuovo stabilimento per la produzione di vaccini sarà realizzato a Ocoyoacac, dove Sanofi-aventis ha già un impianto. La nuova struttura sarà progettata per convertirsi al vaccino pandemico qualora l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiari una pandemia influenzale umana e ne identifichi il ceppo&#8221;. </span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;"></span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">C’era una volta uno scrittore di libri polizieschi che, spesso, nel corso delle indagini, era solito far ripetere al suo Personaggio Commissario, “Mi è sempre difficile credere alle coincidenze”. </span></div>
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		<title>Paure perse tra arte e inconscio</title>
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		<pubDate>Sun, 31 May 2009 22:00:00 +0000</pubDate>
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di Sara IacoboniArriva, sordo e potente. Dalla tela al cuore dello spettatore, quello stesso senso di ansia, angoscia, quella paralisi che è insieme disfacimento, mutamento, decomposizione del reale. È L’urlo (1893), l&#8217;opera è un simbolo di Edward Munch.Un mondo liquefatto, che si fonde in lingue di fuoco e poi lui, l’uomo, annientato, ridotto a un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="margin: 5px; float: left;" title="2009_06_01_speciale_paure perse tra arte e inconscio.jpg" alt="2009_06_01_speciale_paure perse tra arte e inconscio.jpg" src="/images/stories/immagini2009/giugno/2009_06_01_speciale_paure perse tra arte e inconscio.jpg" width="150" height="200" /></p>
<div style="text-align: justify;"><i><span style="font-family: arial; font-size: small;">di <a href="mailto:sara.iacoboni@gmail.com">Sara Iacoboni</a></span><br /></i><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Arriva, sordo e potente. Dalla tela al cuore dello spettatore, quello stesso senso di ansia, angoscia, quella paralisi che è insieme disfacimento, mutamento, decomposizione del reale. È <em>L’urlo </em>(1893), l&#8217;opera è un simbolo di Edward Munch.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Un mondo liquefatto, che si fonde in lingue di fuoco e poi lui, l’uomo, annientato, ridotto a un fantasma, un’ombra ondeggiante dall’aspetto repellente. Al centro della scena, unico protagonista, il grido, la vibrazione sorda della paura che nel silenzio si propaga, modificando il paesaggio e i contorni della nostra umanità. Così Munch imprigionava su cartone una delle emozioni primarie dell’uomo: la paura.</span></div>
<div style="text-align: justify;" />
<br /><span id="more-661"></span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Se nel dizionario la paura e solo uno “stato d&#8217;animo, costituito da inquietudine e grave turbamento, che si prova al pensiero o alla presenza di un pericolo”, nelle nostre vite, nelle nostre esistenze la paura è molto di più: nasce nel profondo, si nutre della nostra energia, si impossessa di noi ed esplode all’esterno investendo tutto ciò che ci circonda. </span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Questo era Munch sul ponte della città di Nordstrand:</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">«Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all&#8217;improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad un recinto. Sul fiordo neroazzurro e sulla città c&#8217;erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura&#8230; e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura.»</span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">La paura dell’infinito, la paura del mondo che ci circonda e, a volte, ci sovrasta, con la sua bellezza inafferrabile e i suoi orrori inenarrabili, la paura della nostra stessa esistenza così unica, labile, così provvisoria. La paura ci può sorprendere così, ma può anche essere indotta. Le guerre, la società consumistica che ci riduce a numeri, il materialismo generano la paura dell’altro, la paura del diverso. L’altro diventa momento di odio, diventa l’usurpatore, il parassita, un in più che va cacciato e allontanato. Per sfuggire all’altro l’uomo si chiude in un confine sempre più ristretto: la nazione, la casa, la propria individualità.</span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">E improvvisamente ci ritroviamo dentro la pellicola: noi protagonisti di <em>La notte dei morti viventi</em> (Gorge A. Romero, 1968). Nel noto film, per motivi sconosciuti, i morti tornano in vita sottoforma di zombie sanguinari e assediano una piccola comunità rinchiusa in una casa di campagna i cui proprietari sono stati uccisi. Quella piccola comunità siamo proprio noi, barricati nella nostra casa, assediati dalle nostre paure, dai nostri fantasmi. I verità, assediati e assedianti al tempo stesso, perché siamo tutti morti viventi, che per proteggerci dall’altro finiamo per ucciderci a vicenda, divorandoci in un macabro banchetto. Gli zombi dietro le finestre sono le nostre immagini riflesse, sono quel limite che non riusciamo a superare quell’apertura che non riusciamo a trovare.</span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">“La mia “paura” è la mia essenza, e probabilmente la parte migliore di me stesso” diceva Kafka.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Così dalla pellicola alla carta, dalle immagini alle parole come non approdare a Gregor Sasma, protagonista di <em>La metamorfosi</em> (Franz Kafka, 1915), ma anche simbolo e materializzazione di paure esistenziali che lo stesso Kafka vive: sentirsi diverso, escluso e costantemente attanagliato da un indefinibile senso di colpa.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Nelle pagine dello scrittore praghese, Gregor Samsa, modesto impiegato, un mattino si sveglia e si accorge di essersi trasformato in un insetto mostruoso (uno scarafaggio). La metafora dell&#8217;insetto rappresenta la dipendenza di Gregor dalla famiglia e la negazione della sua libertà artistica, ma anche l&#8217;emarginazione alla quale il “diverso” viene condannato nella società. </span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">La paura del diverso è solo lo spettro della paura di noi stessi. Si è sempre altro per qualcuno come ci ricorda Luigi Pirandello nelle sue opere. Nel gioco delle maschere, dei ruoli, dei mille occhi che abbiamo puntati addosso siamo sempre altro da ciò che siamo realmente e in questo moltiplicarsi di identità perdiamo noi stessi. Anche qui la paura: del giudizio degli altri, di un’identità inafferrabile, della perdita del sé. E come ogni storia di paura la narrazione si chiude con una tragedia.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Eppure non tutte le paure vengono per nuocere, lo spavento iniziale dovrebbe infatti aiutare persone dotate di intelligenza ad attivarsi per canalizzare le energie verso un fine “positivo”, che sia anche, a volte, superamento dell’iniziale timore. Così la paura ha permesso all’essere umano di perdurare e, sfuggendo a pericoli più o meno palesi, ha consentito alla nostra specie di giungere dove siamo. Dalla paura dei dinosauri alla paura dei robot, dalla paura del buio alla paura del futuro, questo sentimento ci accompagna come un amorevole nemico. </span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Franklin Delano Roosevelt diceva “L’unica cosa di cui aver paura è la paura”, ma è davvero così spaventosa?</span></div>
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		<title>Verità virulenta o epidemia mediatica?</title>
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		<pubDate>Sun, 31 May 2009 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[E' Un mondo difficile!]]></category>
		<category><![CDATA[allarmismo]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>

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		<description><![CDATA[
L’allarmismo nelle comunicazioni di massa di Lorena CrisafulliNon tutto fa notizia. Non tutto è notiziabile. Nella marea di avvenimenti, che si susseguono nella vita quotidiana, i mass media sono “costretti” a selezionare quelli che ritengono meritevoli di esser diffusi presso il pubblico. A determinare l’agenda-setting di stampa e notiziari sono i criteri del newsmaking, rilevanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><img style="margin: 5px; float: left;" title="01_06_2009_speciale apocalipse now_verit virulenta  o epidemia mediatica.jpg.jpg" alt="01_06_2009_speciale apocalipse now_verit virulenta  o epidemia mediatica.jpg.jpg" src="/images/stories/immagini2009/giugno/01_06_2009_speciale apocalipse now_verit virulenta  o epidemia mediatica.jpg.jpg" width="200" height="141" /></div>
<div style="text-align: justify;"><i>L<span style="font-family: arial; font-size: small;">’allarmismo nelle comunicazioni di massa </span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">di Lorena Crisafulli</span><br /></i><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Non tutto fa notizia. Non tutto è <em>notiziabile</em>. Nella marea di avvenimenti, che si susseguono nella vita quotidiana, i mass media sono “costretti” a selezionare quelli che ritengono meritevoli di esser diffusi presso il pubblico. A determinare l’<em>agenda-setting</em> di stampa e notiziari sono i criteri del <em>newsmaking</em>, rilevanza e notiziabilità. </span></div>
<div style="text-align: justify;" />
<br /><span id="more-662"></span>
</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Principio semplice alla base del sistema globale dell’informazione, la notiziabilità prescrive che un evento debba contenere al suo interno quei caratteri particolari che ne facciano notizia. Unicità, grande componente narrativa, forte impatto passionale e forma altamente spettacolare nella presentazione, capacità di produrre commenti e riprese in altra sede giornalistica. Tutto questo vale ancor di più nell’informazione televisiva che nella carta stampata. I Tg hanno, infatti, meno tempo a disposizione per approfondire le notizie e devono operare una selezione più rigida rispetto ai quotidiani, dove l’importanza dei fatti viene enfatizzata attraverso l’utilizzo di titoli spettacolari e la grandezza dei caratteri tipografici. </span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">In Tv, lunghezza temporale delle notizie, collocazione, tono, mimica del conduttore, oltre che servizi e immagini ad esse collegate, rimarcano il tipo e la validità di certe informazioni. Quindi notiziabilità ed enfasi vanno di pari passo. Enfasi per l’appunto. Cronaca dell’ultimo mese, argomento che ha letteralmente occupato la prima pagina di quotidiani, notiziari e salotti televisivi, è stata la cosiddetta “Influenza suina”. Poi ribattezzata “Influenza A” per evitare che la gente ricollegasse il virus A/H1N1, che si contrae per via aerea, al consumo di carne di maiale con conseguente riflesso sull’economia. Circa 150 morti in Messico, epicentro dell’epidemia, altri decessi negli Usa e la successiva propagazione del virus nel resto del mondo, hanno provocato un allarme di grandi proporzioni. </span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Paura di contrarre l’influenza e necessità di isolare i casi accertati sono state alla base di molte partenze per il Messico disdette e soprattutto di un’allerta di carattere mondiale. A fine aprile è stato raggiunto l’apice dell’allarme, che si è sgonfiato nei giorni successivi, quando il fenomeno è stato arginato e ridimensionato. Tutti i casi presentatisi oltre i confini messicani, dove in effetti il tasso di mortalità è stato elevato, sono stati di bassa entità e risolvibili in breve tempo. Una semplice influenza con raffreddore, mal di gola e sintomi tipici dello stato virale. Eppure. </span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Eppure si era diffuso un allarmismo di così grandi proporzioni, che si era addirittura parlato di “stato di emergenza”, “necessità di quarantena”, “vaccini insufficienti o inesistenti”, espressioni che hanno fomentato la paura della gente e lo stato di allerta. Ma cosa c’è di vero in tutto questo? Verità virulenta o epidemia mediatica? La seconda, tipica degli ultimi tempi, si è in effetti diffusa talmente tanto da indurre raramente il pubblico a chiedersi quanto di ciò che viene comunicato dai mass media sia in effetti vero. </span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Qualcuno diceva “la gente tende a includere o escludere  dalle proprie conoscenze ciò che i media includono o escludono dal proprio contenuto. Il pubblico inoltre tende ad assegnare a ciò che esso include, un’importanza che riflette da vicino l’enfasi attribuita dai mass media agli eventi, ai problemi, alle persone”(Shaw, 1979). Queste parole sintetizzano in maniera chiara ed esemplificativa ciò che accade oggi nel processo di mediazione tra pubblico e media. Molti individui tendono a dare ai fatti rappresentati dai mezzi di comunicazione di massa, la stessa importanza che essi attribuiscono agli eventi, dimenticando di avere a che fare con una “rappresentazione della realtà”, piuttosto che con la realtà medesima. E così gli allarmi diffusi da Tv, internet e stampa si propagano tra la gente comune, creando un clima di ansia e di paura, ogni giorno più esasperato. </span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">E’ il caso appunto dell’influenza suina, che in breve tempo è stata ridimensionata, ma che pure ha suscitato per l’enfasi con cui è stata presentata grande agitazione. Ma a chi giova tutto questo? Chiaramente non alla gente. I mass media, alla continua ricerca di audience, sono gli unici a trarre beneficio da allarmismi ed enfatizzazioni che poi si spengono in un fuoco di paglia. Il risultato è “tanta paura per niente”. </span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">E’ vero che non è bene sottovalutare certi fenomeni, che potrebbero dilagare abbassando la guardia, ma è altrettanto vero che creare un clima di allarme a tutti i costi non aiuta a comprendere quegli stessi fenomeni rappresentati. In tutto questo ad esserne coinvolto non è soltanto chi non dispone di preparazione e di una conoscenza appropriata, come medici ed esperti, ma anche chi, avvolto nella spirale di parole come “allarme”, “nessuna tregua”, “quarantena”, pensa davvero di esser disarmato e in balia di un’imminente catastrofe. Ma la rappresentazione mediatica non può fare a meno dei suoi espedienti più sperimentati: spettacolarizzazione, enfasi, ridondanza, allarmismo. </span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Tutti elementi necessari a che la macchina informativa raggiunga il cuore del pubblico che, con la quotidianità e la normalità, difficilmente verrebbe colpito. Cronaca degli ultimi giorni il coinvolgimento di alcune case farmaceutiche nella diffusione della pandemia suina. Storie di business che ricalcano la nascita dei virus informatici, originati proprio dalle case di software per indurre gli utenti a comprare gli antivirus!</span></div>
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		<title>Cambiano i tempi, la paura del futuro rimane</title>
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		<pubDate>Sun, 31 May 2009 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
di Santina BuscemiCrescere, diventare adulti, ha sempre rappresentato momenti fondamentali e particolari per ciascun uomo, sia nell&#8217;antichità, che nell&#8217;età moderna.
I riti di iniziazione non facevano altro che simboleggiare il passaggio da una fase all&#8217;altra della vita e il momento in cui venivano affrontate le paure legate a questa importante fase di crescita.

Appunto: paure. Ad ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><img style="margin: 5px; float: left;" title="pauramoderna.jpg" alt="pauramoderna.jpg" src="/images/stories/immagini2009/giugno/pauramoderna.jpg" width="141" height="200" /></div>
<div style="text-align: justify;"><i><span style="font-family: arial; font-size: small;">di Santina Buscemi</span><br /></i><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Crescere, diventare adulti, ha sempre rappresentato momenti fondamentali e particolari per ciascun uomo, sia nell&#8217;antichità, che nell&#8217;età moderna.</span></div>
<div style="text-align: justify;" /><span style="font-family: arial; font-size: small;">I riti di iniziazione non facevano altro che simboleggiare il passaggio da una fase all&#8217;altra della vita e il momento in cui venivano affrontate le paure legate a questa importante fase di crescita.</span><br />
<br /><span id="more-663"></span><br />
<span style="font-family: arial; font-size: small;">Appunto: paure.</span> <br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Ad ogni epoca gli individui si trovano nella condizione di dover affrontare difficoltà e timori diversi, e questo vale anche e soprattutto per i giovani, che uniscono i tentennamenti propri dell&#8217;età di transizione, con gli effetti delle condizioni della società in cui vivono.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Quali sono le paure delle generazioni attuali? Come affrontano la riflessione sulla propria vita e su quanto riserverà loro il futuro?</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Un primo elemento che contraddistingue la nostra società e gli effetti sulle insicurezze dei giovani è indubbiamente la precarietà lavorativa: la congiuntura economica attuale, in grado di destabilizzare le persone adulte e creare forte preoccupazione ha inevitabilmente conseguenze forti su una fetta della popolazione che è appena entrata o si accinge a fare il suo ingresso nel mondo del lavoro.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Contratti precari, stage non retribuiti e notizie di continui licenziamenti o di messa in cassa integrazione di personale già inserito nel mondo lavorativo da tempo:</span><img style="margin: 5px; float: right;" title="01_06_09_approfondimenti_paure_giovani buscemi.jpg" alt="01_06_09_approfondimenti_paure_giovani buscemi.jpg" src="/images/stories/immagini2009/giugno/01_06_09_approfondimenti_paure_giovani buscemi.jpg" width="129" height="150" /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Qualcosa è cambiato rispetto a qualche anno fa: le difficoltà ci sono sempre state, ma ora è possibile ravvisare un senso di preoccupazione diffuso non solo fra i più giovani e questo spesso coincide con  una risposta di rassegnazione al timore di non farcela.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">La paura del futuro è quindi spesso coperta da frasi e giustificazioni sull&#8217;inevitabile fallimento, quasi ad estendere la propria riuscita personale soltanto a quelle condizioni esterne che possono contribuire a disattendere i propri piani.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Un altro elemento che caratterizza le nuove generazioni e i loro timori più profondi è il rapporto con le nuove tecnologie e il mondo di Internet. Se fino a qualche anno fa, i commenti di riflessione in merito erano prettamente relativi all&#8217;instaurarsi sempre più frequente di rapporti virtuali fra le persone, di chat e vite parallele, oggi la <em>dipendenza </em>dal web ha assunto condizioni diverse.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Non esiste soltanto una fetta della popolazione a dedicarsi ore ed ore alla navigazione, ma la tendenza a trascorrere una sempre maggiore quantità di tempo davanti al Pc è diventato comune alla maggior parte degli individui. A rivoluzionare il tutto, indubbiamente l&#8217;impatto dei social network sulla nostra società.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Non soltanto gli esperti e appassionati di computer e Internet sono costantemente connessi, ma anche tutti gli altri, a parole “non dipendenti” dalla rete, ma succubi di essa nei fatti. </span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Facebook, Twitter, Msn, MySpace costantemente da consultare e aggiornare, la curiosità di sapere cosa stanno facendo i numerosi contatti, la voglia di ragguagliare tutti sulle novità della nostra vita e su qualsiasi cosa ci capiti.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Cosa potrebbe denotare questo? Come connetterlo alla tematica delle paure? La dipendenza dai social network, da questa nuova forma di voyerismo-esibizionismo possono collegarsi al bisogno di apparire, di avere sicurezze e gratificazioni dal contatto con gli altri, di adeguarsi alla moda del momento e poter dire “anch&#8217;io ho il mio profilo su Facebook e un cospicuo numero di contatti, quindi CI SONO”.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Indubbiamente questo è un discorso generico, ma il fenomeno social network non può essere inquadrato sotto l&#8217;etichetta “socializzazione”, senza addurre alcuna riflessione sui bisogni inespressi che ciò esprime.</span><br /><span style="font-family: arial; font-size: small;">Oltre a questi due elementi, sono diversi i connotati che il termine“paura”può esprimere, per un giovane che vive questi anni, eppure, a mio avviso, i due elementi citati costituiscono la novità degli ultimi anni, e si aggiungono a tutte le altre paure e insicurezze che attanagliano le nuove generazioni e li costringono a diffidare ancor di più di quella cosa chiamata futuro.</span></div>
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