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	<title>CULTUMEDIA Magazine &#187; dipendenza sessuale</title>
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	<description>Mensile di Cultura, Media, Società</description>
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		<title>Morire per un orgasmo</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 07:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amori Criminali]]></category>
		<category><![CDATA[Le Inchieste]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza sessuale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sesso è il luogo della libertà estrema, è l’ambito di vita in cui si può agire secondo desiderio, in cui nulla è giusto e nulla è sbagliato. I pensieri più nascosti sono liberi di viaggiare e nessuno può impedirgli di volare, tranne le gabbie sociali. Naturalmente il “tutto è lecito” presuppone che non si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/03/01_04_2010_speciale_morire-per-un-orgasmo_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3807" title="01_04_2010_speciale_morire per un orgasmo_" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/03/01_04_2010_speciale_morire-per-un-orgasmo_-300x190.jpg" alt="01_04_2010_speciale_morire per un orgasmo_" width="300" height="190" /></a>Il <strong>sesso </strong>è il luogo della <strong>libertà</strong> estrema, è l’ambito di vita in cui si può agire secondo desiderio, in cui nulla è giusto e nulla è sbagliato. I pensieri più nascosti sono liberi di viaggiare e nessuno può impedirgli di volare, tranne le gabbie sociali. Naturalmente il “tutto è lecito” presuppone che non si abusi di altri, che non si sfrutti chi non può difendersi o comprendere quel che accade: chi compie ciò è più di un delinquente, è una bestia o qualcosa di peggiore e deve essere punito. Ciò premesso, e tenuto sempre in considerazione durante la lettura dell’articolo, nel sesso tutto è lecito.<span id="more-3806"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Masochismo, bondage, feticismo e voyeurismo fanno parte dei <a href="../2010/02/prostituta-o-cam-girl/">gusti dell’individuo</a> e se è vero, come dimostra una recente ricerca, che una coppia su dieci ha rapporti sadomaso, evidentemente non sono desideri da considerarsi appartenenti ad una piccola schiera di pervertiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Perversione o <a href="../2009/11/hugh-hefner-cede-playboy/">trasgressione</a>? Se la seconda è un desiderio di uscire dagli schemi sociali, di fare qualcosa che comunemente non è accettato, la prima può diventare una patologia nel momento in cui impedisce la normale attività di un essere umano nella vita sociale e relazionale. Se questo non avviene è solo un desiderio erotico estremo.</p>
<p style="text-align: justify;">In letteratura, <strong>De Sade</strong> è stato il maestro dell’arte dell’erotismo estremo. La sua “Justine” ne è un emblema. Di sé scriveva: “prepotente, collerico, violento, eccessivo in tutto, di una sregolatezza senza eguali nell’immaginazione erotica, ateo sino al fanatismo, eccomi in due parole; ammazzatemi o prendetemi come sono, perché io non cambierò”.</p>
<p style="text-align: justify;">E non hanno nemmeno voglia di cambiare coloro che hanno trovato negli scambi di coppia, nel sesso di gruppo o nel sadomaso la loro dimensione sessuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa ultima è la tecnica amatoria in cui c’è un servo ed un padrone: il primo è comandato dal secondo. Si usano fruste, manette, bende, museruole e chi più ne ha più ne metta. È una pratica in cui il sadomaso (colui che ama dominare su un altro) si incontra perfettamente con il masochista (colui che si eccita nel provare dolore). Numerose sono le storie, più o meno vere, di gente “tanto brava” trovata nell’atto sadomaso. Fino a qui nulla di male.</p>
<p>Ma si può <strong>morire per un orgasmo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">È il caso del diciannovenne trovato morto impiccato nel giardino di una casetta presa in affitto nel basso bolognese, con indosso abiti da donna. Era lì con il suo compagno a condividere il <a href="../2009/05/i-confini-del-sesso-fra-estremismi-e-normalita/">sesso estremo</a>, ma le corde lo hanno soffocato a morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Oppure del banchiere francese che nel 2005 è stato trovato morto durante una sessione sadomaso perché mentre la prostituta lo frustava ella gli avrebbe chiesto un milione di dollari e al rifiuto di lui lo avrebbe ucciso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non bisogna essere in due per provare piacere e per questo morire tragicamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 2 Marzo 2010 un noto e  amato conduttore della <a href="http://www.bbc.co.uk/">BBC</a>, <strong>Kristian Digby</strong>, è morto soffocato mentre faceva pratica di autoerotismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste storie, poco in risalto nella nostra cronaca, vanno ad affiancarsi a quella purtroppo più nota, dell’assassinio cruento della giovane americana <strong>Meredith Kercher</strong> avvenuto nel 2007 a Perugia. Vittima, non solo di abusi sessuali, ma anche di violente coltellate solo per aver detto un “no” ad un rapporto sessuale. Nelle più di quattrocento pagine redatte il 4 Marzo 2010 dalla Corte di Appello di Perugia, si legge che, dopo il rifiuto di Meridith a <strong>Guene, Amanda Knox e Raffaele Sollecito</strong> “intervennero per spalleggiare Rudy nel proposito di soggiogare Meredith per abusarne sessualmente. Poteva apparire come un eccitante particolare che, pur non previsto, andava sperimentato”. Da qui l’efferato omicidio. Per la Knox ventisei anni di galera, per Sollecito venticinque e per Guene sedici.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a casi come questo non esistono parole per descrivere l’orrore che si prova.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sesso come piacere, lascia il posto all’immagine di sangue e morte. Un tale stato di perversione, pur essendo stimolato da droghe, non sembra poter appartenere al genere umano. Ed invece gli appartiene.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ad esseri umani sono da attribuire la <a href="../2010/03/chiesa-e-pedofilia-il-vaticano-copri-il-sacerdote-che-abuso-di-200-bambini-sordi/">pedofilia</a>, le messe sataniche con abusi sessuali e molto altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Non più piacere, libertà e gioia, ma impedimento alla vita: questa la faccia nera del piacere sessuale.</p>
<p style="text-align: justify;">di <a href="mailto:rondino@cultumedia.it">Federica Rondino</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="mailto:rondino@cultumedia.it"><br />
</a></p>
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		<title>Ragazzi di oggi: sesso, droga e riti intimi di passaggio</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 09:03:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Seduto nella sala di attesa dell’aeroporto di Caselle, di fronte alla grande vetrata dalla quale si possono vedere gli aerei in fase di decollo, trovo, probabilmente abbandonato da un passeggero distratto, un giornale aperto alla pagina di cronaca. L&#8217;occhio scivola su un articolo dedicato agli adolescenti, uno dei tanti che si incontrano di questi tempi; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/03/adolescenza.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2706" title="adolescenza" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/03/adolescenza-296x300.jpg" alt="adolescenza" width="296" height="300" /></a>Seduto nella sala di attesa dell’aeroporto di Caselle, di fronte alla grande vetrata dalla quale si possono vedere gli aerei in fase di decollo, trovo, probabilmente abbandonato da un passeggero distratto, un giornale aperto alla pagina di cronaca. L&#8217;occhio scivola su un articolo dedicato agli adolescenti, uno dei tanti che si incontrano di questi tempi; il giornalista spiegava come <strong>alcune minorenni</strong> di una scuola milanese, avessero deciso di inviare <strong>via MMS delle immagini pornografiche in cambio di ricariche telefoniche</strong>.<span id="more-2705"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La notizia, per associazione, mi ha riportato ad una vicenda lavorativa che mi ha colpito in maniera particolare: in occasione di alcuni incontri con dei ragazzi, condotti per conto dell’Università degli Studi di Torino, rimasi impressionato dalla loro reazione a seguito della proiezione di un servizio del Tg1 sullo stesso tema. Mi aspettavo una netta presa di distanza, invece, la cosa non sembrava affatto averli meravigliati; mi raccontarono, non senza un velato moralismo, di <strong>alcune vicende simili avvenute nelle scuole della zona in cui abitavano</strong>. Tornato a casa, decisi di cercare in rete per informarmi sul fenomeno e viaggiando nei siti delle maggiori testate nazionali, in pochi minuti, rintracciai <strong>centinaia di articoli di cronaca relativi agli adolescenti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Coloro che forniscono spiegazioni circa il mondo dei giovani sono quasi sempre giornalisti e scrittori, testimoni non ben identificati della nostra società, leader d’opinione molto lontani dal mondo della strada; <strong>è difficile che</strong> venga chiamato in causa uno specialista e tanto meno che <strong>venga data la parola agli stessi ragazzi</strong>. I temi trattati sono sempre gli stessi, intrisi di perbenismo e giudizi morali: <strong>sesso, alcool, violenza, droga, bullismo e incidenti stradali</strong>, il tutto condito con <strong>una buona dose di voyeurismo e feticismo</strong>, che non fa mai male. <strong>Sembra che la vita degli adolescenti, oggi, consista in una continua ricerca dell’emozione sopra le righe</strong>, sembra essere legata in maniera particolare al “<strong>rischio</strong>”, al sesso e ad ogni possibile commistione di questi due elementi. Ma è veramente così?</p>
<p style="text-align: justify;">Posto che non tutti gli adolescenti vivono concretamente immersi nel “rischio” – e questo lo dimostrano anche le ultime indagini dell’istituto IARD – è chiaro come la tendenza alla <em>performance</em> ed il fascino del “rischio” abbiano un certo peso nell’immaginario e nei comportamenti dei giovani in generale. È importante notare come questa dimensione sia incarnata nella natura dell’adolescente stesso: la psicologia e la sociologia ci spiegano come il suo percorso – e quello del suo corpo – sia socialmente, psichicamente e simbolicamente “carico”, perché prevede <strong>la “morte” del corpo infantile attraverso la sua trasformazione e rinascita nel corpo adulto</strong>, la costruzione di una identità adulta.</p>
<p style="text-align: justify;">Per far fronte a queste trasformazioni gli adolescenti sono sempre stati inseriti in un percorso composto da una serie di <strong>riti sociali e simbolici</strong>, gestiti e condivisi dalla collettività di riferimento. Tradizionalmente, quindi, le vite dei giovani erano scandite da una serie di “tappe” obbligate, una serie di “prove” da superare che li avrebbero legittimati socialmente. Ora, per diverse ragioni, questi riti di passaggio sono <strong>decaduti</strong>, oppure sono divenuti privi di significato e quindi l’adolescente si trova sempre più <strong>intimamente impegnato in una difficile ricerca di senso che lo legittimi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">I meccanismi inerenti ai riti di passaggio non esistono più, probabilmente perché sono andate a decadere – o si sono trasformate – anche le strutture socializzanti alla base di tali riti: ad esempio la famiglia, la chiesa o la scuola hanno in parte perso il loro tradizionale ruolo e la loro “forza” come luogo di socializzazione e di educazione. Il giovane però ha ancora un bisogno di effervescenza e di comunione, che lo porta a costruirsi quelli che definiamo “<strong>riti intimi di passaggio</strong>”. Un esempio è rintracciabile nel “<strong>gioco con la morte</strong>”, che non è definibile come un “desiderio di morte”: una buona parte dei giovani che hanno tentato il suicidio spiegano la loro azione, non con la ricerca della morte, bensì con la voglia di sparire, di cancellarsi, per provare o far provare alle persone a lui vicine la sensazione della sparizione e della perdita. Si tratta quindi di un “<strong>mettersi alla prova</strong>” per <strong>provocare una reazione negli “altri”</strong>, andando infine ad assumere ai loro occhi uno status nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I giovani cambiano, quindi, perché sono i tempi a cambiare</strong>. L’“interminabile adolescenza” – sempre più lunga, quasi infinita – è  figlia dei mutamenti che hanno segnato il XX secolo e le “condotte a rischio” sono <strong>un modo per affrontare le problematiche attuali e specifiche dell’adolescenza</strong>, una modalità con cui il giovane affronta la ricerca di senso nella costruzione del Sé, propria di questa fase della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo modo di affrontare e di definire il tema delle “condotte a rischio” permette di evitare l’errore di considerare alcuni atteggiamenti e comportamenti come patologici – e quindi necessitanti di cura medico-psichiatrica – e pone l’accento, piuttosto, sulla <strong>dimensione preventiva del malessere</strong>. Esse si delineano, quindi, come un <strong>tentativo di ritualizzare il difficile passaggio all’età adulta</strong>, perché <strong>la vita sociale ha bisogno di</strong> <strong>riti per affrontare una serie di passaggi cruciali dell’esistenza</strong>, che siano collettivi oppure individuali. Nel  rito di passaggio all&#8217;adolescenza, troviamo una serie di tempi di iniziazione che permettono di abbandonare il mondo dell’infanzia, caratterizzato dall&#8217;immediatezza e dall&#8217;indistinzione sessuale e di genere, per entrare nel mondo degli adulti e della cultura del gruppo. Che siano lunghi qualche mese, oppure brevi, quasi istantanei, i riti intimi di passaggio non hanno come unico scopo l’accesso ad uno status, ma partecipano anche della <strong>costruzione dell’individuo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per alcuni adolescenti il divenire adulto, quindi, non è più un’acquisizione automatica – se pur da sempre difficile –, ma è diventato <strong>una conquista ardua in cui il corpo è messo in gioco in maniera decisiva</strong>, a volte – ma non sempre, anzi, solamente in pochi casi – <strong>pericolosa</strong>. Gli eventi di cronaca così facilmente reperibili in qualsiasi giornale, quindi, non sono la testimonianza di uno spirito del tempo che vede la nostra gioventù immersa in una subcultura amorale e peccaminosa, sono solamente <strong>la traccia di un malessere che in alcuni casi diventa privo di controllo, che non va curato</strong> – in quanto non è sempre patologico – <strong>ma va prevenuto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di Alessandro Porrovecchio</p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="mailto:alessandro.porrovecchio@unito.it">Alessandro Porrovecchio</a> è dottorando in Scienze Umane presso l’Università degli Studi di Torino e si occupa di Sociologia del corpo, Sociologia della sessualità e Sociologia della comunicazione.</em></p>
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		<title>MICHAEL DOUGLAS: “SONO DIPENDENTE DALLA PILLOLA BLU”</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 08:35:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Tonin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attori]]></category>
		<category><![CDATA[I PROTAGONISTI]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza sessuale]]></category>
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		<description><![CDATA[Pillola blu o pillola gialla? No, non siamo in Matrix e nessuno ci chiede di ingoiare una pastiglia per scoprire nuovi mondi o riconoscere la realtà.
Stiamo parlando di due medicinali, conosciuti per lo più dall’universo maschile, ma ormai noti in tutto il mondo: il Viagra e il Cialis, utilizzati nella terapia della disfunzione erettile dell’uomo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/02/michael-douglas.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2490" title="michael douglas" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/02/michael-douglas-237x300.jpg" alt="michael douglas" width="237" height="300" /></a>Pillola blu</strong> o pillola gialla? No, non siamo in <strong>Matrix </strong>e nessuno ci chiede di ingoiare una pastiglia per scoprire nuovi mondi o riconoscere la realtà.<span id="more-2487"></span><br />
Stiamo parlando di due medicinali, conosciuti per lo più dall’universo maschile, ma ormai noti in tutto il mondo: il <strong>Viagra </strong>e il <strong>Cialis</strong>, utilizzati nella terapia della disfunzione erettile dell’uomo, spesso associata all’impotenza. Tali pastiglie aiutano il maschio a mantenere l’erezione durante l&#8217;atto sessuale, aumentando il tono di rigidità del pene e aiutando, addirittura e a seconda dei casi, ad ottenere con maggiore facilità una seconda erezione, dopo l&#8217;eiaculazione.</p>
<p style="text-align: center;"><!-- Smart Youtube --><span class="youtube"><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/6HmUpywHKvw&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><embed wmode="transparent" src="http://www.youtube.com/v/6HmUpywHKvw&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="355" ></embed><param name="wmode" value="transparent" /></object></span></p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia stiamo parlando di medicinali, quindi le avvertenze del bugiardino consigliano di non abusarne perché, tra gli effetti collaterali “psicologici”, ci sarebbero proprio la <strong>dipendenza dal</strong> <strong>sesso</strong>, dallo stare troppo in forma e essere giovani per sempre, soprattutto sotto le lenzuola.<br />
Perché non accontentarsi di qualche coccola superata una certa età o avere una normale attività fisica senza eccessi? Affrontare il discorso della sessualità maschile è sempre stato un problema però da quando è arrivato il Viagra, nato qualche anno fa inizialmente per curare l’angina pectoris, si è urlato al miracolo! E così molte persone si sono salvate, hanno rinsavito rapporti magari logori e i maschietti hanno potuto finalmente riconquistare la loro <strong>sessualità </strong>perduta.</p>
<p style="text-align: center;"><!-- Smart Youtube --><span class="youtube"><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/3PmQ393w7Dw&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><embed wmode="transparent" src="http://www.youtube.com/v/3PmQ393w7Dw&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="355" ></embed><param name="wmode" value="transparent" /></object></span></p>
<p style="text-align: justify;">E al miracolo ci ha creduto pure <strong>Michael Douglas</strong>, che ha reso noto di ricorrere alla pillola blu abitualmente, per mantenere viva e “accesa” la relazione con la moglie e per sentirsi giovane. Ma perché la notizia ha fatto così tanto scalpore?<br />
Perchè quando affrontiamo il discorso sesso e in questo caso quello delle dipendenze sessuali, pare che a esserne padrone sia proprio la figura del noto attore americano, per anni entrato e uscito dalle cliniche di disintossicazione. E non da alcool o da droghe, dei quali sappiamo gli artisti, per lo più quelli oltre Oceano, sono noti farne abbondante uso.<br />
Michael Douglas è stato per diverso tempo vittima del sesso, in particolare dopo il famigerato film “Basic Instict”, e per questa sua ricerca spasmodica di provare e provocare piacere a ogni costo, sempre e comunque, si è fatto curare in una confortevole clinica specializzata in questa “malattia”.<br />
Finalmente resuscitato dalla patologia, che provoca tristezza, abuso, invidia, solo per citare alcuni effetti collaterali, l’attore si è sposato e ha messo la testa a posto, e non solo quella.<br />
Michael Douglas, premio <strong>Oscar </strong>per “Wall Street”, ora 65enne, ha impalmato ben una decade fa la bella <strong>Catherine Zeta Jones</strong>, di 25 anni più giovane, e non può certo perdere colpi, soprattutto sotto e/o sopra le lenzuola.<br />
Tuttavia, dopo alcuni anni di felice matrimonio, tra feste vip, numerosi film e ammissioni di ogni sorta sul suo periodo pre-clinica, mister Douglas ha iniziato a sentire le fatiche della vita, soprattutto quelle in camera da letto: “Sono dipendente dalla pillola blu”, ha dichiarato in un’intervista a difesa del figlio Kirk, anch’egli dentro e fuori dalle cliniche di disintossicazione. L’attore ha ammesso di usare il Viagra, con l’innocente scusa di tenersi stretta la mogliettina. Secondo le voci più maligne, la coppia è invece in crisi da molto tempo e il Viagra e il Cialis sono per Douglas solo degli “aiutini” per superare le difficoltà sessuali. Fonti amiche invece dicono che la storia d’amore tra i due attori americani va a gonfie vele, ma resta il sospetto che il merito principale sia proprio della pillola blu!</p>
<p style="text-align: center;"><!-- Smart Youtube --><span class="youtube"><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/QnDn_iMdVGo&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0&amp;feature=related" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><embed wmode="transparent" src="http://www.youtube.com/v/QnDn_iMdVGo&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0&amp;feature=related" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="355" ></embed><param name="wmode" value="transparent" /></object></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma, come abbiamo già detto, il Viagra potrebbe creare dipendenza. Quindi consigliamo al signor Douglas di non farne troppo uso perché non esiste ancora una clinica di disintossicazione da pillola blu, gialla o arancione, che è la new entry nella medicina sessuale, ma anche di godersi tutti i bei momenti della vita.</p>
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		<title>Good Vibrations</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 15:18:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Che Peccato!]]></category>
		<category><![CDATA[Le Inchieste]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza sessuale]]></category>

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		<description><![CDATA[La vera storia del vibratore e del dildo.
Quando nel 1974 in alcune riviste femminili apparve un’immagine con scritto “Good Vibrations”, non si trattava di una réclame per il singolo dei Beach Boys uscito anni prima, ma di una delle tante pubblicità di un vibratore. Si poteva pensare che quella immagine fosse il risultato di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/dildo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1059" style="border: 2px solid black; margin: 5px;" title="dildo" src="http://www.cultumedia.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/dildo-225x300.jpg" alt="dildo" width="172" height="230" /></a>La vera storia del vibratore e del dildo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando nel 1974 in alcune riviste femminili apparve un’immagine con scritto “Good Vibrations”, non si trattava di una réclame per il singolo dei <strong>Beach Boys </strong>uscito anni prima, ma di una delle tante pubblicità di un vibratore. Si poteva pensare che quella immagine fosse il risultato di un eccessivo “permissivismo”, in realtà si trattava solamente di un’icona che affondava le radici in due tradizioni distinte, unite da un unico elemento, il corpo femminile. <span id="more-885"></span>Da una parte, quindi, le pratiche legate al piacere sessuale, e dall’altra la cura medica di specifiche patologie legate alla sessualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda le pratiche legate al piacere sessuale, il vibratore ed il dildo sono nati insieme alla tecnica, ed hanno accompagnato l’“uomo” nel corso della sua storia, come dimostrano i manufatti di forma fallica in pietra ed osso ritrovati in Acquitania – presumibilmente dei dildo paleolitici. Troviamo, inoltre, rappresentazioni di Sex Toys anche in diverse sculture ed affreschi babilonesi, cinesi ed indiani, dove spiccano tra le altre cose dei peni artificiali. E proprio dalla <strong>Cina </strong>proviene quello che viene comunemente definito come il primo vero dildo: esso risale a circa 6000 anni fa, è costruito in pietra di giada verde, ed è esposto al <strong>Museo dell&#8217;Antica Cultura Sessuale</strong> nei pressi di Shanghai, in Cina. Esempi di <strong>Sex Toys</strong>, infine, si ritrovano anche nella nostra cultura, specialmente presso i romani, che disponevano di una varietà di ammennicoli degni della tecnologia odierna.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la cura medica, per secoli nella letteratura specialistica si è trattato di isteria, considerata come una sorta di disfunzione legata alla sessualità e curata soprattutto attraverso la manipolazione dei genitali femminili. Già al tempo di Ippocrate, gli antichi greci ritenevano che le donne prive di sfogo sessuale, specialmente le vedove, fossero particolarmente inclini all’isteria, definita anche “furia uterina”. La cura consisteva nel provocare una sorta di climax, che nessuno ammise mai potesse essere un orgasmo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le alternative alla masturbazione erano poche, e tra queste degna di nota era l’uso del cattivo odore: si trattava di una terapia fondata sulla credenza che l’isteria fosse associata ad un utero retratto. In questo senso i cattivi odori – tra cui molto usato era l’avvicinamento alla “malata” di un vaso di urina stantia – avevano lo scopo di disgustare l’utero, così da farlo tornare nella giusta posizione all’interno del corpo femminile. Questa terapia, presente per più di dieci secoli fino al secolo scorso, sia nella medicina tradizionale che in quella ufficiale, era fondata sulla convinzione che l’utero non fosse un organo come tutti gli altri, ma una sorta di creatura indipendente in grado di aggirarsi nel corpo femminile come un animale nel suo recinto.</p>
<p style="text-align: justify;">L’idroterapia, ossia l’emissione di un getto d’acqua sui genitali, poteva essere usata in alternativa ai cattivi odori, e periodicamente ne prese il posto come terapia principale al fianco del “massaggio pelvico”, che nel frattempo sopravviveva anche alla pudica età vittoriana, periodo in cui al medico non era consentito guardare il corpo delle pazienti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il massaggio pelvico, quindi, rimaneva e riscuoteva anche un gran successo: i medici si resero conto che le donne dopo un po’ di tempo ritornavano per chiedere una ripetizione di quella cura così piacevole, ma fisicamente faticosa per i medici, che iniziavano a chiedersi se effettivamente quel climax ricercato attraverso la manipolazione non fosse proprio un orgasmo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1880 un medico inglese, cercando di risolvere il problema di questi faticosi climax, inventò il primo vibratore elettrico: si trattava di un oggetto facilmente trasportabile e di piccole dimensioni, quindi comodo anche per gli interventi di pronto soccorso fuori sede.</p>
<p style="text-align: justify;">I primi vibratori elettrici, quindi, fino alla metà del XX secolo non furono venduti alle donne, bensì ai medici, per facilitarne il lavoro: a seconda dell’abilità del medico e/o della levatrice, e del livello di inibizione delle donne, provocare manualmente un orgasmo in ambulatorio  poteva richiedere anche mezz’ora, mentre con il vibratore il compito era ridotto a pochi minuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 1902 è l’anno in cui si incrociano la tradizione medica e quella “ludica”: quell’anno, ben prima del ferro da stiro, fu prodotto e commercializzato il primo vibratore per uso domestico, e, almeno negli Stati Uniti, sembra ci sia stato un vero e proprio “boom” delle vendite. La produzione incalzava, e si brevettavano modelli su modelli, nonostante le pubblicità fossero abbastanza oscure. Solo alcune facevano riferimenti diretti ai benefici dell’apparecchio dal punto di vista del piacere sessuale, altre per lo più si celavano dietro il paravento di vaghi benefici per la salute, ed alcune sembra fossero addirittura grottesche.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra il 1950 e il 1970 vennero pubblicizzati nei cataloghi alcuni vibratori dalle forme non troppo imbarazzanti, innocue: se nel 1916 nelle riviste potevamo trovare una giovane donna con un vibratore a coppa premuto sulla tempia, che spiega come questa attrezzatura possa portarla al successo sociale e negli affari, le réclame di quegli anni erano più sobrie e pubblicizzavano oggetti simili alla prolunga dell’aspirapolvere o ad un pettine. Sempre negli anni ’70, sulla scia del femminismo, nacquero dei “gruppi di masturbazione” rivolti alle donne che avvicinavano anche all’uso di questi oggetti magici. Infine, negli anni ’90 ci fu un nuovo “boom” dei vibratori anche grazie ad alcune politiche sanitarie che ebbero il merito di socializzare l’uomo medio all’uso di questi oggetti, come americana che, per far fronte al dilagare dell’<strong>Aids</strong>, ha previsto l’invio di alcuni opuscoli alle famiglie con un elenco delle pratiche sessuali considerate “sicure”, tra cui l’uso di vibratori e dildo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se oggi siamo costantemente sottoposti a flussi di immagini pornografiche e/o violente, effetto e ragion d’essere di un esibizionismo ambiente proprio della società contemporanea, che ci vuole tutti voyeurs, il discorso sembra essere diverso per quanto riguarda i Sex Toys, che – poco noti – restano ai margini della pubblicità veicolata dai media di massa tradizionali, rimanendo relegati nelle riviste specialistiche oppure in rete. Nonostante la sessualità si legga ovunque, raramente si fa riferimento ai “Sex Toys”, almeno nel nostro Paese. Oggi i vibratori vengono ancora venduti come “massaggiatori” alle persone che provano disagio di fronte ai “Sex Toys”, oggetti spesso associati ad un’idea di trasgressione e perversione dalla quale il cittadino medio non si sente rappresentato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma forse le cose stanno cambiando: se da una parte non esistono ancora ricerche sociali degne di nota focalizzate intorno al Sex Toy inteso come oggetto sociale e culturale, dall’altra le politiche di marketing aggressive di alcune case di produzione hanno portato questi oggetti nelle farmacie, legittimandone in qualche modo l’acquisto, e  decretando un nuovo “boom” delle vendite.</p>
<p><a href="mailto:alessandro.porrovecchio@unito.it"><br />
</a>di Alessandro Porrovecchio</p>
<p><em><a href="mailto:alessandro.porrovecchio@unito.it">Alessandro Porrovecchio</a> è dottorando in Scienze Umane presso l’Università degli Studi di Torino e si occupa di Sociologia del corpo, Sociologia della sessualità e Sociologia della comunicazione.</em></p>
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		<title>Vizi e viziosi del Terzo Millennio</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 14:33:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Che Peccato!]]></category>
		<category><![CDATA[Le Inchieste]]></category>
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		<category><![CDATA[george clooney]]></category>

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		<description><![CDATA[PECCATI CAPITALI. Solo a leggere o ad udire queste due parole si avverte un inconscio sentimento di soggezione ad un’autorità che tutto può e tutto vede e di fronte alla quale possiamo solo sentirci piccoli e quasi infimi. Al di là dell’appartenenza o meno ad una fede religiosa di tipo cristiano, la sensazione di inadeguatezza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1047" href="http://www.cultumedia.it/2009/11/vizi-e-viziosi-del-terzo-millennio/7peccati-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1047" title="7peccati" src="http://www.cultumedia.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/7peccati-300x293.jpg" alt="7peccati" width="198" height="192" /></a><strong>PECCATI CAPITALI. </strong>Solo a leggere o ad udire queste due parole si avverte un inconscio sentimento di soggezione ad un’autorità che tutto può e tutto vede e di fronte alla quale possiamo solo sentirci piccoli e quasi infimi. Al di là dell’appartenenza o meno ad una fede religiosa di tipo cristiano, la sensazione di inadeguatezza ancestrale rimane e tende a farci confrontare con una parte di noi stessi che spesso non vogliamo davvero vedere.<span id="more-835"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ma perché questi peccati si chiamano proprio Capitali? La spiegazione risiede nel fatto che questi vizi sono concepiti come la fonte e il motivo d’esistenza di altri molteplici peccati, una sorta di grandi capitoli contenenti una grande varietà di sottocapitoli che possono portare a vizio perenne. Inseriti nella dottrina cattolica grazie all’opera sistematica di S. Tommaso d’Aquino, in realtà già <strong>Aristotele</strong> parlava di questi peccati, definendoli “abiti del male”. E questi abiti del male sono assolutamente attuali e riscontrabili in ampie categorie umane. Per questo motivo, un po’ per gioco e un po’ per dimostrare la loro effettiva attualità, vogliamo collegare ad ogni peccato un personaggio noto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>SUPERBIA</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1040" href="http://www.cultumedia.it/2009/11/vizi-e-viziosi-del-terzo-millennio/01_10_09_speciale_sette_peccati_capitali_vanessa_cappella_fabriziocorona-2/"><img class="alignleft size-full wp-image-1040" title="01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_fabriziocorona" src="http://www.cultumedia.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_fabriziocorona.jpg" alt="01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_fabriziocorona" width="202" height="154" /></a>È il peccato più grave: chi ne è affetto si crede superiore a tutto e a tutti, è arrogante, orgoglioso, prepotente e presuntuoso, pensa di essere un dio sceso in terra a cui ogni cosa è dovuta e concessa. <strong>Tommaso d’Aquino</strong> definiva la superbia un «<em>amore smodato per la propria eccellenza</em>»: vera o presunta è tutto da verificare!</p>
<p style="text-align: justify;">Un superbo per definizione è <strong>Fabrizio Corona</strong>: al centro delle cronache giudiziarie di Vallettopoli, Corona si è sempre distinto per la sua tracotanza e la sua tendenza a sentirsi al di sopra della legge. Esemplare il numero allucinante di infrazioni al codice della strada (si parla di circa 6000 multe), che includono la guida di automobili nonostante il ritiro della patente. Riassume la sua superbia un episodio risalente a circa un anno fa: ingaggiato nel cast per il film poliziesco “Tieni a me”, Corona è stato licenziato per essersi rifiutato di partecipare alle prove. Motivo? Non aveva bisogno di perdere tempo con inutili prove dal momento che, per sua dichiarazione, è «<em>un attore nato da quando aveva due anni</em>». Però!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>AVARIZIA</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1041" href="http://www.cultumedia.it/2009/11/vizi-e-viziosi-del-terzo-millennio/01_10_09_speciale_sette_peccati_capitali_vanessa_cappella_victoriabeckham-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1041" title="01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_victoriabeckham" src="http://www.cultumedia.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_victoriabeckham-216x300.jpg" alt="01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_victoriabeckham" width="149" height="208" /></a>Secondo peccato capitale, l’<strong>avarizia</strong> è l’attaccamento smodato al denaro e ai beni materiali. Si tratta di un vizio strettamente legato all’avidità, ovvero alla tendenza ad accaparrarsi ricchezze senza freni e più del dovuto. L’avaro custodisce gelosamente i propri beni, incurante dei bisogni del prossimo. L’avarizia è tra i peccati capitali in quanto un legame troppo stretto con i beni materiali implica l’allontanamento da sentimenti spirituali ed è causa della povertà altrui.</p>
<p style="text-align: justify;">La palma di personaggio più tirchio dello star system spetta a <strong>Victoria Adams</strong>, ex Spice Girl e moglie del calciatore <strong>David Beckham</strong>: di recente si è fatta riconoscere per aver fatto incetta di vestiti di seconda mano in un negozio gestito da un ente di beneficienza, al quale non avrebbe lasciato nemmeno una sterlina in cambio di tutta la merce portata via. E pensare che il suo patrimonio personale è stimato intorno ai 100 milioni di euro!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>LUSSURIA</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1042" href="http://www.cultumedia.it/2009/11/vizi-e-viziosi-del-terzo-millennio/01_10_09_speciale_sette_peccati_capitali_vanessa_cappella_tintobrass-2/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1042" title="01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_tintobrass" src="http://www.cultumedia.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_tintobrass-150x150.jpg" alt="01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_tintobrass" width="150" height="150" /></a>È stato definito, assieme all’accidia, il peccato del nostro tempo e tutto ce lo testimonia. Dai giornali alla televisione, dai salotti della politica ai luoghi più impensati, la lussuria è un vizio onnipresente. Si tratta della bramosia eccessiva nei confronti del sesso, dei rapporti carnali, una ricerca smodata del contatto fisico che finisce per diventare spersonalizzato e per non abbracciare l’interezza dell’altra persona. Esempi di personaggi lussuriosi ne abbiamo a bizzeffe: c’è chi si è costruito una carriera basata sul sesso e chi invece è diventato celebre, oltre che per il suo mestiere originario, anche per una strana insaziabilità sessuale. Per il primo caso è esemplare <strong>Tinto Brass</strong>, che ha fatto una fortuna a suon di film pecorecci ad esplicito sfondo sessuale, mentre per il secondo è famoso il caso di <strong>Michael Douglas</strong>, che nel 1992 finì in ospedale per sessodipendenza, ovvero troppa voglia di avere rapporti sessuali in ogni momento della giornata.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>GOLA</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1043" href="http://www.cultumedia.it/2009/11/vizi-e-viziosi-del-terzo-millennio/01_10_09_speciale_sette_peccati_capitali_vanessa_cappella_antonellaclerici-2/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1043" title="01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_antonellaclerici" src="http://www.cultumedia.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_antonellaclerici-150x150.jpg" alt="01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_antonellaclerici" width="150" height="150" /></a>È un peccato molto comune, quello della gola: consiste nell’incapacità di moderazione nell’assunzione di cibo. Perché è incluso tra i peccati capitali? Il peccato originale di Eva può dare una parziale spiegazione, ma la risposta alla domanda è da ricercarsi nella tendenza di alcune – tante – persone a non ascoltare davvero i bisogni del proprio corpo. Peccatori di gola sono sia coloro che assumono smodate quantità di cibo, finendo nell’obesità, sia coloro che invece volontariamente non ne assumono abbastanza e finiscono per ammalarsi di anoressia e bulimia.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza andare a ricercare in queste due categorie estreme, possiamo consegnare la palma di golosa ad un volto noto di casa nostra: <strong>Antonella Clerici</strong>, fortunata presentatrice di diversi programmi TV, tra cui “La prova del cuoco”, e autrice di diversi libri di ricette culinarie. La Clerici stessa ammette di essere «una golosa totale». E come biasimarla, con tutte le bontà che la cucina mediterranea ci offre?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>INVIDIA</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1044" href="http://www.cultumedia.it/2009/11/vizi-e-viziosi-del-terzo-millennio/01_10_09_speciale_sette_peccati_capitali_vanessa_cappella_sarahlarson-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1044" style="margin: 5px;" title="01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_sarahlarson" src="http://www.cultumedia.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_sarahlarson-202x300.jpg" alt="01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_sarahlarson" width="170" height="253" /></a>Possiamo definire l’invidia come una tendenza di autodifesa di chi si sente inferiore rispetto ad un altro: questo meccanismo passa per la distruzione dell’immagine altrui al fine di salvaguardare il proprio orgoglio e la propria dignità. Anziché cercare di valorizzare positivamente le proprie qualità, l’invidioso prova risentimento per qualcosa che non gli appartiene. A differenza degli altri peccati, l’invidia non procura piacere: è anzi un continuo logoramento dell’anima.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo ritrovare un esempio recente in <strong>Sarah Larson</strong>, ex di <strong>George Clooney</strong>, la quale, invidiosa della nuova compagna Elisabetta Canalis, ha dichiarato: «<em>George un super uomo del sesso? E&#8217; tutta una montatura dei maghi della pubblicità di Hollywood. In realtà George è uno da One Night Stand. La sua prestanza sessuale è poco superiore a quella di un impiegato di banca, una botta e via. Più di una volta non ce la faceva proprio, ma ci tiene tantissimo alla sua immagine di sex symbol e, piuttosto che modificare questa percezione, si ucciderebbe! Non penso che sposerà mai nessuna, tanto meno quella show girl locale</em>». Accipicchia quanto veleno!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>IRA</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1045" href="http://www.cultumedia.it/2009/11/vizi-e-viziosi-del-terzo-millennio/01_10_09_speciale_sette_peccati_capitali_vanessa_cappella_sgarbi-2/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1045" title="01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_sgarbi" src="http://www.cultumedia.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_sgarbi-150x150.jpg" alt="01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_sgarbi" width="150" height="150" /></a>La rabbia che acceca, che domina, che offusca le capacità razionali, che fa urlare contro chiunque, specialmente contro chi ha acceso la miccia. La collera che sconvolge, travolge, investe chi la prova. Sesto peccato capitale, l’ira è legata ad un eccesso di passione: è una violenta reazione a qualcosa a cui si è contrari e che non si accetta. L’iracondo si lascia spesso andare a questi moti estremi, le sue parole e i suoi gesti non hanno limiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Emblema dell’ira è il critico d’arte <strong>Vittorio Sgarbi</strong>: basta una parola per lui non adeguata, uno sguardo storto, un’idea diversa e Sgarbi parte con le sue violente invettive contro chiunque. La sua lingua non conosce freni e, ogni volta che partecipa ad un salotto televisivo, i conduttori cercano di non scatenare la sua furia: tentativo spesso vano, visti gli innumerevoli siparietti ai quali abbiamo più volte tristemente assistito. Il tutto si trasforma in un monologo urlato in cui nessuno può pronunciare una parola diversa da quella di Sgarbi: alla faccia del dialogo!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>ACCIDIA</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1046" href="http://www.cultumedia.it/2009/11/vizi-e-viziosi-del-terzo-millennio/01_10_09_speciale_sette_peccati_capitali_vanessa_cappella_costanzo-2/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1046" title="01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_costanzo" src="http://www.cultumedia.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_costanzo-150x150.jpg" alt="01_10_09_Speciale_Sette_Peccati_Capitali_Vanessa_Cappella_costanzo" width="150" height="150" /></a>Settimo e ultimo peccato capitale, l’accidia caratterizza il nostro tempo insieme alla lussuria. È il peccato della pigrizia, dell’indifferenza nei confronti di se stesso e degli altri, dell’indolenza, dell’apatia, della tendenza alla depressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’accezione di pigrizia, simbolo di questo peccato è <strong>Maurizio Costanzo</strong>, giornalista e showman: in un’intervista di qualche anno fa, fatta da Gian Antonio Stella per il Corriere della Sera, ha confessato di essere «<em>uno nato pigro. Uno che se potesse non farebbe niente. Le mie vacanze ideali sarebbero stare fermo. Il mare. Una piscina d&#8217;acqua salata. Qualche libro. I giornali. Mia moglie, due amici con cui chiacchierare. Fine. Sa qual e&#8217; il mio sogno? Addormentarmi al pomeriggio davanti a un televisore acceso. Felice di non fare niente</em>». Più pigro di così&#8230;!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: right;">di Vanessa Cappella</p>
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		<title>God save the Porn</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 14:45:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il rapido declino del cinema pornografico.
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a rel="attachment wp-att-1056" href="http://www.cultumedia.it/2009/10/god-save-the-porn/01_10_09_speciali_god-save-the-porn_mattia_gangi-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1056" title="01_10_09_Speciali_God save the porn_Mattia_Gangi" src="http://www.cultumedia.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/01_10_09_Speciali_God-save-the-porn_Mattia_Gangi-300x198.jpg" alt="01_10_09_Speciali_God save the porn_Mattia_Gangi" width="300" height="198" /></a>Il rapido declino del cinema pornografico.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Parola d’ordine : <strong>Femminilità</strong>. Riviste tematiche piene di consigli psicologici ed indumenti da indossare, borsette, scarpette, sciarpette, profumi; il mondo della donna viene quotidianamente sviscerato da uno dei settori giornalistici che soffre meno la crisi dell’editoria, la stampa di genere. Paginoni patinati, redazioni femminili e focus sull’orgasmo : clitoridea o vaginale ? Stare sopra o stare sotto ? Beveroni al mirtillo o tisane drenanti ? Dubbi amletici e quesiti esistenziali che avendo come riferimento un pubblico altamente <em>targettizzato </em>non lasciano spazio all’altra parte. Non approfondendo dunque il discorso circa le problematiche maschili, i settimanali <em>pour femmes</em> evitano spesso una sana riflessione sull’eccitazione maschile.<span id="more-852"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Incentrata sull’aspetto visuale dell’eros ed impregnata di voyeurismo e passionalità, la sessualità dell’uomo viene infatti banalizzata, derisa, quasi semplificata. Nei giorni spersonalizzanti del femminismo di ritorno, messo a confronto con l’orgasmo intellettuale ed <em>impegnato </em>del gentil sesso, l’uomo, così immediato nell’esternarsi delle proprie pulsioni, annaspa goffamente in una quotidianità di principi contenutivi ed una intima, irrinunciabile, apoteosi di testosterone.</p>
<p style="text-align: justify;">Condizione imbarazzante, in particolar modo per il maschio italiano. Questa creatura ibrida, risultante dall’unione dell’uomo con la belva, vive infatti con estrema costrizione la propria esuberanza ormonale, cercando dunque di far convivere all’interno della propria morale il rispetto per i precetti cattolici e lo sfogo fisiologico. Oggi, grazie all’evoluzione delle tecniche di ripresa e proiezione, la scienza cerca in tutti i modi di porre rimedio alla sofferenza del poverino, il quale, pur di placare la propria sete trova conforto tra i meandri più oscuri del web. Ma, in passato, non è sempre stato così.</p>
<p style="text-align: justify;">La stimolazione oculare, radicata intimamente nella potenza maieutica e liberatrice dell’immagine, non rappresenta semplicemente l’elemento fondamentale intorno al quale ruota l’elefantiaca produzione ormonale dell’uomo, ma si configura anche come pilastro cementizio di un intero settore dell’industria culturale, il cinema a luci rosse. Un mondo magico ed etereo, fatto di set quasi stilizzati e storie improbabili, in cui giovani ninfomani cercano spasmodicamente di dar sfogo ai propri bisogni con baffuti uomini di mezz’età, idraulici palestrati, pizzaioli abbronzati e poliziotti corrotti.</p>
<p style="text-align: justify;">Una carrellata di titoli stupefacenti che pescano nell’immaginario collettivo con fantasia d’artista per dar vita a veri e propri gioielli come <em>007 e i servizietti segreti</em>, <em>00tette, la spia che mi chiavava</em>, liberamente ispirati alla spia più famosa di Hollywood, <em>A caval donato lo si prende in bocca</em>, <em>Cappuccetto rotto,</em> <em>Il dottor Stranaminchia</em>, di sapore fiabesco e veri e propri remake d’autore come <em>Il culo sopra Berlino</em>, <em>Il culo della Rosa, Don Camillo e Pappone</em>, <em>2002 Odissea nello schizzo</em>, <em>4 matrimoni e un foro anale</em> ed <em>Incontri ravvicinati del terzo dito, </em>il quale si suppone abbia molto da raccontare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la goliardia dei moderni autori, riscontrabile persino dalla perdita di fantasia per ciò che riguarda la titolazione, nasconde un malessere profondo che affonda le sue radici nella trasformazione del Cinema stesso. La storia del porno moderno inizia con un titolo, una pellicola storica, il genitore di ogni perversione, <em>Deep Throath</em>. Le immagini traballanti, una biondissima Linda Lovelace, un piacere visivo di circa 60 minuti, tanto quanto basta per scandalizzare l’America ed il mondo intero. Il sesso non fu più la stessa cosa dopo Gola Profonda, che nei <em>fantastic seventies</em> sdoganò il genere, liberandolo dal ghetto delle luci rosse fino a portarlo nei salotti buoni della critica cinematografica. Era il 1972 ma ancora oggi, dopo una miriade di produzioni, l’opera di Gerard Damiano rimane il film porno più visto nella Storia del cinema.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli anni ‘70 e tutti gli ’80, furono il ventennio d’oro della distribuzioni a luci rosse, una vera e propria <em>Belle Epoque</em> del cinema piccante, che per far fronte alla copiosa produzione di pellicole diede vita alle prime sale cinematografiche per <em>soli adulti.</em> Buie, fumose, case di perdizione e di peccato, <em>non-luoghi</em> all’interno dei quali, quelli che giganteggiavano sui maxi-schermi non erano seni e soavi sederi ma vere e proprie tette accompagnate da culi mai visti. In quegli anni di boom economico, tutti, proprio tutti, andavano al cinema, e tutti, ma proprio tutti, magari con circospezione ed imbarazzo, sedevano almeno una volta alla settimana nelle poltrone logore della pornografia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Benché se ne parlasse con maschia goliardia tra uomini e con disgusto tra le porcellane dell’alta società, il cinema a luci era un vero e proprio luogo di incontro dove ci si riconosceva con complicità e si condivideva con pudore quelle ore di regressione; il panettiere incontrava l’architetto, il giudice ammiccava al professore, il giornalista cedeva il posto al carabiniere e qualche volta, privo del caratteristico colletto bianco, ci si poteva incontrare anche il prete.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti lì ad attendere i propri sogni materializzarsi in un tripudio di carne e femminilità, attraverso le gambe di J<strong>essica Rizzo</strong>, le labbra rifatte di <strong>Milly D’Abbraccio</strong>, l’intramontabile decolté di <strong>Moana Pozzi</strong> e la sensualità perversa di <strong>Selen</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ma nel giro di un decennio l’evoluzione fisiologica della tecnologia e l’avvento dell’<em>home theatre, </em>e dunque l’instaurarsi di una nuova modalità di fruizione del prodotto cinematografico in generale, hanno di fatto messo in ginocchio l’industria dell’<strong><em>hardcore</em> </strong>ed i luoghi del consumo. In effetti il passaggio dalle sale alle case non ha portato come suo precipitato immediato il fallimento delle filiere produttive; inizialmente infatti la distribuzione ha subito una metamorfosi progressiva che dalla celluloide cinematografica ha portato al VHS per poi approdare ai lidi digitali del DVD in alta definizione. Il vero e proprio tracollo avviene dunque in seguito alla diffusione della banda larga, del file sharing ed in ultimo dello streaming più o meno legale della pornografia digitale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Con Internet insomma cambia tutto. Cambiano le modalità di ripresa, di distribuzione ma si trasforma anche il gusto stesso del fruitore, il quale alle esagerazioni a dir poco surreali delle trasbordanti misure delle attrici e degli attori, preferisce il sottile effetto di realtà dato dall’<em>homemade</em>. Una telecamera, una fotocamera ma anche un semplice cellulare possono infatti trasformarsi in una cinepresa perfetta per girare un filmato pornografico di tutto rispetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il set? Casa propria; gli attori ? Noi stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il file viene poi passato sul computer, l’<em>upload </em>è quindi una sciocchezza. La Rete fiuta l’affare ed è tutto un proliferare di <em>tubes </em>in <em>beta version</em>, secondo il modello 2.0 copiato da <em>Youtube </em>che forniscono tonnellate di pornografia gratuita campando soltanto di pubblicità. Al primogenito ed ancora sperimentale Youporn.com ecco affiancarsi i più sofisticati redtube.com, più fornito del primo e pornhub.com un vero e proprio <em>nodo </em>capace di fornire filmati per tutti i gusti, attuando una divisione tra <em>professional </em>ed <em>homemade</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Insomma, morta la sala non muore di certo la passione per il porno. Isolati nella penombra della nostra camera, di fronte al nostro computer, i volti sacri della cinematografia lasciano spazio a quelli molto più comuni di una generazione tecnologica che in un orgia di pixel e voyeurismo, digitalizza i propri gusti e la propria sessualità.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: left;"><em>di Mattia S. Gangi</em></p>
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