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	<title>CULTUMEDIA Magazine &#187; net society</title>
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	<description>Mensile di Cultura, Media, Società</description>
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		<title>University of the People, la nuova Università</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 08:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Magazine</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si scrive University of the People, si intende l’Università del futuro. Gratuita, senza barriere e di tipo collaborativo.
Creata dall’imprenditore israeliano Shai Reshef , la UoPeople è un’istituzione accademica non-profit, online e libera dalle tasse. Ubicata a Pasadena, in California, è in realtà mondiale e accessibile a tutti. Il suo obiettivo è quello di diffondere un’alta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft size-full wp-image-3242" style="margin: 4px;" title="uopeople" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/03/uopeople.jpg" alt="uopeople" width="150" height="150" />Si scrive <strong>University of the People</strong>, si intende l’Università del futuro. Gratuita, senza barriere e di tipo collaborativo.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-3239"></span>Creata dall’imprenditore israeliano <strong>Shai Reshef</strong> , la <strong>UoPeople</strong> è un’istituzione accademica non-profit, online e libera dalle tasse. Ubicata a Pasadena, in California<strong>,</strong> è in realtà mondiale e accessibile a tutti. Il suo obiettivo è quello di diffondere un’alta istruzione anche nei posti dove questa è carente o nelle fasce sociali deboli ed emarginate.</p>
<p style="text-align: justify">
Lo spirito internettiano si accorda con la modalità peer-to-peer  e si incarna in una realtà nuova, emergente. Un’Università che si globalizza e che si arricchisce di uno scopo, quello di massificare l’<a href="http://www.cultumedia.it/2009/12/nternet-e-la-corsa-%e2%80%9cbradipica%e2%80%9d-italiana/">istruzione</a> e di favorire la partecipazione.</p>
<p style="text-align: justify">Ottimizzando il concetto di “learning by teaching”, <strong>University of the People</strong> si articola in due programmi: <strong>Business Administration</strong> e <strong>Computer Science</strong>. Non sono previste delle tasse, tuttavia gli studenti spendono al massimo 100 dollari per il costo dei corsi. Si incontrano in 10 o 15 all’interno di chat rooms, dove condividono il materiale e si confrontano sui contenuti. Possono, inoltre, rivolgersi a dei ricercatori o a degli insegnanti nel caso in cui un argomento non sia chiaro.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Shai Reshef</strong> afferma: “L’idea è quella di prendere il <a href="http://www.cultumedia.it/2009/05/ai-confini-delle-realta/">social networking</a> e di applicarlo all’accademia. Il materiale per i corsi è già disponibile online, ce l’hanno messo tantissime università, adesso poi sappiamo che l’insegnamento in condivisione funziona. Mettendo le due cose assieme siamo stati in grado di costruire un’università che è gratis ed è aperta agli studenti di tutto il mondo”.</p>
<p style="text-align: justify">Non è la prima volta che Internet viene usato all’interno del sistema universitario. Negli Stati Uniti si trovano numerosi esempi: la <strong>Johns Hopkins</strong>, la <strong>City University of New York</strong> e la <strong>Northwestern University</strong> hanno messo dei corsi online. <strong>Harvard</strong>, <strong>Columbia </strong>e <strong>Brown</strong> hanno messo a disposizione diversi materiali didattici, mentre il <strong>MIT</strong> ha creato un network di Università statunitensi che offrono i loro insegnamenti, distinti tra loro e legati all’indirizzo di studio o al territorio nel quale gli atenei sorgono. Molte Università non celebri, poi, hanno ottenuto una certa visibilità grazie al web.</p>
<p style="text-align: justify">In Europa si trovano pochi esempi. La più frequentata è la <strong>Open University</strong> con 160 mila iscritti.<br />
Ma <strong>University of the People</strong> resta unica.</p>
<p style="text-align: justify">Finanziata quasi interamente da <strong>Reshef</strong> e sostenuta dalla <strong>Global Alliance for Information and Communication Technology and Development </strong>(<strong>GAID</strong>) delle <strong>Nazioni Unite</strong>, <strong>UoPeople</strong> è formata da 400 studenti che provengono da 81 Paesi.</p>
<p style="text-align: justify">La sua <a href="http://www.cultumedia.it/2008/03/fiducia-e-paura-della-citta/">globalità</a> è la sua forza, così come il suo problema. Infatti, non può essere accreditata perché non racchiude un unico Stato. Il mancato accreditamento comporta inoltre un ritorno esiguo di denaro, con il quale si potrebbe ampliare l’offerta formativa.</p>
<p style="text-align: justify">Il circolo è vizioso ma lo stato è nascente e virtuoso. <strong>University of the People</strong> saprà cambiare lo stantio con il nuovo? Che sia l’inizio di uno scenario diverso e luminoso?</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">di Viviana Lucca</p>
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		<title>Il successo di Farmville</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 13:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vanessa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra i social network presenti su internet, il più frequentato è certamente facebook, il quale ogni giorno conta milioni di connessioni. Il fascino di “faccia libro”, come viene spesso chiamato, è legato a molti fattori, non ultime le sue applicazioni, i giochi: tra questi spicca, ultimamente, Farmville, la “città-fattoria” che solo a settembre contava 13 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3183" style="margin: 4px;" title="farmville" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/03/farmville-300x233.jpg" alt="farmville" width="300" height="233" />Tra i social network presenti su internet, il più frequentato è certamente <strong>facebook,</strong> il quale ogni giorno conta <strong><a href="../2010/03/facebook-la-nuova-frontiera-della-dipendenza/">milioni di connessioni</a></strong>. Il fascino di “faccia libro”, come viene spesso chiamato, è legato a molti fattori, non ultime le sue <strong>applicazioni</strong>, i giochi: tra questi spicca, ultimamente, <strong>Farmville</strong>, la “città-fattoria” che solo a settembre contava 13 milioni di connessioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3182"></span>Il gioco, fatto a livelli, consiste nel coltivare la terra: i giocatori, infatti, seminano, raccolgono e si occupano della loro fattoria virtuale, del tutto simile a quella reale, con tanto di casa e animali da cortile.</p>
<p style="text-align: justify;">L’originalità del gioco però va rintracciata nel fatto che è <strong>social, </strong>cioè si avvale del contributo dei <strong>neighbours</strong>, dei vicini che, interagendo fra loro, contribuiscono alla crescita del singolo villaggio rurale. Più vicini si hanno, più è facile passare al livello successivo e ampliare il proprio terreno. La passione per questo gioco è innegabile: il web è pieno di siti che studiano strategie e trucchi per far fruttare al meglio il proprio campo e non mancano neppure controversie. <a href="../2010/03/wikipedia-e-il-gioco-di-ruoli-per-un-buon-articolo/">Wikipedia</a> ha dedicato una pagina, ricca di particolari, a questo gioco: all’inizio si è parlato della mancanza della bandiera indiana, all’interno dell’applicazione, che ha portato poi alle rimostranze di altri esclusi; in seguito si è parlato di vere e proprie truffe a causa dell’uso del denaro virtuale che ha portato la software-house, Zynga, a rimuovere tutte le offerte.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là delle polemiche è innegabile che il social game costituisce una rivoluzione nel gioco virtuale: infatti <strong>dall’individualismo</strong> si è passati <strong>al collettivismo</strong>, alla possibilità di contattare e aggiungere persone con le quali scambiarsi favori. Dai commenti su facebook è possibile rintracciare un valore <strong>“educativo”</strong> in farmville: tiene compagnia, insegna a rispettare i ritmi della natura e aiuta ad intessere rapporti con gli altri. Il gioco prende grandi e piccoli ed è interessante notare che, soprattutto gli adulti, ne sono presi e ne riconoscono il ruolo <strong>“terapeutico”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Elisa Failli</p>
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		<title>Wikipedia e il &#8220;gioco di ruoli&#8221; per un buon articolo</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 10:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Magazine</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Wikipedia è stata valutata da alcuni scienziati dell’Arizona per capire da cosa dipenda la qualità delle sue voci.
L’Enciclopedia Libera, con più di 10 milioni di voci nell’aprile 2008[1], è diventata un punto di riferimento costante e uno degli esempi più famosi ed osservati di giornalismo collaborativo online.
Lanciata il 15 gennaio 2001 da Jimmy Wales e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-3128" title="wikipedia09" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/03/wikipedia09-300x200.jpg" alt="wikipedia09" width="264" height="176" />Wikipedia</strong> è stata valutata da alcuni scienziati dell’Arizona per capire da cosa dipenda la qualità delle sue voci.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span id="more-3089"></span>L’Enciclopedia Libera</em>, con più di 10 milioni di voci nell’aprile 2008<a href="http://www.cultumedia.it/wp-admin/#_ftn1">[1]</a>, è diventata un punto di riferimento costante e uno degli esempi più famosi ed osservati di <a href="http://www.cultumedia.it/2009/12/abtechno-org-internet-e-della-tecnologia-nella-vita-quotidiana/">giornalismo collaborativo online</a>.</p>
<p style="text-align: justify">Lanciata il 15 gennaio 2001 da <strong>Jimmy Wales</strong> e <strong>Larry Sanger</strong>, si caratterizza per essere un’enciclopedia scritta dagli utenti, un frutto del sapere collettivo non controllato dall’alto. Infatti, chiunque può essere redattore, anche non giornalisti “di mestiere”, animati dalla volontà di condividere e diffondere conoscenze che sono molto spesso inaccessibili.</p>
<p style="text-align: justify">Nonostante esistano linee di condotta per gli utenti, manca un’<a href="http://www.cultumedia.it/2009/12/paura-dei-blog/">autorità</a> che vigili sul contenuto. Di conseguenza, ogni redattore è responsabile di quello che scrive e, dato che i partecipanti sono numerosissimi, viene controllato da tutti gli altri. Quindi non esiste più un vertice che gestisce e ordina, ma una “<strong>base tuttofare</strong>”. O meglio, una rete di nodi interconnessi fra loro.</p>
<p style="text-align: justify">I ricercatori dell’Arizona hanno scoperto che la qualità degli articoli dipende proprio dalla maniera in cui i redattori collaborano tra di loro. Più la collaborazione è ricca e diversificata, migliore è l’articolo. Sono state analizzate 1.600 voci di diverso tipo, attraverso il sistema di valutazione interno a <a href="http://www.cultumedia.it/2009/11/invidia-peccato-moderno/">Wikipedia</a> e, studiando gli schemi di collaborazione tra gli utenti, i ricercatori sono giunti ad individuare diversi ruoli: i <strong>Casual Contributor</strong>, gli <strong>Starter</strong>, i <strong>Content Justifier</strong>, i <strong>Copy Editor</strong>, i <strong>Cleaner</strong> e gli <strong>All-round Editors</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">I primi si limitano a qualche intervento, i secondi scrivono frasi, i terzi avvalorano i discorsi tramite link, i quarti modificano i contenuti già esistenti, i quinti eliminano gli errori mentre gli <strong>All-round Editors</strong> compiono tutte le azioni appena descritte.</p>
<p style="text-align: justify">Le ricerche hanno dimostrato che gli articoli scritti dagli <strong>All-round Editors</strong> erano qualitativamente superiori rispetto a quelli creati dai contributi degli altri tipi. Ne deriva che <strong><a href="http://www.cultumedia.it/2009/11/peccato-societa-e-religione/">Wikipedia</a></strong> potrebbe migliorare e crescere in affidabilità e serietà se i redattori coprissero nello stesso tempo ruoli diversi, con la speranza che il desiderio di accentramento non prevarichi sulla libertà e sull’ancora attuale <a href="http://www.cultumedia.it/2010/02/e-zine-indipendenti-e-il-mondo-della-contro-informazione/">democraticità</a> della rete <a href="http://www.cultumedia.it/2010/03/barbareschi-va-in-onda-sul-web-aggirata-la-par-condicio/">Internet</a>.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">di Viviana Lucca</p>
<hr size="1" />
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-admin/#_ftnref1">[1]</a> http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia</p>
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		<title>Lavoro 2.0. Tra sfruttamento e truffe. Rischi ed insidie del lavoro sul web</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 12:15:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ho trascorso un mese a rispondere ad annunci, ad iscrivermi a forum settoriali, a contrattare proposte di lavoro e a confrontarmi con le esperienze di tanti colleghi che tentano questa carriera.
I profili più richiesti sul web sono: l’articolista (redattore o web content), il seo (sem) e il grafico e/o programmatore. Ogni figura professionale ha le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/copywriter.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2247" title="copywriter" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/copywriter-300x207.jpg" alt="copywriter" width="300" height="207" /></a>Ho trascorso un mese a rispondere ad annunci, ad iscrivermi a <strong>forum </strong>settoriali, a contrattare proposte di lavoro e a confrontarmi con le esperienze di tanti colleghi che tentano questa carriera.<span id="more-2246"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I profili più richiesti sul <strong>web</strong> sono: l’<strong>articolista </strong>(redattore o <strong>web content</strong>), il <strong>seo </strong>(sem) e il <strong>grafico </strong>e/o <strong>programmatore</strong>. Ogni figura professionale ha le sue sfumature e compiti che possono sconfinare anche in altre mansioni: per esempio capita spesso che un articolista deve (compreso nel prezzo) occuparsi dell’attività di inserimento dati (<strong>data entry</strong>) quando i testi scritti, per essere pubblicati, devono essere inseriti in qualche database redazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi racconta <strong>Chiara Giordano</strong><a href="#_ftn1">[1]</a>, web designer, <em>«il mio primo lavoro è stato più che altro gavetta visto che venivo pagata 3000€ lordi all&#8217;anno. Mi occupavo dell&#8217;immagine della società sportiva Lottomatica Virtus Roma. Anche se non mi pagavano molto era sempre il mio primo lavoro e mi hanno dato la possibilità di fare tanta esperienza nella stampa, di venire a contatto con realtà importati. Sicuramente ripeterei l&#8217;esperienza. Dopo un anno ho iniziato a lavorare per l&#8217;<strong>Upter</strong> (Università Popolare di Roma) ad un progetto molto interessante. Un portale sull&#8217;apprendimento. In quel progetto abbiamo sperimentato davvero tanto, sono stati 3 mesi stupendi, lavorativamente parlando. Sia dal punto di vista del progetto ma soprattutto del team con cui ho collaborato. Inoltre la paga era discretamente buona. Finito il progetto ho continuato a lavorare per loro per la progettazione di altri siti, banner e lavori minori. Purtroppo dopo un pò si è tutto appiattito e non avevo più grandi stimoli, così ho deciso di abbandonare una paga discreta e &#8220;sicura&#8221; per un&#8217;altra avventura. Ebbene, sono proprio nel bel mezzo di un&#8217;avventura! La situazione non è affatto delle migliori, la mia condizione non è mai stata chiara. All&#8217;inizio mi ero proposta come grafica web ma ben presto sono diventata solo una stagista con rimborso spese. Non ho mai visto un foglio stampato con accordi e firme, non ho mai capito quale fosse la mia posizione. Non esistevano orari, mi trovavo tutti i giorni, sola dalle 8:40 e prima di vedere qualcuno si aspettavano le 11 come minimo, ero anche diventata segretaria centralinista (visto che il telefono squillava ma chi doveva rispondere non era presente). Dopo neanche un mese lo stage è stato interrotto per farmi lavorare come grafica web a tutti gli effetti, ma il mio compenso è rimasto lo stesso: un rimborso che neanche riusciva a coprire le spese della benzina. Ho cercato di tenere duro perché il progetto prometteva bene ma dopo mesi (ormai 6) ancora non è decollato. Da poco più di un mese sono costretta a lavorare da casa perché ho finito tutte le mie risorse monetarie! Intanto ho cercato altri lavori ma nessuno sembra poterti offrire di più di uno stage non retribuito! Gli annunci sono stravecchi, e spesso se scrivi neanche ti rispondono. Ora ho appena lanciato un progetto personale con un altro collega, incrocio le dita!!»</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro sul web si cerca, oltre che sui convenzionali siti di domande e offerta di lavoro, sui forum specializzati nel campo del<strong> web marketing</strong> e della comunicazione. L’approccio è abbastanza informale e non sempre è richiesto l’invio del curriculum vitae, spesso ci si accorda via mail o via chat (messanger o skype).  I primi annunci che ho selezionato e a cui ho risposto si trovano su uno dei forum (ForumGT)più conosciuti del webmarketing e riguardano proprio la figura professionale dell’articolista:</p>
<blockquote><p>“Ricerco articolisti per varie categorie. Ogni 35 articoli 10 euro ogni 400 visualizzazioni 2 euro in più”. (pubblicato su forumGT, n.d.r)</p></blockquote>
<p>Analizzando la proposta lavorativa, un articolo viene pagato 0,35 centesimi con un premio di 2euro ogni 200visitatori che dal proprio pc visualizzano la pagina. Quindi se in un giorno vengono scritti 10 articoli la cifra guadagnata è di 3.50 più il bonus visibilità, se si raggiunge la cifra che fa vincere l’incredibile cifra di 2 euro.</p>
<p>Altri annunci recitano:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“cerco articolisti per argomenti di cellulari, computer, internet, informatica, hacker, trucchi, geek e cose del genere. Mi serve un articolo al giorno di minimo 200 parole e immagine descrittiva. Per info sulla retrubuzione contattatemi via PM (Private Message, n.d.r)”</p>
<p style="text-align: justify;">“Ciao a tutti, per portale su agriturismi sto cercando un articolista sul turismo per recensire itinerari, spunti di viaggio, eventi o particolari località italiane. Si richiede: Massimo 3 articoli settimanali/ Foto per ogni articolo/ Ogni articolo deve contenere minimo 250/300 parole/Articoli originali e MAI copiati/Account Paypal per il pagamento ogni fine mese./Il guadagno per il prime mese è  fissato ad 1.50 euro ad articolo./Per candidarsi inviatemi pure un messaggio privato”</p>
</blockquote>
<p>Ma quanto tempo ci vuole per scrivere un articolo? Quanti caratteri bisogna conteggiare? A quali fonti attingere?</p>
<p style="text-align: justify;">In generale un buon articolista deve essere originale, sintetico e veloce e gli articoli devono essere scritti seguendo delle regole specifiche per il posizionamento sui motori di ricerca. Scrivere un articolo per il web non è un’operazione che può esaurirsi in 5 minuti di tempo, se si vuole creare un testo con un buon contenuto. Il guadagno è nella quantità e non nella qualità ed è proprio questo che differenzia un articolista da un giornalista. Infatti, un articolista non può definirsi un giornalista e tanto meno un redattore.<a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/02/writing.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2250" title="writing" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/02/writing-300x299.jpg" alt="writing" width="300" height="299" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Una delle tecniche con cui riscrivere gli articoli per il web è il <strong>re-writing</strong> cioè prendere dei testi già elaborati e riscriverli utilizzando parole diverse. Per riscrivere al meglio un testo già scritto e trasformarlo in un nuovo pezzo, occorre fare affidamento sulle sole capacità intellettuali, di sintesi e di rielaborazione. Riscrivere i pensieri di qualcun altro senza ricercare fonti e informazioni è una grande prova per un intelletto abituato a conoscere e a ragionare  prima di scrivere. Questa tecnica è il cavallo di battaglia utilizzato dai blogger che per “necessità redazionali” devono produrre tanti articoli al giorno (circa 40 per un lavoro a tempo pieno) e inserirli poi nella <strong>piattaforma web</strong>. Le regole che fanno girare questo sistema sul web sono veicolate dalla pura logica del profitto.</p>
<p>Nel mare delle offerte a basso prezzo si possono trovare annunci che prediligono invece la qualità e non denigrano il lavoro dell’<strong>articolista web</strong>:</p>
<blockquote><p>“Cerchiamo articolisti seri a cui piace scrivere e con buona padronanza della lingua italiana per la stesura di articoli/guide su svariati argomenti. […]<br />
Gli argomenti su cui scrivere <strong>dovranno essere scelti da una lista</strong> fornita dallo Staff.<br />
Ogni articolo dovrà essere composto da <strong>5 paragrafi</strong> (320 parole per ogni paragrafo) + <strong>breve introduzione iniziale</strong> (circa 40-50 parole).<br />
Il contributo spese per ogni articolo è di <strong>9 euro</strong>. Pagamenti immediati. Si può scegliere tra due modalità: PostePay o <a href="http://www.giorgiotave.it/wikigt/os/Paypal">PayPal</a>.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Il contributo spese NON verrà erogato a chi invia articoli copiati sia parzialmente che totalmente da altri siti web o altre fonti.</span>”</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente in questo caso la paga è migliore e l’articolo viene redatto secondo criteri di qualità, ma occorre precisare che annunci del genere sono rari.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello contrattuale nel migliore dei casi quello che viene offerto è un contratto a progetto, che può variare da uno, due o tre mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il contratto consiste in bel pacchetto di ore forfettarie (calcolate secondo logiche mercantili)  durante le quali devono essere scritti e pubblicati un tot di articoli che l’azienda/redazione affida all’articolista. Lavorare per progetti è diventata la prassi e non un’eccezione o uno step iniziale nel percorso lavorativo e professionale. Le modalità di pagamento vengono spesso già indicate negli annunci ed è raro trovare un pagamento immediato&#8230; di solito si aspettano minimo 30 giorni dalla data di consegna di tutti gli articoli concordati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora Chiara ci racconta<em> «Ho sempre lavorato con partita iva quindi emetto la fattura e finisce lì. Ma per quello che vedo intorno a me non esistono contratti, ormai è un eterno lavoro in prova non  retribuito per almeno un mese (quando ti va bene). Se sei davvero fortunato riesci ad ottenere un contratto a progetto di 3 mesi […]. Non si capisce mai quali sono i confini di competenza di ognuno. O meglio, non sono mai chiari. Un grafico di punto in bianco deve diventare un writer, redattore e addirittura programmatore, o CENTRALINISTA! mentre qualcun altro si improvvisa art director&#8230;e&#8217; tutto troppo improvvisato. Sicuramente esistono centinaia di aziende dove invece è tutto molto organizzato, io sto parlando della mia esperienza recente. […] Se parliamo di opportunità non umilianti, per esperienza personale ultimamente davvero poche e non perché non ci sia lavoro. NON CI SONO I SOLDI!!»</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">La tecnologia web si è evoluta, siamo passati all’era del 2.0 e presto forse taglieremo il traguardo del web 3. Internet è considerato uno spazio democratico e libero ma questa caratteristica non appartiene al mercato del web lavoro!</p>
<p style="text-align: justify;">Le offerte spesso non hanno un’etica e una serietà, in molti casi gli articolisti rimangono senza compenso…ovvero chi pubblica annunci segue la pratica del ricevi e fuggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora Chiara «<em>in fase di colloquio dovrebbe essere tutto già chiaro. Se il lavoro prevede un periodo di prova, aspettare massimo 2 settimane per venire a patti. Più passa il tempo e più è difficile parlare e discutere della situazione»</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi anche i forum si sono offerti per intervenire qualora si verifichino delle irregolarità e sempre più si denota l’interesse a pubblicare e a discutere sull’offerta di lavoro a basso costo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci vuole una vera legislazione specifica al riguardo e una regolamentazione professionale precisa e non lasciare che il mercato del web lavoro si assesti da solo. Come è stato scritto in uno degli interventi di una discussione sull’offerta a basso costo sul forumGT:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>“Credo che il mercato come istituzione non sia un&#8217;entità astratta. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;economia è un sistema basato su delle regole stabilite dagli individui, è una struttura come direbbe Karl Marx non una sovrastruttura.Questo per dire che il mercato è semplicemente il nome teorico della prassi concreta che fa incontrare aziende (imprenditori in quanto persone fisiche) e lavoratori. </em><em>[</em><em>…</em><em>]</em><em>. Per una buona qualità delle prestazioni (di ogni tipo di lavoro) ci devono essere a monte delle scelte imprenditoriali etiche . Questo manca in Italia.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il mercato non si sistemerà se le aziende continueranno a nascondersi dietro la crisi. E sebbene una legislazione di base ci sia&#8230;manca un controllo sul rispetto delle leggi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ora per esempio (è un esempio generico che non vuole essere nè discriminante nè riduttivo): una badante(c&#8217;è una legislazione ferrea e precisa oggi al riguardo) prende circa 7euro l&#8217;ora&#8230; io sono arrivata a prendere molto meno, a lavorare in nero, a produrre articoli come se fossi una macchina che prepara le alette di pollo in un Mac Donald.<br />
Se il web rimane uno spazio democratico è bene parlare di questi argomenti liberamente. Se trovate post  su offerte di lavoro indecenti ignoratele, prima o poi si scoraggeranno. Si può sempre scegliere di non accettare di rifiutare di migliorarsi e proporsi a professionisti seri.”</em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Tutti gli appassionati del web che approdano sulla rete per cercare un impiego, si  scontrano con le stesse dinamiche di potere e di sfruttamento presenti in ogni settore del mercato del lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">La creatività, l’originalità e la professionalità di un web lavoratore sono soppiantate dalla produzione industriale e seriale che ha colonizzato le <strong>redazioni blog</strong>, le <strong>testate online </strong>e le <strong>web agency</strong>. <em>«E&#8217; una disciplina che ti permette di sperimentare molto e per questo molto affascinante, bisogna essere sempre aggiornati sulle nuove tendenze  e sui nuovi linguaggi per stare al passo. Sicuramente è un mondo, quello del web, che cresce in fretta e dove c&#8217;è tanta concorrenza. Un sito internet scade presto, non ha una vita lunga. L&#8217;ideale per un&#8217;azienda sarebbe addirittura rinnovarlo ogni 6 mesi, ma mi rendo conto che sarebbe molto costoso, con i tempi che corrono poi&#8230;<br />
Essere una web designer mi piace perché mi permette di alternare la fase puramente creativa ( quando disegni in photoshop il template di un sito ), alla fase più logico-razionale, ossia quando monti il sito in html css&#8230;a quel punto puoi anche stressarti molto per il cross browsing, ma ti senti davvero realizzata quando Internet Explorer visualizza il sito come tutti gli altri browser!!! </em>» dice Chiara.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma… l’unica arma è rifiutare i contratti indecenti e raccontare le proprie esperienze negative facendo una black list delle agenzie poco serie. Accettare esclusivamente solo proposte dignitose è al momento l’unica difesa da adottare.</p>
<p>di Chiara Carbone</p>
<p>Ringrazio <strong>Chiara Giordano</strong> per la disponibilità a raccontarmi la sua esperienza.</p>
<hr size="1" /><a href="#_ftnref1">[1]</a> <a href="http://medusa.firwardstudio.com/">Chiara Giordano</a> classe ‘85, web designer, proviene dallo IED di Roma, specializzata in &#8220;Digital and Virtual Design&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Prostituta o cam girl?</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 08:10:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le Inchieste]]></category>
		<category><![CDATA[Mala Femmina]]></category>
		<category><![CDATA[Malafemmina]]></category>
		<category><![CDATA[net society]]></category>
		<category><![CDATA[rete]]></category>
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		<description><![CDATA[Corpi che si muovono, nudi che si propongono: oggi la fabbrica del sesso gioca con la quarta parete.
Se continua ad essere presente e rilevante il fenomeno della prostituzione da strada, negli ultimi anni, la scena è stata dominata dall’emergere di nuovi fenomeni che oscillano nel limite tra prostituzione e gioco.Il mestiere più antico del mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/01_02_2010_speciale_prostituta-o-cam-girl.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2220" title="01_02_2010_speciale_prostituta o cam girl" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/01_02_2010_speciale_prostituta-o-cam-girl.jpg" alt="01_02_2010_speciale_prostituta o cam girl" width="343" height="336" /></a>Corpi che si muovono, nudi che si propongono: oggi la fabbrica del sesso gioca con la quarta parete.</p>
<p style="text-align: justify;">Se continua ad essere presente e rilevante il fenomeno della <strong>prostituzione</strong> da strada, negli ultimi anni, la scena è stata dominata dall’emergere di nuovi fenomeni che oscillano nel limite tra prostituzione e gioco.<span id="more-2219"></span>Il mestiere più antico del mondo è presente in maniere più o meno mascherata agli occhi di coloro che si trovano a passare, durante le ore calde, in alcune zone delle metropoli. Può accadere di essere presi da una sensazione di schifo e di critica verso quelle giovani, spesso minorenni, che battono i marciapiedi. La rabbia dovrebbe essere indirizzata tutta verso chi quei corpi gli sfrutta.</p>
<p style="text-align: justify;">Le italiane sono in numero sempre minore perché troppo costose”. Secondo la ricerca condotta dal <strong>Gruppo Abele</strong>, il 64% dei clienti preferisce le straniere</p>
<p style="text-align: justify;">I dati della <strong>Caritas</strong> parlano di ingressi clandestini per <a href="../2009/12/casa-dei-diritti-sociali-vivere-nell%E2%80%99ombra-silenziosa-all%E2%80%99epoca-del-web/">sfruttamento sessuale</a> di immigrate tra i diciannove e i venticinque mila. In testa le nigeriane, seguite dalle albanesi. Il loro sfruttamento avviene in modalità differenti. Mentre le prime sono consapevoli di quale lavoro dovranno svolgere una volta giunte in Italia e spesso a sfruttarle sono ex prostitute connazionale; le seconde arrivano con l’inganno e sono sottoposte a violente torture e ricatti.</p>
<p style="text-align: justify;">La prostituzione da strada rimane l’espressione di un forte degrado sociale e di sfruttamento coatto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Oggi però un nuovo fenomeno è presente nel nostro paese: le cam girl. Casalinghe, impiegate o più spesso studentesse, le <strong>cam girls</strong> sono donne che si <a href="../2009/04/la-dove-peccano-le-donne/">spogliano</a> ed agiscono davanti ad una web cam collegata a qualche cliente virtuale che paga per guardare. Ci sono numerosi siti, come “<strong>ragazzeinvendita</strong>”, in cui si può trovare una<a href="http://www.cultumedia.it/2009/02/coed-facebook-e-myspace-scatti-sexy-di-una-generazione-in-vetrina/"> vetrina di giovani tra cui scegliere</a>. Gli amministratori del sito tengono a sottolineare che non si tratta di prostituzione perché è severamente sconsigliato incontrare i clienti e nel modulo di adesione bisogna indicare anche l’età. Chi si spaccia per minorenne non è accettata.</p>
<p style="text-align: justify;">E così tra un esame di giurisprudenza ed uno di lettere le universitarie, e non solo, invece che indossare la parannanza per servire ai tavoli si svestono per pagarsi gli studi.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la ricerca condotta dal portale <strong><a href="http://www.studentimagazine.it">StudentiMagazine</a>,</strong> sono 75000 le studentesse che usano il proprio corpo per guadagnare di cui per il 3% dei casi si può parlare di vera prostituzione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Tra le 75000 sono da considerare incluse anche categorie come le lapdancer. Sono esse che animano, con balli intorno ad un palo, le serate di molti uomini e la maggior parte delle volte le loro serate si limitano alle danze.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nell’epoca del consumismo, il <a href="http://www.cultumedia.it/2009/05/corpi-di-confine-corpi-al-confine/">corpo diventa merce </a>da vendere, ma anche oggetto di gratificazione. Seppure è vero, che si guadagna utilizzando il<a href="http://www.cultumedia.it/2009/05/i-confini-del-sesso-fra-estremismi-e-normalita/"> proprio corpo nudo</a>, tuttavia è ravvisabile, soprattutto nel fenomeno delle cam girl, un male di diversa natura. Non bisogna andare in  siti dedicati per imbattersi in situazioni sessuali virtuali. <a href="http://www.cultumedia.it/2009/12/community-e-forum-formule-di-coinvolgimento-della-net-society/"><strong>Social network</strong></a> utilizzati da giovanissimi sono spesso veicoli di tali fenomeni. C’è un desiderio di essere guardate, apprezzate nelle proprie nudità che farebbe arrossire <strong>Lolita.</strong> Se questo può anche far guadagnare i soldi per una ricarica del cellulare meglio, ma non è fondamentale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/2008/07/burlesque/">Corpi quasi nudi sono quotidianamente trasmessi nelle televisioni </a>e il <strong>sesso</strong> viene spesso delegittimato in virtù della libertà di agire.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo schermo del pc diviene la quarta parete tra attore e spettatore, ma è una quarta parete traballante.</p>
<p style="text-align: justify;">Più casi di violenza sessuale sono da attribuirsi a preliminari virtuali.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La donna desidera essere desiderata come le <a href="../2008/11/da-cabiria-alle-veline/">protagoniste televisive</a>. Apparire su un computer o essere al centro della scena durante uno <a href="http://www.cultumedia.it/2008/04/la-sessualita-esibita/">spettacolo di lap dance o di table dance</a> la fa sentire bella, importante e un po’ star.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prostituta </strong>o<strong> cam girl</strong>, quel che conta è solo il corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se dietro al fenomeno della prostituzione da strada c’è ancora troppo di sfruttamento coatto e sarebbe auspicabile una rivisitazione della <strong>legge Merlin </strong>del ’59, dietro a fenomeni come quello web analizzato ci sono bisogni che spesso non sono il denaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che hanno però in comune tutti questi fenomeni è la donna il cui corpo continua ad essere un oggetto e ancor più grave che spesso è ella stessa che lo vuole rendere tale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di Federica Rondino</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Paura dei Blog?</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 14:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 1997 Barger usa per la prima volta nella storia del web il termine weblog, due anni dopo da Merholz abbreviata in blog. Caduti tutti, violenti e volenti, nella rete informatica, il blog è la riabilitazione su piattaforma 2.0 dell’antico diario, che nemmeno allora, tanto segreto era.  Spazio virtuale di desideri e di libere volizioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/blog.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1587" title="blog" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/blog-300x227.jpg" alt="blog" width="300" height="227" /></a>Nel 1997 Barger usa per la prima volta nella storia del web il termine <strong>weblog</strong>, due anni dopo da Merholz abbreviata in <strong>blog.</strong> Caduti tutti, violenti e volenti, nella rete informatica, il blog è la riabilitazione su piattaforma 2.0 dell’antico diario, che nemmeno allora, tanto segreto era.  <span id="more-1583"></span>Spazio virtuale di desideri e di libere volizioni, di parole scritte e di denunce affilate, lo strumento editoriale del nuovo millennio, è espressione della <a href="http://www.cultumedia.it/2009/12/il-gossip-corre-su-facebook/"><strong>Net Generation</strong></a>, ossia di quella generazione che in internet, si esprime senza rischi di violenze, comunica senza paranoie di persecuzioni e denuncia malefatte e amori. Il <a href="http://www.cultumedia.it/2009/12/web-slang/">blog</a>, permette a chiunque abbia una <a href="http://www.cultumedia.it/2009/12/nternet-e-la-corsa-%e2%80%9cbradipica%e2%80%9d-italiana/">connessione internet</a> di creare facilmente un sito in cui pubblicare storie o fare giornalismo autonomo, là dove, i sogni di un’aspirante giornalista, facilmente collidono con le leggi del mercato universale e con censure mediatiche, all’ordine del quotidiano. <a href="http://www.cultumedia.it/2009/12/abtechno-org-internet-e-della-tecnologia-nella-vita-quotidiana/"><strong>Blog personale</strong></a>, <strong>collettivo</strong>, di <strong>attualità</strong> <strong>o politico</strong>, <strong>aziendale,</strong> <strong>photoblog</strong>, <strong>vlog</strong> e quant’altri, sono gli strumenti prediletti dalla generazione odierna, cui è affidata la comunicazione personale ed autonoma, perché, si sa, in democrazia, una parola è poco e due sono troppe, purtroppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mare magnum dei blog, il Time classifica i 25 blog più letti: in ambito tecnologic<a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/HAI-PAURA-DEL-BLOG.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1584" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="HAI PAURA DEL BLOG" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/HAI-PAURA-DEL-BLOG-259x300.jpg" alt="HAI PAURA DEL BLOG" width="259" height="300" /></a>o il più interessante è il <strong>TechCrunch</strong> e il <strong>LifeHacker</strong>; nel campo politico spicca il <strong>Daily Kos</strong> e il <strong>The Huffington Post</strong>, seguito al 12° posto dalla <strong>Generatión Y</strong> di Yoani Sánchez mentre, nella graduatoria de il Forbes (<strong>The Web Celeb 25</strong>; anno 2009) il nostrano Beppe Grillo è al 7° posto, a pieno diritto, nella lista nera dei <a href="http://www.cultumedia.it/2009/12/blog-book-blook-ultimi-casi-letterari-scoppiati-in-rete/">blog all’indice.</a> “Il diario online si è affermato nel 2004 – l&#8217;anno delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti – come la nuova forma per eccellenza del discorso politico. Serve a diffondere parole di dissenso, scagliare accuse contro le autorità e incoraggiare i cittadini a partecipare maggiormente al dibattito pubblico. Sono i discendenti diretti dei pamphlet politici scritti da pensatori come per esempio Thomas Paine, che hanno cambiato il mondo” (Steve McGookin sulle pagine del <strong>Financial Times).</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Voci fuori dal coro, popolo delle libertà mancate, disegnano realtà anomale ed interpretazioni scomode per gli “addetti ai lavori”. Niente di strano, dunque, se i blog di denuncia sociale e politica siano le vittime privilegiate di un sistema mediatico altamente terroristico perché disinformante.</p>
<p style="text-align: justify;">Compianta la laudata democrazia, i “<strong>black blog</strong>” danno voce ai subalterni che non possono parlare con il bavaglio sulla bocca e con i travagli nella testa. In un articolo pubblicato sul Los Angeles Times, Curt Hopkins, così si esprime, riguardo tutti quei blogger che vivono in paesi dove la libertà d&#8217;espressione non è un diritto: “uno stato può incarcerare un uomo e far chiudere il suo blog ma le idee che ha scritto, una volta disseminate nella blogosfera, continueranno a diffondersi, come se godessero di vita propria”.  Nella blogosfera, si forma quella “c<a href="http://www.cultumedia.it/2009/12/community-e-forum-formule-di-coinvolgimento-della-net-society/">omunità immaginata</a><em>” </em>deterritorializzata<em> </em>(B. Anderson)<em>,</em> slegata dal luogo di appartenenza; “comunità liminale, per sua natura aperta” (A. Van Gepper; V. Turner)<em>, </em>altamente sovversiva in periodi di magra per la libertà d’espressione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Dunque, nella nostra strana terra, editti bulgari dimenticati, Porte a Porte chiuse in faccia alla libertà di stampa, abbandonata ogni Fede nell’editoria mediatica, il blog sintonizza correnti e persone, acquisendo forza, da placare: sorvegliare e punire.  Questo passa il governo. Ignari della <strong>dichiarazione d’indipendenza del cyberspazio</strong> (<strong>John Perry Barlow; 1996)</strong>, nell&#8217;ottobre del 2007 il governo italiano presenta un disegno di legge sulla riforma dell’editoria per costringere i blog  alla registrazione presso un’apposita Autorità Garante, mentre, nel 2009, come un calcio, Maroni, denuncia le potenzialità del web e la sua portata terroristica, in seguito ad una bomba milanese esplosa tra i denti ancora intatti del Premier, nonostante i 75 anni di età.</p>
<p style="text-align: justify;">“Quale sarà la condizione della società e della politica di questa Repubblica di qui a settant’anni? &#8230; Sapremo salvaguardare il primato della Costituzione, l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e l’incorruttibilità della giustizia, oppure avremo un governo del denaro e dei disonesti? &#8230; La nostra Repubblica e la sua stampa progrediranno o cadranno insieme. (Joseph Pulitzer)”</p>
<p style="text-align: justify;">La Cina non è lontana e ciò che spaventa è l’opzione “condividi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, pur nelle potenzialità e nella globalità della rete, la dialettica dentro/fuori resta un tasto dolente: il rapporto sulle nuove tecnologie “<strong>Human Development Report 2001</strong>”, dimostrando le speranze riposte nelle nuove tecnologie come miglioramento delle condizioni di vita, ricorda, ancora una volta, come proprio le tecnologie possono diventare un potente mezzo di esclusione, di disparità e di divario.  Il <strong>digital divide</strong>, termine con cui si indicano le disuguaglianze nell’accesso e nell’utilizzo delle tecnologie della cosiddetta “società dell’informazione”,  è alle porte del 2010, un potente paradigma di esclusione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Segno che qualcuno ha paura del blog.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di Giovanna D&#8217;Ambrosio</p>
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		<title>Il Gossip corre su Facebook</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 14:10:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Facebook è come quell’amica pettegola a cui si racconta un fatto con la precisa  intenzione di farlo circolare alla velocità della luce, sperticandosi in raccomandazioni perché mantenga il segreto.
È la vita della piazza in formato web, luogo di incontro virtuale e di gossip reale.
Da semplice social network si è trasformato, in un giro di vite, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/net-generation.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-1589" title="net generation" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/net-generation-300x205.jpg" alt="net generation" width="300" height="205" /></a>Facebook è come quell’amica pettegola a cui si racconta un fatto con la precisa  intenzione di farlo circolare alla velocità della luce, sperticandosi in raccomandazioni perché mantenga il segreto.</p>
<p style="text-align: justify;">È la vita della piazza in formato <a href="http://www.cultumedia.it/2009/12/nternet-e-la-corsa-%e2%80%9cbradipica%e2%80%9d-italiana/">web</a>, luogo di incontro virtuale e di <strong>gossip</strong> reale.<span id="more-1578"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Da semplice <a href="http://www.cultumedia.it/2009/12/community-e-forum-formule-di-coinvolgimento-della-net-society/">social network </a>si è trasformato, in un giro di vite, nel modo più rapido di farsi i fatti degli altri, commentando, condividendo, linkando e taggando con una maestria da far invidia alle famigerate “comari del paesino”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti sanno, o credono di sapere, tutto di tutti, il buco della serratura ha esponenzialmente allargato i suoi orizzonti e spiarci attraverso sembra essere diventato sport nazionale, con tutti gli annessi e connessi  sulla questione della privacy.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, condividere le informazioni su <a href="http://www.cultumedia.it/2009/06/e-possibile-vivere-senza-facebook/"><strong>facebook</strong></a>, pubblicare link e status può avere non poche ripercussioni sulla <a href="http://www.cultumedia.it/2009/11/casa-luciani-officine-creative/"><strong>vita reale</strong></a> delle persone; si può infatti scoprire, nello <a href="http://www.cultumedia.it/2009/12/web-slang/">spazio di un click</a>, che il nostro fidanzato invece che alla partita di calcetto stava impiegando le sue energie abbarbicato a qualche strappona ad un party, per finire incautamente taggato il giorno dopo nell’album della suddetta, con tutti i rischi del caso; si può persino <strong>perdere il posto di lavoro</strong>, perché a spiarci potrebbe essere proprio il nostro capo, o qualche collega troppo ligio al dovere  a cui non stiamo propriamente simpatici.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad avvallare l’ipotesi di cui sopra, la “disavventura” occorsa  a una trentunenne di Basilea, impiegata presso una prestigiosa compagnia di assicurazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La donna, in malattia a causa di una fortissima emicrania che le impediva di recarsi sul luogo di lavoro e di utilizzare il pc, è stata “beccata” da una collega a navigare impunemente su <strong>facebook</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Impunemente si fa per dire, visto che la settimana seguente è stata licenziata  perché,  come ha precisato il suo ex capo di fronte alle sue rimostranze “<strong>chi naviga in rete, può anche venire al lavoro” . </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Stesso destino per una sedicenne inglese, impiegata da qualche settimana in una società di logistica, che dopo aver scritto sulla sua <strong>bacheca</strong> “ il mio lavoro è noioso”, si è vista recapitare una missiva di licenziamento così articolata : “In seguito al commento da Lei postato su FB a proposito del Suo impiego, e preso atto della Sua insoddisfazione, l’Azienda ha deciso di interrompere il rapporto di lavoro con effetto immediato”.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il titolare dell’azienda pubblicare un siffatto commento sulla bacheca della propria pagina di facebook equivale a fare la medesima dichiarazione sulla bacheca aziendale, dando modo a qualcuno di pensare che in quell’ufficio non si lavori b<a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/RDSennouChosashitsu.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1579" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="RDSennouChosashitsu" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/RDSennouChosashitsu-243x300.jpg" alt="RDSennouChosashitsu" width="243" height="300" /></a>ene.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se per qualcuno <strong>facebook sul <a href="http://www.cultumedia.it/2009/12/casa-dei-diritti-sociali-vivere-nell%e2%80%99ombra-silenziosa-all%e2%80%99epoca-del-web/">posto di lavoro</a></strong> ci sta come i cavoli a merenda,  ci pensa l’università di Melbourne a mischiare le carte in tavola.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo una ricerca condotta dall’università australiana, pare che utilizzare il<a href="http://www.cultumedia.it/2009/12/abtechno-org-internet-e-della-tecnologia-nella-vita-quotidiana/"> social network</a> <strong>sul posto di lavoro</strong> aumenti la produttività del 9% , poiché l’interazione con altre persone sul web renderebbe  gli impiegati più creativi e dunque più produttivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli effetti sul lungo corso sono ancora tutti da dimostrare, ma per il momento può essere una buona motivazione cui appellarsi in caso in ufficio ci impedissero di dare una sbirciatina agli aggiornamenti della nostra friend list.</p>
<p style="text-align: justify;">Pare dunque  ampiamente dimostrato e documentabile che pubblicare foto, commenti e affini  a ruota libera su <strong>facebook</strong> possa essere rischioso, o non immune da conseguenze più o meno gravi e sicuramente questo vale anche per gli studenti del liceo Morgagni di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel tentativo di organizzare una quanto più numerosa occupazione del plesso scolastico, i giovani protestatori decidono di pubblicare un gruppo su <strong>facebook</strong> in cui palesare le proprie intenzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Peccato il gruppo non sia passato inosservato anche ai loro professori, inducendoli a giocare d’anticipo e occupare loro stessi il liceo, lasciando i ragazzi fuori dal cancello.</p>
<p style="text-align: justify;">Un metodo educativo forse un po’ sopra le righe, ma magari non meno efficace del ben più minaccioso cinque in condotta.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, gli azzardi del <strong><a href="http://www.cultumedia.it/2009/12/web-slang/">commentare-taggare-linkare-condivider</a><a href="http://www.cultumedia.it/2009/12/web-slang/">e</a></strong> sono  sufficientemente chiari se non lapalissiani, la ricetta per restare su facebook e vivere felici sembra essere una volta di più ,la “mediocritas” di socratica memoria, un po’ di misura, in fin dei conti, non guasta.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di Margherita Baldi</p>
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		<title>Blog, book, BLOOK! Ultimi casi letterari scoppiati in rete</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 11:27:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. La rete, di questo articolo 21 della Costituzione, non ha fatto economia; non si è trattenuta, intimidita, nascosta, ma ha re-inventato la libera circolazione delle parole attraverso una comunicazione a distanza che ha potentemente rivalutato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a rel="attachment wp-att-1372" href="http://www.cultumedia.it/2009/12/blog-book-blook-ultimi-casi-letterari-scoppiati-in-rete/01_12_09_lifestyle_dalla-rete-alla-libreria_scosta/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1372" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="01_12_09_lifestyle_dalla rete alla libreria_scosta" src="http://www.cultumedia.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/01_12_09_lifestyle_dalla-rete-alla-libreria_scosta-300x166.jpg" alt="01_12_09_lifestyle_dalla rete alla libreria_scosta" width="300" height="166" /></a>“</em>Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione<em>”.</em> La <strong>rete</strong>, di questo articolo 21 della Costituzione, non ha fatto economia; non si è trattenuta, intimidita, nascosta, ma ha re-inventato la libera circolazione delle parole attraverso una comunicazione a distanza che ha potentemente rivalutato il pensiero dilettante della società. Tra gli ultimi terreni contaminati, quello letterario; la <strong>rete</strong> si è infatti messa democraticamente e meritocraticamente a disposizione dell’editoria, servendo il proletariato prima ancora che il mercato. Così è successo con <strong>l’evoluzione del diario telematico che ha portato alla nascita di una forma letteraria: blog, book, blook!</strong><span id="more-1371"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sono i <strong>blog il nuovo trampolino di lancio degli scrittori esordienti</strong> – coscienti e incoscienti di esserlo – diari telematici dapprima sconosciuti che proprio grazie al “viralismo” tipico della rete diventano <strong>casi letterari</strong>. È Tony Pierce, nel 2002, a coniare e pubblicare il primo <strong><em>blook</em></strong> – sincrasi di <strong>blog e book</strong> – un libro basato su materiale precedentemente pubblicato in rete. Dopo di lui tanti: <strong>Saviano</strong> pubblicò alcune parti di <strong><em>Gomorra</em></strong> (in medias res) su <strong>Nazione Indiana</strong>, uno dei migliori <strong>blog letterari</strong> multiautore; <strong>Pulsatilla</strong> fece la sua <strong><em>Ballata delle prugne secche</em></strong> proprio nel web; scoperti su internet anche <strong><em>Sappiano le mie parole di sangue</em></strong> di <strong>Babsi Jones</strong> e <strong><em>Julie and Julia: My Year of Cooking Dangerously</em></strong>, vincitore nel 2006 del premio internazionale per i migliori blook, il <strong>Blooker Prize</strong> appunto, dal quale è stato tratto il recente film con <strong>Meryl Streep <em>Julie &amp; Julia</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ma quali gli <strong>ultimi casi letterari scoppiati in rete</strong>? Il sito di style.it, timone virtuale di <strong>Vogue, Vanity Fair e Glamour</strong>, ne pubblica nove di recente uscita.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Spero che servano birra all’inferno</em></strong> è fra questi; le avventure alcolico-sessuali di <strong>Max Tucker</strong> – un <em>asshole</em>, coglione, autodefinito – nate sul <strong>blog</strong> tuckermax.com nel 2002 e approdate in libreria quattro anni dopo.</p>
<p style="text-align: justify;">Cavolettodibruxelles.it è invece la “cucina di casa” di <strong>Sigrid Verbert</strong>, una trentaduenne fiamminga arrivata in Italia per amore, che ha iniziato il suo <strong>blog</strong> nel 2005 al fine di mettere ordine e pulizia al suo ricettario cartaceo. Quattro anni, 800 ricette e parecchi click dopo, il <strong>blog</strong> diventa un <strong><em>Libro del Cavolo</em></strong> di grande successo, edito da Cibele.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Steve Dublanica</strong> è invece un cameriere diventato scrittore grazie al successo del blog waiterrant.net prima, e del suo libro <em><strong>La resa del conto</strong></em><strong>. <em>Confessioni di un cameriere senza pietà</em></strong><em> poi. Sconsigliato a chi ha mangiato almeno una volta al Bistro di Manhattan, ristorante dove Dublanica lavorava e di cui svela i divertenti retro-cucina.</em></p>
<p style="text-align: justify;">C’è poi il fenomeno delle web moms, mamme di nuova generazione che bloggano le loro conoscenze e che poi, in alcuni casi, si ritrovano scrittrici. È successo per prima a <strong>Claudia De Lillo</strong>, una “elastgirl che per vivere fa la giornalista”, autrice di <strong><em>Nonsolomamma</em></strong> dove racconta le vicende di “una casa a wisteria lane, due hobbit – è amante de <em>Il Signore degli Anelli</em> – un marito part-time e un lavoro a tempo pieno”. Il <strong>blog</strong> di <strong>Paola Maraona</strong> – erounabravamamma.blogspot.com – ha fatto la stessa bellissima fine editoriale, sfociando nell’omonimo libro che racconta i tentativi di sopravvivenza al primo anno di vita del bambino e oltre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Le tribolazioni di una cassiera</em></strong> (Corbaccio, 2009) è la trasposizione cartacea di caissierenofutur.over-blog.com. Le tribolazioni sono quelle che passano davanti al bip della cassa di un supermercato, insieme e mischiate a prodotti e alimenti, la cassiera in questione, invece, è <strong>Anna Sam</strong>, ventinovenne francese laureata in lettere.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono poi libri, ex <strong>blog</strong>, che diventano azioni solidali. È il caso di <strong><em>Letteratitudini</em></strong> di <strong>Massimo Maugeri</strong>, ora un libro, che parla di un <strong>blog</strong>, dove si discute di libri!</p>
<p style="text-align: justify;">Non un vero e proprio <strong>blog</strong>, ma una sorta di contenitore telematico mondiale delle memorie degli over 70, è memoro.org, diventato il libro+dvd <strong><em>Io mi ricordo</em></strong><em> </em>grazie alla gestione concertata di quattro trentenni italiani oggi supportati da una squadra internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Al fascino della rete ha ceduto anche il <strong>premio Nobel per la Letteratura José Saramago</strong>, che ha raccolto i pensieri postati da marzo 2008 a marzo 2009 nel suo ultimo libro <strong><em>Quaderni</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, dedicato a viaggiatrice on e off line è il <strong>blog-magazine</strong> approdato in libreria <strong><em>Donne con la valigia</em></strong> di <strong>Marina Misiti</strong>, un little-pink-<strong>blook</strong> dedicato alle “donne che amano partire alla scoperta del mondo e vogliono farlo con stile, senza mai dimenticare a casa etica e buonumore”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di Silvia Costa</p>
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		<title>ABtechno.org INTERNET E DELLA TECNOLOGIA NELLA VITA QUOTIDIANA</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 11:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Un Blog al Mese - di Angelo Giuliani]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando il “KNOW HOW” nella società dell’ informazione diventa vario e per tutti.
Internet, scenari dal diario di bordo del 2010. Anche se purtroppo non tutto il mondo è collegato alla grande rete, questa, ha assunto sempre più un ruolo di prim’ordine nella società odierna. Dal 1991, anno in cui internet negli USA prendeva una nuova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1359" href="http://www.cultumedia.it/2009/12/abtechno-org-internet-e-della-tecnologia-nella-vita-quotidiana/giuliani_blog/"><img class="alignleft size-full wp-image-1359" style="border: 6px solid black; margin: 6px;" title="GIULIANI_BLOG" src="http://www.cultumedia.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/GIULIANI_BLOG.JPG" alt="GIULIANI_BLOG" width="100" height="74" /></a>Quando il “KNOW HOW” nella società dell’ informazione diventa vario e per tutti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Internet</strong>, scenari dal diario di bordo del 2010. Anche se purtroppo non tutto il mondo è collegato alla <strong>grande rete, </strong>questa, ha assunto sempre più un ruolo di prim’ordine nella società odierna. Dal 1991, anno in cui internet negli USA prendeva una nuova forma, qualcosa di grande cominciò a nascere. Infatti nel 1993, nacque il <strong>WWW (World Wide Web)</strong> che proiettava internet in una nuova dimensione, <strong>transnazionale,</strong> diventando <strong>patrimonio planetario.<span id="more-1358"></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">A distanza di 17 anni, sono cambiate molte cose. Internet non è solo scambio di informazioni della <strong>comunità scientifica internazionale</strong>, ricerca in tempo reale di informazioni, socializzazione in <strong>community</strong> grandi quanto megalopoli di milioni di abitanti, fruizione di contenuti audiovisivi di tutte le dimensioni, annata e tipologia. Internet è una <strong>risorsa</strong>, dove se ci si avventura non si è mai tagliati fuori. Non esistono razze, colore della pelle e quant’altro che impediscono l’accesso al <strong>nuovo mondo, </strong>tranne solo alcuni casi contemplati in censura. In virtù di questa universalità, nascono sempre più oggigiorno nuovi tesori che catturano gli utenti migliorandone la vita. Questa “trappola dorata” è detta <strong>tecnologia della vita quotidiana. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella <strong>società dell’informazione</strong>, tutto si basa sull’uso più o meno amplificato e a volte smodato della tecnologia. Spesso infatti questa tecnologia diventa quotidiana. Internet assume un ruolo di grande controllore e divulgatore di questa nuova politica. Ma come tutto, nell’ingegno umano, qualcosa non va sempre per il verso giusto. I problemi in ordine alla tecnologia infatti, non sono rari. Problemi di istruzione, gestione, cavilli vari affliggono spesso l’utente generico medio, che in alcuni casi vede la trappola d’oro stringersi a se come un cappio al collo. Per operare una soluzione convincente e a tratti da vera e propria via di fuga: ingegneri, programmatori, semplici cittadini del mondo con il pallino della tecnologia si ingegnano e danno soluzioni a questo tipo di problema. Prolificano infatti sul web centinaia di siti internet che vengono in aiuto. La maggior parte di questi sono <strong>Blog</strong>, che postano al loro interno tutto l’occorrente per risolvere i problemi. Librerie di file di sistema, programmi di installazione, schemi elettronici, guide utente se prima erano <strong>conoscenza</strong> solo per pochi adepti o tecnici ora sono conoscenza di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vento di cambiamento apportato da questo nuovo modo di vivere la grande rete ha apportato ulteriori novità. Il termine inglese <strong>Know How</strong> <strong>(saper fare) </strong>usato da tempo solo nel linguaggio accademico e aziendale, con internet ha mutato il suo significato. Non più solo alla stregua di tecnici ed appassionati ma capacità di tutti. Saper fare in questo caso è saper fare tutto anche se non si è veri esperti della materia. Questo <strong>Alex Bartolini,</strong> ideatore di <strong>ABtechno.org</strong> lo sa bene. La <strong>mission</strong> del suo blog è chiara quanto inequivocabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Weblog indipendente raccoglie e pubblica novità e notizie su Tecnologie, Strumenti e Servizi innovativi per migliorare molte delle attività On &amp; Off-line. ABTechno Blog é prodotto da Alex Bertolini con la collaborazione di altri autori ed ha come obbiettivo la ricerca e la condivisione di nuovi <strong>Tools &amp; Services</strong> per un KnowHow creativo.[fonte ABtechno.org]</p>
<p style="text-align: justify;">I programmi, notizie, e accessori presenti al suo interno sono molto variegati. Una conformazione del genere fa in modo che nessun utente sia tagliato fuori e che tutti possono trovare quello che serve senza troppa fatica. Il blog non è nuovo anche a ricercatezze per pochi tecnici. Esempio il ricetrasmettitore simulato in onde corte HF per radioamatori. Questo programma fu pubblicizzato in tutto il mondo da riviste o da blog stranieri. In italiano ABtechno ha provveduto anche per chi avesse problemi con la lingua inglese. Anche “l’ultim’ora” è uno dei punti salienti che balzano subito all’occhio dell’utente con post quasi giornalieri.</p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva una bellissima realtà italiana pronta a dare battaglia a tutto campo anche ai siti più blasonati. Il saper fare è l’unica arma per uscire allo scoperto ed è anche una delle poche possibilità che si hanno per l’autoaggiornamento continuo che l’epoca in cui stiamo vivendo impone. Strizzando l’occhio al futuro aspettiamo impazienti l’ultimo post, magari è proprio quello che fa a caso nostro!!</p>
<p>di Angelo Giuliani</p>
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		<title>Community e forum, formule di coinvolgimento della net society</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 08:46:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Lo dicono i mass media e ce lo diciamo spesso tra di noi: i social network, le community, i forum, i blog e tutti ciò che passa dalla rete spopola sempre più, invadendo e trasformando in maniera radicale la nostra società. Cambia il modo di relazionarsi tra le persone, il modo di socializzare, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/community.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1551" title="community" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/community-300x220.jpg" alt="community" width="300" height="220" /></a>Lo dicono i mass media e ce lo diciamo spesso tra di noi: i <strong><a href="../2009/05/i-social-network-in-aiuto-dellabruzzo/">social network</a></strong>, le <strong>community</strong>, i <strong>forum</strong>, i <strong><a href="../2009/05/lvblogging-la-%27nuova%27-tendenza/">blog</a></strong> e tutti ciò che passa dalla <strong>rete</strong> spopola sempre più, invadendo e trasformando in maniera radicale la nostra società. Cambia il modo di relazionarsi tra le persone, il modo di socializzare, di fare gruppo. <span id="more-1351"></span>Si moltiplicano le forme di <strong>condivisione</strong> di idee, esperienze, e la vita privata di ognuno sembra ridursi sempre più a favore <strong>dell’esistenza/presenza virtuale</strong> che sembra a volte prevalere sulla vita reale. Le nuove generazioni si formano su una base così evoluta di “<strong>società in rete</strong>” che con difficoltà riescono a percepire il confine netto dove la vita virtuale e quella reale si scindono.</p>
<p style="text-align: justify;">Più persone insieme usando la rete, parlano e condividono idee intorno a interessi comuni. Le discussioni prendono vita sui forum, dove chi vuol partecipare basta che si registri, crei il proprio profilo e può partecipare alla vita del forum da membro alla pari degli altri. A garantire il buon funzionamento del forum è la figura del <strong>moderatore</strong> che assicura il rispetto delle regole.</p>
<p style="text-align: justify;">Un diffuso utilizzo dei forum avviene, ad esempio, per coagulare conoscenze ed aiutare gli utenti su argomenti tecnologici o informatici, oppure per raccogliere le opinioni su argomenti letterari, musicali, politici.</p>
<p style="text-align: justify;">Se i forum sono prevalentemente basati sullo scambio di testo, la condivisione oggi va oltre le parole. Vogliamo condividere <strong>video</strong>, <strong>foto</strong>, <strong>immagini</strong>, <strong>link</strong>. E l’evoluzione di forum allargato conduce dritti alla <strong>community</strong> dove le pratiche di condivisione si allargano e si estendono.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia <strong><a href="../2009/04/facebook-istruzioni-per-luso/">Facebook</a></strong>, alimentato dal passaparola sociale rafforzato da <strong>internet</strong>, negli ultimi tempi è stato l’apice della condivisione, una super community mondiale con un potenziale costruttivo enorme. La community non è altro che una <strong>rete sociale </strong>costruita da un insieme di persone interessate ad un determinato argomento che si relazionano attraverso la rete senza nessun vincolo di spazio. Essa può rimanere on-line o può estendersi al mondo fisico. Dunque alla base c’è l’interesse comune della gente, che può nascere spontaneamente dal basso o può essere alimentato dall’alto spesso nel caso di grandi brand attenti alle strategie di <strong><a href="../2009/01/interactive-advertising/">web marketing</a></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Intorno a un videogioco, un campione dello sport, un auto, un cantante, un film, una marca e a tanto altro le persone si mettono insieme, creano contenuti, scambiano idee, pareri, opinioni e socializzano intorno alla loro passione. Alcune grandi community, ad esempio quella della <strong>Ducati</strong> in cui il web è usato dal <strong><a href="../2009/06/la-crisi-non-e-per-tutti-questione-d%27immagine/">brand</a></strong> come strumento d’ingresso nel proprio mondo, si estendono nel mondo reale concretizzandosi in grandi eventi, manifestazioni e raduni che rafforzano e fidelizzano il legame tra l’azienda e gli appassionati. Così in certi casi la <strong>web community</strong> conduce a una forma di <strong>socializzazione</strong> tradizionale, con la gente che finisce per conoscersi realmente e condividere esperienze reali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ruolo di forum e community si è evoluto in maniera continua negli ultimi anni, sempre legato alla questione di una trasposizione più o meno distaccata della propria <strong>identità</strong>. Tante volte si è detto della possibilità di crearsi un <strong><a href="../2008/12/avatar-di-tutto-il-mondo-unitevi/">identità virtuale</a></strong> diversa da quella reale, creando quasi un sé stesso parallelo che magari non ha nessun collegamento con la realtà fisica del soggetto. Oggi più che mai forum e community rappresentano formule di coinvolgimento della <strong>net society</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che comunque sembra importante per alimentare sia i forum che le community è il principio che nessuno può contare molto da solo, insieme si può contare moltissimo, ma la <strong>costruzione</strong> <strong>dell&#8217;insieme</strong> può avvenire se c&#8217;è una cultura condivisa e un insieme di valori comuni.</p>
<p style="text-align: justify;">E se la società di oggi perde i valori, magari qualcuno di quelli rimasti lo ritroviamo spulciando la rete.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di Gaetano Scavuzzo</p>
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