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	<title>CULTUMEDIA Magazine &#187; RUBRICHE</title>
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		<title>Non ci credi? L&#8217;ha detto la tv : Elogio del telegiornalismo italiano</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Faccia tesa, fronte sudata, sguardo dimesso. Parte il lancio: “Ci giunge adesso notizia di un terribile omicidio nella Val Padana, un giovane seguace del dio egizio Anubi ha fatto minuziosamente a pezzi madre e padre. Il ragazzo, colto dagli inquirenti svestito e con indosso soltanto la maschera della divinità, ha ammesso le sue colpe e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><img style="margin: 5px; float: left;" title="01_01_09_rubriche_tele-visioni_elogio_del_telegiornalismo_mattia_gangi_copertina.gif" src="/images/stories/immagini2009/gennaio/01_01_09_rubriche_tele-visioni_elogio_del_telegiornalismo_mattia_gangi_copertina.gif" alt="01_01_09_rubriche_tele-visioni_elogio_del_telegiornalismo_mattia_gangi_copertina.gif" width="200" height="150" /></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial; font-size: small;">Faccia tesa, fronte sudata, sguardo dimesso. Parte il lancio: “Ci giunge adesso notizia di un terribile omicidio nella Val Padana, un giovane seguace del dio egizio Anubi ha fatto minuziosamente a pezzi madre e padre. Il ragazzo, colto dagli inquirenti svestito e con indosso soltanto la maschera della divinità, ha ammesso le sue colpe e si è consegnato senza protestare alle autorità”.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span id="more-517"></span></div>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Professionale, né troppo afflitto né troppo sobrio, un misto di fermezza anglosassone e sincera compartecipazione al dramma appena annunciato. Inizia il servizio. </span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Premessa di 3 minuti con approfondimento sulle bestie di Satana, che piacciono tanto alle mamme, musica di sottofondo con climax ascendente di viole ed archi vari, immagini traballanti con inquadrature strette su piramidi e simbologia esoterica, aule di tribunale, macchie di sangue e l’immancabile insert dove il famoso criminologo spiega al volgo cosa si cela dietro gli altrimenti inspiegabili meccanismi psicotici che hanno portato un giovane benestante a dare di matto e fare a pezzi la sua famiglia.</span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Finisce il servizio, l’ansia tende a scemare, le extrasistole si stabilizzano. Qualcuno da dietro, forse, si rende conto di aver un po’ esagerato con il pathos, serve qualcosa per alleggerire il prodotto, qualcosa che ristabilisca l’equilibrio con calma e moderazione.</span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">“Sicuramente un fatto terrificante amici, ma passiamo ad altro! Natale è alle porte, cosa regaleranno quest’anno gli Italiani ai loro pargoli? Tra i maschietti spopolano i Gormiti mentre le bimbe preferiscono le Winx, via col servizio.” Sorrisone pacioso, bimbi sdentati che tanta gioia suscitano in noi ed interviste dai toni ebefrenici a genitori visibilmente provati dall’inutilità del servizio.</span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Tutto torna normale, il cerchio si chiude, l’ordine è ristabilito. </span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Tavole colme di leccornie di ogni genere, famiglie gaudenti sotto l’albero, il film evento della stagione e una carrellata infinita di violenza domestica. La domanda sorge spontanea: di quale paese stanno parlando? O forse sarebbe meglio dire: in quale preoccupante stato confusionale imperversa il giornalismo televisivo nostrano per far si che l’Italia venga rappresentata quotidianamente come un goffo ricettacolo di violenza e paciocconi ? </span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Gli studi più avanzati hanno mostrato come questa sorta di deficit cognitivo provenga dall’assenza della parte inferiore del corpo. Il corpo dei giornalisti televisivi infatti inizia dalla testa e finisce alla cintola, motivo per il quale la circolazione sanguigna, non potendo defluire nelle gambe, causa una forte pressione proprio all’interno del cervello provocando visioni e forti alterazioni dello spazio esteriore.</span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">La scrivania, è ora di dirlo, è solo una finzione scenica ed il termine “ mezzi busti” non è un neologismo giornalistico ma una cinica definizione che irride ad una triste condizione di fatto. Il sangue pulsa nelle sinapsi a causa della pressione e Napoli, dopo l’intervento del Deus ex machina, diventa il luogo più lindo della terra; i globuli rossi spingono freneticamente ed i pezzi di nera diventano cortometraggi noir con retrogusto splatter; le vene quasi scoppiano e la crisi economica diventa opulenza, l’intolleranza semplici tafferugli, il razzismo storielle strappalacrime.</span><br />
<span style="font-family: arial; font-size: small;">Mentre sugli autobus ed i mezzi pubblici di Roma la violenza si vive ogni giorno, noi viviamo stati d’ansia sempre più acuti per la presenza dell’alga killer; nei laboratori siciliani di Farmacia i ricercatori muoiono di tumore per le infime condizioni igieniche ma noi dormiamo sonni tranquilli perché i nostri ragazzi veglieranno salvifici su di noi affiancando le forze ordinarie per altri sei mesi.</span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Ma per chi ancora non lo avesse capito, tutto questo corrisponde ad un preciso esercizio logico che le dirigenze televisive mettono in atto soltanto per allenare il telespettatore e renderlo sempre più flessibile rafforzando le sue abilità di lettura critica della realtà; quando nel caos informativo la televisione dice qualcosa, è chiaro, bisogna prepararsi all’ascolto partecipativo ed interpretare a piacimento il contenuto edulcorato dei tg.</span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Furio Colombo, ex direttore dell’Unità, prova ad interpretare questo fenomeno non come mancanza di informazione ma come paura di servirsene avendo ben presenti i rischi che si corrono. “ Fiumi di innovazione non hanno neppure scalfito la vecchia e incrostata appartenenza al potere che ha segnato redazioni, testate, direttori e carriere. Semmai ha aperto nuovi spazi […] Non manca la libertà di informazione. Manca la volontà di farne uso, sapendo che si corrono alcuni rischi, soprattutto personali e privati.”. </span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Non notizie false ma omissioni, non palesi bugie ma notizie futili per riempire i 30 minuti di quelle che Marco Travaglio chiama “ armi di distrazione di massa”.</span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Ma più del trash, più delle cosiddette notizie bruciate, prosegue Colombo “ciò che, nel flusso delle notizie, ci affligge è il disordine. I fruitori di telegiornali pubblici e privati si saranno accorti che la composizione e sequenza delle notizie sembra sempre avvenuto in qualche stanza percorsa da venti furiosi in cui vengono afferrati a caso pezzi di notizie che volano via. E così accade che un matrimonio di “celebrities” sia montato prima delle notizie di morte in Iraq, che un pettegolezzo locale abbia la precedenza su un allarmante dichiarazione di Putin, che un secondario evento politico caro a una parte che ha influenza sulle notizie venga prima di un evento economico internazionale che cambierà la vita di tutti.”</span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Di per sé dunque un simpatico esercizio mentale come questo non rappresenterebbe nulla di male, è solo un gioco, uno scherzetto per mantenere viva l’attenzione. Unico problema, se non professionale quanto meno etico – morale, è lo sfruttamento coatto del lavoro dei giornalisti del teleschermo. Insensibili infatti alle istanze di questa categoria, evidentemente in difficoltà nel dare una oggettiva rappresentazione dei fatti sociali, le ciniche dirigenze non fanno altro che sottoporre queste persone ad una stressante esposizione televisiva. </span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Come afferma di nuovo Travaglio ne <em>La scomparsa dei fatti</em>: “Chi non ricorda gli allarmi sulla pandemia dei polli in arrivo dall’Asia? Chi non rammenta le raccomandazioni del ministero della Sanità e dei suoi sedicenti esperti? Chi non ha perquisito con occhio sospettoso la gallina che razzolava nella sua casa di campagna, chi non ha tremato dinanzi alla foto del cigno morto di una male oscuro e misterioso in Turkmenistan o dell’anatra un po’ palliduccia rinvenuta in Papuasia, evitando con precauzione di comprare carne avicola? Chi può dimenticare la scena di Lamberto Sposini che divora un pollo arrosto in piena edizione serale del Tg5? Bene, quello della terribile influenza aviaria è un caso di scuola, uno dei molti dell’informazione scientifica che di tanto in tanto ci piove in casa sull’onda di qualche emozione o suggestione collettiva, di solito ben pilotata da chi declina furbescamente la parola “salute” e agita lo spauracchio della malattia per incassare soldi a palate”.</span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Per aiutare i giornalisti del piccolo schermo è stato dato il via proprio in questi giorni ad un’ importante iniziativa dal nome “ Dona la parte inferiore del tuo corpo agli anchormen della Tv ” ; grazie ad una massiccia raccolta di gambe, piedi e ginocchia  la società civile contribuirà attivamente a<br />
risollevare le sorti dei nostri amici a metà.</span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">Partecipa anche tu.</span></p>
<p><span style="font-family: arial; font-size: small;">di<strong> <a href="mailto:mattiagangi@gmail.com">Mattia S.Gangi</a></strong></span></p>
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		<title>PEACE Y’ALL! CONGEDARSI IN SLANG</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 14:38:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[I Speak Slang - di Karen Pristipino]]></category>
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		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[Il topic di questo mese focalizza l’attenzione sui modi di congedarsi  più usati in slang. 
Se vi siete persi il numero di Settembre fateci un salto  e date un’ occhiata alle espressioni più comunemente usate per salutare qualcuno. Così come avviene nel mondo dei saluti, anche i modi di congedarsi si distinguono per la loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il topic di questo mese focalizza l’attenzione sui modi di congedarsi  più usati in <strong><em>slang.</em></strong> <span id="more-5508"></span></p>
<p>Se vi siete persi il <a href="http://www.cultumedia.it/2009/09/what&quot; http://www.cultumedia.it/2009/09/what’s-uuuuup/">numero di Settembre</a> fateci un salto  e date un’ occhiata alle espressioni più comunemente usate per salutare qualcuno. Così come avviene nel mondo dei <strong>saluti</strong>, anche i modi di <strong>congedarsi</strong> si distinguono per la loro unicità. Mettete da parte il solito <em>goodbye</em> (arrivederci) o la sua abbreviazione <em>bye</em> e lasciateli alle occasioni più formali, così come il comunissimo <em>take care</em> (letteralmente: abbi cura di te) o il vecchio e ormai disusato <em>cheers</em>.</p>
<p>Se volete essere <em>cool </em>ed amalgamarvi al resto dovrete adattarvi ai tempi e alle nuove espressioni.</p>
<p>Iniziamo la nostra carrellata con <em>later</em> (a dopo), abbreviazione di <em>see you later</em> (ci vediamo dopo), che non deve essere preso alla lettera. Tale saluto, infatti, non vuol dire che vedrete necessariamente quella persona in un secondo momento, è  semplicemente un modo di dire.</p>
<p><em>I gotta go to a meeting</em>.  Devo andare ad un appuntamento.</p>
<p><em>Ok, then</em>.  Ok allora.</p>
<p><em>Later.</em> A dopo!</p>
<p>Simile al tradizionale <em>take care</em> è  <em>be good</em>, che può essere considerato come il nostro “stammi bene”.</p>
<p><em>I’ll see you at the party on friday.</em> Ci vediamo alla festa venerdì.</p>
<p><em>Sure, be good.</em> Certo, stammi bene.</p>
<p>Molto usata è l’espressione <em>I’m out</em>, che sta per <em>I’m out of here </em>(letteralmente: “sono fuori di qua”, nel senso di “me ne vado”) usato anche nella variante <em>I’m off</em>.</p>
<p><em>I’m tired, I’m out. </em> Sono stanco, vado via.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/05/hand-goodbye.jpg"><img class="size-medium wp-image-5509 alignleft" title="hand- goodbye" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/05/hand-goodbye-300x199.jpg" alt="hand- goodbye" width="300" height="199" /></a>Ovviamente avrete già sentito molto spesso il famosissimo <em>peace!</em>, abbreviazione di <em>peace out! </em>generalmente accompagnato dal gesto corrispondente in cui a pugno chiuso ci si batte due volte il petto per poi fare il consueto segno di pace con le dita a V.   <!--more--></p>
<p><em>I gotta go to work, guys</em>. Ragazzi, devo andare al lavoro.</p>
<p><em>No problem, peace!</em> Non c’è problema, ciao!</p>
<p>Altra espressione molto usata per congedarsi è <em>keep it real! </em>(nel senso di “sii te stesso”) che abbandona il significato originario per essere un semplice saluto.</p>
<p><em>Tell the fam I said hello.</em> Salutami la tua famiglia.</p>
<p><em>Ok then, keep it real!</em> Ok allora, ciao!</p>
<p><em>Easy </em>(letteralmente: “facile”), è abbreviato per <em>be easy</em> o <em>take it easy,</em> nel senso di star calmi, non stressarsi o preoccuparsi che però è usato frequentemente anche per congedarsi.</p>
<p><em>That was such a nice concert</em>.  Il concerto è stato davvero bello.</p>
<p><em>Yeah, it’s late now, I’m heading home</em>.  Si, si è fatto tardi però, vado a casa.</p>
<p><em>Easy.</em> Ciao.</p>
<p>Questo è tutto&#8230;&#8230;<em>Peace!</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>di Karen Pristipino</p>
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		<title>Crazy slang: part II</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 07:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vanessa</dc:creator>
				<category><![CDATA[I Speak Slang - di Karen Pristipino]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[Come anticipato nel numero di Aprile, ritorniamo alle prese con varie espressioni che vengono utilizzate di frequente al posto del termine crazy.
Anche in questo caso gli americani sanno essere molto metaforici allo scopo di rendere il significato delle loro espressioni slang il più possibile comprensibili all’interlocutore di turno.
Se qualcuno vi dice: “Your taco is not [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4695" title="01_05_2010_Rubrica Io speak salng di Karen Pristipino" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/04/01_05_2010_Rubrica-Io-speak-salng-di-Karen-Pristipino-245x300.jpg" alt="01_05_2010_Rubrica Io speak salng di Karen Pristipino" width="245" height="300" />Come anticipato nel numero di <a href="../2010/03/crazy-slang/">Aprile</a>, ritorniamo alle prese con varie espressioni che vengono utilizzate di frequente al posto del termine crazy.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-4694"></span>Anche in questo caso gli americani sanno essere molto metaforici allo scopo di rendere il significato delle loro espressioni slang il più possibile comprensibili all’interlocutore di turno.</p>
<p style="text-align: justify;">Se qualcuno vi dice: “Your taco is not wrapped too tight”, non pensate che stia parlando della vostra cena messicana, vi sta chiamando crazy. Letteralmente: “Il tuo taco non è ben chiuso”, riferito, ovviamente, al piatto tipico messicano, composto da una tortilla di farina con ripieno.</p>
<p style="text-align: justify;">You got a screw lose. Letteralmente: “Hai una vite allentata”, in realtà sarebbe l’equivalente del nostro “Ti manca una rotella”.</p>
<p style="text-align: justify;">He ain’t got it all. Potrebbe essere tradotta con “Gli manca qualcosa”.</p>
<p style="text-align: justify;">One fry short of a Happy Meal. Al suo Happy Meal manca una patatina, con chiaro riferimento alla nota catena di fast food McDonald’s.</p>
<p style="text-align: justify;">One card short of a deck. Gli manca una carta per fare un mazzo. Questa  espressione si può anche trovare nella forma He’s not playing with a full deck, ovvero, “Non gioca con un mazzo di carte completo”.</p>
<p style="text-align: justify;">The lights are on but nobody is home. Le luci sono accese ma non c’è nessuno in casa, riferito sempre in modo figurato al cervello della persona di cui si sta parlando. Questo stesso concetto  è utilizzato anche in His elevator doesn’t go all the way to the top, ovvero, “Il suo ascensore non arriva all’ultimo piano”.</p>
<p style="text-align: justify;">He’s out to lunch. È uscito fuori a cena.</p>
<p style="text-align: justify;">He’s in the shallow end of the pool. È nella parte della piscina in cui l’acqua è bassa.</p>
<p style="text-align: justify;">He’s rowing with only one paddle. Sta remando con un remo solo, espressione che si riconnette alla metafora della barca come in “He has only one oar in the water”, cioè, “ha solo un remo in acqua”.</p>
<p style="text-align: justify;">He has no tools in his shed. La sua cassetta degli attrezzi è vuota.</p>
<p style="text-align: justify;">He must be off their meds. Deve  aver smesso di prendere le sue medicine.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è un’espressione che deve essere usata con cautela in circostanze particolari perché piuttosto offensiva più che divertente.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ultimo, un detto tratto da una vecchia canzone del gruppo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cypress_Hill">Cypress Hill</a> “Insane in the brain”, classico dell’ Hip Hop americano, da cui è stata ricavata l’espressione “insane in the membrane”, “insano nel cervello”, usata per indicare qualcosa che va addirittura oltre il semplice essere pazzo.</p>
<p>di Karen Pristipino</p>
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		<title>L’ ARTE DEL RIMORCHIO: PICK UP LINES</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 09:13:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[I Speak Slang - di Karen Pristipino]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[Il bar, la discoteca, la strada, il supermercato&#8230;.ogni luogo è un potenziale posto ideale per incontrare persone che stuzzicano la vostra curiosità. Ma cosa dire per rompere il ghiaccio?   
Beh, negli USA i ragazzi tendono ad essere molto creativi.
Esistono delle frasi fatte, chiamate pick up lines, che vengono utilizzate proprio allo scopo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/03/pick-up.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2716" title="pick up" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/03/pick-up.jpg" alt="pick up" width="228" height="300" /></a>Il bar, la discoteca, la strada, il supermercato&#8230;.ogni luogo è un potenziale posto ideale per incontrare persone che stuzzicano la vostra curiosità. Ma cosa dire per rompere il ghiaccio?   <span id="more-2713"></span></p>
<p>Beh, negli <em>USA</em> i ragazzi tendono ad essere molto creativi.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono delle frasi fatte, chiamate <strong><em>pick up lines</em></strong>, che vengono utilizzate proprio allo scopo di <em>pick up</em>, ovvero <strong>rimorchiare</strong>. Sfortunatamente essendo queste appunto frasi fatte, il risultato è spesso <em>corny,</em> banale, o <em>lame,</em> superficiale, come direbbero gli americani. Ma se riuscite a strappare un sorriso a qualcuno il gioco è quasi fatto.</p>
<p>Alcuni puntano sulla tattica delle lusinghe:</p>
<p><em>For a moment I thought I had died and gone to Heaven.</em> Per  un attimo ho pensato di esser morto ed essere in Paradiso.</p>
<p><em>Sorry but you owe me a drink. (Why?) Because I dropped mine when I looked at you. </em> Scusa ma mi devi un drink. Perché? Perché il mio mi è caduto appena ti ho vista.</p>
<p><em>You are so beautiful you made me forget my pick up line. </em> Sei così bella da avermi fatto dimenticare la mia battuta.</p>
<p><em>You shouldn’t wear make up. It’s messing with perfection.</em> Non dovresti truccarti, così rovini la perfezione.</p>
<p><em>If being sexy was a crime you would be guilty as charged.</em> Se essere sexy fosse un crimine ti  condannerebbero.</p>
<p><em>There isn’t a word in the dictionary for how good you look. </em>Non c’è termine nel vocabolario per definire la tua bellezza.</p>
<p><em>I didnt know angels could fly so low.</em> Non sapevo che gli angeli volassero così in basso.</p>
<p><em>Excuse me but I think I dropped something. My jaw. </em>Scusa mi è caduto qualcosa, la mia mascella.</p>
<p>Ci sono poi frasi più dirette e più fisiche:</p>
<p><em>You look cold, you want to use me as a blanket?</em> Sembra che tu abbia freddo, mi vuoi usare come coperta?</p>
<p><em>Is your name “swiffer”? Cause you swept me off my feet.</em> Ti chiami “swiffer” perché mi hai letteralmente spolverato via!</p>
<p><em>Is your last name “Gillette”? Cause you are the best a man can get.</em> Il tuo cognome è “Gillette”? Perché sei il meglio che un uomo possa avere.</p>
<p><em>Are you going to kiss me or I have to lie to my diary? </em> Mi bacerai o dovrò mentire al mio diario  segreto?</p>
<p><em>Something is wrong with my cell phone. Im missing your number.</em> Il mio cellulare ha qualcosa che non và: mi manca il tuo numero.</p>
<p><em>I hope you know CPR cause you take my breath away.</em> Spero tu sappia fare la respirazione bocca a bocca perché mi  togli il respiro.</p>
<p>E non possono mancare le frasi più romantiche:</p>
<p><em>Hello, Cupid called and said I need my heart back.</em> Ciao, ha chiamato Cupido e ha detto che mi devi ridare il mio cuore.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Here’s the key to my car, my house and my heart.</em> Tieni, qui ci sono le chiavi della mia macchina, della mia casa e del mio cuore.</p>
<p><em>I don’t know you but I love you already.</em> Non ti conosco neppure e già ti amo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Are you religious? Cause you are the answer to all my prayers.</em> Sei credente? Perché tu sei la risposta a tutte le mie preghiere.</p>
<p style="text-align: justify;">La lista delle <em>pick up lines </em>è davvero molto lunga. Non considerate queste frasi come un manuale d’amore o la risposta alla vostra timidezza. Sappiate che esistono ma il loro scopo è comunque quello di far sorridere&#8230;nessuno vi prenderebbe sul serio e la prima impressione, si sa, è tutto!</p>
<p>Per rendere l’idea, c’è un video molto popolare negli <em>USA</em> in cui si ironizza sulle <em>pick up lines:</em></p>
<p style="text-align: center;"><!-- Smart Youtube --><span class="youtube"><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ILbS7K2iF70&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><embed wmode="transparent" src="http://www.youtube.com/v/ILbS7K2iF70&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="355" ></embed><param name="wmode" value="transparent" /></object></span></p>
<p><em><span style="text-decoration: underline;">“Can i get your number?”</span></em></p>
<p><em><span style="text-decoration: underline;"> </span></em></p>
<p>di Karen Pristipino</p>
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		<title>&#8220;Soul Kitchen&#8221;, di Fatih Akin (Germania, 2009) **1/2</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 09:09:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leggere un Film - di Patrizia Lima]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>

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		<description><![CDATA[La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti.
Scanzonata e divertente, “Soul Kitchen” è una favola per adulti dove i buoni vincono, i cattivi perdono e chi evade il fisco finisce in galera&#8230;
Eh sì, è proprio una commedia! Una colorita commedia tragicomica, tutta da vedere, ma soprattutto da ascoltare!
Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/03/Soul-kitchen.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2710" title="Soul kitchen" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/03/Soul-kitchen-300x183.jpg" alt="Soul kitchen" width="300" height="183" /></a><strong><em>La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti.</em></strong></p>
<p>Scanzonata e divertente, “<strong>Soul Kitchen</strong>” è una favola per adulti dove i buoni vincono, i cattivi perdono e chi evade il fisco finisce in galera&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Eh sì, è proprio una commedia! Una colorita commedia tragicomica, tutta da vedere, ma soprattutto da ascoltare!</p>
<p style="text-align: justify;">Non a caso, il titolo è lo stesso di una vecchia canzone dei <strong>Doors</strong>, che però nella pellicola manca per via della richiesta di diritti esorbitanti.</p>
<p style="text-align: justify;">La musica è, infatti, un’importante protagonista della storia, usata magistralmente dal regista con funzione di commento, alternando brani strumentali funky dei <strong>Kool &amp; The Gang</strong>, <strong>Quincy Jones</strong>, il <strong>R&amp;B</strong> di <strong>Sam Cooke</strong> e <strong>Ruth Brown</strong>, il latin jazz afrocubano di <strong>Mongo Santamaría</strong>, il rock, l’hip-hop, l’elettronica tedesca, le canzoni popolari di <strong>Hans Albers</strong>,  la voce di <strong>Louis Armstrong</strong>, le sonorità turche, il <strong>Sirtaki</strong>, e il <strong>Rembetiko</strong>, un genere della musica greca.</p>
<p>Il Rembetico, in Grecia, è considerato come il tango per gli argentini o il fado per i portoghesi.</p>
<p style="text-align: justify;">È nato nei bassifondi della società da persone emarginate, ma desiderose di dare voce ai loro disagi ed alle loro peripezie attraverso la musica, a volte in chiave triste, altre volte in maniera ironica e finanche scherzosa!, pur trattando di drammi personali e sociali niente affatto divertenti come l’amore non corrisposto, il tradimento, il malaffare, la povertà, la droga, la prostituzione e via dicendo.</p>
<p style="text-align: justify;">La presenza di questa musica, da sola, racconta il film del regista turco-tedesco,<strong> Fatih Akin,</strong> autore di qualità, già noto per l’indimenticabile “<strong>La Sposa Turca</strong>”, Germania 2004 (Orso d’Oro a Berlino), in cui si raccontava di una società ai margini, senza però alcuna via di scampo, perché anche la fuga, il viaggio, si trasformava in tragedia.</p>
<p>Il dramma in “<strong>Soul Kitchen</strong>” non manca, ma è raccontato con tenace ottimismo ed infarcito di gags che si susseguono a ripetizione con un ritmo travolgente tra soluzioni narrative spassosissime.</p>
<p style="text-align: justify;">Complice una sceneggiatura fluida e brillante cofirmata dal regista stesso e da <strong>Adam Bousdoukos</strong> (che tra l’altro è stato titolare di un ristorante per circa nove anni), qui anche attore protagonista nei panni di Zinos Kazantsakis, piccolo imprenditore di origine greca, proprietario e cuoco di una “Taverna Greca”, chiamata appunto “Soul Kitchen”.</p>
<p style="text-align: justify;">La “Tavera Greca” in realtà è una bettola ricavata in un capannone di periferia, a Wilhelmsburg, quartiere di Amburgo, dove si frigge di tutto, per clienti senza pretese, perché fritta &#8211; si sa – è buona anche una ciabatta!</p>
<p style="text-align: justify;">Zinos è un vero collezionista di sfortune: i suoi affari non vanno proprio a gonfie vele quando Nadine (<strong>Pheline Roggan</strong>), la fidanzata sassone e <em>upper class</em>, decide di andare a lavorare a Shangai, lasciandogli come unico ricordo e strumento di comunicazione un<em> laptop</em> con videocamera e programma telefonico <em>Skype</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Colpito da un atroce mal di schiena, Zinos decide di affidare la cucina ad un eccentrico ma raffinatissimo Chef, Shyan (<strong>Birol Ünel</strong>), appena licenziato ed incontrato per caso, e per raggiungere Nadine firma una procura a favore del fratello Illias (<strong>Moritz Bleibtreu</strong>), ex detenuto in semilibertà, bandito inveterato, con un debole per il  gioco d&#8217;azzardo…</p>
<p>Come potrà andare a finire?</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ingredienti del “Cibo per l’Anima” non sono solo i facili espedienti per le battute esilaranti da cinepanettone. Ci sono valori importanti, come l’amore, l’amicizia, la lealtà, i legami familiari imprescindibili e indissolubili, e poi, tema caldissimo, l’integrazione culturale.</p>
<p>I messaggi profondi, dunque, non mancano. Il divertimento è corale. Il ritmo è incalzante. Gli attori sono formidabili. I titoli di coda un capolavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Sì, l’idea è un po’ una “furbata” sulla scia del successo di  “<strong>The Millionaire</strong>”, UK-USA, 2008, che lo scorso anno ha dimostrato che il tema del multiculturalismo e del disagio sociale a lieto fine, oltre a sbancare il botteghino, è in grado di portare a casa ben 8 statuette e una carrellata di altri premi da record. Un successo esagerato, da cui il giovane Akin deve aver imparato qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;">La trama di “Soul Kitchen” non è imprevedibile, le trovate comiche del funerale e del condimento afrodisiaco niente affatto originali e, ancora, qualche scena demenziale si poteva evitare, ma in sala il pubblico ride fragorosamente, e allora ecco spiegato perché alla<strong> 66ª Mostra internazionale d&#8217;arte cinematografica di Venezia </strong>(2009) “<strong>Soul Kitchen” s</strong>i è aggiudicato il <strong>Leone d&#8217;argento &#8211; Gran premio della giuria. </strong>Vedere per credere!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Patrizia Lima</em></strong></p>
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		<title>E-ZINE INDIPENDENTI E IL MONDO DELLA CONTRO INFORMAZIONE</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 17:04:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Un Blog al Mese - di Angelo Giuliani]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[L’informazione è il sale della democrazia. La sana informazione è negli ultimi anni vissuta dall’Italia come un’utopia. I diversi partiti hanno spesso usato questo mezzo per poter influenzare ampiamente l’opinione pubblica mettendo sotto un pesante masso la conoscenza della verità sulle varie questioni. Se è vero che l’informazione è uno dei veicoli privilegiati usati dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/02/contro-informazione-ezine.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2647" title="contro informazione ezine" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/02/contro-informazione-ezine.jpg" alt="contro informazione ezine" width="288" height="386" /></a>L’informazione è il sale della <strong>democrazia</strong>. La <strong>sana informazione</strong> è negli ultimi anni vissuta dall’Italia come un’<strong>utopia</strong>. I diversi partiti hanno spesso usato questo mezzo per poter influenzare ampiamente l’opinione pubblica mettendo sotto un pesante masso la conoscenza della verità sulle varie questioni. <span id="more-2646"></span>Se è vero che l’informazione è uno dei veicoli privilegiati usati dal governo per poter immettere nella collettività i vari processi di <strong>policy</strong>, non lo è altrettanto l’uso smodato che se ne fa da dieci anni a questa parte. Partendo dal giustissimo presupposto che l’informazione sia cosa buona e giusta anche per veicolare le idee egemoni del proprio partito politico, e quindi del potere, non è giusto che in un paese democratico si debba far ricorso continuamente alla <strong>controinformazione</strong> per poter capire cosa succede realmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il “guaio”, non risiede soltanto nelle fazioni politiche, ma anche (purtroppo) nell’editoria, con colpe diverse. Evidentemente il continuo richiamo alla vera informazione invocato dal popolo non è stato mai interiorizzato dalla classe politica in primis, né dai giornali in secondo luogo. Tenendo lontano le sterili polemiche su quanto affermato dal punto di vista della ragione da parte di uno o dell’alto schieramento, bisogna che il sistema dei partiti (ma anche quello dell’informazione in generale) comunque debba espiare alcune colpe. Quali? Una su tutte l’eccessivo <strong>servilismo</strong>. Per dirla in parole povere e dirette, da questo punto di vista, siamo arrivati alla frutta. Partiti e giornali giocano a rimpiattino a farsi “favori” servendosi della carta stampata, che, ora più che mai spesso ha l’acre sapore di una <strong>propaganda politica</strong> stile <strong>fascismo</strong> piuttosto  che il sereno informare la collettività. E’ pur vero però che la situazione non è facile da descrivere in due righe, né tantomeno bisogna cadere nella trappola del <strong>Qualunquismo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In periodi di <strong>campagna elettorale</strong> e di <strong>tensione politica</strong> come quello di questi giorni, purtroppo è difficile poter dire la propria a riguardo senza scivolare in sterili pregiudizi sull’appartenenza (vera o presunta) ad una precisa fazione politica. Operando una condotta in nome della <strong>par condicio, </strong>è comunque possibile leggere la vera informazione indipendente su vari e-zine presenti sul web che “non si sono piegati” al volere politico di questo o quel partito. Questo però è solo rinvenibile in <strong>web journal </strong>di cronaca locale (testimoni anche loro della bagarre pre-regionali). Spesso capita che le notizie da loro postate, siano effettivamente succo della voglia di non cedere alla propaganda. Loro ce l’hanno fatta. Il sereno dibattito che si svolge nelle loro file è sintomo di un’accuratezza dei dettagli, ma non del servilismo. Il loro principio, “La verità prima di tutto e a costo di tutto”.  In effetti sono proprio questi piccoli baluardi dell’informazione che danno quella tanto sospirata boccata d’ossigeno ad un’informazione ormai svuotata. L’altra faccia della medaglia dei siti di controinformazione è quella che parla di politica nazionale. Qui cominciano a nascere i problemi. Se si è in cerca della vera informazione, è peggio che viaggiare a fari spenti di notte. Il servilismo, ha colpito anche qui. Vi sono numerose realtà presenti sul web che vanno dalla cronaca nazionale alle problematiche di tipo internazionale come ad esempio  <a href="http://www.ilpuntorosso.webnode.com/">www.ilpuntorosso.webnode.com</a> oppure <a href="http://www.portaledelleliberta.com/">www.portaledelleliberta.com</a>,  <em><cite>per indicarne quelli meno fortemente schierati, che hanno in comune il bisogno di andare controcorrente per spiegare la verità (appoggiandosi spesso alla carta stampata in segno di affiliazione più che di fonti e citazioni espresse). Il loro punto di forza sono le community come Facebook  per non rimanere isolati e veicolare quanto più possibile le idee. Urlano la sensazionalità dell’evento dicendo tutto il contrario di tutto, oppure postare elementi spesso al limite della diffamazione. E’ chiaro che il discorso è di tipo generico, e che volutamente non si è voluto menzionare i link di tale scempio. L’informazione come a testè citato è il sale della democrazia e non la sua morte.</cite></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><cite>In ultima analisi il problema è dunque un’amara constatazione. Anche la controinformazione è veicolata dal <strong>potere politico</strong>. Specchietto per le allodole?  Forse, ma la realtà è un’altra, siamo sempre al punto di partenza. Ognuno cerca di diffondere le proprie verità. Forse è un’utopia nel vero senso del termine scoprire la realtà dei fatti alla luce di una mancata informazione pulita. Ci si chiede allora chi ha ragione, quale controinformazione è quella giusta. Purtroppo non è facile distinguerlo a priori, né tantomeno bisogna aspettare eventualmente che la magistratura faccia chiarezza sulle questioni di questo o quel politico. L’andare contro tutto e tutti non è neanche sintomo di voler migliorare. In definitiva il popolo aspetta ancora le verità nascoste, la collettività deve sapere come stanno realmente le cose. Le intercettazioni telefoniche, gli speciali, gli scoop sono importanti, ma che senso ha se non coadiuvati veramente dalla voglia effettiva di informare (sete di verità da parte del cittadino) e di fare buon giornalismo (etica del giornalista)? </cite></em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di Angelo Giuliani</p>
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		<title>PARTY LIKE A ROCKSTAR!</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 14:52:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[I Speak Slang - di Karen Pristipino]]></category>
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		<description><![CDATA[Ready to party?
Ecco tutte le espressioni slang che dovete sapere per prepararvi al divertimento e al tempo libero negli USA in modo da poter interagire come dei veri e propri statunitensi.
Se c&#8217;è una cosa che gli americani adorano fare  è sicuramente hang out.
 Hang out è l’espressione più utilizzata per indicare l’uscita in compagnia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/feste_party.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2112" style="margin: 5px 10px;" title="Cocktail party" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/feste_party-300x224.jpg" alt="Cocktail party" width="300" height="224" /></a>Ready to <strong>party</strong>?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ecco tutte le espressioni <strong><em>slang</em></strong> che dovete sapere per prepararvi al divertimento e al tempo libero negli USA in modo da poter interagire come dei veri e propri statunitensi.<span id="more-2111"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Se c&#8217;è<strong> </strong>una cosa che gli americani adorano fare  è sicuramente <strong><em>hang out</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> Hang out</em> è l’espressione più utilizzata per indicare l’uscita in compagnia di amici ma può assumere diverse sfaccettature.</p>
<p style="text-align: justify;">Pare che il termine esistesse già nel 1816, usato dal poeta inglese  <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_Keats"><strong><span style="text-decoration: underline;">John Keats</span></strong></a>, con la stessa connotazione che gli viene oggi attribuita. L’autore, infatti, usava l’espressione come <em>slang </em>dell’epoca per indicare il “fermarsi in una taverna” per bere qualcosa o semplicemente trascorrere del tempo in compagnia.</p>
<p style="text-align: justify;">È proprio in questo senso che <em>hang out</em> viene utilizzato oggi, come sinonimo di <em>partying</em>,  &#8220;far festa&#8221;, anche se molte volte il suo significato viene ampliato fino ad essere paragonato al <strong><em>dating</em></strong><em>.</em> Tale termine si usa per indicare quello che noi definiremmo “uscire insieme” in un contesto di frequentazione tra due persone con l’intento di avere una relazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Hang out</em> invece,  è<strong> </strong>meno serio del <em>dating</em>, può essere considerato come la fase iniziale di una conoscenza, il periodo in cui ci si esplora a vicenda.</p>
<p style="text-align: center;"><!-- Smart Youtube --><span class="youtube"><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/k3LOSTpkrO4&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><embed wmode="transparent" src="http://www.youtube.com/v/k3LOSTpkrO4&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="355" ></embed><param name="wmode" value="transparent" /></object></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Esattamente  allo stesso modo viene usata l’espressione <strong><em>hook up</em></strong> che  potrebbe significare incontrarsi con gli amici o per un appuntamento romantico.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Hang out</em> viene spesso utilizzato anche come “parola in codice” , specialmente fra <em>teenagers</em>, per indicare <strong><em>make out</em></strong>, ovvero, il “sbaciucchiarsi”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il termine unico <em>hangout</em>, invece, non è un errore grammaticale ma diventa semplicemente il corrispettivo di <em>hang out spot</em>, ovvero “un luogo di ritrovo”, che potrebbe essere un bar, <em>lounge</em>, pub o un club.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217; altra espressione molto usata, specialmente dopo una notte di <em>hanging out</em>, è<strong><em> hangover.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217; <em>hangover </em>è<strong> </strong>uno stato fisico che indica  la spiacevole sensazione conseguente all’aver bevuto qualche drink di troppo.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte <em>hang out</em> può essere considerato semplicemente come sinonimo di <strong><em>chilling</em></strong>, ovvero non un’azione specifica ma semplicemente un qualcosa di indefinito che potrebbe estendersi dal rilassarsi, star seduto a guardare la tv, al chiacchierare con gli amici, bere qualcosa o fare una passeggiata.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Chilling</em> è anche la tipica risposta che viene usata quando si chiede a qualcuno cosa stia facendo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>What you up to?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Chilling, man.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Cosa stai facendo?</p>
<p style="text-align: justify;">Niente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella <em>West Coast</em> l’espressione <em>hang out</em> viene spesso sostituita da <strong><em>kick it</em></strong>, con lo stesso identico significato di rilassarsi e non far niente di specifico.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Let&#8217;s kick it sometimes</em></p>
<p style="text-align: justify;">Vediamoci un giorno di questi.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche <strong><em>get together</em></strong> è un sinonimo di <em>hang out</em> ed esprime al meglio il significato di “riunirsi”, “incontrarsi”.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>We are getting together tonight at 8.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ci vediamo stasera alle 8.</p>
<p style="text-align: justify;">Se le vostre intenzioni sono invece quelle di far serata in discoteca allora direte: “<em>let&#8217;s get it in”</em> o “<em>we are gonna go hard”</em>, che non hanno una vera e propria traduzione letterale ma che esprimono la volontà di esagerare con i festeggiamenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>When you come visit me we&#8217;ll get it in!</em></p>
<p style="text-align: justify;">Quando verrai a trovarmi faremo festa!</p>
<p style="text-align: justify;">Detto questo, fate tesoro di tutte queste espressioni e sarete<em> ready  to party like a rockstar!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di Karen Pristipino</p>
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		<title>&#8220;Il Riccio&#8221; di Mona Achache,(FR-IT 2009)**1/2</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 09:50:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Leggere un Film - di Patrizia Lima]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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		<description><![CDATA[
 Recensione di Patrizia Lima
« In omnibus requiem quaesivi, et nusquam inveni nisi in angulo cum libro » (trad. &#8220;Ho cercato pace ovunque, senza trovarla mai tranne che in un angolo con un libro&#8221;. Tommaso da Kempis)
 Ci si accorge di aver visto un bel film quando le luci della sala si riaccendono ed il contatto con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/Il-riccio_locandina-italiana-del-film.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2179" title="Il riccio_locandina italiana del film" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/Il-riccio_locandina-italiana-del-film-210x300.jpg" alt="Il riccio_locandina italiana del film" width="210" height="300" /></a></p>
<p><strong> </strong>Recensione di Patrizia Lima</p>
<p><em>« In omnibus requiem quaesivi, et nusquam inveni nisi in angulo cum libro » </em>(trad. &#8220;Ho cercato pace ovunque, senza trovarla mai tranne che in un angolo con un libro&#8221;. <strong>Tommaso da Kempis</strong>)</p>
<p><strong> </strong>Ci si accorge di aver visto un bel film quando le luci della sala si riaccendono ed il contatto con la realtà non è immediato. Quei pochi istanti fanno la differenza.</p>
<p>Dal romanzo francese &#8220;<strong>L&#8217;eleganza del riccio&#8221;</strong> di <strong>Mauriel Barbery</strong> nasce un film non troppo apprezzato dalla scrittrice che ha intimato alla produzione di sostituire la dicitura «tratto da» con «liberamente ispirato a ». Di fatto, il lungometraggio dell’esordiente regista <strong>Mona Achache</strong> si allontana dal soggetto. E’ meno introspettivo, ma ne mantiene intatta l’anima ed i messaggi principali: l’inganno insito nel pregiudizio, la conoscenza come isola felice.</p>
<p style="text-align: justify;">Stilisticamente raffinato e sostenuto da alcune deliziose scene animate il lavoro risulta poetico e profondo, sebbene il ritmo lento renda poco godibili gli aspetti comici e poco incisivi i risvolti tragici.<a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/02/Il-riccio_la-portinaia-Renée.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2181" title="Il riccio_la portinaia Renée" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/02/Il-riccio_la-portinaia-Renée-300x199.jpg" alt="Il riccio_la portinaia Renée" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le bellissime musiche di <strong>Gabriel Yared</strong> (già apprezzato ne “<strong>Il paziente inglese</strong>”, USA, vincitore dell’Oscar 1996, e <strong>“Il talento di Mr.Ripley</strong>”, USA 1999, entrambi di <strong>Antony Minghella)</strong> si inseriscono delicatamente nel tessuto scenico e contribuiscono alla creazione di un’atmosfera da sogno. Il rischio però è di addormentarsi veramente per via della lentezza, a tratti esasperata che anche, purtroppo, caratterizza la pellicola. Perciò se ne sconsiglia vivamente la visione in tarda serata e soprattutto a chi è in cerca di intrattenimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Due i personaggi chiave della narrazione: una ragazzina ed una portinaia, tutte e due personificazioni del titolo-metafora, accomunate dal fatto che nessuna delle due è ciò che sembra essere. Sensibili e disincantate, riusciranno a “vedersi” ed entreranno in contatto solo grazie all&#8217;arrivo di un nuovo inquilino giapponese.</p>
<p style="text-align: justify;">La ragazzina è Paloma Josse (<strong>Garance Le Guillermic</strong>). Fin troppo intelligente, Paloma è insofferente alla sua famiglia e a quasi tutto il genere umano e non vuole finire nel piccolo acquario in cui è abituata a veder boccheggiare un padre ministro, una madre nevrotica ed una sorella antipatica. Progetta così il suicidio da compiersi nel giorno del suo tredicesimo compleanno e decide di filmare tutto ciò che la circonda e che la spinge a ritenere quella del suicidio l&#8217;unica soluzione per uscire da un’esistenza che le appare asfissiante. Al di là di ciò che sembra, Paloma è un’adolescente in cerca di affetto e di qualcuno che si sforzi di comprenderne le aspirazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La portinaia è Renée Michel<strong> </strong>(<strong>Josiane Balasko</strong>)<strong>. </strong>Vedova da 15 anni, Madame Michel è la <em>concierge</em> del condominio borghese parigino, dove vive anche la famiglia Josse, in rue de Grenelle, nel Quartiere Latino. Agli occhi di guarda senza vedere, la portiera è una donna grassa, sciatta, scorbutica, ispida e puntuta proprio come un riccio. Un’anti <em>sex symbol</em> per antonomasia. Invece, per chi riuscirà a vederla, Renée è una donna colta che adora l&#8217;arte, la filosofia, la musica e la cultura giapponese e vive in una stanza nascosta la sua cultura autodidatta di classici letterari e cinematografici. Quel nascondiglio farà comprendere a Paloma che nonostante la vita quotidiana sia molto lontana dai propri sogni e dalle proprie aspettative è sempre possibile riuscire a trovare nel mondo un proprio spazio in cui rifugiarsi e dove coltivare le proprie passioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Monsieur Kakoru Ozu (<strong>Togo Iga wa</strong>) sarà la chiave di volta. Al ricco inquilino giapponese, omonimo, non a caso, del cineasta nipponico<strong> Yasujiro Ozu</strong>, esponente del cinema realista, non sfuggono le qualità nascoste della custode.</p>
<p style="text-align: justify;">Il loro primo fugace incontro è coronato da un richiamo tolstojano, l’<em>incipit</em> del romanzo “<strong>Anna Karenina”,</strong> per il quale entrambi nutrono una passione:<em><strong>«Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo</strong>»</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’elegante gatto di Renée si chiama Leon, come il grande <strong>Leone</strong> <strong>Lev Nikolaevic Tolstoj</strong>, e i due gatti siamesi di Ozu hanno proprio i nomi di due personaggi del già citato libro: Levin e Kitty. Questo interesse comune influenzerà intensamente il loro rapporto e costituirà le fondamenta per la nascita di una profonda unione intellettuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Con i suoi modi garbati e armoniosi, espressione della cultura giapponese, Ozu diventerà il tramite tra Renée e Paloma, riuscirà a svelare il vero volto di Renée e, grazie a quest’ultima, Paloma capirà cosa significa morire.</p>
<p style="text-align: center;"><!-- Smart Youtube --><span class="youtube"><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/2_vwQ7UY2p4&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><embed wmode="transparent" src="http://www.youtube.com/v/2_vwQ7UY2p4&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="355" ></embed><param name="wmode" value="transparent" /></object></span></p>
<p style="text-align: center;">La sceneggiatura, firmata dalla stessa Achache, è piuttosto agile nel favorire il disvelarsi di due personalità complesse, infelici, rassegnate, ma non sconfitte. La macchina da presa cattura con efficacia la trasformazione di Renée, nella quale l’espressività della Balasko è riuscita benissimo, lasciando trasparire l’evoluzione emotiva del personaggio.</p>
<p style="text-align: center;">Ci penserà il caso<strong> </strong>a cambiare il corso degli eventi e, allora, non basterà il pensiero di Kant, di cui nel film c’è un puntuale rimando, né dei filosofi di tutti i tempi a fornire una risposta soddisfacente al significato dell’esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"> <em>Patrizia Lima</em></p>
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		<title>&#8220;Amelia&#8221; di Mira Nair (Usa, 2009) *</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 15:42:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Leggere un Film - di Patrizia Lima]]></category>
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		<description><![CDATA[
Recensione di Patrizia Lima
“Nessuna persona può impedirti di fare quello che vuoi&#8230;&#8221; 
Sarebbe stato invece molto meglio che qualcuno avesse impedito alla regista Mira Nair di girare questo film, che nonostante racconti di un personaggio mitico, utilizzando un casting di tutto rispetto, risulta intollerabilmente noioso. Indiana, ma newyorkese d&#8217;adozione, la Nair è una regista pluripremiata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/2_10_rubrica_Cinema_Amelia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2173" title="2_10_rubrica_Cinema_Amelia" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/2_10_rubrica_Cinema_Amelia-210x300.jpg" alt="2_10_rubrica_Cinema_Amelia" width="210" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Recensione di Patrizia Lima</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>“Nessuna persona può impedirti di fare quello che vuoi&#8230;&#8221; </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe stato invece molto meglio che qualcuno avesse impedito alla regista <strong>Mira Nair</strong> di girare questo film, che nonostante racconti di un personaggio mitico, utilizzando un <em>casting</em> di tutto rispetto, risulta intollerabilmente noioso. Indiana, ma newyorkese d&#8217;adozione, la Nair è una regista pluripremiata per “<strong>The Namesake”</strong> (India, USA 2006 -- Il destino nel nome), “<strong>Vanity Fair”</strong> (USA, 2004 -- La fiera della vanità) e “<strong>Monsoon Wedding</strong>” (India, 2001 -- Matrimonio indiano). </p>
<p style="text-align: justify;">La storia è quella di <strong>Amelia Mary Earhart </strong>(1897-1937), beniamina del presidente Roosevelt, prima donna pilota a compiere la trasvolata atlantica.</p>
<p style="text-align: justify;">Giovane, bella, sostenuta dalla stampa grazie allo scaltro marito ed editore George Putnam (nel film<strong> </strong>interpretato da <strong>Richard Gere)</strong> la Earhart fu anche una diva, tramutando la sua passione per il volo in milioni di dollari attraverso la pubblicità di prodotti che sponsorizzava e di libri che scriveva.</p>
<p style="text-align: justify;">Scomparirà a 39 anni, il 2 luglio 1937, precipitando ad una distanza calcolata tra le 35 e le 100 miglia a largo di Howland, un atollo disabitato nell&#8217;Oceano Pacifico poco a nord dell&#8217;Equatore e a ovest di Kiribati, nel tentativo di fare il giro completo del globo. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=OrczXL4X4jY"><!-- Smart Youtube --><span class="youtube"><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/OrczXL4X4jY&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><embed wmode="transparent" src="http://www.youtube.com/v/OrczXL4X4jY&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="355" ></embed><param name="wmode" value="transparent" /></object></span></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non basteranno nove navi e sessantasei aerei per ritrovare <strong>Lady Lindy </strong>(così venne soprannominata, da Lindbergh, suo predecessore e omologo maschile). Le ricerche si conclusero il 18 luglio, dopo aver perlustrato invano una superficie di 250.000 miglia quadrate di oceano. Due anni più tardi Amelia verrà dichiarata legalmente morta.</p>
<p style="text-align: justify;">La misteriosa scomparsa fece di lei un’eroina, diventando leggenda anche per via di un presunto coinvolgimento in una missione di spionaggio. Si ipotizzò persino che fosse stata catturata dai giapponesi e giustiziata, e che l’aereo non si fosse inabissato, ma che fosse atterrato fortunosamente su di un’isola deserta dove l’aviatrice avrebbe finito i propri giorni. Quest’ultima ipotesi fu avvalorata dal ritrovamento della suola di una scarpa del tipo indossato da Amelia, sull’isola di Nikumaroro (situata nell&#8217;arcipelago delle Isole della Fenice ed appartenente alla Repubblica di Kiribati, a nord dell’Australia), avvenuto tre anni dopo la scomparsa, insieme ad ossa umane. La svolta avvenne nel 1997, quando alcuni esami confermarono che i resti appartenevano ad una donna, ma mistero nel mistero, questi resti scomparvero.</p>
<p style="text-align: justify;">La statua di Amelia è conservata allo <strong>Smithsonian di Washington</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad interpretare la “dea della luce”, altro soprannome dell’aviatrice,<strong> Hilary Swank</strong> (due volte vincitrice dell’<strong>Oscar</strong>, non protagonista in “<strong>Boys don’t cry</strong>”, USA 1999, e protagonista di “<strong>Million Dollar baby”</strong>, Usa 2004 ), qui anche in veste di produttrice esecutiva.</p>
<p style="text-align: justify;">La pur brava Hilary somiglia fisicamente moltissimo a Lady Lindy, ma non riesce ad esprimere le doverose sfumature psicologiche di una personalità carismatica, mossa dall’ambizione di chi desidera mettersi continuamente alla prova perché il suo personaggio appare invece costruito per sottolinearne la &#8220;femminilità&#8221; romantica e i sentimenti d’amore verso il marito e l’amante, piuttosto che le vere grandi passioni di Amelia Earhart:  il volo, gli aeroplani e l&#8217;avventura.</p>
<p style="text-align: justify;">Al suo fianco il “Fu American Gigolo”, che sembra ormai esser capace solo di interpretare il ruolo del marito tradito. <strong>Richard Gere</strong>, costretto a soffrire di gelosia per via del rivale, Gene Vidal (<strong>Ewan McGregor</strong>), mostra una contrizione poco credibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque, neanche l&#8217;intrigo sentimentale è sufficiente ad accendere l’interesse.</p>
<p style="text-align: justify;">Attorno ai tre attori la regista realizza una storia sdolcinata, compiendo errori grossolani (l’aereo, che mostra un&#8217;antenna radar che nel 1937 non poteva esserci, è più pulito all’atterraggio che al decollo!), ma soprattutto svilendo un mito e perdendo così la grande occasione di raccontare una vita ricca di eventi, record, passione ed intraprendenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad aiutarla nello scempio la sceneggiatura di <strong>Ron Bass</strong> e <strong>Ana Hamilton Phelan, </strong>responsabili della banalità dei dialoghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film, grazie al sorriso raggiante della protagonista, è più efficace come testimonianza del trionfo dell’odontoiatria americana piuttosto che della celebrazione del coraggio di una donna indipendente, visionaria, appassionata, combattiva, e in grado di rovesciare gli stereotipi sessisti degli anni &#8216;30.</p>
<p style="text-align: justify;">La pellicola, lungi dall’emozionare, è assolutamente incapace di catturare l’attenzione spettatore, e si salva solo per la fotografia firmata dal neozelandese <strong>Stuart Dryburgh</strong>. L’unica scena suggestiva è il finale: il precipitare dell&#8217;aereo inghiottito da un mare oscuro…</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em><strong> Patrizia Lima</strong></em></p>
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		<title>Moda, Stile e Tendenze: osare, provare, giocare</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 07:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Magazine</dc:creator>
				<category><![CDATA[CultuModa. FASHION & STYLE ON THE MAGAZINE di Manuela Segimiro]]></category>
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		<description><![CDATA[ 
 
 
 
E&#8217; arrivato l&#8217;Anno Nuovo, rendiamolo veramente NUOVO! 

Bene, bene, bene&#8230; dunque il futuro è qui.
Mi fermo a riflettere su questa cosa ed un brivido mi corre lungo la schiena. Cavolo dovrò sbrigarmi, altrimenti non farò in tempo a fare tutte le cose che voglio fare!!!
Ho sempre in testa che un giorno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<address style="text-align: justify;"> </address>
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<address style="text-align: justify;"><span style="color: #800080;"><strong>E&#8217; arrivato l&#8217;Anno Nuovo, rendiamolo veramente NUOVO!</strong></span><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/cultumedia1-copia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1632" style="margin: 5px;" title="cultumedia1 copia" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/cultumedia1-copia-240x300.jpg" alt="cultumedia1 copia" width="240" height="300" /></a> </address>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Bene, bene, bene&#8230; dunque il futuro è qui.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi fermo a riflettere su questa cosa ed un brivido mi corre lungo la schiena. Cavolo dovrò sbrigarmi, altrimenti non farò in tempo a fare tutte le cose che voglio fare!!!</p>
<p style="text-align: justify;">Ho sempre in testa che un giorno troverò il coraggio di tagliarmi i capelli e magari se mi gira cambierò finalmente colore. Arriverà poi il giorno (ora non ho tempo) che curerò di più il mio corpo, mi regalerò qualcosa di meraviglioso! Appena posso poi darò una rinnovata al mio guardaroba, darò via quei vecchi vestiti per fare spazio alle novità!. Un mio amico dice sempre “lo faccio domani” e devo dire che se l’obiettivo è non farlo, funziona benissimo! In verità i ritmi con cui viviamo tendono a consumare il tempo per noi stessi, ma proviamo a fare ordine tra le cose da fare e diamoci delle priorità.</p>
<p style="text-align: justify;">Le parole d’ordine del 2010 saranno <strong>osare</strong>, <strong>provare</strong>, <strong>giocare</strong>.<span id="more-1523"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/specchio1.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-1635" title="specchio" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/specchio1-1024x939.jpg" alt="specchio" width="368" height="338" /></a>Cambiare</strong> a volte può voler dire <strong>trovarsi</strong>. Si, con una nuova immagine potremmo essere in grado di raccontarci agli altri molto meglio. L’importante è riconoscersi nel riflesso di noi, con tolleranza, ironia, sicurezza e determinazione se serve, ma <strong>MAI</strong> eccessivo senso critico e soprattutto senza dimenticare che per tutto il resto del fashion system esiste sua maestà Photoshop (colui che può anche dove il chirurgo non arriva)</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Se si conosce bene il proprio <strong>corpo</strong> siamo obbligati a rispettarlo e a rendergli giustizia scegliendo sempre un abbigliamento che ne esalti i punti forza (che ciascuno di noi possiede) e ne mimetizzi i difetti (idem). Non condivido affatto un diffuso atteggiamento sociale che tende a far indossare proprio a tutti ciò che è di Moda (<strong>massificazione</strong>?!?). Personalmente  ho sempre preferito utilizzare la Moda per scopi personali e non subirla come un’imposizione. Viene da sé che in questo spazio, una volta chiarito questo punto iniziale, potremmo solo parlare di ciò che è di tendenza, ciò che “forse” non dovrebbe mancare nel guardaroba di una persona attenta (n.b. detesto il termine <strong>Fashion Victim</strong>, ci rende delle cretine). Sarete voi a valutare se quanto segnalato vi rende merito, in caso contrario non esitate a consigliarlo ad un’amica più adatta e soprassedete senza esitazioni e rimorsi. Avrete fatto la scelta giusta.</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, che inizino le danze, ma che inizino nelle seguenti date:</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/sale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1639" title="sale" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/sale-255x300.jpg" alt="sale" width="340" height="401" /></a>A/I 08-09 INIZIO E TERMINE DEI </strong><strong>Saldi </strong><strong> </strong></p>
<pre style="text-align: justify;"><strong>Napoli</strong> 2 gennaio - 1 aprile<strong>
Trieste</strong> 2 gennaio - 31 marzo<strong>
Potenza</strong> 2 gennaio - 2 marzo<strong>
Bari</strong> 3 gennaio - 28 febbraio<strong>
Bologna</strong> 3 gennaio - 7 marzo<strong>
Catanzaro</strong> 3 gennaio - 28 febbraio<strong>
Genova</strong> 3 gennaio - 16 febbraio<strong>
Milano</strong> 3 gennaio - 3 marzo<strong>
Palermo</strong> 3 gennaio - 15 marzo<strong>
Roma</strong> 3 gennaio - 13 febbraio<strong>
Torino</strong> 3 gennaio - 27 febbraio<strong>
Venezia</strong> 3 gennaio - 28 febbraio<strong>
Campobasso</strong> 5 gennaio - 28 febbraio<strong>
Ancona</strong> 6 gennaio - 1 marzo<strong>
Bolzano</strong> 7 gennaio - 21 febbraio<strong>
Firenz</strong>e 7 gennaio - 7 marzo<strong>
Perugia</strong> 7 gennaio - 7 marzo<strong>
Trento</strong> 7 gennaio - 28 febbraio<strong>
Cagliari</strong> 8 gennaio - 8 marzo<strong>
Aosta</strong> 10 gennaio - 31 marzo<strong>
L'Aquila</strong> 10 gennaio - 10 marzo</pre>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il consiglio che mi sento di dare è di “ripensare” ai <strong>saldi</strong> come ad un’opportunità per acquistare cose nuove da indossare nella stagione che seguirà. Mi spiego meglio. Le Mode s’inseguono, ogni stagione lascia qualcosa all’altra. Inoltre le Mode si        con-fondono, ogni sfilata nuova influenza la stagione in corso. Saper scegliere dalle svendite quanto di meno stagionale offrono ci permetterà di proiettare i nostri acquisti nel futuro. Difficile? No, guardate sotto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/cmp-sale011.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1642" title="cmp-sale01" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/cmp-sale011-1024x723.jpg" alt="cmp-sale01" width="575" height="406" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’apertura nelle nostre città delle catene straniere tipo <strong>Zara</strong> con <strong>Stradivarius</strong> e <strong>Bershka</strong>, <strong>H&amp;M</strong> e <strong>Mango</strong>, senza contare la facilità con cui si va a Londra con i low cost, per visitare anche <strong>Top shop</strong>, <strong>River Island</strong>, <strong>Oasis,</strong> <strong>Urban outfitters e Warehouse</strong> solo per citarne alcuni, ci autorizza ad avere una mentalità più flessibile sulle questioni stagionali. Oggi trovare d’inverno merce apparentemente primaverile  diventa dunque possibile… basterà avere le idee chiare e saper scegliere!</p>
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto osare, provare e cambiare dovrebbero suonarci meno pericolosi. Personalmente adoro cambiare look  anche ai <strong>capelli.</strong> L’energia che le sforbiciate m’infondono non sono riuscita mai a spiegarla del tutto. Sembra quasi un esercizio della <strong>personalità</strong> più che una prova di <strong>stile</strong>. Entri in un modo ed uscendo diversa potrai verificare se sei in grado di essere te stessa anche con un’altra immagine. Intendiamoci, la nuova “ te stessa” deve somigliarti, per quanto mi riguarda non vale mascherarsi al di fuori di Carnevale!  Osare con il proprio <strong>hair stylist</strong> è una tra le cose in grado di dare grande soddisfazione in pochissimo tempo. Bionde, more, rosse o castane ecco a voi qualche spunto e se avete i capelli lunghi meglio, sarà più divertente tagliarli !<a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/sarah_harding-haircut.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1645" title="sarah_harding-haircut" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/sarah_harding-haircut-1024x373.jpg" alt="sarah_harding-haircut" width="560" height="204" /></a></p>
<p><strong>Sarah Harding </strong>(cantante, attrice e modella britannica) da biondina finto acqua e sapone a donna sexy iperfemminile</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/rihanna-haircut.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1646" title="rihanna-haircut" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/rihanna-haircut-1024x371.jpg" alt="rihanna-haircut" width="576" height="209" /></a></p>
<p><strong>Rihanna</strong> (cantante e modella barbadiana) da bambolina patinata e scontata a icona di stile pop/rock.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/katie_holmes-haircut.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1647" title="katie_holmes-haircut" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2009/12/katie_holmes-haircut-1024x381.jpg" alt="katie_holmes-haircut" width="569" height="212" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><strong>Katie Holmes </strong>(attrice statunitense, moglie di Tom Cruise) da delicata e dolcissima a sofisticata e decisa.</p>
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Allora buon inizio a tutti e ricordate nella Moda per fortuna tutto torna, quindi se avete sbagliato qualcosa dite solo che siete troppo avanti!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di <strong>Manuela Segimiro</strong></p>
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<p style="text-align: center;">Per saperne di più</p>
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