PIR: Piani individuali di risparmio

Agli inizi del 2017 i PIR, ovvero i Piani Individuali di Risparmio, hanno subito una commercializzazione da parte delle banche italiani, attraverso proprio questa commercializzazione hanno visto un vero e proprio boom di crescita. Si parla addirittura di ben 10 miliardi di euro investiti proprio nella forma dei PIR e si prevede anche che negli anni a venire i risparmiatori saranno davvero molti a scegliere questa forma di investimento per far fruttare i loro soldi.

Sommario

Partiamo subito spiegando cosa sono questi PIR, ma soprattutto perché hanno tutto questo grande successo.
Innanzitutto dobbiamo specificare che i PIR sono stati istituiti proprio con una Legge di Bilancio del 21 dicembre 2016 e sono entrati in vigore, proprio per tramite di questa legge, a partire dal 1 gennaio 2017.

I PIR sono uno strumento a carattere finanziario e nasce per fare in modo che l’economia italiana abbia un sostegno, attraverso questo tipo di strumento il risparmio delle famiglie viene veicolato verso le imprese del nostro Paese, ma soprattutto, dettaglio, non da dimenticare, verso le piccolo-medie imprese.

Chi può sottoscrivere il PIR?

Diciamo subito che non è possibile per le aziende e per persone giuridiche sottoscrivere il PIR. Infatti il PIR è destinato solamente ai risparmiatori privati. Ovviamente ci sono dei requisiti per poter sottoscrivere il PIR e questi sono diversi:

  • La persona fisica deve essere residente fiscalmente in Italia
  • La persona fisica può essere titolare di un solo PIR
  • Il titolare del PIR deve operare sotto un profilo fiscale a regime amministrato
  • Non è possibile cointestare un PIR

Ci sono anche delle limitazioni che vengono poste ai PIR. Infatti proprio per il fatto che vengono riservati solamente ai piccoli risparmiatori ci sono delle limitazioni sulle somme che sono investite nel PIR. Quindi ogni singolo investitore non potrà in nessun caso superare questi importi:

  • In un anno solare non potrà superare i 30.000 euro. Questo importo può essere versato sia in un’unica soluzione sia in accumulo rateale.
  • Il limite totale dell’investimento è di 150.000 euro

Come è composto il PIR?

Ci sono dei vincoli ben precisi per quanto riguarda la composizione del patrimonio che viene investito nel PIR, per fare un esempio le banche che emettono questi PIR non hanno facoltà di fare un investimento in uno strumento finanziario qualsiasi, ma devono sottostare a delle indicazioni ben precise proprio per fare in modo che questi possano essere definiti PIR e quindi godere di diversi tipi di vantaggio.

Le banche o le società finanziarie che emettono PIR devono investire almeno il 70% in strumenti finanziari, che possono essere obbligazioni, oppure azioni, siano esse quotate o meno. Questi strumenti devono essere stipulati con delle imprese che siano residenti qui in Italia oppure con Stati membri UE, o che comunque abbiano un accordo sullo spazio economico europeo. Escluse da questi strumenti troviamo le società immobiliari.

A questo punto bisogna anche specificare che il 30% di questo 70% bisogna obbligatoriamente investirlo in alcuni strumenti finanziari emessi da imprese che siano diverse da quelle che troviamo nell’indice Ftse-Mib. Oppure che siano rappresentativi di aziende con una capitalizzazione decisamente maggiore.

E il restante 30%? Possiamo fare la scelta di usare un qualsiasi strumento finanziario, in questi sono compresi anche i conti correnti. Però esiste un limite anche per quanto riguarda la concentrazione. In altre parole non possiamo investire più del 10% in strumenti finanziari che siano emessi dallo stesso emittente oppure da una società diversa ma sempre legata al gruppo.

Quali sono i vantaggi del PIR

In sintesi la costituzione e la composizione del PIR punta a sostenere l’economia italiana e a fare in modo da poter sottoscrivere questo tipo di strumenti finanziari per far avere una valenza di carattere etico agli italiani che sono titolari di aziende che si trovano in un momento o in una situazione particolarmente difficile e che consenta loro di poterla superare.

Di solito le aziende italiane non hanno la possibilità facile di poter essere finanziate, quindi molto spesso si trovano a dover ricorrere alle banche, però le condizioni da esse proposte non possono certo essere molto spesso compatibili con una realtà molto difficile come può essere quelle della piccola media impresa.

Dopo l’introduzione del PIR alcuni stimano che diverse società nate da poco tempo siano state quotate in Borsa circa quattro ogni due mesi. Un chiaro segnale, questo, che indica il fatto che le aziende italiane abbiano trovato dei capitali sicuramente fuori dal sistema bancario, costituendo qui un verso e proprio successo per quanto riguarda lo strumento finanziario del PIR.

Chi decide di sottoscrivere il PIR può avere facilmente un vantaggio fiscale ed è proprio per questo tipo di motivo che questo strumento sta raccogliendo molti consensi anche tra gli investitori. Se teniamo conto che il PIR può essere tenuto in portafoglio per almeno cinque anni, possiamo aver diritto addirittura all’esenzione dalla tassazione dei redditi creati proprio dall’investimento.

Per quanto riguarda il decadimento del vantaggio fiscale, questo avviene solamente quando il PIR venga disinvestito prima dei cinque anni e ovviamente anche nel caso in cui i vincoli non vengano rispettati.
Per applicare meglio le regole fiscali c’è anche il divieto di fare degli investimenti in strumenti a carattere finanziario che siano emessi da soggetti fiscali residenti negli Stati dove non ci sia scambio di informazioni, come ad esempio le Bahamas.

Il PIR è a neutralità fiscale e questa neutralità può essere applicata anche quando ci troviamo davanti a casi di successione oppure di donazione, nelle quali non viene in nessun modo addebitata l’imposta che viene solitamente applicata o dovuta.

Quali sono i rischi di investire in PIR?

Ovviamente a parte il fatto che i PIR possano avere dei vantaggi  molto interessanti, dobbiamo anche dire che ci sono dei rischi per coloro che decidono di investire nel PIR. Questo perché i PIR sono principalmente emessi dalle banche e quindi ci troviamo ad avere delle commissioni di ingresso e anche di gestione, molte volte anche piuttosto elevate. Si parla di tassi che possono toccare anche il 6%, ma questo non riducono il vantaggio fiscale dei risparmiatori.

Un altro tipo di rischio che troviamo legato al PIR è il fatto che ci sia una scarsa diversificazione. Cosa significa precisamente? Questo significa che quando dobbiamo avere un portafoglio meno rischioso dobbiamo per forza diversificarlo.

Per quanto riguarda i PIR il capitale, nella maggioranza dei casi, viene investito nel nostro Paese, soprattutto nelle piccolo-medie imprese, che sono sicuramente meno stabili rispetto a grandi aziende o a multinazionali. In più dobbiamo tenere conto della possibilità che il PIR si concentri di più su un settore dove i rischi sono troppo concentrati. Ad esempio nel caso di crolli di un settore, anche il capitale di chi investe potrebbe crollare.

In chiusura di questo discorso dobbiamo dire che il rischio dei PIR è che essi potrebbe avere una bolla speculativa. Sicuramente il loro successo è andato di gran lunga oltre all’aspettativa che si aveva su di essi. Questi tipi di capitale sono stati consegnati verso sezioni di mercato che di solito non vengono prese in considerazione, un esempio può essere l’AIM, ovvero quella sezione della Borsa nostrana che è dedicata alle piccolo-medie imprese. Un settore non molto liquido.

Da osservare anche però che grazie alla crescita del PIR queste azioni hanno subito a loro volta una crescita esponenziale, infatti dal mese di gennaio l’AIM ha registrato delle azioni doppie rispetto addirittura al Ftse-Mib. Ovviamente c’è il rischio che se le aziende che sono state quotate non aumentano si può creare la famosa bolla speculativa che è dovuta al fatto che troppi soldi si sono concentrati in una sezione di mercato troppo piccola.

Come investire nei PIR

Le banche hanno cominciato a dare la possibilità ai clienti di poter investire nei PIR quando si sono accorte che questi ultimi hanno cominciato a registrare un ottimo andamento dalla loro data di immissione sul mercato del risparmio. Le banche hanno cominciato a fare questo in due modi ben precisi:

  • Attraverso i Fondi comuni di investimento, che sarebbero una modalità collettiva. A questo tipo di fondo hanno la possibilità di partecipare gli investitori e i loro capitali, ma soprattutto può partecipare una società di gestione del risparmio, in questo modo questa andrà ad occuparsi della gestione del fondo e del suo andamento. Per i piccoli risparmiatori è molto facile accedere a questo metodo, semplicemente aprendo un deposito titoli in una banca.
  • Infine, tra queste due modalità, c’è anche il “fai da te”. Ci sono diversi intermediari che hanno fatto in modo da mettere a disposizione dei clienti la possibilità di poter creare in maniera autonoma il loro portafoglio. Per farlo occorre usare degli strumenti finanziari che possono essere fondi comuni, obbligazioni ecc… ovviamente nel rispetto di quanto previsto dalla normativa. La modalità è molto complessa e anche più costosa a causa delle commissioni, quindi viene usata per lo più dagli esperti della finanza.

Tra gli operatori che ci danno la possibilità di usufruire dei PIR possiamo trovare la Qubi banca, le Azioni Generali, la banca Mediolanum e anche la Bnp Paribas. Ovviamente il nostro consiglio per quanto riguarda le modalità sopracitate è quello di affidarsi ai Fondi comuni di investimento.